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Anna Maria Dalla Valle

Foto Luca d’Agostino/Phocus Agency © 2012

Veneziana, musicista, cantante, compositore, ma anche didatta, ma anche blogger di vecchia data.
Flautista classica in principio, jazzista da metà della vita in poi.
Ha suonato ed inciso con molti, e molti altri negheranno tali fatti, si è diplomata e laureata e molte altre cose che si possono ammirare appese alla parete del corridoio di casa sua.
Tra le cose più meritevoli si ricordano quel bel disco flauto e piano intitolato “A Casa Mi Veniva” col suo compare Paolo Corsini, e quel magma di jazz e musica elettronica, in cui si vanta dell’effettistica con piffero e/o aggeggi elettronici che la contraddistinguono, chiamato simpaticamente “Squirrel Beats”.
Da blogger è risaputo che “La Flauta” è espertona di Siae, talent musicali (suo malgrado) e gigioneria social ad ampio spettro.
Insegna da millenni e i suoi allievi ancora le rivolgono (quasi) tutti la parola.

Leggi il blog di Anna.
Scopri “A casa mi veniva”.
Visita la pagina Facebook degli Squirrel Beats.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Bizzarro… è la prima volta che lo definiscono “lavoro”. Di solito è una passione, un hobby, un’incoscienza. Diciamo così: sono nata incosciente, via via ho proseguito con l’idea che poggiare sulle fragili fondamenta di una passione poteva rendermi felice. Non ricca, ma felice.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
E’ più adatto un sostantivo: disciplina. Senza lo studio, e parlo delle ore quotidiane sullo strumento, senza ordine mentale e senza saper metter in moto la creatività (e la follia, certo) con equilibrio e razionalità, non vai da nessuna parte. Genio e sregolatezza? Esiste, ma la sregolatezza può forse indicare lo stile di vita, non l’organizzazione del lavoro.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La mia prima tessera della biblioteca risale a quand’ero bambina, avevo l’ansia di non riuscire a finire tutti i libri che noleggiavo. Leggevo velocemente (enorme fortuna) ma ne prendevo, obiettivamente, troppi tutti insieme.

4. Come definiresti la biblioteca?
In biblioteche ho fatto concerti, ho tenuto conferenze, ho ascoltato dischi e scovato partiture storiche in microfilm. Ora più che mai è un luogo aperto e “rumoroso” di informazioni, non più il luogo di assoluto e severo silenzio di un tempo, con enciclopedie, manuali scolastici, triti romanzi e libricini per bambini. Ha cambiato pelle, ha cambiato mezzi, ma rimane una culla dove scoprire e riscoprire passioni e curiosità; un luogo dove trovare risposte, ma anche domande.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
E’ come un negozio di spezie: pieno di colori e profumi provenienti da ovunque. Io adoro leggere libri che provengono da ovunque. Mi fanno crescere la testa. La mia testa deve crescere un sacco ancora.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non ne ho la più pallida idea. Ti posso dire cosa leggo ora: Alex Ross, “Senti Questo”, ed. Bompiani.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Il libro del mio papà. Ci ha dedicato gli ultimi anni della sua vita, con ricerche estenuanti, una metodica severissima e una scrittura pulita, lucida, da sociologo… e da viaggiatore. Penso sia stata la sua “scusa” per farsi un viaggio nel suo passato, riscoprendo le origini del quartiere in cui sono nata, le sue trasformazioni, la sua gente, le sue case e le sue strade. Si chiama “Tracce vive”, Lino Dalla Valle, ed. Marcianum Press. La mia copia ha una dedica, ” A mia figlia, valida collaboratrice nella stesura di questo libro…”, niente frivolezze o esternazioni. Non serviva scrivermelo. Ho letto e sistemato mille volte le sue bozze e gli appunti, ci credi? Non l’ho mai letto tutto fino in fondo. Sarà che finché non lo leggo, un libro rimane ancora vivo.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Io consiglierei di leggere ciò che piace. La biografia (diocenescampi) di Fedez, Il manuale del motociclista, la storia ragionata del GTA. Non ha importanza cosa, importante è leggere. Io adoravo i manuali di psicologia, Kundera, Stephen King (ma lo negherò in pubblico), i romanzi mattone e quelli da supermercato. Ora ho la fissa dei trattati di musica, ma anche dei libri di cucina. Quest’estate ho letto il famoso manualetto sul riordino di Marie Kundo, tanto di moda, e lo ammetto, mi ha cambiato la vita. Anche questo lo negherò in pubblico.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere nutre la creatività e la fantasia. E ce ne vuole tantissima per vivere appagati. Oltre a questo, insegna a scrivere come si deve, e questo servirà a rendere appagati tutti coloro che leggeranno i nostri, di scritti. Non parlo solo delle tesi di laurea, dove ho letto di tutto, ma anche dei messaggi su Whatsapp.
Poi sono una donna all’antica. Ho sempre guardato quali libri stanziavano sulla libreria di un uomo, oltre che sul comodino, in macchina, in valigia, valutandolo di conseguenza. Il mio compagno, per dire, sotto l’ombrellone legge le opere morali di Seneca.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
“Lo sapevi che si possono noleggiare anche gli E-book in biblioteca?”

… L’ho saputo l’altro giorno. Son caduta dal pero. Adesso ho un nuovo motivo per andare in biblioteca. A parte cercare giovanotti che leggono Seneca, sia chiaro.

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