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Saturno Buttò

Nato a Portogruaro nel 1957, Saturno Butto’ studia al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Venezia, diplomandosi nel 1980. La sua opera e’ caratterizzata da una personalissima interpretazione formale dell’arte sacra europea e da una perizia tecnica impeccabile, che ricorda quella dei grandi maestri della nostra tradizione pittorica.

“Io ritraggo persone. Mi interesso dell’identità e delle implicazioni psicologiche.
Non mi preoccupo della reazione che il pubblico ha davanti alle mie opere.
Lavoro per me stesso e un fine catartico non lo escluderei.
Dipingendo cerco qualche cosa che mi emozioni e che soddisfi le mie curiosità: sono attratto da quello che non conosco, spesso dal lato negativo della psicologia umana”, in perfetto accordo con quanto sosteneva Geoffrey Hartman: “La grande arte è sempre scortata dalle sue due oscure sorelle, l’empietà e la pornografia”.Microsoft Word - manifesto .docx

Saturno Buttò, con la mostra “Ieratico/Eretico”, esporrà una selezione dei suoi quadri dal 6 al 21 ottobre 2018 a Spinea (VE) presso lo spazio espositivo dell’Oratorio Santa Maria Assunta in via Rossignago, nell’ambito della rassegna “Paradisum Theatrum 2018” a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella.
Presentazione e testo critico a cura di Barbara Codogno e Boris Brollo.
All’inaugurazione di sabato 6 ottobre alle ore 18,30, con la presenza  dell’autore.

Visita il sito di Saturno Buttò
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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Non so neppure se definirlo un lavoro, anche se ora mi guadagno da vivere con la pittura. Non credo di aver scelto nulla, solo che “l’esercizio creativo” mi ha sempre accompagnato, giorno dopo giorno. Non ho fatto altro che assecondare il piacere di creare immagini.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Non saprei, spesso mi sento dire che è “inquietante”, ma non mi interessa molto.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Credo quella della scuola o forse della parrocchia, giù di lì comunque, anche se non ricordo bene.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo evocativo.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il clima ovattato.

6.Quale è stato il primo libro che hai letto?
Credo sia stato “I ragazzi della via Pal” di Ferenc Molnàr.

7.Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Alcuni per la verità. In un periodo dove non vedevo l’ora di ritrovarmi, la sera, per continuare la lettura, cosa che non mi succede più, purtroppo. Cito: “Le due inglesi e il continente” e “Jules e Jim” ambedue di Henri-Pierre Roché.

8.Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Narciso e Boccadoro” di Herman Hesse.

9.Leggere fa bene? E perché?
Ma naturalmente sì, fa benissimo! Soprattutto in tempi come questi, dove tutto è banalizzato e reso superficiale dai social. Un ottimo esercizio per distinguersi ed imparare a comunicare con gli altri in un modo più personale.

10.A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Non mi piacciono le interviste, mi presto mio malgrado. Dunque, mi bastano queste.

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“Angeli” – Saturno Buttò

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“Roberta 2018” – Saturno Buttò

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Luciana Zabarella

“Artista poliedrica, persegue con caparbietà e intelligenza una sua personale ricerca espressiva, tendendo il suo impegno creativo verso la manipolazione di materiali adatti ad esprimere il suo bisogno di vivere (carta, ceramica, vetro, tecniche miste) oltre il limite del già visto.”
(Umberto Marinello)

Luciana Zabarella inizia ad esporre nei primi anni ’70; dopo il debutto da autodidatta, frequenta il Centro Internazionale della Grafica di Venezia, l’Accademia di Salisburgo (Austria), la Scuola dei Mosaicisti di Spilimbergo (Pn).
Invitata in vari symposium (Italia, Austria, Croazia, Slovenia, Polonia) e work in progress (Germania), lavora ed espone con artisti di affermata fama internazionale.
Negli ultimi tempi, la sua ricerca si è orientata anche verso l’arte comportamentale, offrendosi al pubblico come sensibile performer .
Alcune sue opere sono esposte e custodite presso diversi Musei Europei.
Ha partecipato a numerose personali e collettive in Italia e all’estero, fra cui la 53. Esposizione Internazionale d’Arte – Biennale di Venezia.
E’ censita nell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee.

