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Archive for agosto 2013

Esther Surinach

Nata a Barcellona nel 1968, fa in tempo a laurearsi in Biblioteconomia prima di trasferirsi in Sardegna dal 1991 al 1994 e imparare tante cose utili, tra cui la lingua e la cultura italiana e sarda.
Ritornata in continente per curiosità professionale, nel 1995 vince il concorso come direttrice della Biblioteca Comarcal de Blanes (Costa Brava), l’unica cosa vinta in vita sua a parte una bicicletta in un concorso scolastico di scrittura.
Nel 2006 lascia la prima linea per trasferirsi negli uffici tecnici per le biblioteche della provincia di Girona , dove si occupa tra l’altro del blog di promozione della lettura “Llibres i Companyia” (Libri & Co.) con delle piccole interviste che i creatori di “Letto&Detto” hanno gentilmente citato come ispirazione anche se non raggiunge neanche lontanamente tutto il successo dei colleghi italiani.
Oggi risponde a quest’intervista molto onorata di condividere lo spazio con personaggi che ammira, e si mette a disposizione per tutto quello che vorreste sapere sui libri e le biblioteche catalane e non avevate mai osato chiedere: esurinyach@bibgirona.net

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per vocazione. Come le infermiere e le  maestre, senza vocazione non ce la possiamo fare: il bibliotecario che cerca il posto fisso e non ha voglia di muoversi esiste, purtroppo, ma è solo un bluff.
Il nostro lavoro, contrariamente a quello che crede la gente, è abbastanza duro e non è solo sedersi dietro a una scrivania, sfogliare giornali e chiedere silenzio. Gli orari sono pesanti, le mansioni infinite, i capi e gli utenti esigenti, ed è giusto che sia così. Gli stipendi non sono astronomici e i conflitti più frequenti di quello che si possa pensare in un posto “teoricamente” tranquillo e senza pressione. Ma in compenso arrivano grandi sorprese e soddisfazioni, si conosce gente in gamba, capita sempre qualcosa di nuovo, c’è ampio spazio per la creatività e per la generosità e allo stesso tempo ci sono compiti regolati, tecnici e conservativi per chi è più portato a un tipo di lavoro preciso e meticoloso.
In poche parole, l’ho scelto perchè mi piace da morire, e sono consapevole di avere un privilegio. Quindi, se mi lamento, datemi una botta… magari con un libro in testa, che i libri possono servire anche a quello, non facciamone un mito!

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Intramontabile.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Nel salotto dei miei genitori, a Camprodon, piccolo paese sui Pirenei dove è nato Isaac Albéniz (nel paese, non nel salotto), c’erano sopratutto tre cose, in ordine d’apparizione:

A) una porta finestra col balcone affacciato sul fiume da dove si vedono le montagne e il passare delle stagioni;

B) un caminetto in pietra e rame, d’inverno con la stufa a legna dove bolliva di tutto (latte, brodo, spezzatino e infusi al mentolo) mentre la mamma ci leggeva le storie intorno;

C) la rarissima biblioteca famigliare, formata da una libreria su un intero muro dal pavimento al soffito, senza spazio previsto per il televisore, cresciuta assieme a noi in un caos tematico meraviglioso: romanzi, ricette, enciclopedie, guide alpine, la Bibbia, libri di storia, erotismo e poesia. Insomma, anche lì si cuocevano minestre per ogni  necessità.

Fuori casa, a portata di tutti, sono molto fiera della biblioteca pubblica finanziata da una banca catalana e gestita da mia zia Montserrat, un pianterreno nella piazza principale dove andavo dopo la scuola per ritagliare, fare merenda e i compiti, scrivere a macchina (Olivetti, a proposito, è la prima parola che ho sentito in italiano), e guarda un po’, potevo anche leggere fino alla sazietà e portare a casa, se non bastasse, bustoni illimitati di libri e riviste,.

4. Come definiresti la biblioteca?
La biblioteca NON È un tempio di saggezza, non è un covo di secchioni, non è un castello ammuffito abitato da signore antipatiche col tailleur e strani nerd da prendere a calci, non è un’invenzione antica che sparirà tra poco soffocata dalle tecnologie e la crisi, peccato, ciao ciao, possiamo farne a meno!

