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Archive for agosto 2014

 

 

Paolo Attivissimo - foto di Antonio Sofi

Paolo Attivissimo – foto di Antonio Sofi

 

Paolo Attivissimo (no, Attivissimo non è uno pseudonimo) è scrittore e giornalista informatico;
Conduttore dal 2006 della trasmissione radiofonica Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera;
Autore o coautore di 18 libri d’informatica divulgativa, del blog Disinformatico.info e di articoli per La Borsa della Spesa, Wired.it e Le Scienze;
Conferenziere e consulente di Radiotelevisione Svizzera, Mediaset e RAI su Internet, nuove tecnologie, cospirazionismi, bufale e disinformazione mediatica;
Traduttore tecnico italiano-inglese;
Coordinatore del Servizio Antibufala (Antibufala.info, oltre 9 milioni di visitatori);Presidente del CICAP Ticino (cicapticino.ch), associazione dedicata allo studio scientifico dei presunti fenomeni paranormali e delle pseudoscienze;
Creatore del documentario Moonscape (restauro delle immagini del primo sbarco umano sulla Luna), trasmesso da RAI Scuola.

Vai al Catalogo delle mie indagini sulle bufale in Rete.

Leggi le Indagini sulle tesi di complotto intorno agli attentati dell’11 settembre 2001.

Scopri le indagini sulle tesi intorno al fenomeno delle cosiddette “scie chimiche” attribuite agli aerei.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per tante ragioni, ma credo che la principale sia stata l’indipendenza.
Come libero professionista, posso scegliere io quali strumenti di lavoro usare, in che orari lavorare, e soprattutto posso lavorare da casa. Così sono sempre vicino alla mia famiglia e non devo dedicare ore al pendolarismo.
Queste sono le ragioni pratiche, ma non sono le uniche. Scegliendo di fare il divulgatore scientifico e il “cacciatore di bufale” posso aiutare le persone a evitare di farsi imbrogliare e di farsi spaventare
dai falsi allarmi e dalle truffe che troppo spesso viaggiano su Internet e nei mezzi di comunicazione tradizionale. Viviamo in un’epoca nella quale tutto quello che ci circonda funziona sulla base di fenomeni scientifici: conoscere le basi della scienza è quindi indispensabile per sapere cosa scegliere e come scegliere, in qualunque campo, dalla salute all’ecologia alla marca di lavatrice. Sono onorato di poter essere utile al prossimo e di poter dare agli altri quello che io a mia volta ho ricevuto: la meraviglia della scoperta e il piacere del racconto e della condivisione del sapere.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Direi “appassionata”, perché nel mio lavoro parlo delle cose che mi affascinano e cerco di difendere con passione il buon senso contro gli attacchi continui delle pseudoscienze, dei pregiudizi e delle credenze irrazionali. Cerco di mostrare quanto di buono riesce a fare l’umanità quando s’impegna e impiega il proprio ingegno e coraggio per migliorarsi e aiutare il prossimo. E credo che ci sia bisogno di ricordare spesso questi lati positivi dell’essere umano, perché il sensazionalismo tende a mettere in luce invece soltanto quelli negativi.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ero a York, in Inghilterra, dove da bambino trascorrevo grosso modo un mese ogni anno per stare con il ramo inglese della mia famiglia. Avevo forse otto o dieci anni e mia madre mi portò alla biblioteca locale per iscrivermi. Ne uscii con una tessera e una pila di libri di fantascienza che divorai in una manciata di giorni (il maltempo inglese predispone a lunghi periodi di lettura in casa). Fu amore a prima vista; anzi no, fu un’ubriacatura: l’idea che quella tessera mi desse accesso a tutte quelle migliaia di libri fu inebriante. Questo avveniva ben prima di Internet, per cui la biblioteca era l’unico accesso a questa distesa infinita di sapere e di storie. La sbornia non m’è mai passata.

