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Posts Tagged ‘mesthriller’

Federico Lunardi

Federico Lunardi

SPECIALE MESTHRILLER
Federico Lunardi, nato a Forlì nel 1984 ma cresciuto all’ombra dei Colli Euganei, è laureato in Ingegneria, appassionato di musica, sport, natura, scienze e di qualsiasi altra cosa lo incuriosisca. Ha curato un blog basato su tematiche ambientali, energetiche e antropologiche. Ama la letteratura e il cinema.
Nel 2017 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio “Riesenwurm” che sarà presentato in Biblioteca a Spinea (VE) martedì 20 novembre 2018 a partire delle ore 18,00 nell’ambito del Festival dei libri gialli Mesthriller, in apertura dell’incontro con la scrittrice Cristina Cassar Scalia che presenterà “Sabbia nera”.

Visita la pagina Facebook di Federico.
Vai alla pagina Facebook di Riesenwurm.
Federico Lunardi in Instagram.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
La scrittura è una passione. Scrivo perché appena inizio a scrivere mi immedesimo a tal punto nei miei personaggi che mi perdo nel loro mondo, e spesso non mi fermo finché il mio corpo materiale lancia ultimatum di sopravvivenza.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Un aggettivo che può riassumere ciò che scrivo può essere insolito. Nel bene o nel male. I miei contenuti sono atipici perché lo sono le mie fonti d’ispirazione. L’originalità è una delle caratteristiche prioritarie delle mie letture.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ciò che mi ha colpito di più sono stati i vecchi tomi e gli archivi dei quotidiani: montagne di carta ingiallita, milioni e milioni di parole, cronache e titoli in grassetto di altre epoche. Testimonianze sopravvissute ai testimoni. Ho provato una specie di fascino vertiginoso, ma ero un bambino e non ho capito perché.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un tempio. Un luogo sacro in cui tutti possono entrare e confidarsi con un libro. Un luogo di pace e ponderatezza, al riparo da rumore e frenesia.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Ciò che rappresenta, ovvero che la cultura deve essere a disposizione di tutti.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Credo “Il Libro della Giungla” di Joseph Rudyard Kipling.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Tra i tanti, “L’idiota” di Fëdor Dostoevskij. Un libro che mi ha scosso profondamente e mi ha fatto definitivamente innamorare della lettura.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Siddharta” di Hermann Hesse. Un libro che mostra qualcosa di diametralmente diverso da quello che vive e pensa un giovane d’oggi. Un’occasione di imparare qualcosa di nuovo sulla propria interiorità, invece di limitarsi a ricevere passivamente input chiassosi. Così, tanto per cambiare.

9. Leggere fa bene? E perché?
Fa bene al cervello, perché lo stimola. Fa bene alla vita, perché mostra alternative. Fa bene alla società, perché favorisce l’empatia. Nel mio caso è anche un’opportunità di evasione, la mia ora d’aria dal “logorio della vita moderna” [cit.].

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Cosa faresti per stimolare la lettura nei ragazzi?
Eviterei di propinargli immani rotture di balle e proporrei letture più moderne. I classici rischiano di stroncare sul nascere la passione per la lettura. Io li adoro, ma non sono per tutti. Si rischia di limitare i lettori ai pochi stoici che sono riusciti a deglutire quei bocconi amari. E intanto si rimpolpano le fila di un esercito di analfabeti funzionali. Lasciamo i Promessi Sposi e i Malavoglia agli amanti del genere. Proponiamo letture avvincenti e moderne, altrimenti si finisce per associare la lettura a un fastidio forzato dal quale non si vede l’ora di essere esonerati.