La biblioteca, invece, È la casa di tutti, un sogno che esiste da secoli e rimarrà nel futuro. Uno tra i pochi posti veramente democratici, aldilà delle altalene politiche, economiche e religiose. Resistente, trasformata e tradizionale allo stesso tempo. Dove puoi trovare l’ultimo best seller ma anche il libro fuori catalogo che non si vende più nemmeno su Internet, corredato di consigli e recensioni, se vuoi. Un rifugio in mezzo al temporale. Uno spazio neutrale e accogliente che ti spetta, pagato con le tue tasse, ricordalo (o con quelle dei più ricchi di te, non siamo la finanza). La biblioteca è un servizio pubblico forte e prestigioso dove si ascolta il parere delle persone senza scopi commerciali o statistici, che tu sia bianco o nero, gay o etero, anziano o neonato, lettore forte o analfabeta, e non ti si chiede dove sei nato o quanto è ricco il tuo pedigree, a meno che non ti faccia piacere raccontarlo, ovviamente. In biblioteca hai diritto a un posto per sedere, spettacoli gratis, informazioni e corsi, un bagno o un collegamento con o senza fili, con o senza gli altri, addirittura con o senza carta (ma preferiblemente con).  Per leggere, sì, ma anche per parlare e discutere di quello che leggi o che ti manca, per conoscere da vicino scrittori, musicisti, illustratori e scienziati. In cambio ti chiedono soltanto il rispetto degli altri e poche regole elementari di buona educazione, e a volte forse una tessera, ma non di più. Insomma, la biblioteca è un vivaio dove far crescere le piantine germogliate nella comunità, al sicuro dall’inclemenza del tempo e riparate nella memoria custodita dei nostri antenati.
Se non è così, allora non è una vera biblioteca, qualcosa è andato storto, buttiamola giù e facciamone subito un’altra migliore. E se qualcuno pensa di non averne bisogno, buon per lui o per lei, ma non sa cosa si perde.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Lascio la risposta agli altri, io sono troppo di parte e mi viene difficile come decidere a quale delle mie figlie voglio più bene, davvero!

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Dopo che mi hanno beccata di notte attaccata all’elenco telefonico a soli tre anni, i miei parenti e i loro amici si sono prodigati a procurarmi libri, fiabe, e collezioni tra cui “Heidi” (dibujos basados en la serie de televisión – ogni settimana in edicola), e poi “Los mejores cuentos de hadas del mundo”, stupenda selezione di Andersen, Perrault, i fratelli Grimm e altri mostri d’alto livello.
Così ho imparato lo spagnolo, negli anni 70, quando i libri in catalano erano pochi e mi dovevo accontentare di giornaletti umoristici anteriori al franchismo che mio nonno teneva testardamente in mostra sulle mensole. Successivamente sono fiorite delle fortissime case editrici a Barcellona, dove andavamo spesso a fare scorta, e sono stati sfornati degli ottimi materiali nella mia lingua: libricini per ragazzi economici e resistenti, fatti con cura pedagogica e testardaggine ideologica da grandi scrittori e illustratori locali e fantastiche traduzioni dall’Europa e più in là. Erano tempi di un’enorme richezza culturale, se mi volto indietro fa un po’ male chiedersi che fine abbiamo fatto tutti. I lettori e gli autori, intendo, e anche tutti quei valori in cui credevamo. I libri, invece, so benissimo che fine hanno fatto: si trovano ancora nelle nostre biblioteche specializzate.
Il primo libro che ho preso in prestito in biblioteca, invece, me lo ricordo bene. Era “Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson” di Selma Lagerlöf. Sono passati quasi 40 anni e sto ancora volando assieme alle oche, chissà quando potrò atterrare.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Ma ce ne sono tanti! Come le persone che ti porti nel cuore, lasciando tante tracce formando quello che sei, essenzialmente. Il mio libro preferito, comunque, non è stato ancora scritto. Spero tanto che qualcuno ci stia lavorando e mi arrivi prima o poi.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Fumetti, senza dubbio, un tipo di libro ancora troppo sottovalutato.
Sono stata volontaria in un progetto regionale,  LECXIT , che consisteva in un incontro con un/a ragazzino/a di 9-10 anni una volta a settimana. Ci si vedeva nella biblioteca del suo quartiere per leggere assieme, per piacere, oltre la scuola e la famiglia (ma ovviamente con la loro complicità), trovando un momento di sola lettura libera tra i nostri mille impegni.  Abbiamo scoperto una passione comune per i fumetti facendo fuori intere raccolte di Asterix, Tintin, Stilton, Spirou e molti altri e aspettando con ansia i nostri martedì. L’ultimo giorno, quel bambino mi ha salutato con grandi abbracci, mi ha promesso tantissime letture durante le vacanze estive, e mi ha pregato di poter ripetere l’esperienza.
Ecco, consiglio i fumetti con entusiasmo perchè i testi sono filtrati e precisi, non spaventano e non stancano, le storie sono sempre interessanti e si allena il gusto per le immagini e altri elementi artistici.  Si imparano un sacco di cose non scritte (ad esempio, quando c’era il disegno del Colosseo il mio piccolo lettore voleva sapere tutto sull’Impero Romano) e stimolano il cervello, la fantasia e la voglia di leggere in un modo straordinario.

