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Archive for giugno 2017

francesco-boldini

(foto di Diego Feltrin)

Vive professionalmente con la musica dal 1982 svolgendo attività concertistica e didattica in Italia e all’estero. Negli anni ha affinato la sua musicalità studiando con Angelo Amato (allievo di A. Segovia) con il quale ha fatto alcuni esami al conservatorio di Udine. Parallelamente alla chitarra classica iniziava a suonare Blues, Rock, Funky ed altro con alcune band locali. Ha partecipato a corsi con Stefan Grossman, Duck Baker, Henry Defoe (Central Line), anche se la sua principale musicalità si è sviluppata ascoltando ed approfondendo tutti quei musicisti che hanno apportato qualcosa di positivo alla musica.

Visita il sito di Francesco Boldini.
Vai alla Pagina Facebook di Francesco.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Tutto iniziò all’età di 13 anni quando il padre di un mio amico, interessato alla vita sociale di Spinea, venne a sapere che ci sarebbero stati dei corsi di chitarra gratuiti organizzati dal Comune, da qui l’idea di iniziare insieme il corso. La chitarra “Eko Fiesta” che avevo comperato da Maccagnani a Mestre per mio fratello più grande qualche tempo prima, risultò essere una buona opportunità per non pesare sull’economia della famiglia. Poi, a parte le prime difficoltà, suonare mi risultò essere la cosa più facile da fare. A scuola non ero assolutamente un bravo studente, la musica invece mi veniva facile come se facesse parte di me. Mi capitava di parlare con persone più grandi che si lamentavano del fatto di fare lavori che non li soddisfacevano e di quanto bello sarebbe stato svolgere una professione che, oltre a darti da vivere, ti avrebbe appagato e dato soddisfazione mentalmente. Cosi a 15 anni decisi che avrei seguito la musica a qualsiasi costo, anche contro una società che alla domanda “Che lavoro fai?” quando rispondevo “Il musicista” aggiungeva “Sì, ma di lavoro cosa fai?”. Ed eccomi qua dopo quasi 38 anni ancora a studiare nuovi repertori, a fare concerti in giro per il mondo; ancora felice della mia decisione. Anche se la vita è stata un po’ altalenante, ne è valsa la pena, per cui alla domanda rispondo: perché me l’ha consigliato Francesco Boldini!

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Poliedrico.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
E’ stato quando sono iniziati i corsi di chitarra tenuti nella biblioteca di Spinea di cui dicevo prima e visto che arrivavo sempre in anticipo rispetto all’orario delle lezioni, passavo il tempo a sbirciare tra i libri.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo dove si può trovare tutta l’esperienza che l’essere umano ha accumulato, documentando sensazioni, bellezze dal mondo, storie per far passare il tempo alla gente in maniera costruttiva (e distruttiva), chimica, matematica, tutte le materie e tutti i generi. Nelle biblioteche inglesi si trovano partiture di musica da tutto il mondo ed avendo vissuto là ne ho tratto molto profitto. Per cui definisco le biblioteche come luoghi dove se vuoi progredire, trovi tutto il necessario per farlo.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il fatto che all’interno la gente è molto rispettosa, sembra quasi un luogo di culto.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non ricordo di preciso, forse dei fumetti da bambino. Il primo vero libro che ho letto penso sia stato “Zanna Bianca” di Jack London.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Ho avuti dei momenti non continuativi di lettura, ma molti libri mi hanno lasciato qualche cosa: Hermann Hesse con “Siddhartha”, Ian McEwan con “Il giardino di cemento”, e poi Charles Bukowski, Friedrick Nietzsche, Marco Franzoso, Fedor Dostoevskij, biografie di artisti e non, questi sono i primi che mi vengono in mente. Sicuramente tanti testi sulla Musica.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Siddhartha” di Hermann Hesse.

9. Leggere fa bene? E perché?
Fa bene perché oltre al fatto di imparare, capire, sognare, viaggiare, appropriarsi di identità altrui, è l’unico momento in cui noi stessi possiamo con la mente assere al 100% padroni di essa.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Vi dico la risposta, la domanda immaginatela voi:
purtroppo poca gente legge più di questi tempi e se lo fanno, si limitano ad uno, due libri che cercano senza successo di capire e la dimostrazione di questo la si vede tutti i giorni. Qualche libro in più, magari preso in biblioteca, forse renderebbe il mondo migliore di quello che è.

E’ stato veramente un piacere rispondere a queste domande. EVVIVA!!

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JoySingers2017Goldoni90

Andrea D’Alpaos

Nato e tuttora residente a Venezia, ho conseguito il diploma di maturità artistica ad indirizzo musicale, presso il Liceo Musicale B. Marcello e quindi la Laurea in Lettere a indirizzo artistico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Venezia. Parallelamente ho approfondito gli studi musicali conseguendo la Licenza di Teoria e solfeggio, il diploma di Storia della musica, il diploma di Armonia complementare.
Ho ottenuto anche l’abilitazione per la professione di accompagnatore turistico e la licenza di guida turistica in lingua inglese e francese.
Parallelamente tengo lezioni tematiche di storia dell’arte e storia della musica.
Dal 1992 al 1998 ho fondato e diretto il Coro Venice Gospel Ensemble di Venezia, e sono autore/arrangiatore di gran parte dei brani del repertorio del gruppo.
Attualmente dirigo il Coro Joy Singers, nato nel 1998, con il quale svolgo un’intensa attività concertistica.