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Gianluca Ascione

Gianluca Ascione

SPECIALE MESTHRILLER 2018
Laureato in legge, è nato a Treviso nel 1975 e risiede tuttora nel trevigiano. Scrittore dedito alla sperimentazione di diverse tipologie letterarie, si è poi specializzato nella stesura di gialli e noir. I primi approcci di genere risalgono al 2008 in cui ha vinto il premio Gran Giallo Città di Cattolica col racconto “Fino all’ultimo respiro” (ed. I Gialli Mondadori). Nel 2009 ha vinto il concorso per scrittura drammaturgica ReciproCittà, oggetto di una rappresentazione teatrale. Nel 2010 è stato finalista del premio Trichiana-paese del Libro, edito nell’antologia L’Appuntamento (ed. Kellerman). Nel 2012 ha vinto il premio Gran Giallo di Romagna con un racconto dedicato a Diabolik nel cinquantenario del fumetto. Nel 2013 un suo inedito è stato inserito nella raccolta Montevarchi in Giallo e ha pubblicato il suo romanzo d’esordio “Gocce di silenzio” (ed. Tindari-Patti). Nel 2014 ha pubblicato il primo romanzo noir “Polvere & Ombra” (Panda edizioni), finalista al concorso La Provincia in giallo. Nel 2016 ha pubblicato il noir “Rapsodia in rosso” (Panda edizioni), premiato al concorso San Giuliano in Giallo e ha vinto il concorso Rosso d’Inverno. Inoltre ha vinto il concorso Il Castagno con un racconto sulla Grande Guerra.

Nel 2017 ha pubblicato il thriller storico “Le canaglie del Venerabile” (Panda edizioni) che sarà presentato in Biblioteca a Spinea (VE) martedì 13 novembre 2018 a partire delle ore 18,00 nell’ambito del Festival dei libri gialli Mesthriller.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Con la scrittura ho trovato il modo più felice per permettere alla mia immaginazione di non rimanere ingabbiata.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Più che un aggettivo, un’espressione: piacevole fatica.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Primo anno di università, biblioteca storica di Treviso. Ricordo il clima di silente austerità che dominava l’ambiente e di aver ricevuto un gettone numerato che indicava il posto a sedere. Una seduta di legno, dura e disagevole, ma al tempo stesso stimolante. Una sorta di metafora della vita.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo alieno alla banalità in cui soddisfare la voglia di sapere.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La biblioteca è una sorta di “polis armonica”: ci convivono adulti e bambini, uomini e donne, studiosi e semplici lettori. Tutti sono alla ricerca di un qualcosa che appaghi la propria curiosità e nessuno resta deluso.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il primo libro? Accidenti è passato tanto di quel tempo, chi se lo ricorda! Forse “La capanna dello zio Tom” di Harriet Elizabeth Beecher Stowe o “La secchia rapita” di Alessandro Tassoni durante una convalescenza: erano due libri presenti in casa.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Può sembrare retorico, ma ogni libro lascia qualcosa: un sorriso, una lacrima, un brivido, una sensazione di pienezza, il desiderio di conoscenza, la leggerezza prodotta dalla possibilità di estraniarsi dall’ordinario. Sarebbe ingrato e ingiusto nominarne uno solo, umanamente impossibile ricordarli tutti.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Il Nuovo Testamento.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere è conoscenza e la conoscenza rende liberi, oltre a permettere un sano confronto. E qualche volta fa pure bene al cuore: più di così!

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Hai un sogno da realizzare? La risposta, ovviamente, resta avvolta dal mistero…

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Francesco Rrecami

Francesco Recami

SPECIALE MESTHRILLER 2018
Scrittore fiorentino, Francesco Recami con Bianca Sferrazzo, nel 1998 scrive per Giunti “Celti e Vichinghi”. Nel 2000 pubblica due titoli con Mondadori Education: “Assassinio nel Paleolitico” e “Trappola nella neve”.

Ma la sua popolarità arriva con l’editore Sellerio, e particolarmente con il ciclo di romanzi dedicati al pensionato Amedeo Consonni: “L’errore di Platini” (2006), “Il correttore di bozze” (2007), “Il superstizioso” (2008, finalista al Premio Campiello 2009), “Il ragazzo che leggeva Maigret” (2009, con il quale vince il Premio Scrittore Toscano), “Prenditi cura di me” (2010), “La casa di ringhiera” (2011), “Gli scheletri nell’armadio” (2012), “Il segreto di Angela” (2013), “Il caso Kakoiannis-Sforza” (2014). Il suo racconto “Il mostro del Casoretto” appare nell’antologia Sellerio “La scuola in giallo”, del 2014. Del 2015 è invece il romanzo “Piccola enciclopedia delle ossessioni”, sempre per la casa editrice palermitana.

