Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 15 giugno 2012

CIACI el KINDER

Alessandro Maso, in arte Ciaci el Kinder, è nato e, fortunatamente, abita. Collabora e ha collaborato. Attualmente collabora. Grazie alla tecnica è ora anche in versione multimodale, multimediale, multe salate e multimediocre.

(Per ulteriori informazioni rivolgersi in portineria o a Google).

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Non è stata scelta…d’altronde non è pure lavoro, quel che faccio non lo “faccio”, in qualche maniera “lo sono”.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Umoristico.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Infanzia, nebbia e freddo, andavo in biblioteca a leggermi le annate rilegate del Corriere dei Piccoli, cercavo tra le pagine i fumetti di Jacovitti.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un deposito come quello di Paperone.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il curiosare.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Chisseloricorda? Ricordo però il primo libro regalatomi: il Giornalino di Gian Burrasca.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Tutti e nessuno,non ricordo le pagine lette ma mi rimangono comunque dei “sedimenti” che riaffiorano anche in momenti in cui meno te l’aspetti.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Non un libro, un percorso di libri…il mio parte da Apuleio, passa per Boccaccio (e dunque Chaucer), Rabelais, Cervantes, Swift, Sterne, Dickens e Gogol.

9. Leggere fa bene? E perché?
Non fa bene se è imposto, se è curiosità disseta come l’acqua nel deserto.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
A questa, ed ho risposto.

Annunci

Read Full Post »

Catena Fiorello

Mi chiamo Catena, perché mio padre amava molto questa Madonnina il cui santuario stava in un paesino sperduto tra le montagne vicino Taormina. Il fatto che mia nonna portava questo nome ha avuto un’importanza marginale. Ma anche lei era una donna unica, straordinaria, in una Sicilia abbastanza chiusa e moralista lei, nei primi anni ’30, fumava il sigaro, giocava a carte e portava la bandana di seta in testa, e aveva tanti amici gay. ripeto: primi anni ’30 inun paesino siciliano, non era facile imporre la propria libertà. Mio padre, suo figlio, non è stato da meno, educandoci insieme a mia madre secondo valori che in primis hanno messo il rispetto per gli altri e l’amore totale per la libertà di pensiero. Ho sempre scritto. dai tempi del liceo, e così ho proseguito fino alla prima pubblicazione del mio saggio “Nati senza camicia” per Dalai Editore, libro che in due volumi, usciti in anni diversi, raccontava la storia delle persone che si son fatte da sé, con grandi sacrifici e tanta forza di volontà. Storie bellissime che insegnano tanto. Poi è stata la volta di “Picciridda”, un affresco della vita degli emigranti ambientato negli anni ’60, raccontato attraverso gli occhi di una bambina, e infine il mio ultimo romanzo che mi ha dato grandissime soddisfazioni, “casca il mondo, casca la terra”, Rizzoli Editore. La storia di una famiglia borghese, perfetta, insospettabile, dove invece nulla è come sembra. E sarà proprio un grandissimo dolore che entrerà in quella famiglia a fare cambiare rotta a tutti. Il racconto di una grande sofferenza, ma anche di una salvezza profonda e significativa, e soprattutto la consapevolezza che nella vita niente è come sembra, per questo è riduttivo e abbastanza banale giudicare dalle apparenze.
Cosa aggiungere? Che sono nata il 10 Agosto, e del segno del Leone rappresento se esistono, tutti i vizi e tutte le virtù!

La scheda di “Casca il mondo, casca la terra”.
Guarda un’intervista a Catena Fiorello.
I libri di Catena in Facebook .

1) Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché era l’unico che mi consentiva di esprimere il mio bisogno di parlare, comunicare, esternare i miei pensieri più profondi, e perché è un mestiere che puoi fare in qualunque parte del mondo ti trovi. E siccome io amo viaggiare, mi sembrava la migliore soluzione per mettere insieme le due necessità: pensiero, osservazione e viaggio.

2) Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Creativo. Tutto ciò che parte dal nostro intelletto, pensiero o comunque dal profondo della nostra anima è comunque creativo, perché viene mosso da una spinta che non segue regole convenzionali.

3) Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Certamente la Biblioteca di Augusta (SR), il paese siciliano dove sono cresciuta e dove mi sono formata culturalmente. Trovandosi a pochi chilometri da Siracusa, inevitabilmente risente delle atmosfere e identità culturali di questa città, totalmente impregnata di cultura greca in ogni sua prospettiva: architettonica e culturale. La Biblioteca di Augusta all’epoca era piccola, ma molto luminosa. Non aveva granché all’interno, ma ricordo con molta gioia l’addetta al ricevimento, perché era gentile e non ti faceva sentire a disagio. Ed è da sottolineare che in quegli anni chi usufruiva dei servizi della Biblioteca di solito era un cittadino con poche possibilità economiche, perché i ricchi, o comunque la popolazione cosiddetta fortunata aveva la Treccani a casa! Oggi, fortunatamente la Biblioteca è anche una scelta, Vivaddio! Per cui, andare a cercare un libro in prestito ti faceva sentire in qualche modo uno “sfigato”, per quanto, io non ho mai provato questa sensazione, grazie sempre all’intelligenza dei miei genitori!

