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Archive for 19 marzo 2018

Chiara Tangredi

Chiara Tangredi

Chiara Tangredi è originaria di Montesarchio (BN).
Ha pubblicato la silloge poetica “Sono come il coccodrillo: piango sul latte versato” (2013) e il testo teatrale “Il giorno in cui mi capitò di morire” (Adiaphora Edizioni, 2015).

Collabora con la rivista InStoria e la testata giornalistica IlTaburno.it.
Nel triennio 2015-2017 ha preso parte ad alcune campagne di scavo archeologico a Velia (Ascea, Salerno), Cuma (Napoli), località Masseria Grasso (Benevento).

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Scrivere per me è un modo di stare al mondo, di osservare e raccontare la realtà, una forma di comunicazione, un atto di testimonianza, memoria.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Stratigrafica.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La Biblioteca di Alessandria. Alle elementari la maestra ci parlò di questa grande biblioteca dell’antichità. Realizzata in età ellenistica ad Alessandria d’Egitto per volontà dei Tolomei. Di fama internazionale per il numero elevatissimo di volumi conservati e per le personalità che la frequentavano. Finì distrutta. L’evento che ne decretò la fine resta imprecisato. Sono state individuate diverse circostanze in cui è possibile si sia verificata la distruzione parziale o totale della biblioteca: a partire dall’incendio del 48 a.C. durante la spedizione di Giulio Cesare in Egitto, fino alla conquista araba del 642 d.C. Quale che fu la causa non cambiarono gli effetti. La fatica di tanta gente operosa impegnata a scrivere e tramandare andò perduta per sempre. All’epoca non sapevo definire esattamente ciò che provavo. Mi assaliva un insidioso horror vacui, terrore del vuoto.

4. Come definiresti la biblioteca?
Luogo di incontro. Andare in biblioteca significa andare incontro ai libri. Là dove si incontrano i libri si finisce per incontrare anche gli uomini.

5. Cosa ti piace di più di una biblioteca?
I libri.

6. Qual è stato il primo libro che hai letto?
“Il cane delle Fiandre” di Ouida.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Rispondere è davvero difficile. E’ come avere cinque fratelli e ti si chiede: «A chi vuoi bene di più?».

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Più che un libro specifico consiglierei la lettura. Leggere ciò che si preferisce e sperimentare.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere ha lo stesso significato di visualizzare il messaggio dell’amica o dell’amico, i post sui social. E’ comunicare: trasmettere informazioni da persona a persona. La riduzione delle distanze passa attraverso le tecnologie, il cellulare, i social e attraverso il libro.
Leggere è connettersi con l’altro presente nel libro: gente di altri luoghi, di altre epoche. In questo è anche un atto conservativo. Preserva, trasmette ciò che altrimenti andrebbe dimenticato.
Leggere è interagire con l’altro esterno al libro. Confrontarsi su quanto si è letto estende il processo comunicativo.
Leggere induce alla riflessione. Sicché è anche un connettersi con il proprio sé.
Per queste ragioni, se virale descrive il processo di diffusione tramite i nuovi mezzi di comunicazione, definirei vitale la diffusione che passa attraverso il libro.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Nessuna.

immagine_Il giorno in cui mi capitò di morire

Il giorno in cui mi capitò di morire Adiaphora Ed, 2015

 

[Grazie ad Adiaphora Edizioni per la collaborazione]

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