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Archive for 18 aprile 2016

Giuliano Pasini Monica Conserotti

Giuliano Pasini (foto di Monica Conserotti)

Nato a Zocca (Modena) nel 1974, vive a Treviso.
Ha esordito nel 2012 con il romanzo “Venti corpi nella neve” che ha ottenuto un notevole successo di pubblico. ‘Nuova stella del thriller italiano’ secondo Antonio D’Orrico del Corriere della Sera, ha pubblicato con Mondadori la seconda e la terza avventura del commissario Serra “Io sono lo straniero” (2013) e “Il fiume ti porta via” (2015) e partecipato all’antologia benefica “Alzando da terra il sole” (2012), i cui proventi sono stati devoluti alla ricostruzione della biblioteca di Mirandola, lesionata dal sisma del maggio 2012.
I suoi romanzi, tradotti in Germania, Austria e Svizzera, si sono aggiudicati i premi Mariano Romiti, Massarosa, Provincia in Giallo, Sapori del Giallo, Lomellina in Giallo.
Sposato con Sara, è padre di tre bambini, e si occupa di comunicazione e reputazione, ritagliandosi il tempo per scrivere alle cinque del mattino. In poche parole: il pigro più attivo del mondo.

Giuliano Pasini sarà ospite della Biblioteca di Spinea (VE) il prossimo 21 aprile alle ore 20,45 nell’ambito della rassegna “APPUNTAMENTI IN GIALLO” per parlarci delle sue opere poliziesche e in particolare del suo terzo romanzo, “Il fiume ti porta via” (Mondadori, 2015), con protagonista il commissario Roberto Serra. Un noir avvincente ambientato nella terra di Giovannino Guareschi.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Se ti riferisci allo scrittore, che è per me un onorevole secondo mestiere ma molto di più una grande passione, devo dire che a me scrivere è sempre piaciuto ed è sempre stata la forma di espressione che mi veniva più naturale. Da bambino, per confessare il mio amore a qualche compagna di classe, le scrivevo una letterina. Ecco, nonostante gli esiti catastrofici di quelle letterine, ho continuato a voler bene all’attività di scrittura. Invece solo in età adulta ho affrontato la scrittura di un romanzo: è un’attività complessa, che richiede una grande dose di tenacia e di continuità che ho conseguito solo dopo i trent’anni.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Uso un sostantivo: passione. Lo faccio con e per passione. E la passione, come la definì un mio vecchio professore, è qualcosa per cui dai tutto mettendo in conto di non avere nulla in cambio.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Io ho anche lavorato in una biblioteca, durante le superiori (lavori estivi guidati) e mi sentivo Alice nel paese delle meraviglie.
I miei ricordi sono ancora antecedenti, quando da bambino sono passato dai libri illustrati a quelli con le parole. Ricordo questo tavolo in cui era esposta una collana di classici per ragazzi dalla copertina blu e rigida. Era la biblioteca del mio paese, Zocca, nell’Appennino modenese, e lì ho confermato e rinnovato il mio amore per la lettura.

4. Come definiresti la biblioteca?
Casa. E non è per dire, il salotto di casa mia sembra una biblioteca, ormai…

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Passeggiare guardando i libri e cercando quello giusto. Come se le copertine potessero parlare.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Impossibile da ricordare. Ho sempre letto tanto, partendo dagli illustrati e dai fumetti. Ho imparato a leggere piuttosto presto, verso i quattro anni, e da lì è stata tutta discesa, come si dice.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Migliaia. Ma ne cito uno in particolare. Avevo un professore, alle scuole medie, che (grande merito, il suo) ci portava con regolarità in biblioteca a scegliere dei libri. Amando io la lettura, ed essendo anche stato secchioncello, diciamolo (poi alle superiori ho scoperto le ragazze, e mi è passata), lo stesso professore compiva un atto molto meno meritorio: mi rifilava certi mattoni assurdi che mi stavano allontanando dalla lettura. Poi, e qui la fortuna gioca un ruolo fondamentale, una lettrice dell’allora “Club degli editori” (per chi lo ricorda) viene a passare una di quelle estati infinite da ragazzini proprio accanto a casa mia. E mi passa i libri che aveva recensito e che riteneva adatti a me: Terry Brooks e la saga di Shannara, Stephen King… eh sì, “Stagioni diverse”, letto a 13 anni, mi ha cambiato la vita.

8.Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Stagioni diverse” di Stephen King, ovviamente. Quattro racconti lunghi, uno più bello e appassionate dell’altro (oddio, l’ultimo, “Il metodo di respirazione” è notevolmente inferiore agli altri tre). Ma, in generale, direi di assecondare le proprie inclinazioni e non forzare a leggere i classici o i russi prima del tempo: se si diventa dipendenti dalla lettura da ragazzi, non si smette più.

9. Leggere fa bene? E perché?
Nella risposta precedente, ho parlato di dipendenza. Ecco, la lettura è l’unica forma di dipendenza che dà indipendenza, apre la mente. Ma non è solo questo, io credo di amare la lettura per un’altra ragione: mi fa fare viaggi meravigliosi senza muovermi dal mio letto (o da altri locali della casa molto meno nobili).

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Una: ti consideri più scrittore o più lettore?
Risposta: lettore. Lo sono diventato prima, e lo faccio da più tempo. E provare a scrivere qualcosa senza avere la malattia della lettura è come provare a comporre una sinfonia senza sapere leggere la musica.

copertina pasini

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