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Posts Tagged ‘Davide Chiarantini’

davide chiarantini

Davide Chiarantini con Barbara Giuliani

Più che uno scrittore preferisco definirmi un sognatore, che scrive dei suoi sogni e di quello che ascolto nei miei pensieri. E lo faccio meglio navigando, con la fantasia e nella realtà, su una piccola barca di appena sei metri che veleggia tra le isole del Tirreno. Sono poi designer di servizi, velista, viaggiatore, musicista, padre, compagno di una donna coraggiosa e folle, come tutte le grandi donne. Realtà che si mischiano continuamente in un insieme sistemico tendente al caos.
Ho cominciato a scrivere prestissimo, dato che mia madre mi insegnò la scrittura già a quattro anni, e mio padre pittore a tradurre in tratti idee, emozioni e colori. Fin da piccolo immaginavo e scrivevo storie, racconti, poesie, mi inventavo giornalini per la scuola o per i team sportivi dove facevo attività agonistica, scrivevo i testi in un paio di Radio “libere”, come si diceva allora (sono del 1961), divoravo libri, fumetti, musica di tutti i generi.
Ogni viaggio di piacere o di lavoro diventava un racconto, scritto su quaderni e arricchito di disegni, quando ancora non esistevano le tecnologie digitali che ora permettono di fissare qualsiasi istante. Ma in fondo l’immagine che più rimane impressa è quella generata da un racconto.
Con l’avvento dei social, ho cominciato a raccontare le avventure vissute sulla mia piccola barca, sempre più seguite e richieste. Alla base dei racconti, la consapevolezza che si può andare in barca a vela anche con budget minimi, dimostrando che non è la barca che fa il marinaio, ma è l’uomo al timone, con le sue scelte, la sua tecnica e la sua passione, a fare la differenza. L’ebook “Sei per due – La vela possibile” è tra i testi di vela più venduti, grazie anche all’editore Studia Rapido, che ha creduto nei miei racconti. Non è un manuale tecnico, anche se svela tanti trucchi per vivere il mare su una piccola imbarcazione senza farsi mancare alcun comfort, ma è soprattutto un racconto di passione per la vela e per il mare, in tutte le sue manifestazioni. Gli incontri con i delfini e le balenottere, i cieli stellati, le tempeste improvvise, l’ozio delle bonacce. “Sei per due” in fondo mette al centro l’uomo e le sue capacità, in una sorta di liberazione dal superfluo che lo pone di fronte alla Natura con pochi mezzi ma sfruttati al meglio con perizia, con approccio tra il filosofico e il nologo, in un contesto di libertà anche dalle convenzioni e non solo nelle rotte da seguire.
I racconti proseguono sul blog Sei Per Due dove vivono nuove avventure, trucchi, consigli e normativa per vivere il mare da appassionati di quelli che sono anche un po’ pirati veri.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché l’ho sempre fatto. Anche se non è il mio lavoro principale, ho sempre scritto perché adoro sognare. Quindi non l’ho scelto, è lui che ha scelto me, fin da quando inventavo bugie perfette da ragazzino. E’ come se avessi accanto un altro me, pronto a raccontarmi storie e fantasie, rime e poesie, personaggi e disegni. Forse dovrei chiedere a lui.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Coinvolgente. Sia per me, sia per chi legge le mie storie. Quando scrivo entro nel personaggio, nelle situazioni, ne sento gli odori, il ritmo, ne vedo i colori.
Il commento che più mi gratifica da parte di chi legge è quello che suona più o meno così: “nel leggerti sembra di essere a bordo con te”.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Il primissimo è quello della biblioteca della scuola, alle medie. Rimanevo incantato nell’osservare i libri e leggerne i titoli dal dorsetto, curiosando anche su come erano stati catalogati. Poi l’austera biblioteca di Giurisprudenza alla Sapienza. E ancora la Biblioteca Nazionale a Roma, dove ancora adesso mi rifugio ogni tanto per trovare silenzio e quiete se, capitando in zona, devo concentrarmi e scrivere. Per ultima, la bibioteca di reperti dell’altro secolo e più, nella società di Service Design, dove ho la fortuna di lavorare come primo lavoro: si respira quell’aria di racconti e personaggi anche lì, di quelli che sembrano prendere forma nella stanza.

4. Come definiresti la biblioteca?
Quel luogo magico di sogno e conoscenza che si unisce con tutte le bilbioteche del mondo in un sapere Universale. Una evoluzione della biblioteca scoperta da Guglielmo da Baskerville ne “Il nome della Rosa”.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Lo stimolo allo studio, la curiosità della scoperta, il contatto con i libri, il lasciarsi tentare da ciò che ancora non si conosce e accarezzare da ciò che si conosce già.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
La collana enciclopedica “Conoscere”, che sfogliavo fin da piccolissimo, riconoscendo le figure prima ancora dei testi. La conoscevo talmente a memoria da sapere in quale volume era un determinato argomento. Parlando di libri veri e propri il primo è stato, credo, “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Il barone rampante”, di Italo Calvino, la ribellione alle convenzioni, fino all’ultimo respiro.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Tutti, così da sviluppare il proprio spirito critico di persona consapevole e autonoma. Ogni libro, anche il peggiore, può dare degli spunti, se non altro per riconoscerlo come tale. Non esistono libri da consigliare, esiste un consiglio: leggere, tutto e tanto. Il leggere viene subito dopo il respirare.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa bene perché fa immaginare, imparare, gioire, piangere, amare, odiare. Leggere rende consapevoli, insegna, prepara, costruisce. Leggere rende liberi più della libertà fisica, perché il pensiero generato dalla lettura vola ovunque e vede ovunque. Chi non legge non sa, soprattutto di sé stesso.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Cosa fai nella vita?

Non lo so, lo sto leggendo via via. Ogni pagina è una scoperta.

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