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Archive for marzo 2016

Silvano Mezzavilla

Silvano Mezzavilla

(Sedegliano, Ud, 31 gennaio 1944)

Giornalista, storico del fumetto, sceneggiatore. Ha creato e diretto i festival Treviso Comics e Padova Fumetto e curato mostre di fumetti in Italia e all’estero.
E’ stato direttore della rivista “Orme” e ha realizzato vari testi introduttivi dei Classici del Fumetto di Repubblica. Da oltre trent’anni collabora col quotidiano Il Mattino di Padova.
Ha scritto storie per fumetti pubblicati su “Uomini e guerra”, “Skorpio”, “Bunny Band”, “Topolino”, “Il Giornalino” e firmato le sceneggiature di “La c’era l’America”(primo web-fumetto italiano), di “Antonio Vivaldi, una biografia a fumetti”, di “Storie d’Arte e di Misfatti” E’ autore dei testi di tre libri per bambini, editi da Gallucci, e di novelle per “Intimità”.

Visita il sito di Silvano Mezzavilla.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Sono stato, fin da bambino, un vorace lettore di libri e di fumetti ché non solo mi catturavano con trame avventurose e con personaggi coraggiosi, ma anche alimentavano la mia voglia di inventare storie fantastiche che poi trascrivevo su un apposito quaderno. Inoltre, mi piaceva condividere con gli altri le cose che mi appassionavano; per cui ero solito passare ai cugini e agli amici i romanzi e i giornaletti che mi erano piaciuti, perché anch’essi provassero le stesse emozioni che avevo provato io leggendoli. Da adolescente e da adulto, queste caratteristiche del mio carattere non sono cambiate: nel corso degli anni ho fatto in modo che la scrittura diventasse la mia attività principale, e infatti da vari decenni sono autore di sceneggiature di fumetti e di articoli sul mondo dei comics, inoltre organizzo mostre, sempre di fumetti, per promuovere la conoscenza del linguaggio delle vignette e per far conoscere al pubblico autori, stili, personaggi, insomma, per divulgare l’arte del fumetto in ogni suo aspetto.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Direi: appassionante.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Se per biblioteca intendiamo uno spazio occupato da scaffali colmi di libri, la prima che vidi fu nell’abitazione di una signora, amica di mia madre, tantissimi anni fa. Avrò avuto otto o nove anni ed era la prima volta che andavo a farle visita. Su mensole che occupavano le pareti del corridoio e dell’intero soggiorno, erano disposte in maniera ordinata e divise per generi centinaia e centinaia di libri. Ricordo che rimasi sbalordito a fissare quello spettacolo inconsueto. Avrei voluto farlo, ma poi non ebbi il coraggio di chiedere alla padrona di casa se li avesse letti tutti. Più tardi, per strada, seppi da mia madre che quei volumi provenivano da un’eredità, e che la signora ne leggeva qualcuno, di tanto in tanto, ma soprattutto li sfogliava e li spolverava con amore, come per mantenerli vivi, considerandoli preziosi ricordi di persone amate. In una biblioteca comunale, invece, feci il mio ingresso a quindici anni. Il professore di lettere ci aveva assegnato un tema sulla storia dell’ottocento e ci aveva invitati a consultare alcuni testi reperibili solo lì. Lì, quello che mi colpì fu il silenzio. L’impiegato cui ci rivolgemmo parlava sottovoce, i commessi consegnavano i volumi camminando quasi in punta di piedi, le persone sedute nella sala di lettura erano tante, ma si percepivano solo rari sussurri, come avviene nei luoghi dedicati al sacro.
Fu così che diventai, per qualche anno, un assiduo frequentatore della biblioteca comunale della mia città. Ci andavo per studiare in santa pace, senza i rumori che formavano il sottofondo sonoro del condominio in cui viveva la mia famiglia, ma anche per diletto, per leggere tutti quei libri che sognavo di possedere.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo gremito di meraviglie frutto della mente umana.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La sensazione che se leggessi tutti i libri che mi circondano, potrei anche trovare le risposte giuste a tante domande.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Le fiabe di Hans Christan Andersen, con delle splendide illustrazioni in bianco e nero.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Difficile indicarne uno in particolare. Molti di quelli che ho letto, soprattutto in gioventù, hanno contribuito a definire i miei gusti, a formare la mia cultura e le mie idee. Ricordo con particolare emozione la lettura di “Giacomo il fatalista” di Diderot, un libro modernissimo, per la struttura e per il contenuto, che ho riletto anche recentemente, per il piacere di riassaporare fatti, concetti, intuizioni e visioni ai quali il mio animo è legato.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore.
Gli suggerirei di iniziare dai classici, dagli autori e dalle opere senza le quali la letteratura e la società contemporanee non esisterebbero. Penso a “Gargantua e Pantagruele” di Rabelais, al “Don Chisciotte” di Cervantes, al “Candido” di Voltaire, ai lavori di Shakespeare, ai grandi scrittori russi – Cechov a Dostoievskj, in particolare – e poi Kafka, Hemingway, Melville, Poe, fino all’opera omnia di Italo Calvino.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere, a mio avviso, è come inoltrarsi in spazi sconosciuti della fantasia. E’ un’attività utile alla mente e anche al corpo, quando serve a vivere con più consapevolezza e con più curiosità la propria vita.

