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Archive for ottobre 2012

Flavio Soriga

Foto di © Federica Campanelli

Flavio Soriga è nato a Uta, in provincia di Cagliari, nel 1975. Vive a Roma.
Un suo racconto è presente nell´antologia di scrittori italiani e statunitensi “Il lato oscuro”, pubblicato da Einaudi e curata da Roberto Santachiara. Nel 2004, con Giovanni Peresson, ha realizzato lo spettacolo e il CD “Meridiani Inquieti”. Collabora con La Nuova Sardegna, L´Unità e la rivista “E” di Emergency. E´ stato uno degli ideatori del festival letterario di Gavoi; è direttore artistico del festival Settembre dei poeti di Seneghe e del Piccolo Festival della Leggerezza dell’Argentiera (Sassari). Nel febbraio 2007 gli è stata assegnata dall’Università di Vienna la donazione per giovani scrittori della Abraham Woursell Foundation di New York. Nel 2010 ha vinto la borsa di studio della Commissione Europea Halma network. È ospite, di tanto in tanto, dei programmi di “G-Day”, condotto da Geppi Cucciari su La7 e “Quelli che”, condotto da Victoria Cabello su Rai3. È autore e conduttore dei collegamenti esterni del programma di Rai3 “Robinson”, condotto da Luisella Costamagna.

Ha pubblicato:
Diavoli di Nuraiò (Il Maestrale , 2000, Premio Italo Calvino).
Neropioggia (Garzanti, 2002, Premio Grazia Deledda Giovani).
Sardinia Blues (Bompiani, 2008, Premio Mondello Città di Palermo).
L´amore a Londra e in altri luoghi (Bompiani, 2009, finalista Premio Pen Club. vincitore Premio Piero Chiara).
Il cuore dei briganti (Bompiani, 2010).
Nuraghe Beach (Laterza, 2011).
I suoi libri sono tradotti in tedesco, galiziano, rumeno e croato.

Visita il sito di Flavio Soriga.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?  
Perché scrivere è inventare vite, e una sola sembrava non bastare. Perché inventare è vivere con molte voci, molti volti, molte finzioni e tutte lecite. Perché fingere è viaggiare, per terre viste e soltanto sognate, e raccontare queste ultime con più chiarezza di quelle in cui si è vissuto.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Assurda.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Nel mio paese non ce n’era una, e questo è stato brutto, ma forse mi ha aiutato a sentire i libri, la presenza dei libri, il possesso dei libri, la conquista dei libri, come cose non scontate, e di cui essere grati.

4. Come definiresti la biblioteca?
La fabbrica del cioccolato dei lettori, e dei futuri lettori, e dei mancati lettori (golosi inappetenti).

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
(non risponde)

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
(non risponde)

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
(non risponde)

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Bellas Mariposas” di Sergio Atzeni: c’è tutto l’orrore del mondo, con molta poesia. E poi “La versione di Barney”.

9. Leggere fa bene? E perché?
Non fa bene e non rende migliori. Però è molto bello.

10. A
quale altra domanda avresti voluto rispondere?
(non risponde)

 

 

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Michele Ginevra

Nel 1988 è tra i fondatori del Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, di cui ha diretto o curato quasi tutte le iniziative, i servizi e i progetti: Schizzo e le collane collegate, la biblioteca specializzata ed eventi quali fiere, concorsi, mostre e incontri.
Coordina ancora oggi il Centro nel ruolo di Istruttore Direttivo del Comune di Cremona.
Tra le collaborazioni più significative, quelle rivolte a valorizzare le nuove tendenze come il padiglione Alter Vox e la Self Area a Lucca Comics, l’Happening Underground del Leoncavallo di Milano, la mostra collettiva annuale Futuro Anteriore a Napoli Comicon.
Nell’ambito della didattica ha condotto laboratori e corsi in ogni tipo di scuola, e corsi d’aggiornamento per insegnanti e bibliotecari.
Ha scritto e redatto rubriche, oltre a Schizzo, su Blue, Fumo di China, If, Biblioteche Oggi e Tirature.
Ha collaborato con il sito ComicUs e pubblicato interventi su lospaziobianco.
Ha scritto saggi e prefazioni per diverse pubblicazioni, tra cui i volumi: “Carlo Ambrosini. Percorsi disegnati” (Glamour International, 2000), “Luca Enoch” (Il Penny, 2001), “Roberto Baldazzini” (Il Penny, 2000), “Sergio Tarquinio. Un disegnatore per l’avventura” (ANAFI, 2005), “Gipi. La vita tra le pagine” (ArteFumetto, 2007).
E’ stato frequentemente chiamato a far parte di giurie di premi fumettistici.
Si è laureato alla Statale di Milano in Scienze Politiche con una tesi intitolata Il Diritto d’Autore e l’opera a fumetti, che ha ricevuto nel 1998 ad Expocartoon il Premio “Mario Marchetti”.

