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Valentina Villani

Nata a Roma dove vive e lavora come psicologa e psicoterapeuta, coltiva la passione per la fotografia e la sceglie come mezzo per raccontare storie di vita, di dolore, intime sensazioni e denuncia sociale. Ha partecipato a diversi concorsi e organizza mostre di fotografia.
Nel 2015 vince il concorso nazionale bandito dall’associazione Il filo di Eloisa, per la valorizzazione del pensiero e della creatività femminili, con un progetto di cinque foto e relativi testi.
Il progetto è stato pubblicato nel volume “Lo spazio consapevole” (Iacobelli Editore).
Nel 2017 pubblica il libro “Ape Bianca” composto da due volumi, uno narrativo e uno fotografico, edito da Adiaphora Edizioni.

Visita il sito internet di Valentina Villani.
Vai alla pagina Facebook di Valentina.

 

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per combattere alcuni stereotipi comuni del tipo “Sai anche io sono un po’ psicologo” oppure “dallo psicologo ci vanno quelli matti”. A parte gli scherzi, credo che la psicologia sia una delle discipline che più si occupano dell’essere umano, che consente di toccare una dimensione intima e profonda con persone estranee a noi, in alcuni casi diverse per gusti, idee politiche, cultura e abitudini. Eppure si sta dentro una relazione che nutre, cura e arricchisce entrambi. Da persona curiosa ho scelto una disciplina che si pone domande, da viaggiatrice ho scelto una materia che esplora la mente umana nei suoi angoli più nascosti, da scrittrice ho scelto di condividere storie e racconti insieme ad altri e insieme a loro rintracciarne i significati profondi. Il fascino risiede in un materiale mai uguale a sé stesso, ogni individuo è unico, non c’è ripetizione, ogni psicoterapia è un viaggio a sé.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Creativa. Questo aggettivo vale sia per la professione di psicoterapeuta che per l’attività di scrittrice.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ho un vago ricordo della biblioteca del mio liceo ma ricordo molto bene quella dell’università La Sapienza di Roma o le piccole biblioteche di quartiere in cui mi rifugiavo a studiare o a leggere.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo misterioso, ogni persona è immersa in un silenzio che è solo apparente, in realtà dentro ogni individuo c’è un viavai di pensieri, informazioni, piacere estetico, intuizioni, conoscenza, dubbi, domande. La biblioteca è uno di quei luoghi in cui si è soli in mezzo a tante altre persone senza sentirsi a disagio, in quella condizione illuminata di solitudine come scelta consapevole, non imposta, non subita e non sofferta. Esattamente il tipo di solitudine che ricerchiamo nei momenti creativi e di maggior contatto con parti profonde di noi stessi.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio. Sentire uno spazio interno. E poi osservare le altre persone mentre sono assorte nel loro silenzio. Trovo questa alternanza di prospettive interna/esterna particolarmente interessante.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Credo sia stato “Piccole donne” di Louisa May Alcott.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Ce ne sono diversi, mi viene in mente “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera, “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez, “Lo straniero” di Albert Camus, le poesie di Sylvia Plath, ma la lista è lunga.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Dipende dalla sua personalità, dai gusti, dall’età, per citarne solo alcuni, “Il ritratto di Dorian Grey” di Oscar Wilde, “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach, “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry, “Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini, “La casa degli spiriti” di Isabel Allende, senza tralasciare i grandi classici della letteratura.

9. Leggere fa bene? E perché?
Perché è al tempo stesso evasione e consolazione, è come viaggiare rimanendo fermi. La parola è il mezzo principale con cui comunichiamo, attraverso la quale si attiva l’immaginazione che dà un volto ai personaggi e caratterizza le ambientazioni e i luoghi del libro. Un lavoro stimolante in cui lo scrittore prepara una traccia da seguire ma poi la strada vera e propria, l’immagine visiva corrispondente a quelle parole vengono costruite dal lettore. E ogni lettore lo fa a modo suo. Leggere è entrare in una comunicazione profonda con l’altro, è uno scambio attivo con l’autore, è libertà di pensiero, è terapia per l’anima.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
“Qual è la prossima cosa che farai?”
Bere un caffè, guardare l’orologio e cominciare una nuova giornata.