Del 2018 è l’ultimo romanzo “Il diario segreto del cuore” che sarà presentato martedì 6 novembre a partire dalle ore 18,00 in Biblioteca a Spinea (VE), nell’ambito del Festival dei libri gialli, noir e thriller MESTHRILLER.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Dunque, di mestiere io faccio l’editor, soprattutto in settori scientifici, biologia molecolare, genetica e biochimica. Non l’ho mica scelto, mi ci sono trovato, essendo io laureato in filosofia antica. L’altro mestiere, ma alcuni inorridiscono a chiamarlo mestiere, è scrivere narrativa. Io non inorridisco e anche questo non l’ho scelto, mi ci sono trovato scrivendo.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Se si intende quella di scrittura direi ansiolitico.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Quando ero ragazzo frequentavo la Biblioteca di Bagno a Ripoli, località in provincia di Firenze, dove per combinazione sono nati i miei figli. Eppure io abitavo da un’altra parte. Vorrà dire qualche cosa? Non credo.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo di aggregazione. Non sempre lo è ma spesso lo è.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Prendo i libri a prestito, li leggo, quelli che mi piacciono me li compro.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non me lo ricordo. Uno dei primi “La teleferica misteriosa” di Aldo Franco Pessina.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Bah, diversi, per esempio “Le gomme” Alain di Robbe-Grillet. Ma quelli che mi lasciano un ricordo più duraturo di solito sono quelli che scrivo io.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Uno di saggistica. Per esempio Walter Benjamin, “L’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica”.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere narrativa toglie l’ansia, almeno in parte. Leggere testi informativi, argomentativi, scientifici fa crescere il cervello. Leggere schifezze non fa bene.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Quelle tipiche domande che suonano “È vero che a un certo punto nella scrittura è il personaggio stesso che detta la storia?”. La risposta sarebbe: “E chi l’ha detta questa scemenza?”.

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Alessandro Sbrogio BN

Alessandro Sbrogiò

SPECIALE MESTHRILLER 2018
Nato a Catania nel 1963, a 21 anni si è trasferito nel Veneto dove ha conseguito il diploma di contrabbasso presso il Conservatorio di Venezia. E’ stato uno dei fondatori della Venice Baroque Orchestra, con cui ha inciso per Sony American e DOG, e ha collaborato con nomi di primo piano nell’ambito della cultura musicale antica. Abbandonata l’attività concertistica, si è occupato di progetti culturali nell’ambito della rete Doc. Contemporaneamente ha proseguito la sua attività di musicista dedicandosi alla composizione con specifico interesse per il teatro, la danza e il cinema. E’ uno dei fondatori di Magister Espresso Orchestra e con questa formazione ha registrato e prodotto il CD di sue composizioni “Banda Vaga”, edizioni Freecom Music.

“Cadenze d’inganno”, vincitore del Premio Lorenzo da Ponte 2017 indetto dalla casa editrice Diatsema, è la sua prima pubblicazione. Il romanzo sarà presentato martedì 6 novembre a partire dalle ore 18,00 in Biblioteca a Spinea (VE), nell’ambito del Festival dei libri gialli, noir e thriller MESTHRILLER.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
In realtà nella vita si crede di scegliere, ci si accorge solo dopo che è tutto un susseguirsi di eventi, un allinearsi (o no) di pianeti, di varianti, ostacoli, cambi direzione e quanto ne segue. Il mio momento di scelta è stato quando ho deciso di frequentare il Conservatorio, ovviamente perché ho sempre amato suonare. Poi è stato tutto un evolversi di situazioni: ho fatto a lungo il concertista e al momento mi occupo di progetti culturali nell’ambito della grande rete Doc: è un lavoro che mi riempie di soddisfazione. Ho la certezza di supportare tantissimi artisti e più artisti attivi ci sono migliore è la nostra società. La musica, e anche la scrittura, rimangono comunque centrali nella mia vita e dedico loro tutto il mio tempo libero.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
A volte mi sento come Mr Wolf in Pulp Fiction, uno che risolve problemi, solo che io mi occupo di artisti, lavoratori dello spettacolo e cultura.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Quella della mia scuola elementare in Sicilia: in realtà un armadietto con qualche decina di volumi. Al bidello parve strano quando gli chiesi di prestarmi un libro, riuscii a leggerli tutti.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un paradiso in cui perdersi.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Adoro vedere gli scaffali colmi di libri che arrivano in alto: credo siano una bella metafora della lettura. Mi da anche frustrazione: è un grande dispiacere sapere di non poterli leggere tutti.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il primo me lo hanno letto, “Le Mille e una Notte”, indimenticabile. Il primo che ho letto da solo, di cui ho un ricordo preciso, è stata una fiaba per bambini dal titolo “Nano Pancetta” di Adelaide Cremonini, ma preferivo di gran lunga le Mille e una Notte.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Sicuramente “Frammenti da un discorso amoroso” di Roland Barthes. Mi ha aperto le porte di tanta altra letteratura e saggistica.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
A un giovane non potrei che consigliare Italo Calvino, magari “Il Barone Rampante”. Avvincente e perfetto.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere concima il cervello e la coscienza. Ed è anche terapeutico.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Che mi fosse chiesto come mi definisco in questo momento della mia vita: ecco, a riguardo della musica e della scrittura, mi piace definirmi un “Nobile Dilettante”, anche se mi affretto a precisare che, purtroppo, nobile non sono.

