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Archive for 25 maggio 2012

Lino Patruno

Le esperienze di Lino Patruno vanno da quelle jazzistiche in concerto, in sala di registrazione, in TV a quelle di attore di cabaret, di teatro e di cinema; da leader di jazz band alla composizione di musiche da film e per il teatro; dal ruolo di sceneggiatore a quello di produttore cinematografico; da organizzatore di festival del jazz a presentatore e regista televisivo.
Lino Patruno è nato a Crotone nel 1935 e iniziò la sua carriera nel 1954 nelle prime jazz band che agivano a Milano negli anni ’50. Fra le band da lui guidate ricordiamola “Riverside JazzBand” negli anni ’50 e ’60 ela “Milan College Jazz Society” negli anni ’70.
Nel 1964 assieme a Roberto Brivio. Gianni Magni e Nanni Svampa costituisce “ Il Teatrino Dei Gufi”, primo esempio di cabaret italiano ispirato a quello francese. Dalle cantine milanesi i Gufi si trasferiscono in teatro portando i loro spettacoli in giro per l’Italia fino al 1969, anno in cui il gruppo si sciolse.
In seguito, nei primi anni ’70, assieme a Nanni Svampa e Franca Mazzola, continuò l’attività teatrale e cabarettistica realizzando inoltre per la RAI alcune serie televisive di grande successo (La mia morosa cara, Addio tabarin, Un giorno dopo l’altro, Una bella domenica di Settembre…) e prendendo parte a centinaia di trasmissioni ai tempi d’oro della TV.
Nel Dicembre del2001 ha ricevuto l’investitura di Accademico della Musica conferitogli dall’Accademia Europea per le Relazioni Economiche e Culturali e dal 2003 tiene seminari sulla Storia del Jazz (La Casa del Jazz, Università Tre di Roma) e sulla Storia delle Colonne Sonore da Film (Università del Cinema e della Televisione di Roma a Cinecittà).
Nel 2006 haricevuto il Globo d’Oro della Stampa Estera, il Premio Fregene per Fellini e la Nomination al David di Donatello per la migliore canzone originale per il film “Forever Blues” prodotto, interpretato e diretto da Franco Nero di cui è anche interprete.
Nel 2011 è stato invitato a rappresentare l’Italia al New Orleans Jazz & Heritage Festival.

Leggi la biografia completa di Lino Patruno.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Non l’ho scelto io, mi è capitato nel corso degli anni. Io, dopo il diploma di geometra, feci il disegnatore e successivamente il consulente artistico della casa discografica Ricordi/CBS. Suonavo per diletto in una jazz band di amici e quell’hobby, pian piano, è diventato il mio mestiere. La mia attività di cabarettista avvenne casualmente per correre dietro a una bellissima bionda.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Sicuramente “musicista di jazz” che quello che prediligo anche se lo associo ad altre mie attività nel campo artistico, come attore, compositore, autore, produttore musicale e cinematografico, regista televisivo…

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La Biblioteca del Castello Sforzesco di Milano e quella dell’USIS sempre a Milano negli anni ’50, dove potevo leggere libri riguardanti il  cinema, il teatro, il jazz. Tutti quei libri me li sarei portati a casa volentieri e, la maggior parte di essi, sono riuscito a comperarli nel corso degli anni nelle librerie, per posta o attraverso Internet.

4. Come definiresti la biblioteca?
La banca dati dei miei interessi, delle mie passioni, della mia vita dedicata esclusivamente alla cultura e alle arti. Detesto la televisione, il tifo per il calcio, i concerti rock, le discoteche e tutto quello che attira banalmente le folle!

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’ordine, la classificazione, i sistemi per la ricerca. Oggi, senza muoversi da casa, tutto questo è possibile attraverso Internet che è la banca dati più importante del mondo anche se non totalmente esauriente.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Credo “Il piccolo alpino” di Salvator Gotta o “Gian Burrasca” ma ero proprio ragazzino. Quelli importanti che ricordo, ma non potrei dire in quale ordine, “I dolori del giovane Werther”, “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, “I promessi sposi” che tutti gli scrittori dovrebbero leggere se non altro per imparare a scrivere.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Sicuramente “Il Jazz” di Iain Lang che conservo ancora nella mia biblioteca nella prima edizione pubblicata nel 1950. Questo libro mi ha fatto conoscere e amare la cosa più importante della mia vita che è il jazz, quello classico però, non quello odierno che va di moda che mi annoia terribilmente.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
E’ difficile consigliare un libro che possa contenere i desideri di un giovane. Consiglierei però la lettura delle poesie di Giacomo Leopardi, il nostro sommo poeta, perché la poesia resiste al tempo, alle mode e ne esce sempre vincitrice rispetto alle brutture del mondo odierno dove contano solo i soldi, la politica, la corruzione, il cattivo gusto e la banalità (sopratutto quella televisiva  e del gossip).

9. Leggere fa bene? E perché?
Purtroppo la gente legge poco e male. Leggere è importante perché ti apre la mente, ti insegna a parlare e dovrebbe insegnarti la lingua italiana che si impara sempre meno. Ad esempio, nel guardare i film doppiati oggi, raramente nei dialoghi viene usata la “consecutio temporum”. Ti tocca ascoltare frasi come “…se sapevo” oppure  “…non credevo che..” Questo è il frutto di un cattivo uso della lingua spesso presente nei direttori di doppiaggio e di conseguenza dei loro professori quando andavano a scuola.