Valentina Villani_libro

“Ape bianca” di Valentina Villani – Adiaphora Edizioni – 2017

[Grazie ad Adiaphora Edizioni per la collaborazione]

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Francesca Genti

Francesca Genti

Vivo a Milano e la mia casa è molto colorata e piena di cose. Un po’ come le marmotte o altri animali che passano molto tempo nella propria tana d’inverno, anch’io accumulo materiali (pezzi di stoffa, carta, pietre, rami secchi, bottoni, parole) di cui mi dimentico per un po’ e a un certo punto riemergono e diventano qualcos’altro: la copertina di un libro, una piccola scultura, una scatola che contiene un paesaggio, una poesia.
Ho sempre amato leggere, scrivere e costruire, tre attività che hanno molto in comune tra loro e che fanno apparire nel mondo cose che prima non c’erano. Di lavoro faccio tante cose diverse, la principale è prendermi cura di bambini piccoli, le altre attività invece hanno che fare con la scrittura e da qualche anno, insieme alla mia amica Manuela, ho fondato Sartoria Utopia, una piccola capanna editrice di libri fatti a mano. In questo modo sono riuscita a unire in un colpo solo le tre cose che mi piacciono di più (leggere, scrivere e costruire) e questo mi dà molta felicità.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Il mio mestiere principale è fare la tagesmutter (una figura professionale a metà tra l’educatrice di nido e la bambinaia) ho scelto di farlo per tante ragioni (che sarebbe troppo lungo elencare qui), ma una di queste ragioni è sicuramente perché penso che il contatto con i bambini e le loro urgenti e primarie emozioni si armonizzi molto bene con la mia vocazione che è quella di scrivere poesia. Perché la poesia è suono e in un certo senso è un linguaggio preverbale, vicino all’urlo, al pianto e al riso che sono i primi modi in cui ci esprimiamo quando siamo piccoli.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Eclettico.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
All’università, la biblioteca di lettere e filosofia di Palazzo Nuovo a Torino, chiamata semplicemente “il secondo piano” (perché appunto si trovava al secondo piano), è stato un luogo fondamentale per me: di studio, di lettura, ma anche di coltivazione della sublime arte del cazzeggio e di tessitura di amicizie e amori.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo dove non può succederti nulla di male.
Se arrivasse l’apocalisse il posto in cui andrei a rifugiarmi sarebbe sicuramente una biblioteca (nel mio caso la biblioteca Valvassori Peroni a Lambrate, che io considero una seconda casa).

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Mi piacciono le sale lettura quando non c’è tanta gente, gli scaffali liberi in cui curiosare, il reparto di libri per l’infanzia. Mi piace che ci sia silenzio, ma che non sia un silenzio assoluto perché non sono da sola, mi piace sbirciare cosa leggono gli altri, che cosa studiano.
Mi piacciono i bibliotecari, sono una delle categorie umane che preferisco insieme ai tipografi e ai tassisti. Osservo con meraviglia il lavoro che svolgono, perché che sono tanti lavori insieme: sono referenti per la lettura, organizzatori di cose belle, mediatori culturali, assistenti sociali, custodi della memoria, li ammiro e li adoro.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il primo libro che ho letto da sola è un libro che non riesco più a trovare da nessuna parte, neanche sui siti specializzati, perché forse sbaglio il titolo, io ricordo che si chiamava “Viaggio in una bolla di sapone” ed era l’avventura illustrata di due bimbi che viaggiavano in questa bolla nel cielo, c’era un grande senso di scoperta e il sentimento dell’amicizia, fu una lettura meravigliosa. Quando non sapevo ancora leggere invece mio padre mi leggeva sempre qualcosa prima di addormentarmi, ricordo “Pinocchio” di Collodi, poi di Mark Twain “Tom Sawyer” e il mio preferito “Huckleberry Finn”, il primo personaggio che ho preso come modello nella mia vita di bambina (piedi nudi e cacciarsi nei guai).