10.  A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Be’, quelle che mi sono state sottoposte erano numerose. Forse sono le mie risposte a essere scarne e insufficienti.

Caricatura-by-Giorgio-Cavazzano

Silvano Mezzavilla in una caricatura di Giorgio Cavazzano

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Anna Burighel

Anna Burighel

Anna Burighel è nata a Oriago (Venezia). Laureata in Psicologia, vive e lavora a Mestre.

Ha approfondito il suo interesse per l’illustrazione frequentando i corsi della Scuola Internazionale di Sarmede con Jndra Čapek, Joseph Wilkon, Svjetlan Junaković.
Si è dedicata in particolar modo a un’attività basata sullo stimolo della creatività dei bambini attraverso l’immagine e la parola, per favorire l’espressione e l’elaborazione delle emozioni e dei possibili disagi. Ha pubblicato “Un due, tre”, libro di filastrocche da lei scritte e illustrate. Presso una scuola elementare veneziana ha curato un progetto che si è concluso con la pubblicazione di un libro di favole, “L’occhio magico del lago”, composto e disegnato dagli allievi di tutte le classi.
Le sue illustrazioni sono state selezionate alla Mostra Internazionale d’illustrazione per l’Infanzia di Sarmede nel 2006, 2007 e 2008 e in innumerevoli altre esposizioni.
Ha illustrato la sala dedicata all’infanzia della Biblioteca Civica di Marghera; ha curato numerosi progetti per il Comune di Venezia, principalmente organizzando laboratori per bambini e producendo disegni e locandine; ha collaborato con numerose biblioteche nel territorio veneziano.
Nel 2014 i suoi lavori sull’agricoltura sono stati esposti al “Centro Le Barche”.
Tiene corsi di illustrazione per il Comune di Venezia presso il “Centro Donna” di Villa Franchin a Mestre e presso la “Scoletta dei Calegheri” a Venezia.

Visita il sito di Anna Burighel.
Vai al video “Un mondo incantato” di Anna Burighel.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho lavorato come psicologa per 17 anni, poi i casi della vita ( la malattia di mia madre) mi hanno costretto ad una scelta diversa non avendo più il tempo necessario a dedicarmi alla mia attività, perciò a 50 anni mi sono reinventata un lavoro: mi è sempre piaciuto disegnare e scrivere filastrocche, quindi mi sono iscritta alla scuola internazionale di Sarmede ed ho frequentato sette corsi con diversi insegnati, ho pubblicato tre libri per bambini ed ho lavorato con scuole e biblioteche cercando di unire le mie conoscenze come psicologa a quelle di illustratrice per l’infanzia.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Posso definire la mia attività con il termine “creatività” perché di questo si tratta.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Non ricordo bene il mio primo incontro con una biblioteca, probabilmente risale alle scuole medie, ma sono trascorsi molti anni ed il ricordo si è perso.

