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Archive for 21 maggio 2012

Livio Vianello

[illustrazione di Alessandro Sanna]

Ha lavorato con le compagnie Atellana di Venezia, Attori & Cantori di Pordenone, Casa degli Alfieri di Asti e Stilema di Torino. In qualità di lettore promuove letture e laboratori di formazione presso scuole e biblioteche del triveneto. Ha ideato e organizzato: la prima edizione di “Contorno di libri” (Montebelluna 2003); “La casa sull’albero” (2004 – 2010) in  collaborazione con la biblioteca di Casier e il Polo Biblomarca; “Lib(e)ri per crescere – letture, laboratori, incontri” (2003 – 2008) in collaborazione conla Provincia Venezia. Hacurato la realizzazione delle mostre “Libri libroni libretti librotti”, “Un mondo (di libri) da toccare”, “Nel bosco delle storie” e delle relative guide bibliografiche. Le sue proposte di letture spaziano dalla narrativa contemporanea per ragazzi alla lettura dei classici; dalle proposte per la scuola dell’infanzia a quelle rivolte agli adolescenti e agli adulti; dai laboratori sulle tecniche di lettura ad alta voce alle conversazioni sui temi della promozione della lettura.
Vedi il profilo di Livio

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Potrei dire di essere stato scelto. Casualmente (?) una mattina di primavera di una ventina d’anni fa sono passato a trovare un amico bibliotecario che mi ha detto: “Tra poco passerà una classe in visita in biblioteca, una terza elementare (allora si chiamava così) hai voglia di leggere qualcosa per loro?”. Con un po’ di leggerezza ho accettato e da lì sono diventato un lettore ad alta voce.

 2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Appassionante.

 3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Gran parte della mia adolescenza l’ho passata nella Biblioteca di Quartiere del Lido di Venezia di cui con il passare degli anni conoscevo la collocazione di quasi tutti i libri.

 4. Come definiresti la biblioteca?
Un posto dove allenarsi, una palestra di democrazia e cittadinanza.

 5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Ultimamente qualcuno mi ha fatto notare che la biblioteca è uno dei pochi luoghi che si può frequentare senza necessariamente consumare. Mi piace la sua “gratuità”, il suo non chiedere nulla in cambio, mi fa dono di un sacco di opportunità: da un libro ad un dvd passando per l’accesso alla rete. Ma è anche luogo di piccola socialità, quasi sempre in una biblioteca incontro qualcuno che conosco per far due chiacchiere.

 6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Francamente non lo ricordo, ma ho un affetto speciale per il libro di lettura della quinta elementare dove a puntate leggevo “Le storie di Bernardino e Fiammetta”. Poi alle medie, credo, accanto a tanti libri scalibrati ho incontrato “Un mariner sui tetti” un’avventura di un ragazzo ambientata a Venezia.

 7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“La ricerca del giardino” di Hector Bianciotti

 8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
L’ultimo che ho letto “Sette minuti dopo mezzanotte” di P. Ness: potentissimo!

 9. Leggere fa bene? E perché?
Potrei portare molta acqua al mulino della lettura, anche riscontri scientifici ed economici, ma adesso come adesso rispondo: a me fa bene leggere, perché mi da piaceri. Il piacere di entrare nelle storie, senza dubbio, ma anche il piacere di nuove scoperte, il piacere di approfondire.

 10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Che cosa pensi della lettura in relazione alle nuove tecnologie?

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Pier Michelatti

Contemporaneamente alla frequentazione del conservatorio comincia a lavorare a Milano in vari studi di registrazione.
Nel1980 in uno di questi studi, viene per caso ascoltato da FABRIZIO DE ANDRÈ, il quale gli offre di partecipare al suo nuovo disco “L’indiano”, che di lì a poco avrebbe realizzato. La collaborazione continuò poi per molti anni e parecchi concerti.
Dopo De Andrè arrivarono le prime offerte di lavori importanti nella Pop Music, che lo hanno portato a lavorare con Artisti del calibro di Giorgio Gaber, Adriano Celentano, Fiorella Mannoia, Pino Daniele, Eros Ramazzotti, Ornella Vanoni, Cristiano De Andrè, Edoardo Bennato, solo per citarne alcuni.
E’ fondatore e leader della tribute band “Faber per sempre” che ripropone le canzoni di Fabrizio De Andrè.
A tempo perso si diletta a scrivere articoli musicali e di costume per il giornale locale di Vercelli.
QUI il link al sito di Pier.
QUI il link al sito dei Faber per sempre.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Non l’ho scelto, è lui che ha scelto me.