4. Come definiresti la biblioteca?
Oggi è il luogo nel quale il sapere è fissato, e lo intendo nel senso più positivo di questo termine. La diffusione degli e-book, di Wikipedia e delle pubblicazioni digitali è una grandissima rivoluzione che mette a disposizione di tutti, per la fruizione immediata e quasi sempre gratuita, un patrimonio di conoscenze ed esperienze che prima era accessibile soltanto con impegno e talvolta era riservata a pochi. Ma il prezzo pagato per questa disseminazione del sapere è la trasformazione della sua natura. Il sapere è diventato impermanente, modificabile, aggiornabile, e questo spinge a ignorare il passato, a perdere il senso storico del progresso e a creare sfiducia. Posso fidarmi, infatti, di un’enciclopedia o di una pubblicazione digitale che può essere riscritta senza che restino tracce immediatamente visibili delle modifiche? Come posso dimostrare la datazione di un’informazione nell’era digitale? Non è facile. Il libro fisico fissa il sapere. Ha dei chiari indicatori d’età e di datazione e ha una struttura che rende evidenti tagli, aggiunte o manipolazioni. Questa sua funzione è per ora insostituibile.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La fisicità dei libri. Il profumo della carta, l’esperienza tattile di sfiorare con le dita le pagine di un libro pensando a tutte le persone che l’hanno sfogliato prima di me, la scelta del carattere di stampa, il peso stesso del libro che gli conferiscono sostanza. Non è semplice nostalgia, intendiamoci: il libro fisico offre un’esperienza differente e complementare a quella dell’informazione digitale. Servono l’una e l’altra. Il libro fisico consente la scoperta casuale di fonti che l’informazione elettronica a volte impedisce. Nel mondo digitale è difficile che ti capiti di notare per caso, con la coda dell’occhio, un libro che non stavi cercando specificamente.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non ho idea di quale sia stato il primissimo, ma ricordo che da piccolissimo leggevo con i miei genitori i libri della Ladybird (una casa editrice britannica famosa per i sui libri per bambini, strutturati con una pagina illustrata a colori alternata a una pagina di testo) sugli argomenti più disparati, dall’aviazione alle storie della Bibbia. Poi ricordo “Ventimila Leghe Sotto i Mari” e “L’Isola Misteriosa” di Giulio Verne, che lessi e rilessi infinite volte. Con lui nacque il mio amore per la fantascienza e il meraviglioso.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Scelta difficilissima! Praticamente tutti i libri che ho letto mi hanno lasciato un segno indelebile. Sono stato molto fortunato in questo senso. Se proprio devo scegliere, allora a malincuore metto al primo posto le “Cronache Marziane” di Ray Bradbury. Pura poesia dell’esplorazione dell’infinito, che porta a scoprire l’altro infinito che c’è dentro di noi. Ma potrei citarne tanti altri, anche al di fuori della fantascienza (che, si sarà capito, è la mia passione, con Arthur C. Clarke, Isaac Asimov, Frank Herbert, Richard Matheson nel mio pantheon degli esempi da venerare e seguire). Per esempio, “il Mondo Infestato dai Demoni” e “Cosmos” di Carl Sagan e i libri di Bertrand Russell sono state letture che hanno plasmato la mia adolescenza.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Se s’intende un solo titolo specifico, fra tutti quelli che esistono, è una scelta impossibile. Posso solo proporre un suggerimento generale: scegliere un argomento che interessa e poi farsi consigliare da chi conosce quell’argomento un buon libro introduttivo. Più in generale, suggerirei di fare attenzione a non cadere nelle trappole dei libri sensazionalisti di molti autori che magari vedi pubblicizzati a tappeto ma che offrono soltanto panzane e luoghi comuni. Io da ragazzino rimasi
scottato dai libri di pseudoarcheologia misteriosa di Peter Kolosimo e Charles Berlitz (i Giacobbo e Adam Kadmon di allora); scoprire che mi avevano ingannato, raccontandomi frottole di cui mi ero fidato, è stata una delle molle che mi hanno spinto a fare il divulgatore.

9. Leggere fa bene? E perché?
Fa bene solo se leggi qualcosa di buono. La lettura impegna la creatività e l’immaginazione: invece di fornirci la pappa visiva pronta come fa il cinema o la televisione, ci obbliga a costruirci la nostra rappresentazione mentale personale dei personaggi. E’ un esercizio d’immaginazione impagabile. Inoltre il libro permette di “mettere in pausa e riavvolgere” meglio di qualunque altro mezzo di comunicazione. Se c’è un brano che non è chiaro, torni indietro a rileggertelo, oppure vai a documentarti, e tutto questo avviene in modo molto più naturale rispetto al mettere in pausa un video. Per citare una frase attribuita a Bern Williams, i libri avevano inventato la moviola molto prima delle partite di calcio in TV.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
“Quale sarà il prossimo libro che scriverai?”

Avrei risposto:
“Una storia seria ma non troppo di come fanno gli astronauti ad andare al gabinetto”.
E’ vero, non è una battuta: anzi, se qualcuno che ci legge ha un’idea per un bel titolo, mi scriva!

 

 

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