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Francesco Bonanno

Francesco Bonanno nasce a Roccapalumba (PA) nel 1969. Oggi vive e lavora a Reggio Emilia.
Dopo la laurea in architettura decide di seguire la sua passione per il disegno a fumetti.
Gli inizi da amatore sono in ambito culturale con i disegni per l’associazione Amici del Fumetto.
Inizia l’attività professionale nel 2004 collaborando al terzo episodio della miniserie “Real Crime” (Edigold) e contemporaneamente illustrando la miniserie fantasy “Niahm” (Dream colours) creata con Marco Sonseri.
La collaborazione al nono episodio de “L’insonne” (Free Books) e l’apparizione su Lanciostory con una storia breve dal titolo “La pistola nella polvere”, sono il preludio all’intensa attività svolta per Star Comics fra il 2007 e il 2012 che lo vedono alle prese con diversi albi delle serie “Cornelio”, “Valter Buio”, “Nuvole Nere” e “Dr Morgue”, di cui è anche il creatore grafico.
Nel biennio 2012/13, disegna un episodio di “Elder” (7even Age Entertainment), collabora alle matite del settimo albo de “Il morto” (Menhir Edizioni) e soprattutto disegna diversi episodi del Don Camillo a fumetti raccolti nell’albo “Paura” (ReNoir).
Dal 2013 collabora con Sergio Bonelli editore, disegna prima un albo per la collana Le Storie dal titolo “La grande madre” per approdare poi in pianta stabile a “Julia”.

Vai alla pagina Facebook di Francesco Bonanno.

Visita il blog di Francesco Bonanno.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Più che una scelta è stato lo sfogo di un naturale talento. Non ho mai fatto studi artistici ma disegno da sempre. Mi sono laureato in architettura ma evidentemente, complice qualche occasione che si è presentata, la passione per il fumetto ha avuto il sopravvento.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Armonica. Nel fumetto il disegno e la scrittura devono collimare in un equilibrio.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Sinceramente non ho un ricordo della prima volta, ma credo che della mia prima volta io abbia conservato la sensazione di una certa sacralità, perché è questa la sensazione che provo ogni volta che varco la soglia di una biblioteca.

4. Come definiresti la biblioteca?
Credo di aver già risposto nella precedente domanda: un luogo in qualche modo sacro.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Mi piace la caratteristica della fruibilità, il fatto di poter avere a disposizione la cultura, lo svago. Anche l’ordine mi affascina in una biblioteca, ordine che non riesco ad avere nel mio studio ad esempio!

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Verrà il tempo mio” di Ines Belski Lagazzi, una lettura preadolescenziale che ricordo piacevolmente.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Un libro di Canti e poesie di Rabindranath Tagore. Ai tempi in cui lo lessi mi risultò illuminante. Ancora oggi lo spulcio volentieri.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Ad un giovane lettore sicuramente qualche romanzo di Jules Verne. A me affascinò “L’isola misteriosa”.

9. Leggere fa bene? E perché?
La lettura arricchisce la vita di un’altra dimensione, che è di stimolo alla nostra mente.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Consideri il fumetto letteratura?
Ovviamente sì.

 

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Julia-L’Infiltrato in edicola dal 3 gennaio. Testi di Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza, disegni di Francesco Bonanno.

 

 

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Luciana Zabarella

“Artista poliedrica, persegue con caparbietà e intelligenza una sua personale ricerca espressiva, tendendo il suo impegno creativo verso la manipolazione di materiali adatti ad esprimere il suo bisogno di vivere (carta, ceramica, vetro, tecniche miste) oltre il limite del già visto.”
(Umberto Marinello)

Luciana Zabarella inizia ad esporre nei primi anni ’70; dopo il debutto da autodidatta, frequenta il Centro Internazionale della Grafica di Venezia, l’Accademia di Salisburgo (Austria), la Scuola dei Mosaicisti di Spilimbergo (Pn).
Invitata in vari symposium (Italia, Austria, Croazia, Slovenia, Polonia) e work in progress (Germania), lavora ed espone con artisti di affermata fama internazionale.
Negli ultimi tempi, la sua ricerca si è orientata anche verso l’arte comportamentale, offrendosi al pubblico come sensibile performer .
Alcune sue opere sono esposte e custodite presso diversi Musei Europei.
Ha partecipato a numerose personali e collettive in Italia e all’estero, fra cui la 53. Esposizione Internazionale d’Arte – Biennale di Venezia.
E’ censita nell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee.