 2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Imprevedibile.

 3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Il profumo di muffa.

 4. Come definiresti la biblioteca?
L’antitesi dei videogames

 5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio.

 6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
I peccati di Peyton Place. 

 7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Se questo è un uomo.

 8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Idem come sopra.

 9. Leggere fa bene? E perché?
Si perché libera la fantasia e la riflessione.

 10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Chi ha rubato la marmellata ?

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Gualtiero Bertelli

[foto di Tommaso Saccarola]

Nasce a Venezia, nell’isola della Giudecca, il 16 febbraio 1944. Fin dalla fine degli anni ‘50 l’attività musicale di Bertelli si colloca nel solco di autori quali Fausto Amodei e Ivan Della Mea e dopo il contatto con il Nuovo Canzoniere Italiano di Gianni Bosio e Roberto Leydi, favorito dall’incontro con Luisa Ronchini,  inizia un percorso di ricerca sulla canzone popolare veneziana e la composizione di nuove canzoni. Nel 1972 fonda il Nuovo Canzoniere Veneto attivo fino al 1980. Nell’1987 la sua canzone “Barche de carta”, che dà il nome all’omonimo album, viene premiata conla targa Tenco.In anni più recenti fonda “La Compagnia delle Acque”, un gruppo di cantanti e musicisti con il quale ha inciso dei CD legati ai numerosi spettacoli sino ad oggi realizzati. A questo proposito è da ricordare la stretta collaborazione con l’editorialista e scrittore Gian Antonio Stella e con il vice direttore del Gazzettino di Venezia Edoardo Pittalis. In occasione del cinquantesimo anniversario del Nuovo Canzoniere Italiano e del quarantesimo del Nuovo Canzoniere Veneto, sta attualmente proponendo lo spettacolo “Cantologia, cinquanta e più anni dal nostro punto di vista”.
Vai al sito web di Gualtiero.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per la verità è stato il mestiere a scegliere me. Ho cominciato a suonare la fisarmonica fin da piccolo, meno di sei anni, perché era una gran passione…di mio padre. Raggiunta l’età della ragione, diciamo una quindicina d’anni, ho intrapreso anche la militanza politica in varie formazioni e gruppi culturali della sinistra. Era il periodo in cui in Italia partiva la grande stagione della ricerca sulla canzone sociale e popolare e della composizione di “nuove canzoni”, le chiamavamo così, che volevano rappresentare un’alternativa anche culturale al piattume della canzonetta. Erano nati due gruppi; il primo a Torino, si chiamava Cantacronache, operò tra il 1958 e il 1962 e tra i suoi aderenti contava personaggi del calibro di Sergio Liberovici, Italo Calvino, Franco Fortini e tanti altri allora meno noti, ma divenuti poi riferimento per tutto il mondo della canzone d’autore come Fausto Amodei e Michele L. Straniero. Il secondo era Il Nuovo Canzoniere Italiano, nato nel 1962 e ancora attivo sul fronte della ricerca e della conservazione dei materiali. Incontrai nel mio girovagare di libreria in libreria, prima i loro dischi, dei piccoli 45 giri, e poi loro stessi con i quali, assieme ad altri amici di Venezia, avviai la mia attività di ricercatore e di compositore di canzoni.

 2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Fa lo stesso un paio di parole? Ricca di senso.

 3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Quando ero studente delle Magistrali amavo studiare in biblioteca e avevo la fortuna di poter frequentarela Querini Stampaliadi Venezia, austera e ricchissima, dove ho imparato a concentrarmi nello studio e ad allargare gli orizzonti confrontando lezioni ed idee diverse.

 4. Come definiresti la biblioteca?
Il luogo dove si rafforzano idee, speranze, progetti ed emozioni.

 5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il fatto che stimola una delle “spinte” essenziali per la nostra vita culturale: la ricerca e la curiosità che la muove.

 6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il primo proprio non me lo ricordo, in quanto da piccolino, diciamo dai sette anni in poi, ho letto una quantità smisurata di libri. Mio padre era operaio e portava a casa una paga molto modesta, ma non ha mai lesinato sull’acquisto dei libri. Forse il primo è stato un Pinocchio che aveva le figure in cartone che si muovevano. Ho visto che ce ne sono ancora negli scaffali delle librerie e suscitano ancora la stessa curiosità e lo stesso stupore di allora, malgrado le televisioni e i videogiochi. Mi pare una bella cosa.

