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Archive for 4 aprile 2016

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Roberta Gallego

Magistrato. “Quota 33. Storia di una procura imperfetta” (Tea, 2013) è il suo primo romanzo. Il libro racconta cosa succede nei corridoi e nelle stanze di un ufficio della Procura, come si avvia un’indagine, chi c’è dietro tutte le mosse giudiziarie. I successivi libri della serie sono: “Il sonno della cicala” (Tea, 2014), “Doppia ombra” (Tea, 2014).
Nel 2016, sempre per l’editore Tea, è uscito “Gli occhi del Salar”.

Roberta Gallego sarà ospite della Biblioteca di Spinea il prossimo 6 maggio nell’ambito del ciclo di incontri “APPUNTAMENTI IN GIALLO”.

I libri di Roberta Gallego in IBS.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
In realtà è il lavoro che ha scelto me, io avrei voluto fare il medico, ma a diciotto anni sono finita in un percorso obbligato apparentemente casuale, e rotolando sul piano inclinato della ragionevolezza (più di mio padre che mia) alla fine mi sono ritrovata magistrato.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Potente.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Otto anni: correvo dietro ad un amico di famiglia al quale ero stata “allegata” per il pomeriggio; lui doveva restituire un libro e io sono stata redarguita perché aprivo tutti i cassettini di legno scuro e cercavo di disarcionare le schede ingiallite dal loro assetto.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo saturo di polveri sottili, cipria per la mente.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Osservare gli altri, il suono attutito delle assi di legno.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Guerra e Pace” di Lev Tolstoj, in prima media.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Pensieri Spettinati” di Stanislaw Jerzy Lec.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Dipende dall’età e dal gusto, in questo momento mio figlio Brenno che ha quindici anni sta leggendo “Atti Osceni in luogo privato” di Marco Missiroli. Mia figlia Libera che ne ha undici sta leggendo “Il Buio oltre la siepe” di Harper Lee.

9. Leggere fa bene? E perché?
Assolutamente sì, è il nutrimento che impedisce alla solitudine di desertificare l’anima.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
“Il libro che avresti voluto scrivere?”
Il Tamburo di Latta di Günter Grass.

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