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Alberto Toso Fei

Alberto Toso Fei, veneziano dal 1351, discende da una antica famiglia di vetrai di Murano. Esperto di storia segreta e di mistero, è giornalista, scrittore e saggista tradotto in più lingue. I suoi libri sulla storia segreta e leggendaria delle città più belle d’Italia, nati dal recupero della tradizione orale, sono diventate cacce al tesoro, performance teatrali, opere d’arte, installazioni e anche oggetti multimediali. Da essi è poi nato il fenomeno dei “ghost tour” a Venezia.
Lo chiamano il ‘Cantastorie tecnologico’ per l’uso che fa della multimedialità applicata alla dimensione del racconto. Alcuni libri sono dotati di codici QR utilizzando i quali l’autore “esce” dalle pagine per raccontare direttamente le storie nei luoghi in cui presero vita. Ha realizzato due libri-gioco su Roma e Venezia, dando vita alla saga del “Ruyi”: grazie a un sofisticato sistema tecnologico, con l’uso del telefono cellulare, si diviene protagonisti di una straordinaria caccia al tesoro culturale.
Assieme alle tradizionali presentazioni in libreria, Toso Fei ha acquisito negli anni le qualità del narratore capace di far “entrare” l’ascoltatore dentro le storie, incantandolo con il solo racconto o avvalendosi di filmati, tecnologia avanzata, musica, forme di spettacolo alternative. Ha una pagina Facebook e un canale YouTube che portano lo stesso nome: “Venezia in un Minuto”. Nel 2017 è stato candidato al Premio Strega con la graphic novel “Orientalia”, realizzata col disegnatore Marco Tagliapietra.
Alberto Toso Fei è il creatore e il direttore artistico del Festival “Veneto: Spettacoli di Mistero”, che tradizionalmente prende il via a novembre in cento località della regione.

Alberto Toso Fei sarà ospite della Biblioteca di Spinea (VE) nell’ambito delle iniziative previste per Il Veneto Legge, venerdì 27 settembre 2019 alle ore 18,00 con “Serenissima Scienza” aneddoti e racconti di scienziati e inventori a Venezia (e a Spinea!).

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per passione, indubbiamente. questo almeno per quel che riguarda la scrittura giornalistica, il mio primo approccio con la costruzione di “racconti” e con la divulgazione. Per il resto, è forse il mestiere di scrittore che ha scelto me, a partire dalle storie – “vere”, intese nella filologia e nella trasmissione orale – che portavo dentro e che ho deciso di far uscire dalla sfera della mia memoria, e di raccontare.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Cantastorie.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Gli scaffali di alluminio della Biblioteca di Quartiere di Murano, dove da ragazzino andavo a divorare i gialli per ragazzi, fermandomi e leggendone anche uno a pomeriggio (non erano molto lunghi!). Un luogo semplice, all’apparenza (che oggi non esiste più in quella forma), ma che aveva ai miei occhi giovani tutta la sontuosità di un palazzo nobiliare.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un tempio laico in cui non esiste dottrina o sacerdote. Tu decidi liberamente del tuo sapere, con la libertà di millenni di pensiero e di storie tra le quali scegliere.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’odore dei libri, il silenzio imperfetto.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Di cui abbia memoria, “Il gabbiano Jonathan Livingston”, di Richard Bach. Avevo dieci o undici anni. Prima di allora ho solo impressioni e immagini confuse.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Sono due, letti in momenti particolari della vita, che magari ripresi oggi non avrebbero lo stesso sapore: “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” di Robert Pirsig e “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Se in vena di romanticismo “La nube purpurea” di Matthew Phipps Shiel; per gli amanti del surreale “Il terzo poliziotto” di Flann O’Brien.

9. Leggere fa bene? E perché?
Perché rimanere ignoranti e con una visione ristretta del mondo e della vita fa male. A se stessi e agli altri. Passi per il se stessi: ognuno è libero di devastarsi come vuole. Ma viviamo nel secolo dell’ignoranza crassa, in cui ogni cosa è a portata di mano e – forse proprio per questo – ci si accontenta della minestra ripassata del demagogo di turno. Che scomparirebbe incenerito come un vampiro all’alba al primo aprirsi di libro. Leggete, e fate leggere.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Tutti i libri hanno lo stesso valore? L’uno vale l’altro? No. Ma è importante sbagliare, e capire di aver sbagliato e quanto, dopo averne letti molti altri.

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