Giocare, osservare, esplorare…

Se a questi elementi aggiungiamo la curiosità posso dire che questo basta a riassumere sia la mia infanzia sia quello che sono adesso.
Ho studiato musica (giocare) e storia dell’arte (osservare), coltivando da prestissimo la passione per i viaggi (esplorare).
Oggi faccio musica (aiuta l’anima), faccio la guida turistica (aiuta a pagare le bollette!) e viaggio (aiuta a capire le cose e le persone).

Andrea D’Alpaos in Facebook
Il coro Joy Singers in un flashmob musicale in Biblioteca a Spinea.
Servizio di Tele Venezia sul flashmob in biblioteca.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho avuto la grande fortuna di avere dei genitori che hanno dato a noi figli la possibilità di studiare e di scegliere senza imposizioni o pressioni.
Ho potuto seguire il mio istinto… e la musica ha preso il sopravvento, in particolare tutto il mondo della musica corale. Non è stata una strada facile, l’arte in Italia non è considerata un mestiere ma fare musica è una necessità interiore.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Se posso usare dei sostantivi direi:
creatività
perseveranza
umiltà
Con creatività intendo la capacità/fortuna di poter suggerire un diverso e nuovo punto di vista. Le note sono immutate da secoli quindi credo sia impossibile scrivere una sequenza di note che non sia già stata scritta. Si cerca di raccontare in maniera diversa. Per fortuna ci sono delle combinazioni di suoni, delle armonie e dei timbri sonori che ancora toccano universalmente le corde dell’anima di chi ascolta… è quello lo scopo della narrazione (sia essa musica, pittura, scrittura).

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Sicuramente la biblioteca comunale di Murano quando ero alla scuola media e vi si andava per “fare ricerche”.
Ma forse la prima “biblioteca” è stata lo scaffale di casa dove venivano custodite le due enciclopedie, vere icone degli anni ’70: CONOSCERE e I QUINDICI !
Quando mia mamma prendeva quei volumi (non più di uno o due alla volta) cominciava sempre un nuovo viaggio che ci portava verso nuove scoperte o a rivivere luoghi già visitati, battaglie, personaggi mitici.

4. Come definiresti la biblioteca?
E’ un punto di partenza per viaggiare nel tempo, nello spazio e anche un rifugio, un luogo dove ritrovare un’altra dimensione, dove le corse e i problemi del quotidiano restano fuori per dar vita a un tempo scandito dalla nostra curiosità.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La cortesia “universale” di qualsiasi bibliotecario/bibliotecaria incontrati negli anni.
Li ho sempre visti come custodi speciali di tanti tesori a disposizione di tutti e ho sempre avuto l’idea che sapessero tutto di ogni singolo volume.
Ricordo poi il “silenzioso scricchiolìo” dei pavimenti in legno della Querini a Venezia e l’idea di avere dei tavoli immensi a disposizione dove poter creare il mio piccolo regno: all’esterno le mura fatte dai tanti libri scelti; all’interno mille penne stilografiche e matite, quadernoni con fogli sganciabili e la merendina!
Per fortuna non esistevano ancora i telefonini.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non so se valga come risposta ma dico assolutamente tutte le Fiabe Sonore…
“A mille ce n’èeee!”.
Lette e ascoltate milioni di volte perdendomi dentro quelle bellissime illustrazioni di insuperata qualità.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Purtroppo ho una pessima memoria. Delle cose ricordo solo le sensazioni.
Comunque hanno sicuramente lasciato un segno “Le Avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain, e “Don Chisciotte” di Cervantes.
Sono affascinato da avventure e viaggi e da quello che si definisce romanzo picaresco.
Poi cito “Il Profumo” di Süskind per la maestria dell’autore nel raccontare e descrivere qualcosa che riguarda l’olfatto.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Consiglierei solo di leggere il più possibile con curiosità.
Leggere e viaggiare, leggere è viaggiare.
Più si conosce meno si dipende dagli altri… ciò significa poter scegliere.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere significa comunicare a distanza e soprattutto ascoltare. Ascoltiamo un’idea, un punto di vista, una storia. Possiamo limitarci a questo o anche pensare a chi sta dall’altra parte. Leggere è provare a trovare un punto d’incontro. Non sempre funziona ma è bello provarci.
Condivido quanto scritto in questo blog da Miriam Spera:
“leggere è l’incontro/confronto con l’Altro”.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
La domanda è:
Vorresti che chi ci governa proteggesse e incoraggiasse le arti, la musica, la scrittura in quanto beni fondamentali per l’umanità?
La risposta è:
Sìissimo!!!
(Scusate la banalità della risposta e l’uso sgrammaticato del Sì).

 

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