 7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Tutti ti lasciano qualcosa, se a sceglierli è stata la tua curiosità o il tuo desiderio di conoscenza. Ma ricordo ancora con piacere e sorpresa la lettura integrale della “Critica della ragion pura” di Kant che feci a 17 anni. Studiavo filosofia a scuola e mi piaceva molto, anche se talvolta era complicata da seguire e soprattutto da ricordare. Allora mi son detto: “Ma come scriveranno questi filosofi?” e siccome stavo studiando Kant e mi piaceva, ho acquistato (e ce l’ho ancora) quella che viene considerata la sua opera fondamentale e me la sono letta tutta di fila (è un testo da quasi cinquecento pagine) scoprendo così che gli autori scrivevano spesso in modo molto più semplice di coloro che ne riassumono i pensiero.

 8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Giovane quanto? Diciamo di scuola media inferiore? Beh gli direi di non perdersi i classici dell’avventura, da Salgari a Verne, Dumas e così via perché quel mondo fantastico poi non lo incontrerà più e perde l’opportunità di mettere alla prova una parte importante della sua fantasia.

 9. Leggere fa bene? E perché?
Fa benissimo ed è stata una delle grandi conquiste della nostra democrazia.

Dice un canto delle mondine degli anni cinquanta (1950):”Ignoranti, senza scuole/ calpestate dal padron…”. E’ stato così per tanti, troppi anni. E in qualche angolo del nostro paese, in troppi paesi del mondo è ancora così.

 10.  A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
A questa: “C’è qualche controindicazione a frequentare una biblioteca?”.

Ecco la risposta; sì, è sconsigliata a chi è incline alla depressione ed ha una scarsa autostima. Di fronte all’oceano del sapere è possibile sentirsi inermi e sopraffatti. In queste condizioni è difficile lasciare la riva e avventurarsi tra le onde. Chi attraversa tutti i mari del mondo in solitaria sa che ha visto una piccolissima parte di quei mari, ma proprio di questo sa godere: così piccola eppure così meravigliosa!!

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LUCA KLOBAS

Veneziano della  Giudecca.
Artista versatile,  dalla  presenza scenica  di  forte  impatto,  nella  sua carriera ha  affrontato  prove da  attore di  diverso  tipo,  dimostrandosi  un professionista  all’altezza di  ogni  situazione.
La sua comicità,  scritta  e agita, si  nutre degli  aspetti  grotteschi  della società  italiana  alternando uno sconcertante  e paradossale  realismo  al più estroso  nonsense,  e traducendosi in  personaggi insoliti, prodotti di  un presente lucidamente  sezionato. Lo si è visto a Zelig, ma non solo.

web: www.comiciassociati.it

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché è quello che ho sognato di fare da quando mi assiste l’età della ragione. Perché mi permette di guardare il mondo da un’altra prospettiva. Perché salire sul palcoscenico e come andare a un rendez-vous…

 2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Forse perché vengo dalla commedia dell’arte, direi: “farsesca”.

 3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
… il classico odore di carta vissuta e in parte ammuffita.

 4. Come definiresti la biblioteca?
Come un ritrovo per curiosi del sapere.

 5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Sicuramente che ci s’imbatte in libri o testi che difficilmente troveresti in altri posti, per cui la biblioteca rimane un luogo di sicurezza.

 6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non so se sia il primo, ma sicuramente quello che ha un ricordo più lontano: era Peter Pan con abbondanti figure a fumetti.

 7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“La Miglior Vita” di Fulvio Tomizza. Forse perché racconta l’Istria, terra alla quale per discendenza sono molto legato, in un periodo che va dall’inizio del secolo scorso fino a dopo la Liberazione. E poi lo trovo scritto molto bene

 8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Senza dubbi “Delitto e Castigo “ di Fëdor Dostoevskij. Perché è un giallo bellissimo che non ti lascia respiro, in cui una volta tanto stai dalla parte dell’assassino. E poi è scritto divinamente!

 9. Leggere fa bene? E perché?
Perché, apre la mente, estende la conoscenza, allarga il vocabolario e contrae i tempi morti.

  10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Che cosa dovrebbe fare un genitore per invogliare un figlio a leggere?