Visita il blog di Michele Ginevra.
Il sito del Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Forse è più vero che sono stato scelto… Da piccolo avrei voluto fare il paleontologo o l’edicolante. Poi, dopo lo Scientifico, mi sono iscritto a Scienze Politiche, senza obiettivi precisi. Intanto già frequentavo il Circolo ArciComics ed eravamo impegnati a progettare il futuro Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, che inaugurammo nel 1988. Avevamo pensato ad un vero e proprio centro culturale, con biblioteca, spazio mostre, attività laboratoriali, pubblicazioni. Ed è stato proprio così. All’inizio lo dirigevo come volontario, poi sono stato incaricato professionalmente dal Comune di Cremona e infine sono entrato in ruolo. La mia attività vede intrecciarsi quotidianamente le attività del Centro Fumetto e quelle delle Politiche Giovanili, di cui seguo il versante artistico ed espressivo. Coordino, dirigo, ma naturalmente sposto anche gli scatoloni e pianto i chiodi. Ho la fortuna di lavorare assieme a persone spesso giovani e comunque sempre straordinarie. Soprattutto ho la fortuna di occuparmi di temi di cui sono appassionato. Ogni tanto collaboro anche con altri enti, come formatore, e con alcune case editrici.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Operosa. Contatti, progetti, proposte, allestimenti, mostre, fiere, aggiornamento, formazione, studio, dialogo, scrittura, riunioni su riunioni… E’ proprio un’attività decisamente operosa.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La Sala dei Ragazzi presso la Biblioteca Statale di Cremona. Ricordo le ricerche scolastiche sui dinosauri e la scoperta della saga di Asterix. Ricordo anche l’enorme Sala Consultazione riservata agli studiosi, silenziosa, austera… con un bibliotecario posizionato su una pedana più alta, incaricato di zittire gli eventuali frequentatori rumorosi…

4. Come definiresti la biblioteca?
Il modo più suggestivo di accedere al sapere, che qualcuno (chissà chi e chissà quando) ha organizzato per te.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Scoprire cosa viene custodito nei magazzini… Sono molto curioso e so che il meglio è sempre celato agli utenti…

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Ricordo il primo fumetto! Posso? Tex numero 142: “In nome della legge”, agosto 1972. Tex finisce in prigione a causa di una macchinazione ordita da alcuni ignoti avversari. Non ricordo un primo libro. Ma sicuramente tra i primi ce n’è uno che possiedo ancora: “Come vivere con un gatto arrivista”. Disegni di Eric Gurney.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
I libri sono in qualche modo legati anche alle persone che te li hanno regalati. E la tua domanda è un po’ crudele perché mi imporrebbe di scegliere. Per esempio tra il vecchio “Leggende dei Pellerossa”, non certo perfetto, ma con illustrazioni eccezionali di Beniamino Bodini e una forza narrativa notevole (lo sto leggendo ai miei figli) e “Il nome della rosa”, avvincente, erudito e molto laico… Oppure tra “La versione di Barney”, con il suo crescendo struggente, e “Bambini nel tempo”, che ha un inizio tremendo e diventa poi un discorso sull’educazione. Ancora “L’isola del tesoro” nella versione di Adelphi. Oppure il classico Pinocchio, assai discutibile se lo rileggi da adulto, ma potente e immaginifico. Tutti questi libri mi hanno lasciato ricordi speciali: persone, momenti particolari, suggestioni. Stavolta scelgo “Il Gruffalò”, nell’edizione pop up, per l’intensità con cui si sono divertiti i miei figli nell’ascoltarlo, leggerlo e riviverlo.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Dipende! Se questo “giovane lettore” lo conoscessi e lo incontrassi in un momento particolare, improvviserei. Se ti riferisci ad una figura ipotetica, consiglierei innanzitutto di leggere un qualunque libro che possa sembrare interessante. Se questo “giovane lettore” fosse invece già un lettore abitudinario, gli suggerirei “L’isola del tesoro” (edizione Adelphi, ovviamente), se non l’ ha già letto.

