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Archive for 12 marzo 2018

Anna Maria Carpi

Anna Maria Carpi

Anna Maria Carpi è nata a Milano, da madre emiliana e padre di origine irlandese. Ha studiato lingue e letterature straniere alla Statale di Milano. Ha vissuto a più riprese a Bonn, a Berlino e a Mosca. Ha insegnato letteratura tedesca all’Università di Macerata (1968-80) e alla Ca’ Foscari di Venezia (1980-2009).
È autrice di un diario inedito di 15.000 pagine e di studi su Kleist, Th.Mann, Handke e sulla poesia tedesca del ‘900. Per le sue traduzioni dalla poesia tedesca (Nietzsche lirico, Benn, Celan, Enzensberger, H.Mueller, Gruenbein, Krueger) ha ricevuto nel 2012 il Premio nazionale per la traduzione. Nel settembre 2015 si è aggiudicata il Premio Città di Sant’Elpidio a Mare, per la miglior traduzione italiana della poesia straniera.
È membro delle giurie del Premio Monselice e del Premio internazionale Wuerth di Stoccarda e dal 2013 dell’Akademie der Sprache und der Dichtung di Darmstadt.
Nel 2014 ha ricevuto il Premio Carducci alla carriera.

Anna Maria Carpi sarà ospite della Biblioteca di Spinea, insieme ad Anna Toscano, venerdì 16 marzo 2018 alle ore 18,00 con il reading poetico “Poesia respiro del quotidiano”.

Visita il sito di Anna Maria Carpi.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho scelto d’insegnare all’università perché mi pareva che mi lasciasse tanta libertà per scrivere, che era la mia vocazione.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
L’aggettivo che definisce la mia attività è l’abusato “creativo” ma non ne trovo altro.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Il mio primo ricordo della biblioteca è quello dell’Università Cattolica, vicino a casa mia ed efficiente.

4. Come definiresti la biblioteca?
La biblioteca è un doppio piacere, ti concentri su ciò che t’interessa ma non sei solo, gli altri, gli a me “cari altri”, come dico spesso nelle mie poesie, stanno facendo la stessa cosa.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Vedi la risposta numero 4.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Ho letto “La famiglia pesciolini” di Jolanda Colombini Monti, con le illustrazioni di Mariapia Franzoni.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Infanzia” di Lev Tolstoj.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Gli consiglierei di leggere molto i russi, da Cechov a Tolstoj a Bulgakov, sono profondi, vitali e immediati.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere, leggere, la parola fa riflettere più dell’immagine, dopo tutto è con questa che comunichiamo con gli altri.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
E i giornali?
Anche questi bisogna leggerli senza perderci troppo tempo. Consiglio “La lettura” abbinato alla Repubblica che di per sé non mi piace più. Troppa roba. Bisogna che un giovane lettore si scelga un proprio cammino secondo le sue inclinazioni.

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Anna Toscano, lettura alla libreria Bocca Milano, foto di Anna Pavone

Anna Toscano, lettura alla libreria Bocca di Milano – Foto di Anna Pavone

Ho cercato tutta la vita di non stare troppo distante dai libri, dalla lettura, dalla parola scritta, dall’esercizio della scrittura; intendo dire che nei molti lavori che ho fatto ho sempre tentato di non stare troppo lontana dalle mie passioni, da ciò che avevo studiato all’università. Così attraversando diversi mestieri sono stata talvolta aggrappata con un braccio alla letteratura, talvolta dentro fino al collo.
Ho sempre cercato al contempo di non smettere mai di studiare, di trovare l’opportunità di approfondire o conoscere punti di vista, discipline, modi di applicare il sapere, mondi, attraverso corsi di studio istituzionali o percorsi personali.
Ho scelto di vivere a Venezia, città in cui son arrivata per studiare alla Facoltà di Lettere, per il forte amore che mi lega a pietra, acqua e masegni, e poi è l’unica città che mi consente di andarmene anche per lunghi periodi e tornare con la stessa passione.
Da molti anni insegno Lingua Italiana a Ca’ Foscari, in questa sede mi occupo anche dell’insegnamento della lingua per il web e la lingua del lavoro, ho insegnato Didattica delle Lingue all’Università di Udine, e collaboro con altre facoltà.
Scrivo per riviste online e cartacee, tra le altre il Sole24ore e doppiozero, sono iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti. Ho insegnato e insegno in alcune scuole di scrittura in tutta Italia, collaborato come editor con case editrici. Oggi, oltre al mio lavoro con la lingua italiana, ciò che mi appassiona di più è lavorare sulla scrittura di alcune grandi scrittrici, come Goliarda Sapienza, Magda Szabò e altre: su di loro ho scritto dei saggi, rintracciabili anche su doppiozero, e dei brevi testi sulla loro poetica (Venerdì in Versi, per la testata La Rivista Intelligente).
Il confronto con lo studio della parola scritta è stato anche un confronto orale, con spettacoli in teatro ed esperienze radiofoniche. Amo molto e pratico la fotografia, in special modo quella analogica in bianco e nero.
Scrivo in versi, ho pubblicato 5 raccolte “Una telefonata di mattina”, La Vita Felice 2016, preceduta da “Doso la polvere”, 2012 – poesie sono rintracciabili in riviste e antologie; scrivo in prosa, soprattutto racconti, pubblicati in varie sedi; scrivo saggi scientifici di linguistica, glottodidattica, sociolinguistica; scrivo articoli; curo libri e li introduco.

