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Archive for novembre 2019

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Omar Viel

Omar Viel ha studiato Conservazione dei Beni Culturali e si occupa di comunicazione in diversi ambiti, tra cui quello artistico. Ha pubblicato il romanzo “Fulgore della notte” (Adiaphora) e racconti su Nuova Prosa e nell’antologia Venise, collection Bouquins, dell’editore francese Robert Laffont. È stato finalista della VI edizione del Premio Italo Calvino.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Da sempre i romanzieri sono i miei eroi e i romanzi le loro gesta. Credo perciò di averlo scelto per emulazione, donchisciottescamente.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Irrazionale.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Quella pubblica ospitata in un edificio che nel contesto in cui sono cresciuto trovavo solenne. Ho sempre riconosciuto un legame di sangue tra quel posto e l’anziano maestro di scuola che se ne prendeva cura, un uomo di larghe vedute che, all’occorrenza, mi permetteva di frequentare l’enfer delle sue collezioni.

4. Come definiresti la biblioteca?
L’immaginazione umana su carta, in ogni sua sfumatura, dal sublime al grottesco.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Lo spirito democratico della catalogazione. Rispetto a casa mia, in biblioteca capolavori e libri mediocri ricevono lo stesso trattamento.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Se escludo l’infanzia, “I quarantanove racconti” di Ernest Hemingway in adolescenza. Ma ricordo anche, come fosse una prima volta, un brano antologico tratto dall’Ulisse di James Joyce, letto a scuola, e il monito dell’insegnante: “Che nessuno di voi si azzardi a scrivere in quel modo!”

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Un terribile amore per la guerra” di James Hillmann. Dopo averci restituito l’anima, Hillman ci ha lasciato in dono la possibilità impagabile che “la compresenza di visibile e invisibile è ciò che alimenta la vita”.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Il primo su cui posa lo sguardo nello scaffale dei grandi autori russi.

9. Leggere fa bene? E perché?
La lettura di un saggio ci renderà persone più consapevoli? Un romanzo farà di noi donne e uomini migliori? La poesia ci restituirà l’innocenza perduta? Forse sì, in qualche misura. Tuttavia non credo che l’autentica seduzione della lettura consista nel fare bene. Nei libri, come in natura, il piacere non è etico, ma estetico.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
“Non c’è grandezza in natura o nei libri che ci diletti”. È un verso di Wordsworth scritto nel settembre 1802. Cos’è cambiato in 200 anni?” Niente. Nemmeno una virgola.

(grazie a Adiaphora edizioni per la collaborazione)

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