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Archive for 12 giugno 2012

 

MONI OVADIA

© 2011 OYLEM GOYLEM tutti i diritti riservati.

Nasce a Plovdiv in Bulgaria nel 1946, da una famiglia ebraico-sefardita.
Dopo gli studi universitari e una laurea in scienze politiche ha dato avvio alla sua carriera d’artista come ricercatore, cantante e interprete di musica etnica e popolare di vari paesi. Nel 1984 comincia il suo percorso di avvicinamento al teatro, prima in collaborazione con artisti della scena internazionale, come Bolek Polivka, Tadeusz Kantor, Franco Parenti, e poi, via via proponendo se stesso come ideatore, regista, attore e capocomico di un “teatro musicale” assolutamente peculiare, in cui le precedenti esperienze si innestano alla sua vena di straordinario intrattenitore, oratore e umorista. Filo conduttore dei suoi spettacoli e della sua vastissima produzione discografica e libraria è la tradizione composita e sfaccettata, il “vagabondaggio culturale e reale” proprio del popolo ebraico, di cui egli si sente figlio e rappresentante, quell’immersione continua in lingue e suoni diversi ereditati da una cultura che le dittature e le ideologie totalitarie del Novecento avrebbero voluto cancellare, e di cui si fa memoria per il futuro.
Leggi la biografia completa di Moni Ovadia.
Visita il sito di Moni Ovadia.

Moni Ovadia sarà a Napoli allo Stay Human Festival il prossimo 17 giugno alle ore 20,30 in “Parole e musica per la Palestina” con Daniele Sepe e la Rote Jazz Fraktion– Teatro Astra (via Mezzocannone n. 19)

1. Perché ha scelto il lavoro/mestiere che fa?
Ho riconosciuto in me stesso la capacità di narrare e di cantare e in una dimensione sociale e etica dell’esistenza  ho capito che il linguaggio del corpo mi dava una libertà e universalità che nulla mi avrebbe potuto dare. Per cui posso esprimere molte cose con la libertà di chi non è legato al  linguaggio. Libertà del linguaggio che corrisponde molto alla possibilità di rompere gli schemi e non cedere ai compromessi di potere.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la Sua attività?
Guardi io dico un po’ così, come dire, provocatoriamente “saltimbanco”.

3. Qual è il Suo primo ricordo di una biblioteca?
Beh questo risale proprio… ai tempi della mia scuola. Sa, io ho fatto una scuola ebraica, la scuola ebraica di Milano. Ma guardi, ebrei e libri sono la stessa cosa.

4. Come definirebbe la biblioteca?
La biblioteca paradossalmente è un luogo dove pur non essendoci gli uomini, quando i bibliotecari se ne vanno, è densissimo di umanità. E’ uno dei luoghi più densi di umanità che esistano.

5. Che cosa Le piace di più in una biblioteca?
L’odore, gli spazi.

6. Quale è stato il primo libro che ha letto?
Non ricordo, onestamente non ricordo.

7. Quale libro le ha lasciato un ricordo speciale?
Beh, chiedere a me una cosa del genere… E’ impossibile dare una risposta! Ce ne sono troppi di libri che hanno segnato… Ovviamente dalla Bibbia, a Kafka, al Manifesto del partito comunista di Carlo Marx a poi tanti poeti, cioè, queste domande che voi fate per le vostre interviste sintetiche, mi scusi, questa domanda è insensata. Può farla ad uno che ha letto dieci libri nella vita. Me ne sono passati tra le mani a migliaia. Sono troppi i libri che hanno segnato la mia esistenza.

8. Quale libro consiglierebbe a un giovane lettore?
Ad un giovane lettore consiglierei, dico fra i tanti, Le Settantacinque Poesie di Kostantinos Kavafis.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa bene perché è un modo per conoscere e per conoscersi, quindi se uno non vuol essere un burattino dei meccanismi socio economici, i libri sono degli strumenti per diventare libero. Non è una condizione sufficiente, ma necessaria.

10. A quale altra domanda avrebbe voluto rispondere?
(pausa)  Beh, questa è un po’ da Marzullo.
Ma, la domanda che vorrei è “Cosa può fare un libro ad un essere umano?”.
La risposta è “Cambiargli la vita.”.