4. Come definiresti la biblioteca?
La biblioteca la sento come un luogo nel quale si può curiosare, imparare, c’è la sensazione e la possibilità di poter valutare i libri, sceglierli, conoscerli.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
In una biblioteca, a differenza di un negozio, la cosa che mi piace è la possibilità di prendere in prestito i libri, poter valutare ed eventualmente cambiare scelta.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il mio primo libro non lo ricordo, anzi, ricordo un libro che mi leggeva mia mamma quand’ero molto piccola, ricordo ancora i disegni e la filastrocca, parlava dell’incontro di due gattini. Poi i miei primi libri sono stati i classici: “Zanna bianca” di Jack London, “Piccole donne” di Louisa May Alcott, ecc.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Mi hanno colpito molto : “Il profumo” di Patrick Süskind, “La casa degli spiriti” di Isabel Allende, “Il maestro e Margherita” di Michail Bulgakov e molti altri, tanti. Tutti questi libri mi hanno lasciato un ricordo. Ora mi appassiona molto una scrittrice: Elena Ferrante.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Vorrei che i ragazzi prendessero coscienza anche di alcuni aspetti della vita che spesso si tendono a scotomizzare, perciò consiglierei “Se Arianna” di Anna Visciani, edizioni Giunti, è una storia vera di una famiglia con un a figlia tetraplegica, è scritto a quattro mani, cioè si considera anche il vissuto dei fratelli oltre a quello dei genitori.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa bene perché apre la mente, perché si acquisiscono pensieri altrui, perché il mondo si apre, si conosce, si va oltre se stessi.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Vanno bene queste domande, credo diano una visione globale di ciò che può essere la lettura per ognuno.

 

bacio della luna

Illustrazione di Anna Burighel.

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Diego Saglia

Diego Saglia

Insegno Letteratura Inglese all’Università di Parma e i miei interessi di ricerca riguardano principalmente l’epoca romantica e, in particolare, tematiche come il gotico, l’esotismo, l’identità nazionale e di genere. Ho pubblicato gli studi “Poetic Castles in Spain: British Romanticism and Figurations of Iberia” (2000) e “Lord Byron e le maschere della scrittura” (2009) ed ho curato i volumi “Il teatro della paura: scenari gotici del romanticismo europeo” (con Giovanna Silvani, 2005) e “Re-Drawing Austen: Picturesque Travels in Austenland” (con Beatrice Battaglia, 2005). Il mio volume più recente si intitola “Leggere Austen” (2016). Sono inoltre membro del Centro Interuniversitario per lo Studio del Romanticismo (CISR) e collaboro con il Museo Byron presso Palazzo Guiccioli a Ravenna.
LINKs:
Diego Saglia legge Byron (Youtube).
Intervista a Diego Saglia su Fahrenheit – Radio RAI 3, del 29.02.2016.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Forse perché mi è sempre piaciuto conoscere altre culture e le persone che le abitano, leggere e ascoltare e parlare altre lingue, e comunicare con gli altri. C’è poi l’aspetto dell’insegnamento e anche quello conta molto – è bello trasmettere passione e ricevere stimoli.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Imprevedibile.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Quella della mia scuola superiore – piccola, sguarnita, piena di libri vecchiotti e curiosi.