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Tantissimi libri sono dentro di me, sono i miei talismani che nessuno può strapparmi, da cui attingere nei momenti difficili, ma di cui ricordami nei momenti belli come paradigmi e potenziatori di felicità, il primo libro che ora mi viene in mente è “La città e la metropoli” di Jack Kerouac, un romanzo di formazione che segue i destini di una grande famiglia in Canada, un romanzo pieno di vitalità, di amore, di violenza.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
È una domanda troppo difficile, non sono mica una bibliotecaria!
A parte gli scherzi consiglierei le poesie di Aldo Palazzeschi, le filastrocche di Gianni Rodari, i romanzi Mark Twain.

9.Leggere fa bene? E perché?
Leggere è fondamentale per tante e troppe cose. Ma ne voglio ricordare una frivola: rende il mondo più interessante e rende più interessanti noi.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Cara Francesca, di che segno sei?
Sono cancro ascendente cancro, come Marcel Proust.

 

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Renzo Brollo

Renzo Brollo

Sono nato a Gemona del Friuli (UD) nel dicembre del 1971. Sposato e con due figlie, dal 2009 faccio parte della redazione del sito Mangialibri. A causa e per merito di ciò mi ritengo un felice lettore compulsivo.
Per Cicorivolta Edizioni ho pubblicato una raccolta di racconti dal titolo “Racconti Bigami” (2006) e tre romanzi: “Se ti perdi tuo danno” (2007), “Mio fratello muore meglio” (2010), “Metalmeccanicomio” (2014). Per Edizioni della Sera è uscito il romanzo “La fuga Selvaggia” (2016). Per Bottega Errante nel 2017 ho pubblicato il romanzo “La montagna storta”. Dal racconto “Vicini di casa” contenuto in “Racconti Bigami” nel 2012 è stato tratto il film in lingua friulana “Visins di cjase” prodotto dalla Uponadream in collaborazione con Il teatrino del Rifo e Prospettiva T. Ho ottenuto anche buoni riconoscimenti partecipando ad alcuni concorsi nazionali. Finalista al Premio Teramo nel 2007, ho vinto il primo premio a Lama e Trama nel 2009, secondo classificato al concorso Leggimontagna 2016 e nell’agosto 2017 ho vinto, con il racconto “La scimmia”, il primo premio del concorso La Quara, organizzato dal comune di Borgotaro in provincia di Parma e in collaborazione con il Corriere della Sera.

[Renzo Brollo sarà ospite della Biblioteca di Spinea (VE) per presentare il suo libro “LA MONTAGNA STORTA” venerdì 2 marzo 2018 alle ore 20,45]

Leggi le recensioni di Renzo per Mangialibri

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Il motivo per il quale ho scelto di far parte della redazione di Mangialibri nasce fondamentalmente dalla mia passione, ormai compulsiva, per la lettura. Ho capito inoltre che la possibilità di leggere decine di libri di qualsiasi genere (infatti dalla redazione mi vengono inviati testi di narrativa, poesia, saggistica, fumetti, illustrazioni) mi avrebbe dato l’occasione, come scrittore, di conoscere e imparare molte cose che sono poi risultate utili, se non fondamentali, per la scrittura dei miei romanzi. Ho deciso cioè di non leggere testi scegliendo di soddisfare solo il mio personale gusto letterario, ma di sforzarmi di leggere qualsiasi cosa mi sarebbe stato inviato per migliorare e sviluppare una capacità critica obiettiva. In sostanza quindi, alla base della mia quasi decennale militanza nella redazione, c’è una curiosità di fondo che ho voluto rafforzare in questo modo. L’attività di scrittore si accompagna poi a un lavoro impiegatizio regolare che è frutto di un percorso scolastico e di altre esperienze lavorative.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Sempre riferendomi all’attività di redattore: stimolante. Riferendomi alla mia attività di scrittore, direi invece appagante.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Da ragazzino, quando mia sorella iniziò il suo lavoro presso la biblioteca comunale di Gemona, andavo ad aiutarla a catalogare i libri. Fu in quei momenti che mi innamorai dell’odore dei libri e mi appassionai alla lettura e, successivamente, alla scrittura.