9. Leggere fa bene? E perché?
Siamo sicuri che faccia sempre “bene”? C’è anche chi si rifugia nella lettura rifiutandosi di relazionarsi con il resto dell’umanità. Situazione propria non solo della lettura, naturalmente. Ma chi legge si convince di avere delle ragioni in più degli altri. La lettura fa bene se si intreccia con la vita, se ha momenti di condivisione con gli altri. A me piace raccontare cosa sto leggendo. Seguo i consigli e cerco di darne.

10. A
quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Per esempio “Cosa stai leggendo”? Un po’ di tutto… Ho iniziato “Furore”, visto che ce l’avevo nella collana di Repubblica, ma mi sono fermato. Ho ripreso in mano il geniale, divertente e… tristissimo Jimmi Corrigan di Chris Ware, un cosiddetto “graphic novel”, che quindi vale! Ho iniziato anche a leggere i gialli della Vargas. I primi due si assomigliano, ma mi piace lo stile del commissario.
Vorrei comunque entrare in libreria e comprare almeno dieci libri che mi attraggano.
Ma quanto costano….!
Per fortuna che ci sono le biblioteche.

 

 

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PIETRO VOLPATO [fotografo]

Pietro Volpato

Pietro Volpato è fotografo professionista a Venezia. Per alcuni anni ha lavorato per il quotidiano Il Gazzettino, per alcune agenzie pubblicitarie e le riviste Dove (rcs), Gambero Rosso. Attualmente si è specializzato in reportage fotografici per le coppie straniere che vengono a Venezia a sposarsi o in viaggio di nozze. Fa la guida fotografica per fotoamatori stranieri a Venezia. Inoltre svolge l’attività di web designer, costruendo siti internet per attività commerciali, sportive, culturali.

Visita il sito di Pietro Volpato.
Alcune foto di Pietro Volpato.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Dopo diciotto anni di un lavoro tecnico-impiegatizio ho mollato tutto e ho ricominciato dalla fotografia che fino ad allora era solo una passione. Perché? Principalmente perché se un lavoro ti piace lo fai meglio e ti costa meno fatica.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Artigianale, perché mi sento un artigiano. Perché il lavoro di fotografo libero professionista è l’insieme di più aspetti: artistico, tecnico e commerciale.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ovviamente la prima biblioteca che ho frequentato è stata quella di Spinea dove sono cresciuto. Grandi saloni silenziosi ricolmi di libri e la sensazione di essere in un luogo di culto.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un ospedale dove guarire l’ignoranza e tante altre cose.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Che non vende nulla ma regala cultura, sapere, incontri, forse un luogo in via di estinzione.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
A scuola, un libro che raccontava la storia di una ragazza che lasciava la Sicilia per raggiungere la famiglia al Nord, il titolo se ricordo bene era “Il treno del sole” di Renée Reggiani.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Zazie nel Metrò” di Raymond Queneau perché è stato il primo libro che ho letto di questo scrittore che è diventato in assoluto il mio preferito. Un modo di scrivere che mi piace moltissimo e infatti è stato amore a prima pagina.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Il primo che mi viene in mente è “Il  Piccolo Principe” di Antoine de Saint- Exupéry, penso che dovrebbe essere adottato come libro scolastico.

9. Leggere fa bene? E perché?
Perché i libri sono il DNA dell’umanità. Perché è indispensabile e utile come lavarsi i denti ma molto più divertente.

10. A
quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Ti posso offrire una cena di pesce? Si certo, a tavola si parla meglio di cultura e di libri.

pietro volpato postcard

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Margherita Stevanato

foto di Nicola Bustreo

Margherita Stevanato si occupa di parole, parole che abitano i libri ma  che hanno la caratteristica di essere volatili: passando per una bocca aperta, viaggiando su una voce non particolarmente alta, cercano di arrivare a tutti quegli orecchi che vogliono ascoltare e a  quelle teste disposte a dar loro una nuova casa.
Quando a Margherita qualcuno dice “Ma lo sai che quel libro che mi hai letto me lo sono preso” Margherita è contenta quasi quanto lo è quando Plum le fa le feste.

(P.S. Plum è un essere incredibile fatto a forma di cane.)

 Leggi il profilo di Margherita nel sito di Leggere per Leggere.

1.    Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Credo per passione, anche se non vorrei essere troppo altisonante.

2.    Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Creativa ma instabile.