(intervista realizzata telefonicamente l’11 giugno 2012 – Grazie a Moni Ovadia per la pazienza e la generosa disponibilità)

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Natalino Balasso

foto di Nicola Boschetti

Attore, comico e autore di teatro, cinema, libri e televisione, debutta nel 1990 in teatro, nel1998 in televisione, nel 2007 al cinema e pubblica libri dal 1993. Scrive e rappresenta numerosi spettacoli tra cui la commedia Dammi il tuo cuore, mi serve (2003) i monologhi Ercole in Polesine (2004), La tosa e lo storione (2007), L’Idiota di Galilea (2011), Stand Up Balasso (2011)  e insieme a una giovane compagnia rappresenta Fog Theatre (2009) un colossal teatrale di dieci spettacoli da lui scritti. Interpreta spettacoli per la regia di Gabriele Vacis, Libera Nos (2005), Viaggiatori di pianura-tre storie d’acqua (2008), Rusteghi –i nemici della civiltà (2011) e per la regia di Paolo Valerio e Piermario Vescovo La bisbetica domata (2009). Pubblica tre romanzi, L’anno prossimo si sta a casa (2004), Livello di guardia (2007), Il figlio rubato (2010). Al cinema lavora con Gianni Zanasi Non pensarci, con Carlo Mazzacurati La giusta distanza e La Passione, con Massimo Venier Generazione mille euro, con Federico Rizzo Fuga dal call center. Per la televisione recita nella fiction Padri e Figli  (G.Zanasi e G.Albano) e nel film Il segreto dell’acqua (R.De Maria).
E’ autore e interprete di apprezzati video comici a sfondo sociale per youtube.
Collabora con il Fatto Quotidiano.it
Visita il sito di Natalino Balasso e il suo blog .

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Beh poter scegliere un mestiere è cosa impossibile, direi. Si finisce per fare ciò che si riesce a fare, io volevo fare il calciatore, figurati. Ho imparato a recitare piano piano e direi che ci ho messo più di 10 anni. Insomma ho provato prima a vedere se ero capace di farlo, poi ho scoperto che ne ero capace e ho continuato a farlo.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Un’attività che si definisce con un aggettivo è ben poca cosa. Ma se proprio vogliamo fare il gioco delle domande stupide, ti rispondo: rutilante, a mo’ di avverbio aggettivante o di aggettivo avverbiante.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Alle elementari, la biblioteca della canonica. Il parroco ci ha fatto trascorrere qualche settimana tra i libri. Per leggerli? No, per spolverarli tutti!

4. Come definiresti la biblioteca?
Refugium lectoris.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Immagino che se ti rispondo “la bibliotecaria” cominci a non prendermi più troppo sul serio. In verità non sono un frequentatore di biblioteche, ma se la gente facesse silenzio mi piacerebbe il silenzio.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Al di fuori della scuola, credo, un libro di avventure, forse 20.000 leghe sotto i mari che guarda caso proprio in questi giorni sto rileggendo in francese. E’ incredibile come anche nella versione francese succedano più o meno le stesse cose di quella italiana. Un particolare che avevo dimenticato: nel Nautilus si poteva fumare (sigari d’alga).

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Un libro che ho rimuginato per oltre un anno è stato “Sinhue l’egiziano” di Mika Waltari, forse perché ero piccolo e non avevo letto molti libri, sognavo di rivivere le avventure di Sinhue. Più tardi ho amato molto Raymond Queneau, di lui ho letto una dozzina di libri, compreso un trattatello di storia, di lui il mio preferito: “I fiori blu” tradotto da Italo Calvino. Un libro che mi ha lasciato un bellissimo ricordo e che torno a leggere ogni tanto è “Notre Dame de Paris” (V. Hugo). A livelli diversi molti altri libri mi hanno lasciato molto, dai saggi di etnologia ai testi sulle religioni. Di sicuro i libri di Henri Laborit “La nouvelle grille” e “Elogio della fuga” sono quelli che mi hanno lasciato qualcosa nella testa. Laborit ha scritto anche un’autobiografia davvero interessantissima, che non ha nulla a che fare con le autobiografie, è piuttosto una visione del mondo. Non posso però esimermi dal citare due fumetti che ho adorato: “I briganti” di Magnus e “Penthotal” di Andrea Pazienza.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Dipende molto dagli interessi personali, in linea di massima sono dell’idea che nessun libro è buono per tutti, odio le classifiche sul gradimento dei libri, le trovo stupide: il fatto che un libro sia piaciuto a molti non significa che debba piacere a tutti. Dal momento poi, che io sono dell’idea che la letteratura non dev’essere una sofferenza, indicare un libro buono per chiunque è contrario ai miei principii. Posso citare un libro che a me, da giovane è piaciuto e che ogni tanto rileggo: “L’idiota” di Dostoeskij. Se un giovane vuole abbandonare le cazzate e avvicinarsi al mondo dei fumetti d’autore, gli consiglio “Berserk” di Kentaro Miura, una produzione seriale ma di grande livello.

9. Leggere fa bene? E perché?
Ovviamente dipende da cosa leggi, se leggi Moccia oppure leggi un sacco di sms, credo che leggere faccia male, forse sarebbe meglio leggere i contatori del gas. La lettura, se consapevole e non compulsiva può lasciare molto e arricchire. Ma siamo al tempo in cui si sta passando dal leggere al guardare le figure.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
A che ora vuoi che prepariamo il buffet?

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