 

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[SPECIALE MESTHRILLER 2017]

Nel 2017 Marco Buticchi ha pubblicato “La luce dell’impero” per Longanesi. Martedì 21 novembre alle ore 21,000 l’autore incontrerà il pubblico nella Biblioteca di Spinea nell’ambito della manifestazione MESTHRILLER.

Marco-Buticchi

Marco Buticchi

«Scrivevo fin da quando ero bambino e la Storia, in particolare, mi ha sempre interessato enormemente. Se si riesamina la Storia con le moderne possibilità di ricerca si riescono a scoprire risvolti interessanti, lati oscuri e spesso inquietanti!» Questo il filo rosso che sembra legare i romanzi di Marco Buticchi.
Nel 1991 e nel 1992 ha pubblicato e distribuito a sue spese due romanzi: “Il Cuore del Profeta” e “L’ Ordine irreversibile”, ottenendo un inaspettato successo, paragonato alle ridotte possibilità di un editore improvvisato. Nel 1995 è decisivo l’incontro con l’editore Mario Spagnol. In un’intervista a un prestigioso settimanale Spagnol, scomparso nel 1999, diceva di aver girato il mondo per poi “pescare” un Buticchi sotto le finestre di casa. Nel 1997 esce il primo romanzo nella collana I Maestri dell’Avventura di Longanesi. “Le Pietre della Luna” ed è un successo con 250.000 copie vendute in Italia e all’estero.
Nel 1998 viene pubblicato nella stessa collana “Menorah” e il nuovo romanzo replica il successo del precedente. La titubanza esterofila del lettore italiano sembra vinta e si comincia a parlare di Marco Buticchi come lo scrittore italiano che riesce a contrastare lo strapotere anglosassone. “Profezia”, risale invece al Giugno del 2000. Le prime ventimila copie sono state vendute in una settimana e sono state realizzate tre edizioni nei primi due mesi per soddisfare la richiesta dei suoi estimatori.
“La Nave d’Oro” viene dato alle stampe nel 2003 e di nuovo conferma il gradimento del pubblico nei confronti di un autore che non manca la cadenza biennale dell’appuntamento con i suoi lettori.
“L’Anello dei Re” è pubblicato nel 2005 e, nel panorama italiano rappresenta un caso unico: il trend delle vendite dei romanzi di Marco Buticchi è in continua e progressiva crescita.
Alla luce delle continue richieste e conseguenti ristampe, ogni romanzo è oggi considerato un “Long Seller”, per un autore che ha ormai raggiunto l’incredibile traguardo del milione di copie vendute.
La chiave del successo di Buticchi risiede nel modo innovativo col quale intreccia nei suoi romanzi epoche storiche diverse, leggende, avventura, spionaggio, moderne tecnologie e misteri irrisolti in un periodo di tempo che copre secoli, documentando minuziosamente le epoche trattate. Marco Buticchi è il primo e unico autore italiano incluso nella prestigiosa collana di Longanesi I Maestri dell’Avventura (il massimo per chi ama il genere), insieme a calibri come Wilbur Smith, Patrick O’Brian e Clive Cussler.