4. Come definiresti la biblioteca?
Una mappa tridimensionale che abbraccia luoghi e tempi diversi e distanti, ma tutti interconnessi. Un luogo di orizzonti a perdita d’occhio e di vertigini.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Guardare tutta la gente che legge e lavora e pensare che condividiamo tutti la stessa esperienza e siamo una squadra, anche se non ci conosciamo.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Sicuramente non è il primo, ma è il primo che ricordo (forse per il titolo bizzarro) – “Il Visconte di Bragelonne” di Alexandre Dumas, in una versione per bambini.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Tanti, troppi : “Pepita Jiménez” di Juan Valera; “Dracula” di Bram Stoker; “Jane Eyre” di Charlotte Bronte; “The Thousand Autumns of Jacob de Zoet” (I mille autunni di Jacob de Zoet) di David Mitchell; “Pride and Prejudice” (Orgoglio e pregiudizio) di Jane Austen; “Os Maias” (I Maia) di Eça de Queirós; “Paradise Lost” (Il paradiso perduto) di John Milton; “La Regenta” di Clarín.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
A un ragazzo “The Buddha of Suburbia” (Il Budda delle periferie) di Hanif Kureishi; a una ragazza “The Sopranos” (Le Soprano) o “Morvern Callar” (Rave Girl) di Alan Warner.

9. Leggere fa bene? E perché?
Confonde le idee – chi ce le ha troppo chiare, mi spaventa.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Ti fa paura pensare che, per una serie di circostanze, non potresti più leggere?
(Sì, molto).

Saglia-Leggere-Austen

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Nicolao pappagallo

Stefano Nicolao

Stefano Nicolao è l’anima e il motore della Sartoria Nicolao Atelier di Venezia.
I costumi storici sono dal 1980 la strada intrapresa dalla Sartoria Nicolao per realizzare le creazioni che esporta in tutto il mondo come marchio del Made in Italy unico nel suo genere a Venezia. Teatri lirici, di prosa, balletto, cinema e televisione sono i palcoscenici che hanno ospitato questo prestigioso marchio di prodotto artigianale. Teatri italiani come La Fenice di Venezia, il Regio di Torino, il San Carlo di Napoli e il Teatro La Scala di Milano, solo per citarne alcuni; teatri europei quali l’Opera di Montecarlo, il Teatro Nacionale de Sào Carlos di Lisbona; teatri internazionali come il Lyric Opera di Chicago, Washington DC, The Japan Opera Foundation di Tokyo e molti altri.
L’Atelier con più di 10.000 costumi completi di biancheria, copricapi, mantelli ed accessori fa rivivere secoli di storia della moda. Ha realizzato abiti di scena per importanti produzioni cinematografiche tra le quali “Farinelli-Voce Regina”, 1994, regia Gérard Corbiau, premiato come miglior film straniero ai Golden Globe e nominato all’Oscar; parte dei costumi di “Elizabeth”, 1998, regia di Shekhar Kapur; “Il Mercante di Venezia”, 2004, regia di Michael Radford; “Casanova”, 2005, regia di Lasse Hallstrὄm, e molti altri.

Dal 2005 ha acquisito un grande spazio nel cuore di Venezia, in Fondamenta della Misericordia dove ha riunito sartoria di produzione, show room e tutta la collezione di costumi che, entrati nel repertorio, fanno bella mostra di sé negli eleganti spazi dell’Atelier. Tuffarsi in un simile sogno è un’occasione unica per chiunque desideri rivivere atmosfere d’altri tempi, spesso in questa epoca dimenticate… Buona visita!!!

Visita il sito di Nicolao Atelier .

