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Posts Tagged ‘Lo stupidario della maturità’

Mattia Poggi, Mitì Vigliero, Patrizia Traverso

Mitì Vigliero

Nata a Torino nel 1957, dal 1980 vive a Genova.
Mitì Vigliero è giornalista, storica e scrittrice, ha pubblicato romanzi, saggi storici, gastronomici e umoristici per Mondadori, Rizzoli, Marsilio, Idealibri.
Nel 1991, ha pubblicato “Lo Stupidario della Maturità”, un libro che aveva tutte le intenzioni di risultare un feroce e satirico atto di accusa nei confronti della scuola italiana, ma che è immediatamente diventato un best seller della narrativa umoristica, dando vita a una lunga sequela di imitazioni.
Mitì Vigliero è l’unica scrittrice donna ad essere stata premiata due volte al Festival Internazionale dell’Umorismo di Bordighera.

Visita il sito di Mitì Vigliero.
Miti Vigliero in Wikipedia.
Leggi il Blog di Mitì.
Segui Mitì in Twitter.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per una questione “mentale”; il mio cervello si è sempre rifiutato di capire e interessarsi a qualsiasi materia contenesse dei numeri. Assolutamente negata per le materie matematico-fisico-chimiche ecc, non mi restavano che quelle letterarie. Scherzi a parte, scrivere, leggere, ricercare e raccontare storie, comunicare attraverso la parola scritta e orale è sempre stata la mia passione innata. Non avrei saputo né soprattutto voluto fare altro.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Forse eclettica. Nella scrittura e nella ricerca mi occupo di svariati argomenti, specializzarmi in uno solo mi annoia. Tutti però devo avere la caratteristica di essere già esistenti nel passato. Delle cose umane (tutte, dai sentimenti alla politica agli oggetti) mi piace la loro storia, scoprire come sono cambiate nel tempo. Conoscere ieri per capire l’oggi, è basilare. Tutto però analizzato sempre con una sorta di distacco sorridente dato dall’ironia; l’umanità è tutto tranne che perfetta, occorre coglierne i limiti.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Forse quella della scuola elementare a Torino; un po’ una delusione per me, visto che i libri presenti li avevo quasi tutti a casa. La mia è sempre stata, per generazioni, una famiglia di grandi lettori; “avidi”, direi. E di collezionisti di libri; ho imparato a leggere da piccolissima sui libri d’infanzia dei miei genitori e dei vari nonni, conservati accuratamente. E li ho ancora tutti.

4. Come definiresti la biblioteca?
Per me, di qualunque dimensione sia, è sempre una Wunderkammer, una camera delle meraviglie piena di curiosità tutte da scoprire.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La luce e il silenzio; quel senso di introspezione e quiete che assomiglia molto a quello che si prova immediatamente, in una città caotica e rumorosa, entrando in una chiesa qualunque.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
A parte quelli di filastrocche illustrate dalla Mariapia (Maria Pia Franzoni Tomba) o i “Piccolissimi” della Salani letti a 3, 4 anni, il mio primo libro “da grandi” a 6 anni è stato “Il Corrierino delle Famiglie” di Giovannino Guareschi, seguito a ruota da tutti i suoi altri.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Uno solo? Impossibile rispondere.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Quando insegnavo, durante le vacanze estive davo come compito ai miei ragazzi di leggere minimo quindici libri. Ma non davo titoli; l’importante è che leggessero quello che più gradivano. Che fossero gialli, fantasy, romanzi storici, letteratura “rosa” non aveva importanza; i testi “sacri”, quelli che servono per i programmi d’italiano, li analizzavamo insieme in classe. Perché leggere per un adolescente, soprattutto nella vita quotidiana extrascolastica, deve essere un piacere, mai un’imposizione. Ovviamente di questi libri esigevo per ciascuno un riassunto scritto, minimo dieci pagine (e sì, ero una prof esigentissima…)

9. Leggere fa bene? E perché?
Perché nella vita insegna a esprimersi correttamente e brillantemente sia nella parola scritta che in quella orale; perché arricchisce il vocabolario personale di termini nuovi; perché fa pensare, riflettere; perché permette di riconoscere nella realtà accadimenti, ragionamenti, situazioni trovate descritte nei libri e magari aiuta a comportarsi di conseguenza. Insomma: leggere fa bene e basta.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Direi nessuna.

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