10.  A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
A questa domanda: “Ti è piaciuto questo questionario?” e la mia risposta sarebbe stata:
Moltissimo, è uno straordinario modo di confrontarsi direttamente nel campo dell’arte, della cultura sempre più lontani dalla vita civile odierna.”

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Walter Pistarini

Sono nato nell’agosto del 1952 ad Albano Laziale (Roma), cresciuto tra il Piemonte e la Liguria, diploma e primo lavoro a Genova. In Brianza da oltre trent’anni. La mia vita lavorativa è stata da informatico, presso una società multinazionale che mi ha dato modo di non annoiarmi quasi mai, cambiando attività ogni 3-4 anni. Ho cominciato aggiustando perforatrici ed ho finito occupandomi di metodologie e professioni tecniche.
A fianco del lavoro la vera vita ha previsto per me un matrimonio che dura ancora dopo trentacinque anni, due figli di cui andare orgoglioso, una gatta vissuta con noi per 17 anni, ed un cane che ancora ci allieta della sua presenza gioiosa. Ho coltivato molti hobbies, fra tutti la lettura e l’ascolto di buona musica. Mi sono anche dilettato a fare ricerche genealogiche sulla mia famiglia.  Tornando alla musica amo quasi tutti i generi musicali, ad eccezione (con rammarico) del  jazz: lirica, sinfonica, pop, rock ma soprattutto quella che viene comunemente denominata musica d’autore italiana.
In questo ambito ho una grande passione per Fabrizio De André, a cui ho dedicato un sito creato nel 1999, viadelcampo.com, che ha raggiunto una certa notorietà tra gli appassionati. Nel 2008 ho pubblicato, insieme a Claudio Sassi, “De André Talk” (Coniglio editore), una raccolta selezionata di interviste a De André.  Nel 2010 ho pubblicato quella che reputo la mia migliore opera: “Il libro del mondo. Le storie dietro le canzoni di Fabrizio De André”. Giunti editore. Un’appassionata analisi di tutte le canzoni di Fabrizio De André.
Visita il sito di Walter.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Sono stato un informatico per 33 anni perché quello é il lavoro “serio” che ho trovato. La fortuna mi ha sorriso perché ho trovato sempre un ambiente i lavoro stimolante e che mi ha permesso di svolgere molte attività diverse pur restando nella stessa azienda. Ho fatto il riparatore di perforatrici e di terminali, l’aggiustatore di software complessi (parecchio complessi) il manager di persone, il leader di un team di sviluppo internazionale, il consulente sulla tecnologia ad oggetti, mi sono occupato di metodologie, di professioni tecniche, ho lavorato alla direzione del personale. Insomma, non mi sono proprio annoiato.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Ho avuto ed ho molti hobby, ricerche genealogiche, lettura, musica (italiana in particolare), De André. Oggi mi piace definirmi scrittore, anche se ho scritto solo saggi. Il mio primo libo era “Introduzione al project management” (1990), poi “De André talk” (Coniglio Editore, 2008, coautore) ed infine “Il libro del mondo. Le storie dietro le canzoni di Fabrizio De André”, il libro che mi ha dato e continua a darmi piú soddisfazione. Sono anche il creatore e gestore del sito viadelcampo.com, dimenticavo… l’aggettivo che meglio definisce la mia attività attuale è: creativa e/o appassionata.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Al paesello, tanti, troppi anni fa. Mi sembrava impossibile poter accedere a cosí tanti libri senza spendere.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un baluardo di cultura. L’archivio del nostro essere, della nostra storia come umanità. La spalla su cui salire per guardare piú lontano di chi ci ha preceduto.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Beh, c’e biblioteca e biblioteca. C’e quella che fa da archivio e quella che fa da “agitatore” culturale. Personalmente ho cosí tanto amore per i libri che preferisco acquistarli ed averli, per poterli consultare e riprendere quando voglio. Detto questo per me la biblioteca é il posto dove posso trovare notizie, informazioni, una specie di Google ma piú vasto e piú ricco. Recentemente sono stato in una mediateca a Milano e sono andato a vedermi una trasmissione Rai del 1990 e poco dopo ho recuperato facilmente un articolo del Corriere della Sera del 1990. Chi puó darmi di piú?

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Credo fosse Pinocchio. Ma sono piú di cinquant’anni fa.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Molti. Mi ero anche stilato una mia personalissima top ten. Vediamo quali ricordo: “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, “L’alchimista”, “Imparare a disegnare con la parte destra del cervello”, Godel, Escher e Bach,  “E venne chiamata due cuori”, “La cittadella”, “Il tao della fisica”, “Il mio credo” di Herman Hesse. Tutti libri che, a distanza di tanti anni, potrei raccontare con piacere.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
 “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, con l’avvertenza di resistere alle prime 30 pagine. Poi ne vale veramente la pena. Ho avuto diversi amici e colleghi che hanno seguito questo consiglio e mi hanno ringraziato del suggerimento.

9. Leggere fa bene? E perché?
C’é bIsogno di dirlo? Tiene acceso il cervello. É una manutenzione fondamentale, per non arrugginire.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Cosa ci trovi di speciale in Fabrizio De André?

De André é stato un artista con uno sguardo sul mondo sempre avanti, sempre in direzione ostinata e contraria. Ascoltare le sue canzoni fa riflettere. Le sue posizioni non sono mai nell’onda, ma sono sempre originali e costituiscono una eccellente ginnastica per la mente.
Fanno pensare, e pensare aiuta a crescere.

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