Tempo permettendo, dovrebbe leggere lui dei libri ai propri cuccioli, e credo che alla fine appassionerebbe anche loro. Almeno si spera.

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Mariangela Vaglio

Insegno italiano alle scuole medie, ho fatto la giornalista, ora scrivo su internet per diversi siti e blog.

Vai al blog di Mariangela.

 1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Scelto è una parola grossa, diciamo che ci ho provato. Quando mi sono iscritta a Lettere all’Università mi dissero che c’erano più probabilità che George Clooney mi incontrasse per strada e si innamorasse di me di riuscire a fare l’insegnante. In effetti George Clooney non l’ho mai incontrato. Però ora ho una cattedra.

 2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività? 
Insegno italiano e scrivo. Sono due verbi. L’aggettivo forse sarebbe “piacevole”, nel senso che faccio delle cose che mi piacciono.

 3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Quella del Nome della Rosa vale? Lessi il libro e pensai che il torrione doveva essere un posto stupendo.

 4. Come definiresti la biblioteca?
Il miglior posto al mondo dove perdersi.

 5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
I libri. Un po’ banale, ma quando vedo dei volumi non riesco a pensare ad altro che a loro.

 6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Se si escludono quelli per bambini piccoli piccoli, credo che siano state le Favole al Telefono di Rodari.

 7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar. Lo lessi e decisi che non potevo fare a meno di studiare il mondo antico.

 8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Penso che si possa solo dire di trovare un genere che gli piace e buttarcisi a capofitto. I libri sono come la vita: devi trovare la tua strada da solo.

 9. Leggere fa bene? E perché?
Non è che fa bene o male. E’ che secondo me non si può proprio farne a meno. Chi non legge va compatito: non sa che universi meravigliosi si perde, poveretto.

 10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
(non risponde)

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Massimo Palladino

Nasce a Venezia il 19 marzo 1948. Inizia a scrivere poesie all’età di 10 anni.
La sua prima poesia s’intitola “Un cane guarda il mare”.
Per molti anni si è occupato di teatro, radio e televisione come autore, attore  e regista, pubblicando e mettendo in scena suoi testi con la propria compagnia teatrale “Il Teatro del Doppio”, con la RAI, come autore ed attore, e con diverse emittenti radiofoniche e televisive private.
Ha al suo attivo innumerevoli pubblicazioni, raccolte e antologie di poesie, ha ottenuto premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.
Nel 2012 ha pubblicato il romanzo “L’amico d’oriente”.
Nel 2013 pubblica il romanzo “Un the al mandarino” per la Book Sprint Edizioni.
Leggi la scheda del libro nel sito della Book Sprint.

La biografia completa qui.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché non sarei stato in grado di fare nient’altro … i lavori che hanno costellato la mia vita (oggi sono un pensionato del mondo della scuola media, dove insegnavo lettere), sono stati diversi, ma sempre indirizzati verso il mondo dell’arte, dalla poesia al teatro, dalla radio al cinema e alla televisione, al giornalismo, alla scrittura.

 2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Curiosità di conoscere … che non è un aggettivo, ma non potevo fare diversamente.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Quando entrai, per la prima volta, nella biblioteca di Mestre, dovendo percorrere una ripida scala di marmo bianco che mi portava all’entrata, pensai :”Ma che fatica … chi me l’ha fatto fare?”

4. Come definiresti la biblioteca?
Il cuore del sapere.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La vitalità insita nelle pagine dei libri che, sapendoli ascoltare, pulsano, in attesa di un incontro.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Le tigri della Malesia”.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Sulla strada” di Jack Kerouack che, tra l’altro, più tardi, ebbi anche l’occasione di conoscere a Venezia, assieme all’altro grande poeta americano che era Allen Ginsberg … un incontro tra decine di  lattine di birra che venivano svuotate alla velocità della luce.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Riprendendo Ginsberg, consiglierei “Urlo” che ritengo sia fondamentale, assieme alle raccolte poetiche di Emily Dickinson. Inoltre, consiglierei, di Pasolini, “Poesia in forma di rosa”, altrettanto fondamentale per gli italo-europei.

 9. Leggere fa bene? E perché?
Perché l’ignoranza fa male alla salute, molto male, anzi diventa presunzione letale.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Quali sono i tuoi piaceri a tavola? Cosa preferisce mangiare e bere uno scrittore come te? Da poeta, quale menu sapresti indicare?

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