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Archive for 2 marzo 2018

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Maurizio Dianese

È nato a San Donà di Piave, ma la famiglia si è trasferita nei primi anni sessanta a Mestre. Qui ha frequentato il Liceo Classico Franchetti e si è poi laureato in lettere e filosofia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dopo una collaborazione con il Secolo XIX di Genova e con l’Ora di Palermo, ha contribuito nei primi anni ’80 alla creazione dei servizi giornalistici di Radio7 e dell’allora nascente Televenezia e in seguito di Antennatre. A metà degli anni ’80 è stato al Mattino di Padova e poi alla Nuova Venezia, prima di passare al Gazzettino di Venezia, occupandosi di numerose inchieste sulla realtà locale.
Ha inaugurato e sviluppato una modalità di indagine sui fatti malavitosi del Nordest che mette insieme il punto di vista degli investigatori con le interpretazioni e le spiegazioni dei diretti interessati e cioè dei banditi, per offrire ai lettori un’informazione in presa diretta e il più possibile aderente alla realtà. Famose le interviste a Felice Maniero e a Silvano Maritan, due boss della malavita organizzata locale. Dianese è oggi il più autorevole esperto della malavita nel Nordest, è l’unico giornalista, infatti, che ha analizzato e seguito la nascita e lo sviluppo di quella che avrebbe acquisito grande notorietà come la “Mala del Brenta”, divenendone profondo conoscitore. Su questa materia ha collaborato con le principali reti televisive nazionali (Rai, LA7, Sky) a inchieste, reportage e nel 2012 ad un film-documentario sulla vita di Felice Maniero e sull’ascesa e caduta della Mala del Brenta. Sulla banda di Maniero ha scritto “Il bandito Felice Maniero” e “Malatempora”.
Si è occupato, attraverso un minuzioso lavoro di indagine, di vicende quali la formazione nel Nordest alla fine degli anni ’60 dei nuclei neofascisti, manodopera della “strategia della tensione”, che effettuarono attentati in tutto il territorio nazionale e ai quali si sono imputate le stragi di piazza Fontana a Milano e di piazza della Loggia a Brescia. Le ricerche e le indagini sui neofascisti veneziani sono confluite nel libro “La strage. Piazza Fontana, verità e memoria”, pubblicato con Gianfranco Bettin da Feltrinelli; ha seguito il primo grande processo all’industria italiana e multinazionale, che ad esse attribuì, con una storica sentenza nel 2001, la responsabilità diretta delle morti e delle malattie di centinaia di lavoratori nel più grande polo chimico nazionale, il Petrolchimico di Marghera. Anche questo lavoro di ricerca è confluito in un libro, “Petrolkiller”, edito da Feltrinelli e scritto ancora con Gianfranco Bettin.

Maurizio Dianese sarà ospite della Biblioteca di Spinea (VE) martedì 6 marzo 2018 ore 18:00 per presentare il suo libro “Nel nido delle Gazze ladre” (ed. Milieu, 2017)
L’autore dialogherà con il Procuratore aggiunto di Venezia Stefano Ancilotto.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per vocazione: interessarmi dei fatti degli altri mi sembrava divertente e poco faticoso. Non mi sono mai ricreduto sul divertente.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Bello. Il giornalista è il mestiere più bello del mondo. Purtroppo è anche quello che dà molto potere e nessuno ti insegna ad usarlo bene.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Mai vista una biblioteca prima dell’università. E allora si andava nella biblioteca comunale di via Miranese a Mestre, ma per studiare sui nostri libri. Era un luogo d’incontro, come la piazza, per capirci. I libri da leggere andavamo a comprarceli, più spesso a rubarli perché eravamo sempre senza soldi, nelle librerie che allora, per fortuna non avevano l’antitaccheggio.

4. Come definiresti la biblioteca?
Oggi un posto pieno di risposte per gente che non ha chiare le domande.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Una volta era il silenzio. Adesso anche.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Era un confanetto che mio padre regalò a tutti e tre i fratelli per Natale. Conteneva i racconti di Mark Twain e me li ricordo ancora, dalla Famosa rana saltatrice della contea di Calaveras, al Furto dell’elefante bianco, da Hucleberry Finn all’Uomo che corruppe Hadleyburg.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Tanti. Da “Delitto e castigo” di Fëdor Dostoevskij che ho letto più volte a “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez. Poi i libri sull’Olocausto e tanti libri di storia. Oltre ai gialli, ho una passione per i gialli. E i libri umoristici.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Tutti i libri di Tom Sharpe.

9. Leggere fa bene?
E perché? Sottoscrivo quello che diceva Eco: “Con i libri vivi mille vite, non solo la tua”.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Saperlo!

Dianese nel nido gazze

Nel nido delle gazze ladre-Milieu, 2017

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