4. Come definiresti la biblioteca?
La immagino come viene descritta da Borges nel racconto “La biblioteca di Babele”. Un universo infinito di gallerie con dentro una quantità infinita di libri. Mi piacerebbe che fosse la vera casa dei cittadini, un luogo di ritrovo dove si va volentieri, anche se non sempre purtroppo è così. Molte amministrazioni sottovalutano la bellezza e l’utilità di questo luogo, riducendo al minimo essenziale i servizi e inserendo nella biblioteca personale che molte volte non ha nessuna passione per i libri e dunque nessuno stimolo a che la gente vada in biblioteca. Ma, per fortuna, ci sono anche meravigliose biblioteche, bibliotecarie e bibliotecari che amano il proprio lavoro e fanno di tutto per diffondere la cultura.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio pieno di parole.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Se dovessi dire il primo libro in assoluto, direi “Bim bianco dall’orecchio nero” di Gavril Toriepolski, il primo libro per bambini che mia madre mi regalò e che fu una delusione. Penso però che il mio primo vero libro, quello della folgorazione, fu “Il signore degli anelli” di Tolkien.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Ce ne sono moltissimi, perché i buoni libri arrivano come i supereroi: nel momento del bisogno. Ma uno dei libri che negli ultimi anni ho amato di più è “La fisica della malinconia” di Georgi Gospodinov, Voland Edizioni. Un libro particolarissimo e che mi diede l’ispirazione per un romanzo che stavo scrivendo.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Se per giovane intendiamo un bambino sui dodici anni, io direi “I libri che divorarono mio padre” di Alfonso Cruz. Una storia fantastica e meravigliosa di un figlio che parte alla ricerca di suo padre ingoiato da un libro. Questo romanzo, adattissimo per i bambini, ha la capacità di raccontarti la grande letteratura in chiave semplice e appassionante. Per un adolescente consiglio invece il romanzo “Imperfetti” di Luigi Ballerini, Il castoro Edizioni. Un romanzo di fantascienza che mia figlia quattordicenne ha apprezzato e che ha poi passato a tutte le sue amiche. Per i giovani lettori amanti del thriller consiglio invece “I fiori sopra l’inferno” della mia concittadina Ilaria Tuti edito da Longanesi e di cui ora, e con merito, si parla.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa benissimo. Dovrebbe essere considerato un farmaco obbligatorio. Fa volare la fantasia, apre la mente, arricchisce il vocabolario, rende critici.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
La domanda che a volte mi fanno è: preferisci i libri cartacei o digitali? Avrei risposto che i cartacei non li abbandonerò mai, ma a volte apprezzo la comodità di quelli digitali che si possono portare ovunque in quantità enormi (sul mio lettore ne ho un centinaio per ora) approfittando di un dizionario interno sempre disponibile. La convivenza tra i due è possibile se non indispensabile.

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francesco-boldini

(foto di Diego Feltrin)

Vive professionalmente con la musica dal 1982 svolgendo attività concertistica e didattica in Italia e all’estero. Negli anni ha affinato la sua musicalità studiando con Angelo Amato (allievo di A. Segovia) con il quale ha fatto alcuni esami al conservatorio di Udine. Parallelamente alla chitarra classica iniziava a suonare Blues, Rock, Funky ed altro con alcune band locali. Ha partecipato a corsi con Stefan Grossman, Duck Baker, Henry Defoe (Central Line), anche se la sua principale musicalità si è sviluppata ascoltando ed approfondendo tutti quei musicisti che hanno apportato qualcosa di positivo alla musica.

Visita il sito di Francesco Boldini.
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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Tutto iniziò all’età di 13 anni quando il padre di un mio amico, interessato alla vita sociale di Spinea, venne a sapere che ci sarebbero stati dei corsi di chitarra gratuiti organizzati dal Comune, da qui l’idea di iniziare insieme il corso. La chitarra “Eko Fiesta” che avevo comperato da Maccagnani a Mestre per mio fratello più grande qualche tempo prima, risultò essere una buona opportunità per non pesare sull’economia della famiglia. Poi, a parte le prime difficoltà, suonare mi risultò essere la cosa più facile da fare. A scuola non ero assolutamente un bravo studente, la musica invece mi veniva facile come se facesse parte di me. Mi capitava di parlare con persone più grandi che si lamentavano del fatto di fare lavori che non li soddisfacevano e di quanto bello sarebbe stato svolgere una professione che, oltre a darti da vivere, ti avrebbe appagato e dato soddisfazione mentalmente. Cosi a 15 anni decisi che avrei seguito la musica a qualsiasi costo, anche contro una società che alla domanda “Che lavoro fai?” quando rispondevo “Il musicista” aggiungeva “Sì, ma di lavoro cosa fai?”. Ed eccomi qua dopo quasi 38 anni ancora a studiare nuovi repertori, a fare concerti in giro per il mondo; ancora felice della mia decisione. Anche se la vita è stata un po’ altalenante, ne è valsa la pena, per cui alla domanda rispondo: perché me l’ha consigliato Francesco Boldini!