Anna Toscano sarà ospite della Biblioteca di Spinea, insieme ad Anna Maria Carpi, venerdì 16 marzo 2018 alle ore 18,00 con il reading poetico “Poesia respiro del quotidiano”.

Visita il sito di Anna Toscano
La scheda di Anna Toscano nel sito dell’Università Ca’ Foscari di Venezia

 

1. Perché hai scelto il lavoro che fai?
Non è stata una vera scelta, bensì un incontro. Ho scelto però, tra i vari lavori che facevo allora, con tutte le mie forze di far diventare un incontro il lavoro della mia vita: studiando, approfondendo, pubblicando. Dico sempre che sono stata fortunata perché insegnare lingua italiana, sotto vari aspetti e da diversi punti di vista, è un lavoro che amo molto. Mi piace il contatto con gli studenti universitari, sempre motivati e pieni di energia.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Appassionante.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Una biblioteca per ragazzi in cui mi recavo quando ero alle medie. Avevo molti libri nella casa dove vivevo con i miei genitori, ma pochi titoli appassionanti per ragazzi. Ricordo che la biblioteca era una stanza grande e bassa, con delle librerie rosse e un odore di libri patinati. Spesso stavo lì a leggerli, altre volte me li portavo a casa.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo magico. Ora che sto rispondendo a queste domande è domenica pomeriggio e sono in una biblioteca. Spesso il sabato o la domenica li trascorro in una biblioteca della mia città, cambio spesso biblioteca, trovo la calma e la serenità necessaria per concentrarmi. Esser circondata da libri mi dà sempre l’impressione di un incontro, di un passaggio di bellezza, di conoscenza.

5. Cosa ti piace di più di una biblioteca?
La calma, il silenzio, la serenità tutti elementi che aiutano la concentrazione. Mi interessa poi come sono strutturate all’interno le biblioteche e come sono architettonicamente, spesso quando viaggio le vado a visitare. Mi piace poi molto il popolo delle biblioteche, persone di tutte le età per ore concentrate sui libri: una speranza per il futuro.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non lo ricordo, credo una quantità di libri per ragazzi. Il libro che mi ha dato la svolta però lo ricordo, in terza media presi dalla libreria di mio padre una raccolta di poesie di Giorgio Seferis, e fu subito amore per la grande poesia.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Per fortuna finché la memoria mi regge quasi tutti i libri che ho amato mi hanno lasciato un ricordo speciale, così tanto che ne ho fatto una rubrica per una testata online, la rubrica si chiama “Polaroid, l’immagine che resta di un libro”. Molti libri, inoltre, nascono da incontri con altre persone e altri creano incontri, amicizie, amori, passioni, vita insomma: i libri che si amano sono e creano sempre incontri speciali perché i libri sono condivisione.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane scrittore?
La mia lista consigli è lunghissima! Tuttavia penso che consigliare un libro sia come dare una medicina, la medicina o la vitamina giusta che serve a quella persona. Io stessa sono molto selettiva in quello che leggo, così penso che consigliare libri sia delicatissimo, e necessita di conoscere l’altro.

9. Leggere fa bene? E Perché?
Uso le parole di uno dei miei maestri, Alfonso Berardinelli: “La lettura è sia un piacere che un proposito di automiglioramento. Richiede un certo grado e capacità di introversione concentrata. È un modo per uscire da sé e dall’ambiente circostante, ma anche un modo per frequentare più consapevolmente 6 se stessi, il proprio ordine e disordine mentale. La lettura è tutto questo e chissà quante altre cose. È però soltanto uno dei modi in cui ci astraiamo, ci concentriamo, riflettiamo su quello che ci succede, acquisiamo conoscenze, ci procuriamo sollievo e distacco”.

10. A quale domanda avresti voluto rispondere?
Quanti libri leggi in un anno? Non capisco perché quando fanno le interviste su quanto leggano gli italiani non intervistino mai me! Alzerei le sorti di quei numeri.
Tra narrativa, libri di poesia, saggi, leggo tra i 50 e 60 libri all’anno. La quasi totalità in versione cartacea.

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“Una telefonata di mattina” – La Vita Felice, 2016

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