Vai alla pagina Facebook di Stefano Nicolao.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
I miei studi al liceo artistico hanno ricevuto un importante contributo dall’opportunità, proprio durante il liceo stesso, di entrare nella compagnia del Teatro a l’Avogaria di Venezia e di partecipare attivamente anche alla realizzazione degli abiti di scena per gli spettacoli. In seguito ho continuato per alcuni anni come attore professionista ma realizzando, quando mi era possibile, costumi per compagnie locali o per privati . Nel ’76, dopo diverse esperienze in varie sartorie teatrali, decisi di dedicarmi esclusivamente al costume e fui assunto al teatro Rossetti di Trieste come assistente in sartoria che poi si trasformò in un contratto di direttore di sartoria. La scelta di questo mestiere fu quindi una naturale conseguenza dell’esperienza, della conoscenza teatrale e della simbiosi con gli studi artistici fatti.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Studioso. Lo studio del costume storico e la realizzazione sartoriale degli abiti che consiste nella ricerca dei tagli antichi e delle tecniche usate nella storia passata, messa a confronto con i materiali e i tessuti reperibili oggidì.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La biblioteca è sempre stata il punto di partenza per tutti i miei studi e le mie ricerche. Ho frequentato la Biblioteca Marciana sin dai tempi scolastici per la possibilità di trovare i libri che mi servivano anche in ristampa; e pure la biblioteca del museo di moda e costume che prima era a Palazzo Grassi, poi Palazzo Mocenigo, dove si trovano testi specifici sul costume. Inoltre, un po’ alla volta dagli anni ’80 ad oggi, sono riuscito a raccogliere una importante collezione di libri sui costumi e sulle tecniche di realizzazione.

4. Come definiresti la biblioteca?
Le biblioteche sono una fonte importantissima di possibilità del sapere, anche oggi in epoca digitale a mio avviso la biblioteca rappresenta la Conoscenza. Libri e audiovisivi rimangono la fonte e il veicolo principali tramite i quali trasmettere cultura e conoscenza. Internet può facilitare la ricerca ma la stampa soprattutto rimane la mia preferita, perché l’immagine statica non è filtrata da un mezzo tecnico e rimane fissata meglio nella mente.

Nicolao Atelier

Stefano Nicolao nel suo Atelier

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La possibilità di cercare e di partire nella ricerca dagli autori e dai titoli, mi piacciono le catene che si creano passando da un testo all’altro, le bibliografie che si arricchiscono legandosi alla storia.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Forse “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling. Sicuramente il sussidiario alle elementari.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Molti e diversi sono stati i libri che mi hanno colpito, “Il Cielo è Rosso” di Giuseppe Berto, “Morte a Venezia” di Thomas Mann, ad esempio. Ma quello che mi ha veramente lasciato un ricordo e che ho riletto più e più volte è stato “L’oro di Venezia” di René Guerdan.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Dipende da quali interessi ha questo giovane lettore.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa bene perché la conoscenza arricchisce la mente, l’ignoranza è la cosa più triste e squallida che possiamo subire. Bisogna leggere non solo per elevarsi, forse un libro non ci farà capire pienamente il senso della vita, ma ci aiuterà sicuramente a non perderci nel vuoto che spesso impera oggi.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Insegno taglio storico all’Accademia di Belle Arti di Venezia e mi trovo di fronte a ragazzi che spesso credono sia sufficiente fare affidamento solo sulle proprie idee e creatività senza documentarsi. Li spingo a sfruttare la biblioteca stimolandoli prima con delle lezioni che li incuriosiscano su un certo argomento e poi invitandoli a fare ricerca. Oggi si è troppo occupati a rincorrere le cose che scappano veloci, si dovrebbe invece rallentare, essere curiosi e studiare, perché è l’istruzione che ci fornisce gli strumenti per la conoscenza. Io sono si può dire autodidatta, ho rubato con l’occhio dai miei maestri e ho subito messo in pratica quello che vedevo sperimentando la capacità di riprodurlo senza scoraggiarmi di possibili fallimenti ma ricominciando da capo, mai vantandomi dei successi e continuando a ricercare e studiare.
Alla domanda “Qual è il tuo motto?”, risponderei:
“Non si finisce mai di imparare, ogni giorno c’è sempre da scoprire una cosa nuova che non conoscevo”.

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