Visita il sito di Luciana Zabarella.
Vai alla pagina Facebook di Luciana Zabarella.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Non lo definirei un lavoro o un mestiere ma qualcosa che ti chiama e devi fare per sentirti bene, trasmettere agli altri un tuo sapere e ricevere a tua volta emozioni.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Fantasioso, creativo, libero, caparbio, che richiede impegno.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
I libri con il loro odore.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo riposante e denso di cultura.

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L’Atelier

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Guardarmi intorno e scoprire tanti nuovi titoli tra gli scaffali.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il libro “Cuore” di Edmondo De Amicis, che io ricordi.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Sempre “Cuore”, anche perché è stato il primo che mi hanno regalato.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Dipende dagli interessi personali di ciascuno.

9. Leggere fa bene? E perché?
Benissimo per la cultura, per la fantasia e la libertà che riesce a donarti.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
A nessuna.

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Installazione di Luciana Zabarella

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Red Canzian

Sono nato a Quinto di Treviso il 30 novembre 1951, in una vecchia e grande villa veneta, Villa Borghesan. Ho due figli: Chiara avuta dalla mia prima moglie Delia Gualtiero e Philipp, figlio “portato in dote” dalla mia seconda moglie, Beatrix Niedewieser. E nel mio stato di famiglia vorrei inserire anche la mia scelta “vegana”, che a volte viene condivisa da mia moglie, talvolta dai miei figli, ma senza mai imporre niente a nessuno. Per me è fondamentale sedermi a tavola e non sentire il peso di aver provocato, anche se indirettamente, sofferenza ad un altro essere vivente. E’ così bello poter dire “Cosa mangiamo stasera” e non “Chi mangiamo stasera”.
Da chitarrista autodidatta, ho iniziato a suonare verso i 13 anni. Con la mia prima band, che all’inizio si chiama “I Prototipi” per poi diventare “Capsicum Red“, abbiamo inaugurato quello che era considerato il Piper di Treviso, il mitico “New Time”. Nel novembre del 1972 venni convocato dai Pooh che stavano cercando il nuovo bassista e avevano già visionato un centinaio di musicisti. Il provino avvenne nella lavanderia di un hotel di Roncobilaccio, anzi più che una lavanderia era un magazzino pieno di scaffali di carta igienica, ottimo “fonoassorbente”. Pur non avendo mai suonato il basso, mi scelsero, ma il mio provino in realtà l’ho fatto cantando alla chitarra un mio brano! A febbraio del 1973 il debutto con i Pooh e il resto e storia.
Dipingo da sempre: disegno con la mano sinistra, ma scrivo con la destra. La mia pittura subisce continui mutamenti assecondando i cambiamenti che, per fortuna, la vita mi riserva.
Ho pubblicato i libri “Magia dell’albero” (Ed. Blu Notte, 1992 – rieditato in digitale nel 2013), “Storia di vita e di fiori” (Ed. Blu Notte, 1997– rieditato in digitale nel 2013), l’autobiografia “Ho visto sessanta volte fiorire il calicanto” (Mondadori, 2012).

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Sarebbe più giusto dire che “ci siamo” scelti. A me principalmente piaceva dipingere ma anche cantare, poi un giorno Walter, un mio amico, è arrivato a scuola, penso fossimo in prima media, con una chitarra elettrica rossa, stupenda… e da allora non sono più riuscito a “liberarmi“ della musica!

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
E’ un’attività dell’anima, solo così può arrivare al cuore della gente. Un lavoro molto serio che viene malissimo se lo fai troppo seriamente, e come tutte le “droghe” crea assuefazione, questa però buona.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Qualcuno che mi guardava male perché avevo fatto cadere la sedia con la cartella dei libri. Era un luogo così intenso. Le biblioteche sono un po’ come le chiese: ci vai anche solo per sentirti bene, anche se non devi pregare, è questo ad affascinarmi; so che comunque, se ci entro, qualcosa lo porterò con me sempre.

4. Come definiresti la biblioteca?
L’incontro di mille mestieri che alla fine diventano sapere: da chi fa la carta a chi fa l’inchiostro, a chi stampa quello che un altro ha scritto e pensato, e tutti gli attori di questa storia sono al tuo servizio, per aiutarti a diventare migliore.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio, la luce soffusa e concentrata solo dove serve, e il legno. Alla fine degli anni ’60 ho vissuto per qualche tempo a Londra e andavo sempre in una biblioteca vecchissima e bellissima, tutta in boiserie di quercia… che voglia di ritornarci!

