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Gianluca Ascione

Gianluca Ascione

SPECIALE MESTHRILLER 2018
Laureato in legge, è nato a Treviso nel 1975 e risiede tuttora nel trevigiano. Scrittore dedito alla sperimentazione di diverse tipologie letterarie, si è poi specializzato nella stesura di gialli e noir. I primi approcci di genere risalgono al 2008 in cui ha vinto il premio Gran Giallo Città di Cattolica col racconto “Fino all’ultimo respiro” (ed. I Gialli Mondadori). Nel 2009 ha vinto il concorso per scrittura drammaturgica ReciproCittà, oggetto di una rappresentazione teatrale. Nel 2010 è stato finalista del premio Trichiana-paese del Libro, edito nell’antologia L’Appuntamento (ed. Kellerman). Nel 2012 ha vinto il premio Gran Giallo di Romagna con un racconto dedicato a Diabolik nel cinquantenario del fumetto. Nel 2013 un suo inedito è stato inserito nella raccolta Montevarchi in Giallo e ha pubblicato il suo romanzo d’esordio “Gocce di silenzio” (ed. Tindari-Patti). Nel 2014 ha pubblicato il primo romanzo noir “Polvere & Ombra” (Panda edizioni), finalista al concorso La Provincia in giallo. Nel 2016 ha pubblicato il noir “Rapsodia in rosso” (Panda edizioni), premiato al concorso San Giuliano in Giallo e ha vinto il concorso Rosso d’Inverno. Inoltre ha vinto il concorso Il Castagno con un racconto sulla Grande Guerra.

Nel 2017 ha pubblicato il thriller storico “Le canaglie del Venerabile” (Panda edizioni) che sarà presentato in Biblioteca a Spinea (VE) martedì 13 novembre 2018 a partire delle ore 18,00 nell’ambito del Festival dei libri gialli Mesthriller.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Con la scrittura ho trovato il modo più felice per permettere alla mia immaginazione di non rimanere ingabbiata.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Più che un aggettivo, un’espressione: piacevole fatica.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Primo anno di università, biblioteca storica di Treviso. Ricordo il clima di silente austerità che dominava l’ambiente e di aver ricevuto un gettone numerato che indicava il posto a sedere. Una seduta di legno, dura e disagevole, ma al tempo stesso stimolante. Una sorta di metafora della vita.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo alieno alla banalità in cui soddisfare la voglia di sapere.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La biblioteca è una sorta di “polis armonica”: ci convivono adulti e bambini, uomini e donne, studiosi e semplici lettori. Tutti sono alla ricerca di un qualcosa che appaghi la propria curiosità e nessuno resta deluso.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il primo libro? Accidenti è passato tanto di quel tempo, chi se lo ricorda! Forse “La capanna dello zio Tom” di Harriet Elizabeth Beecher Stowe o “La secchia rapita” di Alessandro Tassoni durante una convalescenza: erano due libri presenti in casa.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Può sembrare retorico, ma ogni libro lascia qualcosa: un sorriso, una lacrima, un brivido, una sensazione di pienezza, il desiderio di conoscenza, la leggerezza prodotta dalla possibilità di estraniarsi dall’ordinario. Sarebbe ingrato e ingiusto nominarne uno solo, umanamente impossibile ricordarli tutti.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Il Nuovo Testamento.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere è conoscenza e la conoscenza rende liberi, oltre a permettere un sano confronto. E qualche volta fa pure bene al cuore: più di così!

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Hai un sogno da realizzare? La risposta, ovviamente, resta avvolta dal mistero…

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