3.    Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Non ricordo esattamente quando ci sono entrata la prima volta, ho un ricordo però legato ai primi anni  del liceo quando la mattina marinavo la scuola (per evitare interrogazioni) e mi rifugiavo in una biblioteca deserta a leggere il Decamerone. Sapeva tutto di illecito e quindi divertente.

4.  Come definiresti la biblioteca?
Posto dove perdersi e dove ritrovarsi.

5.    Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Rispondo con un altro ricordo legato proprio alla Biblioteca di Spinea: davanti allo scaffale delle “Letterature dell’altra Europa” prendevo in mano un libro di un autore dal nome impossibile da pronunciare e già scorrendo le prime righe capivo che era “fatto per me”. Gli autori erano Hrabal, Urzidil, Kis… continuano ad essere i miei autori ma allora erano il piacere della scoperta!

6.  Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il libro che ho letto, meglio letto e abbandonato, è stato “Cuore” e non ne volevo più sapere, fortunatamente una zia mi regalò “Le straordinarie vacanze di Violetta” : storia di una bambina di città che spedita in vacanza dai nonni, in campagna, scopre la bellezza della natura. Ecologista potremmo dire adesso ma da allora non ho più smesso.

7.  Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Una solitudine troppo rumorosa” di Hrabal, appunto. Qualche anno fa ho conosciuto il prof. Sergio Corduas, mi disse che dopo averlo tradotto per un po’ di tempo non era riuscito a tradurre più niente. Capivo che cosa voleva dire.

8.  Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
A un giovane ed anche a un “vecchio”: “Cuore di cartone” di Konstantin Sergienko, un altro autore dal nome impossibile, lo so. Nella copertina è scritto “una storia per tutti”, lo è davvero.

9.  Leggere fa bene? E perché?
Si, assolutamente si, il perché bisogna scoprirlo da soli.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Non saprei ma mi contraddico e dico: Leggete! starete molto meglio…molto meglio…

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Milva Andreolli

Laureata alla Sorbona, Milva Andriolli è giornalista professionista dal 1994.
Oggi lavora presso la sede Rai del Veneto.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Prima di fare la giornalista, insegnavo all’Università. Potrà sembrare strano, ma in entrambi i casi, ci sono arrivata perché leggevo molto, ero molto preparata. In entrambi i casi, infatti, ho vinto un concorso. Il primo, vero spartiacque della mia vita intellettuale, perché mi ha formata e formattata: sono entrata alla Scuola Normale di Parigi. Il secondo, in Rai (sottolineo per concorso, presidente della Giuria Sergio Zavoli, era il secondo concorso pubblico e per la prima volta con bando europeo – avevo studiato solo a Parigi – che la Rai bandiva).

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Rigorosa.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Un castello, fatto costruire da un nobile francese nel 1500, diventato biblioteca comunale.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un’agenzia di viaggi, la lampada di Aladino, la caverna di Alì Babà.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il disordine ordinato o l’ordine disordinato della cultura.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Il libro della giungla” di Rudyard Kipling.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“La versione di Barney” di Mordecai Richler.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere è allenamento, riscaldamento, stretching mentale; stimola la curiosità (la mia filosofia di vita); tiene lontano antidepressivi e sonniferi (mai fatto uso); non so recitare, ma è bello pensare di poter vivere le vite degli altri; è economico ed ecologico (metti caso un black-out elettrico).

10. A
quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Di solito le domande le faccio io (per mestiere).

 

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Carlo&Giorgio

Autori e interpreti dei loro spettacoli, da oltre quindici anni Carlo & Giorgio – CARLO D’ALPAOS E GIORGIO PUSTETTO – rappresentano un  fenomeno  unico  di  comicità  intelligente,  mai  volgare,  capace  di  portare  a  teatro  un  pubblico  trasversale  che  nei  loro personaggi riconosce se stesso, i vizi e le virtù del mondo in cui viviamo.
L’esordio di Carlo & Giorgio nel 1995 è da subito fortunato e li vede emergere con enorme popolarità da Venezia al territorio Veneto,  grazie  alla  freschezza  dello  stile  del  loro  cabaret,  improntato  all’analisi  del  costume,  ma  variegato nell’interpretazione di una galleria di personaggi, nati dalla loro vivacità di autori.
Dal 2005 il loro percorso si approfondisce, improntando i loro lavori in una dimensione teatrale.
Con “ESSERCI O NON ESSERCI”, presentato al Teatro delle Erbe di Milano e al Teatro dei Satiri di Roma il duo raggiunge una nuova maturità artistica, sia a livello di scrittura che di costruzione scenica, fino ai più recenti “CARLO, GOLDONI & GIORGIO” e “FAVOLOSI”, in programma per la stagione teatrale 2012-2013.