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Il Barone Rampante” di Italo Calvino, anche se forse venivo dalla lettura di “Tarzan” di Edgar Rice Burroughs.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“I pilastri della terra”, un assoluto capolavoro scritto da Ken Follet. Meraviglioso e, credo, irripetibile anche per l’autore!!

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Il Piccolo Principe“ di Antoine de Saint-Exupéry rimane sempre un bel partire. Tra l’altro ho scritto anche la prefazione di un’edizione recente di questo libro, pubblicato nella collana Caratteri Nobili per l’editore Antilia.

9. Leggere fa bene? E perché?
Innanzitutto perché non fa male. Se poi vogliamo essere un po’ più seri, leggere fa bene alla mente, la tiene allenata a capire; leggere ti trattiene in un mondo più poetico di quello reale, perché mai uno scrittore potrà avere la crudeltà e la freddezza di certe cose che la vita ci riserva. Anche le peggiori, scritte e raccontate, assumono un peso diverso, meno doloroso.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Forse potevate chiedermi perché scrivo e forse vi avrei risposto che chi come me ama leggere, spera anche di avere qualcosa da dire che interessi a qualcun altro. Ecco il perché dei miei primi tre libri pubblicati, ecco perché il quarto in arrivo a marzo 2017 sull’etica vegana. Ci sarà una prima parte scritta da me e una seconda, più visiva, con cinquanta ricette vegane realizzate da mia figlia Chiara, che saranno una reinterpretazione dei grandi piatti “vegani” italiani… quando la gente sapeva mangiare rispettando l’ambiente e gli animali.

Grazie a Red Canzian per la generosa partecipazione e ad Alex De Benedictis per la preziosa collaborazione.

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Valerio Mello

Valerio Mello

Valerio Mello è nato ad Agrigento nel 1985. Vive e lavora a Milano dal 2011.

Ha pubblicato i libri di poesia: Versi inferi (Tracce, Pescara, 2010), La nobiltà dell’ombra (La Vita Felice, Milano, 2013), Asfalto (La Vita Felice, Milano 2014), Giardini pensili (La Vita Felice, Milano, 2015).

Sta per uscire sulla rivista accademica di Letteratura Italiana “Misure critiche” un saggio critico su Valerio Mello scritto da Roberto Salsano, Professore di Letteratura Italiana presso l’Università degli Studi di Roma Tre.

Mello presenterà il suo ultimo lavoro “Giardini pensili” a Bologna il 17 novembre 2015 presso la Libreria Mondadori, a Roma il 19 gennaio 2016 presso la Libreria Ibs Nazionale, a Torino il 25 gennaio 2016 presso il Circolo dei Lettori e a Trieste il 1 marzo 2016 presso L’Antico Caffè San Marco.
Leggi le schede dei libri di Valerio Mello in IBS

Vai all’evento FB “Giardini pensili” a Bergamo.

Articoli e recensioni qui, qui e qui.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché scrivendo abbandono la concezione del tempo. Non esiste il tempo nella scrittura e le parole costruiscono la geografia di un’isola incantata.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Tenace.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Forse una biblioteca immaginaria, forse il ricordo di un posto sognato dove i pensieri crescono come sogni sulle cime dei giorni.

4. Come definiresti la biblioteca?
Il luogo che divora ogni altro luogo e crea tutti i luoghi.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’odore dei libri nascosti, dimenticati; la polvere, il legno, gli scaffali; la purezza magica di un’onda nel silenzio.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Notre Dame de Paris. Avevo tredici anni, fu quello il mio vero inizio.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
L’Iliade: una lettura che non smette di parlarmi.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Le poesie di Ungaretti.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere è doveroso. Un’esistenza senza lettura è come un sogno soltanto pensato e mai realizzato. Occorre leggere per conoscere le sfumature della vita riflesse sugli oggetti e sul volto delle persone.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Che cos’è la vita?
Avrei risposto: forse soltanto la bellezza di una forma nel buio della mente.

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consigli lettura

Chi nel corso dell’anno non riesce a leggere quanto vorrebbe, nei momenti liberi cerca di recuperare il terreno perduto.