9. Leggere fa bene? E perché?
Questa domanda è una trappola! Perchè la prima parola si può sostituire con qualsiasi altro verbo, sostantivo o persino una orazione (*) e la risposta è sempre sì, certamente, purchè si faccia con moderazione, con la gente giusta, con la dovuta qualità e soprattutto… Libertà !
[(*) Il vino fa bene? La musica fa bene? Lo sport fa bene? Il sesso fa bene? Buttarsi giù da un ponte fa bene? I tortellini ai quattro formaggi fanno bene?  Non fare un bel niente fa bene? Piangere fa bene? Le interviste fanno bene? ecc…]

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Quando vieni a trovarci in Veneto?
Risposta:
quando Galatea mi cucinerà le sue penne con zucchine alla Chandler. Oppure quando ci sarà un concerto del Fab-Ensemble.

 

 

(n.d.e.) Grazie a Esther che non solo ha ispirato questo blog, ma l’ha sempre sostenuto e promosso con generosità e amicizia.

 

 

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Marco Gavagnin

 

Marco Gavagnin conosciuto come Gava, esercita la seconda professione più antica del mondo: il vignettista. Illustratore veneziano, ha collaborato con numerose riviste, tra le quali l’Unità, il Fatto, Pubblico, Pupù, Yanez, il Ruvido, il Vernacoliere, il Corriere del Veneto,  i suoi lavori hanno trovato posto in seguitissimi siti, da MicroMega al blog di Grillo a quello di Marco Travaglio.

Ha recentemente illustrato alcune favole di Ascanio Celestini. Diplomato al Liceo Artistico statale di Venezia, ha fatto i lavori più disparati, dal bagnino al barista, dal Consigliere comunale all’idraulico, dall’attacchino allo spalaneve. Ora si dedica a tempo pieno alla satira, convinto che sia l’unico mezzo per poter continuare a galleggiare nella drammatica realtà. Ha un cane di nome Yuri, una macchina a metano e una fidanzata di nome Giorgina.
Il suo sito è www.gavavenezia.it, il suo profilo Facebook (per dialogare con lui tutti i santi giorni) “Gavagnin Marco”.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Lui ha scelto me, da anni reclamava di esser esercitato, si lamentava in mezzo a decine di altri lavori, alla fine ho ceduto, gli ho dato credito e ora faccio il vignettista, illustratore.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Maniacale, disegno sempre, ovunque. Su un tovagliolino o su un lunotto impolverato.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La biblioteca di quartiere a Castello a Venezia. Avevo sette/otto anni, non sapevo nemmeno cosa fosse, sono stato trascinato da un amico in un giorno di pioggia.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un posto pieno di scaffali sotto a dei libri.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio, la speciale magia per la quale  ogni libro diventi un libro speciale, da trattare con cura, da sfiorare appena.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Pinocchio, fu una sorpresa, era completamente diverso da tutti i film o cartoni animati che avevo visto, molto più bello e coinvolgente.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Pane e tempesta” di Stefano Benni.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
l’Odissea, un viaggio contro il tempo, contro le paure, un esempio da seguire.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa benissimo, leggere sognando ancora di più. Adoro affibbiare facce fin dal primo istante nel quale leggo il nome di un personaggio, lo vesto, gli do la voce. E’ come contribuire alla scrittura, una meraviglia.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Dove si lascia una cena pagata a un  vignettista?

 

 

 

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Gianluigi NUZZI

Gianluigi NUZZI (a destra nella foto)

Gianluigi Nuzzi è nato a Milano nel 1969.