Visita il sito di Carlo&Giorgio.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Carlo: Rispondo come una Miss Italia appena eletta: “è capitato un po’ per caso”.

Giorgio: Se fossi una persona seria direi che non ho scelto io il lavoro che faccio ma che è lui ad aver scelto me. Un po’come certi ladri che una volta arrestati si difendono dicendo “Guardi commissario che sono innocente, è il quadro che mi implorava perché lo portassi via, mi diceva di star tanto male in quella casa e così di fronte a tanta disperazione non ho saputo resistere e l’ho accontentato”.
La verità è che non so perché faccio questo lavoro, forse semplicemente il segreto è che non l’ho mai considerato un lavoro.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Carlo: Io direi “cialtrone”, ma se uno volesse prendersi sul serio direbbe “attore comico”. In ogni caso l’aggettivo che lo definisce è “divertente”.

Giorgio: Emozionante.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Carlo: Scuole medie, alla ricerca di un libro per fare una “ricerca”. Un classico.

Giorgio: Mi ci portò per la prima volta mio nonno, era estate, non ricordo nemmeno che libro presi, mi fecero la tessera e non capii perché, mi dissero che avrei potuto leggere un sacco di libri, e non capii perché, non ci tornai per anni e capii perché, era pieno di topi…ah ah ah ah!

4. Come definiresti la biblioteca?
Carlo: Luogo ove sono raccolti e conservati i libri. Dal latino bibliotheca, a sua volta dal greco bibliothéke . (Si vede tanto che  l’ho copiata dal vocabolario?).

Giorgio: Un concentrato di saggezza (ideale) inversamente proporzionale alla saggezza (reale) degli uomini.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Carlo: Il silenzio (che dovrebbe esserci), quasi in segno di rispetto per i libri, più che per le persone che la frequentano.

Giorgio: La possibilità di trovare qualsiasi libro ti interessi.
La possibilità di trovare qualsiasi libro non ti interessi (e sono i  migliori).
Le impercettibili seduzioni di  timidi sguardi che si incrociano fugacemente protetti da un libro.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Carlo: “Il barone rampante”, anche se a questa domanda credo che tutti rispondano “Il piccolo principe”. O no?

Giorgio: Le avventure di Tom Sawyer, ma in realtà non l’ho nemmeno letto tutto, al secondo capitolo mi accorsi che trasmettevano il film in tv e, non dovrei dirlo, ma guardai quello.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Carlo: Direi appunto il primo libro che ricordo di aver letto.

Giorgio: La Bibbia di Tommy Mackenzie, l’aveva tutta ritagliata all’interno e dentro ci teneva una colt, mi sparò al polpaccio, mi lasciò un ricordo davvero speciale. 

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Carlo: Mah, forse gli consiglierei semplicemente di “buttarsi” e seguire la sua curiosità. A me poi piace il libro anche in quanto oggetto, per la sua forma, la grafica, la rilegatura; insomma, per come si presenta. Ma tra un po’esisteranno solo E- book.

Giorgio: Dipende da quanto giovane è il lettore, per tirarmela un po potrei consigliare la Recherche di Proust ma se il lettore è talmente giovane da dover prendere una poppata ogni 2 ore mi sembrerebbe un tantino prematuro. Parafrasando il Qohelet direi che c’è un libro per ogni età e un età per ogni libro. Un libro si può si consigliare ma quello che ci trovi tu non è quello che ci ho trovato io, ma in un buon libro, in modi diversi,  ci ritroveremo entrambi.

9. Leggere fa bene? E perché?
Carlo: Ogni libro letto ti arricchisce un po’, senza che tu te ne accorga.

Giorgio: Ci vorrebbe una biblioteca apposta solo per rispondere a questa domanda, dirò solo che io leggo moltissimo e in questo domo mantengo, ehm volevo dire modo..mantengo la mia mente ludicia, aterpa, e il mio ruoce sempre gionave, vogiane…nevagio…  gievano….ehmmm mi sa che devo leggere un po meno….insomma leggere fa bene perché….. fa fare tanta plin plin!

10. A
quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Carlo: Sai leggere?

Giorgio: E’ davvero lei il vincitore dei sessanta milioni di euro al superenalotto? Si.

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