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Poliedrico.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
E’ stato quando sono iniziati i corsi di chitarra tenuti nella biblioteca di Spinea di cui dicevo prima e visto che arrivavo sempre in anticipo rispetto all’orario delle lezioni, passavo il tempo a sbirciare tra i libri.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo dove si può trovare tutta l’esperienza che l’essere umano ha accumulato, documentando sensazioni, bellezze dal mondo, storie per far passare il tempo alla gente in maniera costruttiva (e distruttiva), chimica, matematica, tutte le materie e tutti i generi. Nelle biblioteche inglesi si trovano partiture di musica da tutto il mondo ed avendo vissuto là ne ho tratto molto profitto. Per cui definisco le biblioteche come luoghi dove se vuoi progredire, trovi tutto il necessario per farlo.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il fatto che all’interno la gente è molto rispettosa, sembra quasi un luogo di culto.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non ricordo di preciso, forse dei fumetti da bambino. Il primo vero libro che ho letto penso sia stato “Zanna Bianca” di Jack London.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Ho avuti dei momenti non continuativi di lettura, ma molti libri mi hanno lasciato qualche cosa: Hermann Hesse con “Siddhartha”, Ian McEwan con “Il giardino di cemento”, e poi Charles Bukowski, Friedrick Nietzsche, Marco Franzoso, Fedor Dostoevskij, biografie di artisti e non, questi sono i primi che mi vengono in mente. Sicuramente tanti testi sulla Musica.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Siddhartha” di Hermann Hesse.

9. Leggere fa bene? E perché?
Fa bene perché oltre al fatto di imparare, capire, sognare, viaggiare, appropriarsi di identità altrui, è l’unico momento in cui noi stessi possiamo con la mente assere al 100% padroni di essa.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Vi dico la risposta, la domanda immaginatela voi:
purtroppo poca gente legge più di questi tempi e se lo fanno, si limitano ad uno, due libri che cercano senza successo di capire e la dimostrazione di questo la si vede tutti i giorni. Qualche libro in più, magari preso in biblioteca, forse renderebbe il mondo migliore di quello che è.

E’ stato veramente un piacere rispondere a queste domande. EVVIVA!!

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Paolo Navarro Dina

Nato nel 1962 a Roma, mi sono laureato in Storia Contemporanea con 110 e lode all’Università Ca’ Foscari di Venezia.
La mia prima esperienza lavorativa è stata nella redazione del settimanale “Venezia 7” dove mi sono occupato di cronaca cittadina. Successivamente ho lavorato per alcuni anni in una televisione privata locale, Antenna Tre Nordest, sempre nell’ambito della cronaca e politica locale.
Nel 1988 ho iniziato la collaborazione con “Il Gazzettino” di Venezia lavorando nell’ufficio cronaca della città di Mestre e successivamente in quella di Venezia-centro storico.
Dopo alcuni contratti di “sostituzione ferie” durante l’estate, nel novembre del 1993 sono entrato con contratto part-time nella redazione di Venezia.
Nel 1996 sono stato assunto praticante e trasferito nella redazione periferica di Belluno dove sono rimasto fino al 2000 occupandomi di politica locale e regionale, turismo, cultura, politica sociale e sanitaria. Sono poi rientrato a Venezia per seguire servizi pubblici, politica locale e cronaca nera.
Nel 2001 sono passato alla cronaca nera nella redazione di Mestre.
Nel marzo 2007 sono stato trasferito agli esteri, iniziando a seguire le questioni di politica internazionale con particolare riferimento all’Unione Europa, il Consiglio d’Europa e le vicende dell’area balcanica e del Medio Oriente.
Dal 2010 sono ritornato nell’organico della cronaca di Venezia dove sono rimasto fino al 2017 per poi essere trasferito alla redazione centrale cultura.
Dal 2010 sono Coordinatore del Tavolo delle Associazioni Comunali per il Giorno della Memoria e socio dell’Ateneo Veneto.
Da dicembre 2013 sono consigliere della Comunità ebraica di Venezia, carica che detengo tutt’ora con delega alle Pubbliche relazioni e Comunicazione.