Visita il sito di Marco Buticchi.
Vai alla Pagina Facebook di Marco Buticchi.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
‘Volli, sempre volli, fortissimamente volli…’. Senza scomodare Vittorio Alfieri, scrivere e leggere sono attività che mi hanno appassionato sin da bambino. Ogni volta che c’era da comporre la redazione del giornalino della scuola o di quello del servizio di leva, mi ci infilavano. Poi sono arrivate le prime collaborazioni con giornali e riviste e finalmente, negli anni ’80, mi sentii maturo per un romanzo. Dopo averlo completato, lo mandai a un editore amico, il quale mi rispose di far dell’altro. Non domo, pubblicai a mie spese e distribuii personalmente due romanzi autoprodotti. Uno di questi cadde nelle mani di quello che considero ancor oggi uno dei più grandi editori di ogni tempo in questo paese di poeti e naviganti: Mario Spagnol. E lì ogni mio sogno divenne realtà come nelle fiabe a lieto fine.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Sorprendente (nel senso che ciò che avviene tra le righe sorprende me stesso. E per fortuna: se così non fosse, come potrei pensare di sorprendere i lettori?)

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Il primo è il ricordo delle biblioteche delle elementari. C’era odore di scuola: gesso dei cancellini, corolle dei lapis temperati e profumo delle lavande dei grembiuli. Ma il vero ricordo è quello delle biblioteche universitarie e non si tratta di un ricordo culturalmente ‘edificante’. Di sottecchi si sbirciava la più carina del corso, intenta a digerire volumi di matematica finanziaria. E si rimaneva estasiati ad aspettare un sorriso. Le biblioteche erano un luogo di incontro di giovani, un posto sicuro dove maturavano amicizie, esperienze, nascevano amori e s’infiammavano cotte non corrisposte. Oltre, naturalmente, allo studio e alla lettura 😉

4. Come definiresti la biblioteca?
Sentendo quello che dicono le mie figlie le biblioteche universitarie, oggi, restano un luogo d’incontro e di esperienze. Loro sostengono che siano gli ambienti nei quali meglio riescono a studiare. E quando io ‘rimembro’ i miei tempi in cui ci si andava anche per ‘cuccare’, mi rispondono indignate: «Ma scherzi papà?». Sono convinto siano sincere perché i giovani d’oggi hanno un rapporto con lo studio e la concentrazione – nonostante le tentazioni tecnologiche – che noi non avevamo.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
I profumi, come ti dicevo: l’odore dei libri, della polvere che si accumula. E poi i rumori: il sommesso bisbiglio rispettoso e devoto, lo scaffale che scarrella, il libro che cade. E poi gli sguardi: le espressioni innamorate della lettura, gli sguardi interrogativi e disperati dello studente che proprio non riesce a decifrare il testo, la golosità del ricercatore quando trova la notizia che cercava.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Tralasciando le fiabe di cui ho ricordi ovattati, credo fosse un’avventura di “Sussi e Biribissi” di Paolo Lorenzini: uno spasso. Sarei curioso di rileggerlo oggi, trascorsi ormai i miei sessanta.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Ogni romanzo di Emilio Salgari rappresenta per me un ricordo speciale: ho viaggiato con la fantasia tra paludi putrescenti del Gange, mi sono commosso col pianto del Corsaro Nero, e ho impugnato un letale Kriss malese al fianco dei Tigrotti di Mompracem.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Qualsiasi libro che gli regali emozioni e sia capace di farlo viaggiare.

9. Leggere fa bene? E perché?
Perché ti costruisci da solo un mondo figlio della tua fantasia. Nessuno ti impone immagini da visionare. Provate a pensarci: anche senza ricorrere a dietrologie, ogni immagine che ci viene propinata è figlia della volontà di qualcuno che vuole farci vedere proprio quello. Chi scrive tratteggia, la fantasia del lettore delinea. Io la chiamo libertà di pensare.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Che cosa farai da grande?
Mi piacerebbe fare lo scrittore, ma so che è un sogno difficile da realizzare. Anzi, so che tra poco entrerà qualcuno dei miei con una tazza di caffelatte e dirà scuotendomi dolcemente: «Marco… svegliati. Smetti di sognare: è ora di andare a scuola.»
«Peccato», risponderò io stropicciandomi. «Stavo proprio facendo un bel sogno! Pensa, mamma, scrivevo romanzi d’avventura…».

Buticchi libro

La luce dell’Impero – Longanesi, 2017

 

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[SPECIALE MESTHRILLER 2017]

Nel 2017 Adriana Pannitteri ha pubblicato “Cronaca di un delitto annunciato” per L’Asino d’Oro edizioni . Martedì 21 novembre alle ore 18,30 l’autrice incontrerà il pubblico nella Biblioteca di Spinea nell’ambito della manifestazione MESTHRILLER.