Per coloro i quali non sanno da dove cominciare (o ricominciare) a leggere, proponiamo una bibliografia estrapolata da alcuni dei consigli generosamente dispensati dai personaggi (una piccola rappresentanza) che negli ultimi anni hanno risposto alle dieci domande di LETTO&DETTO.

Augurandoci che l’elenco possa essere d’ispirazione per le vostre scelte di lettura, vi aspettiamo numerosi a seguire le nuove interviste che a breve pubblicheremo.

Buone letture a tutti!
Milo Manara [disegnatore]
Senza famiglia di Hector Malot
Delitto e castigo di Dostoevskij

Tiziano Scarpa [scrittore]
Ho servito il re d’Inghilterra di Bohumil Hrabal

Marco Caneschi [scrittore]
La versione di Barney di Mordecai Richler

Mau Di Tollo [musicista]
Il Lato A Sud Del Cielo di Daniele Cutali
(… e gli scritti di Nichiren Daishonin)

Massimo Carlotto [scrittore]
Cicatrici di Juan José Saer
I viceré di Federico De Roberto

Matteo Strukul [scrittore]
La gabbia delle scimmie di Victor Gischler
The heroes di Joe Abercrombie

Gianmaria Testa [cantautore]
Casa d’altri di Silvio d’Arzo
La malora di Beppe Fenoglio

Massimiliano Nuzzolo [scrittore]
Cipì di Mario Lodi
Ragazzo Etrusco di Teresa Bongiorno

Dario De Santis [doppiatore-scrittore]
La Trilogia Galattica di Isaac Asimov
Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne

Cinzia Poli [disegnatrice-conduttrice radiofonica]
Infinite Jest di David Foster Wallace
Il miglior amico dell’orso di Arto Paasilinna
Titoli di coda di Cinzia Poli (ndr: aggiungiamo noi)

Bruno Berni [traduttore]
Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcìa Màrquez
Il nome della rosa di Umberto Eco
Faust di J.W. von Goethe

Simona Vinci [scrittrice]
La diga sul Pacifico di Marguerite Duras
Skellig di David Almond
Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino

Alessandro Maso “Ciaci el kinder” [disegnatore]
(ndr: Ciaci non consiglia alcun titolo ma suggerisce un percorso di autori)
Apuleio, Boccaccio (e dunque Chaucer), Rabelais, Cervantes, Swift, Sterne, Dickens e Gogol

Catena Fiorello [scrittrice]
Un giorno di felicità di Isaaac B. Singer
La vita davanti a sé di Romain Gary
Una barca nel bosco di Paola Mastrocola

Moni Ovadia [attore-scrittore]
Le Settantacinque Poesie di Kostantinos Kavafis
(ndr: Ovadia non cita altri autori ma suggerisce di leggere la Bibbia, il Manifesto del partito comunista e tanti poeti)

Natalino Balasso [attore]
I fiori blu di Raymond Queneau
L’idiota di Fedor M. Dostoevskij
Elogio della fuga di Henri Laborit

Gigi Masin [musicista]
Caino di George Byron
Maledetti da Dio di Sven Hassel
Canti pisani di Ezra Pound

Angela Milanese [cantante-musicista]
Le ore di Michael Cunningham
Lezioni americane di Italo Calvino
L’isola di Arturo di Elsa Morante

Lino Patruno [musicista]
Il Jazz di Iain Lang
(poesie) di Giacomo Leopardi
I dolori del giovane Werther di J.W. von Goethe

Walter Pistarini [scrittore]
Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert M. Pirsig
Il mio credo di Hermann Hesse
E venne chiamata due cuori di Marlo Morgan

Diego Landi [fotografo]
Juke box all’idrogeno di Allen Ginsberg
Novecento di Alessandro Baricco
L’eleganza del riccio di Muriel Barbery

Edoardo Pittalis [giornalista]
Pinocchio di Collodi
La Divina Commedia di Dante Alighieri

Fabio Bonso [regista-attore]
La fine del mondo e il paese delle meraviglie di Murakami Haruki
La polvere del mondo di Nicolas Bouvier
Il giovane Holden di Jerome D. Salinger

Diego Zandel [scrittore]
La teleferica misteriosa di A.F. Pessina
Il giardino Segreto di Frances Hodgson Burnett
Per chi suona la campana di Ernest Hemingway

Oreste Sabadin [musicista]
Le città invisibili di Italo Calvino
Perché leggere i classici di Italo Calvino