Paolo Navarro Dina in Facebook.
Segui Paolo in Twitter.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho scelto questo lavoro perché in casa mia entravano molti giornali. Mio padre lavorava alla Rai, nella sede centrale di Roma e doveva essere sempre informato. Poi crescendo è diventata una passione che mi rimane ancora. Ricordo ancora quando il quotidiano era composto in foglioni e che distendevo le pagine sul pavimento per essere più comodo nella lettura. Mi accucciavo in cucina o nel salotto di casa e iniziavo a leggere senza scompaginare le pagine.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Uso più di un aggettivo: tumultuosa, frizzante, affascinante e favolosa.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La prima biblioteca che ho vissuto intensamente è stata la Querini Stampalia di Venezia con le sue stanze suggestive, piene di storia, con i libri, tanti libri in esposizione che si potevano tranquillamente sfogliare e leggere. Quante volte negli intervalli, perché era la mia biblioteca preferita in periodo universitario, ho sottratto tempo allo studio, per leggere uno dei volumi esposti.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo dove poter capire l’evoluzione del pensiero (nel bene e nel male) dell’uomo. Un luogo che offre spunti per conoscere e interpretare il presente.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’organizzazione del luogo e la libertà di scegliere.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il primo libro che ho letto tutto d’un fiato “Narciso e Boccadoro” di Hermann Hesse.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Devo dire che sono molti. Da “La Famiglia Moskat” di Isaac Singer a “Molto forte incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer. Ma quello che amo di più è senz’altro “Il commesso” di Bernard Malamud.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Consiglierei “Austerlitz” di W.G Sebald.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa benissimo. Perché serve a sentirsi vivi.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Ci sono sempre domande.
Purtroppo non sempre abbiamo le risposte.

PUNTA DELLA DOGANA

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Sara Rattaro

Sara nasce in una famiglia di commercianti genovesi specializzati in ottica.

Laureata in Scienze Biologiche e in Scienza della Comunicazione, esordisce nella scrittura con il romanzo “Sulla sedia sbagliata” nel 2009 per l’editore Mauro Morellini.
Nel 2011 scrive il suo secondo romanzo “Un uso qualunque di te”. Nello stesso anno incontra l’agente letterario Silvia Meucci con la quale instaura un rapporto lavorativo e personale bello e proficuo. Il romanzo viene scelto da Giunti Editore. Il libro esce il 14 marzo 2012 con 20.000 copie vendute in una settimana e viene tradotto in nove lingue. Una confessione tutta al femminile di Viola, mamma e moglie controversa che insieme alla figlia Luce e al marito Carlo danno vita ad una storia che “esplode nella testa e nel cuore”, diventando un vero fenomeno del passaparola tra i lettori.
Con il suo terzo romanzo Sara incontra Garzanti che nel maggio 2013 pubblica il best seller “Non volare via” che entra immediatamente nelle classifiche permanendovi per molte settimane. All’estero si conferma in Europa e vola oltreoceano conquistando anche il Brasile.
Nel settembre del 2014, sempre con Garzanti, pubblica “Niente è come te”, una storia vera che tratta di un tema molto delicato: la sottrazione internazionale dei minori. E’ l’emozionante storia di un papà e di una figlia, Francesco e Margherita, che si rincontrano dopo 10 anni.
Nel 2015 Garzanti ha ripubblicato il suo primo romanzo “Sulla sedia sbagliata”.
A Marzo 2016 è stato pubblicato “Splendi più che puoi”, un romanzo che affronta con delicatezza il difficile argomento della violenza di genere: una storia toccante, profonda e carica di speranza.
Sara ha vinto il Premio Città di Rieti 2014 con il libro “Non volare via” e il Premio Bancarella 2015 con il libro “Niente è come te”. Nel 2016 si è aggiudicata il Premio Rapallo Carige per la Donna Scrittrice con il romanzo “Splendi più che puoi”.
Nella Primavera del 2017 verrà pubblicato il nuovo romanzo di Sara, edito da Sperling & Kupfer.