Ha prima collaborato al quotidiano «Corriere della Sera», poi come inviato speciale al settimanale «Panorama» e a «Libero», dove è in aspettativa dal 2011. Dal 1994 segue le più rilevanti inchieste giudiziarie con implicazioni politiche e finanziarie.
Già consulente dell’Infedele di Gad Lerner, è ideatore e conduttore del programma “Gli Intoccabili” (La 7) per la stagione 2011/2012 dedicato a inchieste e approfondimenti sui più importanti temi di attualità. Dal dicembre 2012 conduce “le inchieste di Gianluigi Nuzzi” sempre su La7.
Ha pubblicato il best seller “Vaticano S.p.A.” (Chiarelettere 2009, 250mila copie, tradotto in 12 lingue) e “Metastasi” (con Claudio Antonelli, Chiarelettere 2010) sulla ’ndrangheta del Nord. A maggio 2012 è uscito il libro-inchiesta “Sua Santità – le carte segrete di Benedetto XVI”, per le edizioni Chiarelettere che ha dato origine al fenomeno Vatileaks.
Da settembre 2013 conduce, insieme a Sabrina Scampini, il programma Quarto Grado su Rete 4.

Leggi il blog di Gianluigi Nuzzi.

Vai alla scheda di Gianluigi Nuzzi nel sito di Chiarelettere.it

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
E’ l’unico mestiere che mi appassiona: permette di conoscere, di scoprire e avere speranza.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Coraggiosa. La libertà, l’informazione, la conoscenza non è altro, il coraggio.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La biblioteca di Borgo Valsugana in Trentino dove andavo in vacanza dai miei nonni da bambino. Un luogo di silenzio apparente.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo di culto, un punto di incontro di mondi diversi lontani, il luogo che ha anticipato antropologicamente internet.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La perdita del concetto di tempo.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Cuore”.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“De Profundis” di Oscar Wilde

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
La Bibbia.

9. Leggere fa bene? E perché?
Sì fa bene, nutre e quindi allunga la vita.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Se sono buone le pizze che fa Aldo in pizzeria a Spinea.
Avrei risposto di sì ma sono dieci anni che non lo vedo.

(Grazie a Giulia Civiletti per la collaborazione)

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Valentina Camerini

Milanese, nata nel 1981. Autrice Disney da quasi dieci anni, scrive fumetti (e non solo) per Topolino.
Poiché la narrativa è da sempre la sua passione, ha scritto diversi romanzi per ragazzi pubblicati da Mondadori (“Ci sei solo tu”, “Destinazione One Direction”, “Le storie del sorriso”). Cambiando genere, con Kowalski ha pubblicato un “Manuale d’amore per ragazze postmoderne”, dedicato alle trentenni di oggi che aspirano a una vita sentimentale meno turbolenta di quelle delle loro madri.

I libri di Valentina Camerini in IBS.

La scheda di Valentina in Macrolibrarsi.it

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho scelto il mestiere di “inventore di storie” perché i mondi di fantasia spesso danno senso alla realtà.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Viscerale.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Da bambina, alla biblioteca di Castelfranco Emilia, dove mia mamma lavorava prima di incontrare mio papà. Sembrava un prolungamento di casa.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un oceano per pesci felici.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Mi piace il profumo di carta e il modo in cui gli scaffali di libri spesso formano un labirinto. Ma mi piace anche incappare per caso in qualche libro inaspettato, come quando incontri per strada un amico che non vedevi da un po’.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il primo che ricordo è una raccolta di storie di Richard Scarry. Il primo vero romanzo è però stato “I ragazzi della via Pál”, in un’edizione molto poco invitante, che però mi ha preso tanto che ho letto ininterrottamente per tutto un fine settimana.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“La famiglia Winshaw” di Jonathan Coe mi ha tenuto compagnia subito dopo un trasloco difficile, facendomi capire che con un bel libro sei sempre a casa. E i Buddenbrook, letto un agosto trascorso a Milano, come se fosse una vacanza su pagina.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Il mambo degli orsi” di Joe R. Lansdale: assolutamente da leggere, per giovani lettori adolescenti.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere insegna a credere anche a ciò che apparentemente sembra impossibile.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Che libro avresti voluto scrivere tu? (“La storia struggente di un formidabile genio”, Dave Eggers)

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