Renato Cecchetto [attore]
L’uomo che guardava passare i treni di Georges Simenon
Il birraio di Presto (ndr: e tutti gli altri) di Andrea Camilleri

Livio Vianello [attore]
La ricerca del giardino di Hector Bianciotti
Sette minuti dopo mezzanotte di P. Ness

Pier Michelatti [musicista]
Se questo è un uomo di Primo Levi
I peccati di Peyton Place di Marie Grace Metalious

Gualtiero Bertelli [cantautore]
(ndr: ai giovani lettori Bertelli suggerisce di non perdersi i classici d’avventura di):
Jules Verne, Emilio Salgari, Alexandre Dumas (padre e figlio)

Luca Klobas [attore]
Peter Pan di James Matthew Barrie
La Miglior Vita di Fulvio Tomizza
Delitto e Castigo di Fëdor Dostoevskij

Mariangela Galatea Vaglio [scrittrice-blogger]
Favole al Telefono di Gianni Rodari
Le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar
(ndr: noi aggiungiamo: Didone, per esempio e Socrate, per esempio di Mariangela Vaglio)

Massimo Palladino [scrittore]
Sulla strada di Jack Kerouack
Poesia in forma di rosa di Pier Paolo Pasolini
(Raccolte poetiche) di Emily Dickinson

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Massimo Carlotto

Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956 e dal 1995 si dedica professionalmente alla scrittura.

Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del Premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto: Arrivederci amore, ciao (secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003, finalista all’Edgar Allan Poe Award nella versione inglese pubblicata da Europa Editions nel 2006), La verità dell’Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (Premio Dessì 1999 e menzione speciale della giuria Premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Il maestro di nodi (Premio Scerbanenco 2003), Niente, più niente al mondo (Premio Girulà 2008), L’oscura immensità della morte, Nordest con Marco Videtta (Premio Selezione Bancarella 2006), La terra della mia anima (Premio Grinzane Noir 2007), Cristiani di Allah (2008), Perdas de Fogu con i Mama Sabot (Premio Noir Ecologista Jean-Claude Izzo 2009), L’amore del bandito (2010), Alla fine di un giorno noioso (2011), Il mondo non mi deve nulla (2014), la fiaba La via del pepe (2014) e La banda degli amanti. Sempre per le Edizioni E/O cura la collezione Sabot/age.
Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato Mi fido di te, scritto assieme a Francesco Abate, Respiro corto, Cocaina (con Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo) e, con Marco Videtta, i quattro romanzi del ciclo Le Vendicatrici (Ksenia, Eva, Sara e Luz).
I suoi libri sono tradotti in molte lingue e ha vinto numerosi premi sia in Italia che all’estero. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.

Visita il sito di Massimo Carlotto.
Leggi le schede dei libri di Carlotto in IBS.
Scopri la pagina Facebook ufficiale di Massimo Carlotto.
Segui Massimo Carlotto in Twitter.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché mi permette di raccontare la realtà e le trasformazioni di questo Paese.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Sincero.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Nei primi anni Ottanta a Parigi. Precisamente alla biblioteca di Sainte Geneviéve in Place du Panthéon. Mi guadagnavo da vivere svolgendo ricerche per tesi universitarie. Rimasi impressionato dalla solennità del luogo che celebrava il trionfo del sapere attraverso il libro.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo dove si possono soddisfare tutti i bisogni del lettore.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La razionalità in tutte le sue declinazioni.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Mi sembra una raccolta di favole russe. È trascorso troppo tempo.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Fortunatamente non può esistere un solo libro. La lista deve essere lunga, articolata e destinata ad arricchirsi per un tempo che deve equivalere all’esistenza. Ogni giorno può capitare di incontrare un romanzo, un saggio che non dimenticheremo mai.
L’ultimo, in ordine di tempo, “Cicatrici” di Juan José Saer.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Esiste un libro adatto a tutti? Nel corso della mia vita mi hanno consigliato una quantità di bei libri e molti altri che per me non avevano nessun significato. La letteratura non è neutra. Assumendomi le responsabilità del caso consiglio “I viceré” di Federico De Roberto.

9. Leggere fa bene? E perché?
Per motivi molto diversi tra loro. Pavese scrisse che “la letteratura è una difesa contro le offese della vita”.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
(non risponde)

La Biblioteca Comunale di Spinea, in collaborazione con l’Associazione Amici della Biblioteca, ospiterà Massimo Carlotto presso il cinema Teatro Bersaglieri di Spinea (VE) il 25 maggio 2015 alle ore 21.