4) Come definiresti la biblioteca?
Con una sola espressione: la casa dei libri. Mi piace l’idea di un luogo che ama e rispetta il libro, che lo accoglie e lo protegge con amore e devozione. La Biblioteca: senti che suono magico. Ripeti con me: L-A B-I-B-L-I-O-T-E-C-A , e presta attenzione a come il suono di questa parola rende unico e vivace il concetto di libro.

5) Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il concetto di rigore. Silenzio, dovuto e preteso. Come una messa, una esecuzione o una parentesi preziosa nel caos della nostra vita così assordante. Entri in una biblioteca (e dappertutto è ancora così, evviva!) e ti sembra che il tempo si sia fermato a centinaia di anni fa, quando il silenzio era la regola, e non un momento di esaltazione. Manca il silenzio oggi, manca il rispetto per l’altro. tutti urlano, ti impongono le suonerie terribili dei loro cellulari, la radio della macchina, le urla dei figli che non vengono mai rimproverati, niente. tutto è lecito, anche disturbare sul treno, tanto… se chiedi silenzio, sei sempre il solito rompi…

6) Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Un giorno di felicità”, un bellissimo racconto di Isaaac B. Singer, uno scrittore ebreo che amo molto, e di cui ho letto l’opera omnia. Abitavo ad Augusta ed ero una alunna del Liceo Classico “Megara” del mio paese. Frequentavo il quarto ginnasio. Quel giorno uscii per comprare un libro, lo ricordo benissimo: avevo 14 anni, e prima avevo letto solo qualche raccontino da bambini, tipo “Cuore” o roba simile. Mi colpì molto la fotografia di un bambino che indossava un cappello che sembrava una coppola. Pensando che raccontasse qualcosa di familiare lo acquistai, senza rendermi conto che aveva tra le mani il racconto di un Premio Nobel per la letteratura. La storia di quel bambino ebreo che narrava la sua vita nel ghetto di Varsavia mi colpì così profondamente che da quel momento decisi che avrei letto tutto ciò che quello scrittore aveva scritto, o avrebbe scritto dopo… E così fu.

7) Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“La vita davanti a sé” di Romain Gary. Un altro scrittore ebreo. Credo che sia un marchio di fabbrica. Molti di loro hanno un modo di raccontare unico, insuperabile.
Li adoro, vedi Roth, Potock. Ma “La vita davanti a sé” è il mio libro del cuore. mai nessuno saprà raccontare la rabbia e la dolcezza di un ragazzino abbandonato a se stesso come  ha fatto Gary. Non a caso vinse il premio Goncourt, postumo alla sua morte, per questo meraviglioso romanzo.

8) Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Una barca nel bosco” di Paola Mastrocola. Anche lei insuperabile nella descrizione di questo ragazzino che parte da un’isola del Sud per andare a studiare a Torino, e lì, scontrandosi con una realtà dura e ingenerosa trova la forza per tirare fuori il meglio di sé, e anzi, fa di più, riuscirà a imporre la sua personalità anche a chi lo ha sempre preso in giro per la sua diversità. un grande insegnamento per i giovani di oggi, che come quelli di ieri cercano nell’omologazione la strada più facile per imporre la propria identità, fallendo il più delle volte.

9) Leggere fa bene? E perché?
Perché è un momento in cui, anche senza accorgertene sei obbligato a fare i conti con te stesso. davanti a quelle pagine, senza nemmeno deciderlo, cominci a spogliarti di tutte le maschere che hai indossato durante la giornata e viene fuori crudelmente, certe volte, chi tu sei. Quelle pagine allora, hanno il compito, di farti guardare la vita degli altri, i personaggi di cui leggi, ma che riflettono una immagine che è la tua, o che vorresti fosse. Insomma, una sorta di viaggio interiore a cui nessuno può sfuggire. E parlo dei libri che hanno un valore intrinseco. Per gli altri non ho risposta. ma immagino che da una persona come te Marino, io possa aspettarmi solo domande che riguardano la lettura di “libri che val la pena leggere”.

10) A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Di che cosa parlerà il tuo nuovo romanzo?
Di un padre. Una paternità non convenzionale, ma fortemente voluta. Non è vero che è sempre e solo la mamma l’imprinting più importante dell’essere umano. Proverò a dimostrare che non tutti i concetti assodati non siano sovvertibili. O comunque, infallibili.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: