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Archive for ottobre 2015

Davide Carraro

Davide Carraro

Veneziano, classe 1983, dopo studi informatici ed altri anni spesi “male”, decide di riabbracciare ciò che, fin da infante, lo ha sempre fatto sentire a suo agio: l’arte.
Nello specifico l’arte fotografica, intesa nella sua interezza. Spinto dalla curiosità e dal volere esplorare le molteplici forme e possibilità di questo linguaggio visivo, studia approfonditamente antiche tecniche di stampa fotografica, creando in alcuni casi metodi ibridi.
Avvia infine nel 2015 un suo personale studio, laboratorio e camera oscura, un luogo dove la sperimentazione non è mai conclusa e dove tra pellicole, carta e sostanze chimiche conclude le sue visioni fotografiche.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Un’inevitabile conseguenza della volontà di seguire i miei desideri.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Spontanea.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ricordo la mia prima tesserina di carta, della biblioteca vicino casa. Sentivo d’avere accesso ad un’area esclusiva e da rispettare, dove poter entrare in punta di piedi e con calma immergermi nella lettura e nella ricerca.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo di silenzio e conoscenza, un rifugio per chi vuole ricercare e scoprire, un crocevia delle testimonianze di innumerevoli vite e, spero, un faro per il naufrago futuro.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio.
E’ un aspetto a cui do molto valore, anche al di fuori di una biblioteca, lo considero uno stato mentale fondamentale, per formulare nuovi pensieri o per poterne assimilare.
Oltre ad essere un ottimo motivo per non aprir bocca, azione troppo sopravvalutata.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Racconti del Terrore” di Edgar Allan Poe lo ricordo distintamente, oltre a molti libri sui miti egizi e greci, in tenerà età ne ero appassionato.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Memoria delle mie puttane tristi” di Gabriel Garcia Marquez, lo lessi durante un viaggio in treno senza distrarmi un momento dalla lettura e non mi capita spesso, di non distrarmi.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Ad un giovane non consiglierei un libro, consiglierei di diventare un lettore.

9. Leggere fa bene? E perché?
Il motivo principale lo considero il duplice personale arricchimento: conoscere e conoscersi.
Ci sono poi anche molti valori aggiunti riguardanti l’azione del leggere, tra cui l’introspezione, l’imparare e parlare con se stessi e a meditare sulla realtà. Leggere può sembrare un’azione passiva ma è invece un ottimo esercizio creativo.
C’è inoltre chi ne ha bisogno più di altri, chi vuole fuggire, chi vuole distrarsi, chi vuole placare la sua sete di conoscenza, chi vuole conformarsi o distinguersi, chi vuole delle risposte o chi cerca nuovi quesiti, le sfumature sono infinite.
Credo, che la lettura e la scrittura, possano essere considerati gesti fondamentali dell’essere umano e della sua ricerca dell’immortalità e del divino.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Se preferisco leggere o scrivere: avrei risposto la seconda.

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Dario De Santis

Dario De Santis

Nato a Trastevere – Roma nel 1957, è proprietario di una società di doppiaggio.
Ha diretto moltissimi cartoon, “Winx Club”, “Scuola di Vampiri”, “i Saurini”, “Teen Days” ed altri, e serie televisive come “Rebelde Way”, “Legàmi”, “Galis Summer Camp”.
Ha scritto diversi racconti brevi ed una trilogia di fantascienza.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Amo scrivere, amo lasciare che i personaggi dei miei libri narrino la loro storia, amo farmi stupire da loro, quando mia moglie mi chiede “cosa succederà adesso?” rispondo che non lo so, non me l’hanno ancora detto, la storia è loro e decideranno autonomamente cosa fare.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Guardone, mi piace entrare nei momenti più intimi dei personaggi, sbirciarli dal buco della serratura.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Da piccolo mio nonno mi regalava libri e mi portava spesso in biblioteca, sapevo che dovevo parlare sottovoce e amavo adeguarmi alla sacralità del luogo, amavo prendere un libro a caso, mettermi sdraiato per terra e leggere le prime pagine, se mi piaceva lo portavo a casa e lo finivo.

4. Come definiresti la biblioteca?
Il più bel Luna-Park senza suoni.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Se entro per la prima volta, avvicinarmi lentamente al mio settore preferito senza correre, dando un’occhiata prima agli altri settori per vedere se qualche libro mi chiama (sottovoce, ovvio).

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Uno tra tutti i libri di Jules Verne o di Emilio Salgari… forse “Ventimila leghe sotto i mari”.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
La “Trilogia Galattica” di Isaac Asimov, mi ha fatto capire cosa avrei fatto da grande, anche se nella vita non sono solo scrittore.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Sempre la “Trilogia Galattica”, lasciarlo scoprire nuovi mondi, per poter capire meglio il nostro.

9. Leggere fa bene? E perché?
Certo! Perché per il tempo dedicato alla lettura tu viaggi in mondi diversi, con personaggi diversi, pronti a diventare nuovi amici che condivideranno con te i loro segreti.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
“Quale dei tuoi romanzi ami di più?”
“Ma dai, così sembra che voglia farmi pubblicità…”
“Te lo ordino!”
“Va bene, se insisti: “Trilogia gastrica, ovvero come distruggere il ricordo di Asimov”, lo amo perché si svolge nel futuro, anno 2080, i protagonisti sono tutti lontani nipoti ancora non nati che io, nel ruolo di fantasma, porterò a svolgere un compito fondamentale che solo loro possono risolvere, avere un figlio per unire due famiglie. Si svolge tra pianeti lontanissimi e Trastevere”.

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