Introducono la serata Stefano Cosmo e Carlo Marchiori.

Massi Carlotto locandina

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Mau Di Tollo

Mau Di Tollo

Batterista, polistrumentista, autore, equilibrista senza rete, insegnante, blogger. Dal 2012, anche cantautore, dopo aver suonato i tamburi in milioni di progetti si è accorto che è “meglio soli che male accompagnare”.

A giugno uscirà il suo secondo album solista: “Memorie Di Uno Sparring Partner”.

I video di Mau in Youtube
I blog di Mau: Mauditollo e Angelidisonesti
Visita la pagina Facebook di Mau
Mau in Twitter: @mauditollo

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Talvolta mi chiedo chi sia stato a scegliere cosa, visto che la musica è entrata a far parte della mia vita in tenera età e, da allora, caratterizza ogni minuto della mia esistenza.
Non credo di aver scelto di fare il musicista ma, alla luce di quello che ti ho appena raccontato, mi sembrò naturale tentare di trasformare in professione la presenza più importante nella mia vita.
Ho scelto, questo si, di essere anche un cantautore quando mi sono accorto dell’urgenza di voler comunicare in maniera maggiormente diretta, rispetto a quello che è possibile fare dietro ai tamburi.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Carbonaro. Il modus operandi che mi sono imposto riguardo al mio percorso artistico prende riferimento dalla vecchia maniera, in uso fino a una ventina di anni fa, di realizzare dei progetti.
Un modo quasi artigianale e attento al particolare, l’idea che un disco possa essere una sorta di libro da sfogliare con le orecchie e non una raccolta di canzoni sfuse, il tentativo di dare un omogeneità sonora e letterale all’intero lavoro. Cose che, a prescindere dai risultati che posso ottenere e dai suoi conseguenti valori artistici o meno, rappresentano secondo me il miglior modo di lavorare con la musica.
Solo che il panorama attuale richiede prerogative diverse. E quelli come me si ritrovano soli contro tutti. Ma meglio questo che essere complici di un sistema che ha volutamente e colpevolmente cancellato la parola “qualità” dal proprio libro paga.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ricordo la prima volta che misi piede nella piccola biblioteca comunale del mio paese. Il naso all’insù, meravigliato da tanta disponibilità, la voglia di mettere le mani ovunque e di sfogliare qualsiasi tomo interessante entrasse nel mio campo visivo. Ai miei occhi di bimbo, quelli non sembravano noiosi libri di scuola ma contenitori di grandi avventure. E le volevo conoscere tutte.

4. Come definiresti la biblioteca?
Una biblioteca è il rifugio delle migliori arti umane, è una camera di decompressione, il luogo del pensiero condivisibile. Non è il posto dove si conosce di più, ma dove ci si conosce meglio.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio. Un silenzio che è rispetto dei sogni altrui.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Racconti Romani” di Alberto Moravia.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Molti. Non riesco a citarne uno solo. “Il Vecchio E Il Mare” di Hemingway mi trafisse il cuore. “Lo Zen e l’Arte della Manutenzione Della Motocicletta” di Pirsig fu un grande viaggio, in tutti i sensi. Come importantissimi sono, per me, gli scritti di Nichiren Daishonin. L’ultima bella suggestione me l’ha regalata Daniele Cutali e il suo “Il Lato A Sud Del Cielo”. E mi sono trattenuto.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Dovrei conoscerlo, per capire cosa consigliare. Non esiste, dal mio punto di vista, un libro unanimemente folgorante. Ma a un giovane consiglierei comunque d’immergersi nella poesia. Un libro di poesie, quindi.
Dell’autore giusto, per la personalità di chi lo dovrà accogliere.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere è una delle poche cose di valore che si può fare stando da soli. Quando infili il naso in un libro, torni ad aprire il vecchio cancello arrugginito del giardino segreto. Immagini facce, luoghi, tempi lontani, la tua fantasia è costretta a darsi una mossa, diventi parte attiva di quelle pagine. Ogni tanto, poi, t’imbatti in una pagina che è uno specchio. E ti riflette. Sei tu. Ed è come incontrare un vecchio amico che avevi perso di vista.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Se mi avessi chiesto cosa penso di chi non legge, non so davvero che risposta sarei riuscito a darti.
Grazie davvero per questa amabile conversazione.

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