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Adriana Pannitteri

Laureata in scienza politiche con indirizzo politico-internazionale e specializzata in materie politico-amministrative, è giornalista e lavora al tg1 Rai per il quale ha seguito come inviata i casi più scottanti di cronaca.
Ha lavorato per Raiuno nella rubrica “Italia sera”. Dal 2001 conduce i tg del mattino e nel 2010 ha condotto la trasmissione “Uno Mattina Estate”.
Dal 2009 al 2012 ha anche curato e condotto la rubrica del Tg1 “L’Intervista”, incontri con i personaggi della cultura e dello spettacolo in onda il lunedì e il venerdì alle 9 del mattino.
In precedenza aveva lavorato a “ La Discussione” e presso L’Ufficio Stampa del Campidoglio. Ha diretto il mensile “Esserci”.
Ha pubblicato diversi libri: “Madri assassine, diario da Castiglione delle Stiviere”, Alberto Gaffi editore 2006; “Vite sospese, eutanasia un diritto?”, Aliberti editore 2007; “La vita senza limiti” con Beppino Englaro, Rizzoli 2009; “La pazzia dimenticata, viaggio negli opg”, edizioni l’Asino d’oro 2013. Con il fotoreporter Giampiero Corelli ha pubblicato “Il vento negli occhi” (storie di donne soldato) e “Tempi diversi” (ritratti dalla clausura).
“Cronaca di un delitto annunciato”, edizioni L’Asino d’oro 2017, è il suo primo romanzo.
Attualmente lavora al tg1, conduce i tg del mattino ed è caposervizio nella redazione coordinamento.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Credo che il lavoro che scegli ci nasca dentro in maniera inconscia e si consolidi negli anni. Alla fine non potremmo fare un altro lavoro. Mi è sempre piaciuto scrivere storie e raccontare stati d’animo, soprattutto perché per farlo ci dobbiamo imporre un tempo, un modo nuovo, e usare un’angolazione diversa. Una riflessione, una visione delle cose che possa penetrare sotto la crosta delle apparenze.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Se il riferimento è alla mia principale attività, ovvero quella di giornalista, direi che l’aggettivo è “faticoso”. Fare giornalismo è impegnativo da tutti i punti di vista. E’ una continua sfida con se stessi. Potrei dire in generale la stessa cosa per la scrittura che è il pane del giornalismo. Ma dalla fatica nascono soddisfazioni che non credo si possano sperimentare altrove.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Forse la biblioteca scolastica, quella del liceo sperimentale che ho frequentato a Roma. Poi ricordo, negli anni successivi, la Biblioteca Nazionale dove andai a fare una ricerca su materiali relativi alla “concessione” del voto alle donne. Era una delle mie prime collaborazioni con una rivista specializzata. Setacciai quotidiani e riviste dell’epoca e rimasi in biblioteca per diversi giorni . Non esisteva internet o altro. Mi chiedevo quanta parte delle conoscenze del mondo fossero custodite all’interno di quelle mura.

