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Archive for 14 maggio 2013

Giulia Blasi

 

Nata a Pordenone nel 1972, ha vissuto tutta l’adolescenza in provincia, fra il capoluogo, la montagna di Tramonti di Sotto e la campagna di San Giovanni di Casarsa, prima di trasferirsi a Trieste per studiare alla Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori, dove si è laureata in Traduzione e si è stabilita per un totale di tredici anni.
Veterana della comunicazione web e delle dot com, per le quali ha lavorato a periodi alterni dal 1999, scrive per Marie Claire e Style.it. Ha esordito come autrice nel 2001, con “Deadsexy”, pubblicato da Lint Editoriale. In seguito, ha partecipato a due antologie di Einaudi Stile Libero, con cui ha pubblicato anche “Nudo d’uomo con calzino” (2009), raccolta di racconti comici sulle défaillance sessuali maschili. Per Mondadori ha pubblicato i romanzi “Il mondo prima che arrivassi tu” (2010) e “Siamo ancora tutti vivi”(2013).
Vive e scrive fra Roma e Milano, più la prima che la seconda.

Visita il sito di Giulia Blasi.
Leggi la scheda di “Siamo ancora tutti vivi”.
Twitter: @Giulia_B
Giulia Blasi in Facebook.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Questa domanda ha una risposta diversa a seconda del lavoro che sto facendo nel periodo in cui me la fanno. In questo momento mi occupo di PR digitali per un’agenzia di comunicazione, e la risposta è: perché la comunicazione sul web mi interessa e mi piace, passo in rete buona parte della mia giornata anche quando faccio altro, mi piace essere collegata col mondo.
Di scrittura è difficile vivere, ma a periodi l’ho fatto ed è molto appagante. Diciamo che l’atto dello scrivere in sé è divertente, non sono una di quelle che si lamentano che scrivere è difficile.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Intensa.

 3.
Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La prima biblioteca che ho frequentato era quella di Casarsa della Delizia, comune in provincia di Pordenone in cui si sono trasferiti i miei genitori quando ero preadolescente. Era un posto quieto in un edificio storico, molto luminosa. Mi piaceva prendere in prestito i libri, da bambina leggevo moltissimo e in maniera vorace, avevo una fame di libri che nessun genitore sarebbe riuscito a soddisfare. La biblioteca aiutava molto.

4. Come definiresti la biblioteca?
Il Paese delle Meraviglie. Solo libri, tanti libri, tutti a disposizione.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La quiete, e il fatto che i bibliotecari mettono cura nella scelta di quello che hanno in catalogo. Ma anche il fatto che sono accessibili a tutti, sono un posto assolutamente democratico: non ci sono barriere nell’accesso alla lettura.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Ero molto molto piccola, per cui non ricordo il titolo. Era un libro per bambini. Ricordo che quando me lo comprarono non sapevo decifrare i segni sulla pagina, poi ricordo di essere riuscita a leggerlo. La mia famiglia aveva l’abitudine di leggermi molti libri perché ero insonne, quindi devo avere fatto da sola l’associazione fra suono e segno.
Ora dormo come un ciocco. Però leggo sempre molto.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Ma no, ma come si fa? Hai presente “Alta fedeltà”, in cui il proprietario del negozio di dischi non riesce a fare una classifica delle sue canzoni preferite? È impossibile chiedere a un lettore forte quale sia il libro che ha amato di più. Ne ho una lista così lunga che i dieci piani di morbidezza non riescono a contenerla.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Io parto dal presupposto che chiunque può leggere quasi qualunque cosa, a seconda dell’indole. Però negli ultimi tempi mi sono innamorata di un autore di Young Adult americano, John Green. È meraviglioso.

9. Leggere fa bene? E perché?
Perché è divertente. Perché permette di vivere altre vite, andare in altri posti, conoscere persone sconosciute. La lettura è un piacere, prima di tutto: più si legge, più il gusto si raffina, ma di base resta sempre un piacere. Bisogna sempre ricordarselo: i forti lettori non sono masochisti. I forti lettori hanno scoperto che leggere è una goduria.

10. A
quale altra domanda avresti voluto rispondere?
No, per me basta così. A farmi le domande da sola mi sento come l’Oriana Fallaci del discount.

 

 

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