Visita il sito di Sara Rattaro.
Vai alla pagina Facebook di Sara.
Sara Rattaro in Twitter.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per passione. Da ragazza amavo scrivere ma ero terrorizzata dal far leggere i miei lavori. Avevo paura del giudizio degli altri. Un giorno, una decina di anni fa, mi sono fatta coraggio ed è iniziata l’avventura.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Spontaneo.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ero una studentessa e andavo spesso nelle biblioteche della mia città a consultare i libri per approfondire le materie da studiare.

4. Come definiresti la biblioteca?
E’ un luogo intenso.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’odore di carta stampata.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Zanna bianca” di Jack London.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“La notte di Lisbona” di Erich Maria Remarque, perché me lo leggeva mio nonno.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Tutti i libri di Remarque.

9. Leggere fa bene? E perché?
Cura l’anima, fa sognare e ti permette di essere in due posti contemporaneamente.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Cosa consiglieresti ad un esordiente per sopravvivere nel mondo degli scrittori?
Determinazione e tanta umiltà.

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La copertina di “Splendi più che puoi”, ed. Garzanti.

Sara Rattaro sarà ospite della Biblioteca di Spinea mercoledì 8 marzo 2017 alle ore 20,45 per un incontro durante il quale si parlerà del suo romanzo “Splendi più che puoi”.
Info: info@biblioteca-spinea.it
tel. 041 994691

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Monica Silva

Monica Silva da anni svolge workshop sulla psicologia del ritratto in Italia e all’estero base solida sulla quale svolge i suoi lavori. Predilige ritrarre i soggetti attraverso una profonda lettura della società di oggi. Le sue fotografie sono state pubblicate sulle più importanti testate nazionali ed internazionali.

Scopre di più su Monica Silva nel suo sito.
Guarda il video del suo speech al TEDxRovigo.
Monica in Twitter.
Instagram.
Facebook.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché la fotografia per me è vita, ha salvato la mia esistenza. Viene da dentro, non posso vivere senza!!

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Creativa.

 

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“My Hidden Ego” di Monica Silva

 

 

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
L’odore dei libri. È orgasmico!! Passerei ore ad odorare le pagine dei libri antichi per scoprire le tracce dei precedenti lettori. E’ un po’ animalesco ma sincero.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo sacro dove elevare lo spirito. Quando entro in una biblioteca o una libreria, lascio che sia il libro a scegliere me. Quando ciò accade contiene sempre il messaggio di cui ho bisogno. E’ per questo che trovo che sia un luogo sacro.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Scoprire che ho tanto da imparare. Perché per quanto si legga non sappiamo mai abbastanza. Ciò mi aiuta a tenere i piedi per terra, ad essere umile.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
La Bibbia. Non per scelta ma per imposizione. Poi il primo libro che ho letto per scelta personale, che mi ricordo come se fosse oggi, fu un giallo di Agatha Christie “I Sette Quadranti” e da lì in poi ho letto quasi tutti i suoi gialli.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Il nome della rosa” di Umberto Eco. Mi ha letteralmente trasportata nel 1300, epoca in cui si svolge la storia. Era talmente reale che sentivo gli odori ed il rumore che faceva la penna sulla pergamena.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Il mio nome è Usher Lev” di Chaim Potok del 1972. Parla di vita vissuta, di arte, di dolore, di allegria, di religione, di viaggi e molto altro. Un libro fantastico!

9. Leggere fa bene? E perché?
Apre la mente delle persone. Insegna a non avere pregiudizi. Insegna a viaggiare con la fantasia. Questo permette alle persone di essere meno incattivite con la vita.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Cosa accadrà alla letteratura tra qualche anno visto che la tecnologia sta trasformando le abitudini dei lettori oggi?

E questa è una domanda per la quale lascio al lettore la risposta  😉

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