4. Come definiresti la biblioteca?
Una biblioteca è la memoria, come dicevo prima, del mondo. Un luogo magico nel quale puoi stare in contatto con te stesso e con la conoscenza. Peccato che ce ne siano così poche e che il loro utilizzo sia diventato per molti sconosciuto.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Mi piace l’odore. Intendo dire l’odore dei libri e mi piacciono i volti delle persone intente a studiare. Il silenzio, la concentrazione. E’ un fascino particolare.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non credo di poter ricordare il primo libro che ho letto. Dovrei risalire, facendo un parallelo con la mia età, a “Piccole donne” e poi “Piccole donne crescono” di Louisa May Alcott e poi ancora ai libri di Emilio Salgari che ho davvero amato. Il panorama culturale italiano per una ragazza non offriva molto di più. Come tutti avrò letto, o qualcuno avrà letto per me da bambina le favole e talvolta le ho trovate estremamente paurose.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Il mio ricordo speciale è “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde. E’ uno dei primi libri credo della storia della letteratura in grado di esplorare il rapporto assai complesso con la propria immagine. Quando l’ho letto la prima volta non ne avevo colto tutte le potenzialità. Poi, quando ho iniziato anche a occuparmi di psichiatria (collaboro con la Netforpp, un network di psichiatri davvero interessanti) ho capito che il libro aveva un altro contenuto e che dentro c’era il rapporto tra l’immagine e il nostro inconscio.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Consiglierei un vecchio libro: “1984” di George Orwell. Non tanto per la scrittura quanto per l’intuizione relativa a una delle problematiche mai cancellate nella nostra società: il controllo del potere. Al suo interno c’è un’intuizione straordinaria raccontata in modo paradossale, quella della forza della scrittura e quindi dell’uso della parole che i regimi totalitari tentano di controllare. La coercizione, laddove esiste (penso alla Corea del nord dove non c’è libera circolazione delle idee) ma anche il conformismo di un certo pensiero unico anche nelle società che sembrano democratiche, sono malattie mai curate.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa bene perché ci riconcilia con noi stessi e perché ci costringe ad adottare il tempo della lettura e dell’approfondimento che ormai abbiamo quasi abbandonato. Leggiamo tutti troppo poco e quando lo facciamo siamo persino oppressi dal senso di colpa rispetto a tutte le altre cose che non facciamo. E’ incredibile. Si è perso il gusto della lettura e il valore della lettura.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Direi che quest’ultima domanda mi fa venire il mente il collega Marzullo con il suo “si faccia una domanda e si dia una risposta” che è ormai una sorta di tormentone. Alla fine ho scoperto che questo tormentone che suscitava ironia non era affatto insulso perché in una intervista c’è sempre una domanda che volevi fare e non hai fatto o una risposta che non hai dato. Ecco mi sarebbe piaciuto qualcosa tipo: ti senti più scrittrice o giornalista? Avrei risposto che spero di concretizzare nel tempo il mio essere davvero una scrittrice.

Adriana Pannitteri libro

Cronaca di un delitto annunciato – L’Asino D’Oro edizioni, 2017

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[SPECIALE MESTHRILLER]

Nel 2017 Alessia Gazzola ha pubblicato “Arabesque” per Longanesi.
Martedì 14 novembre alle ore 18,30 l’autrice incontrerà il pubblico nella Biblioteca di Spinea nell’ambito della manifestazione MESTHRILLER.

Alessia Gazzola

Alessia Gazzola

Alessia Gazzola nella vita è medico legale.

“L’allieva” (Longanesi, 2011) è il suo primo romanzo, in cui sono raccontate le disavventure della giovane tirocinante Alice Allevi. La serie con protagonista Alice Allevi, best seller in patria, è stata tradotta in Germania, Francia, Spagna, Turchia, Polonia, Serbia e Giappone e adattata per il piccolo schermo dalla RAI.
Tra le altre sue opere ricordiamo “Sindrome da cuore in sospeso” (2012), “Un segreto non è per sempre” (2012), “Le ossa della principessa” (2014), “Una lunga estate crudele” (2015) e “Arabesque” (2017). Tutti i libri dell’autrice sono pubblicati in Italia da Longanesi.

Visita la pagina Facebook di Alessia Gazzola.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho scelto di fare il medico legale perché mi sembrava la professione adatta a me, ma da qualche tempo ormai mi dedico alla scrittura a tempo pieno, quindi posso dire di aver scelto di fare la scrittrice, e la ragione è semplice: mi dà gioia farlo.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Fortunata, perché è un privilegio poter scrivere e avere dei lettori che aspettano i miei libri.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
In prima media, per una ricerca scolastica su un monumento della mia città, Messina.

4. Come definiresti la biblioteca?
Uno spazio aperto e accogliente per tutti coloro che amano i libri. Mi piace molto portarci le mie figlie che si sentono libere di esplorare, toccare e scegliere i libri; mi fa piacere che loro stesse mi chiedano di andarci.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il profumo della carta e le copertine foderate con cura.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Che io mi ricordi, “Pinocchio” in un’edizione Disney.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Cime Tempestose” di Emily Brontë.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Dipende quanto giovane… per i più piccoli i libri della Lindgren e della Pitzorno, per gli adolescenti Jane Austen e Isabel Allende.

9. Leggere fa bene? E perché?
Perché non fa sentire mai soli.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
L’ultimo libro che ho preso in biblioteca: “Hedda Gabler” di Ibsen, quest’estate.

Alessia Gazzola copertina

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