Visita il sito di Luciana Zabarella.
Vai alla pagina Facebook di Luciana Zabarella.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Non lo definirei un lavoro o un mestiere ma qualcosa che ti chiama e devi fare per sentirti bene, trasmettere agli altri un tuo sapere e ricevere a tua volta emozioni.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Fantasioso, creativo, libero, caparbio, che richiede impegno.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
I libri con il loro odore.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo riposante e denso di cultura.

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L’Atelier

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Guardarmi intorno e scoprire tanti nuovi titoli tra gli scaffali.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il libro “Cuore” di Edmondo De Amicis, che io ricordi.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Sempre “Cuore”, anche perché è stato il primo che mi hanno regalato.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Dipende dagli interessi personali di ciascuno.

9. Leggere fa bene? E perché?
Benissimo per la cultura, per la fantasia e la libertà che riesce a donarti.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
A nessuna.

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Installazione di Luciana Zabarella

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Monica Spicciani

Monica Spicciani (per gentile concessione dell’autrice)

 

SU DI ME

Sono un’artista a tempo pieno anche se divago tra libri, gatti, cucina e troppo, ma veramente troppo web.
Ho un sito collegato ai tre blog dove parlo di pittura, libri e cucina.
Il mio progetto attuale si chiama QUELLO CHE VEDO alias #QuelloCheVivo.
Voglio dipingere senza vincoli di soggetto o di tecnica ciò che vedo, ciò che mi circonda e fa parte della mia vita.
I lavori di questa serie sono tratti da fotografie scattate da me, spesso cogliendo l’attimo, spesso rubando pose a persone ignare in sale d’aspetto o per la strada, fotografando vetrine, facendo autoscatti col cellulare o cogliendo oggetti sul tavolo durante un convivio.
Ci sono pezzi di vita che scorre e che vengono fermati in un quadro.
Non sono andata a cercare lontano, in questi dipinti c’è tutta l’autenticità della mia vita, con la sua normalità, le sue difficoltà e limitazioni.
Questa sono e questo dipingo.

Visita il sito di Monica Spicciani.

Monica Spicciani in Twitter: @monicaspicciani

Visita la pagina Facebook di Monica.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché non potevo farne a meno. Anche se per definire l’arte un mestiere bisognerebbe riuscire a guadagnarci di che vivere e spesso non è così.

Ho sempre voluto dipingere, ma prima di potermi dedicare completamente alla pittura, ho dovuto prima conseguire un diploma di ragioneria patteggiando con i miei genitori apprensivi.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Libera. Anche se non sempre si riesce a conseguire la giusta e vera libertà di mente e spirito per dipingere onestamente. Spesso viene da cercare il consenso altrui, ma questa ricerca porta fuori strada da ciò che si è veramente, e la mancanza di autenticità alla fine emerge, passa attraverso la tela e arriva a chi guarda.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ricordo quando inaugurarono la sede ristrutturata della Biblioteca della mia città, Montecatini Terme, con una mostra di Giovanni Fattori.

All’epoca cantavo in una corale di musica operistica e fummo invitati a tenere un concerto in tale occasione. La mostra era bella così come la struttura che avrebbe ospitato i libri.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo di sapere e aggregazione poco conosciuto. Sono molti i servizi che si possono trovare in biblioteca ma spesso non ci si pensa. Ho scoperto da poco la Media Library On Line e la trovo una risorsa ottima in più al classico prestito dei libri cartacei.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Risposta banale: i libri.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non so se è stato proprio il primo ma credo Pinocchio, in prima elementare.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Leggo molto per cui ho diversi libri del cuore, sul mio blog di letture commentate ho un tag che raccoglie tutti i miei preferiti, ma se devo dirne uno su tutti mi viene in mente “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi perché lo trovo semplicemente perfetto, una sintesi di forma e contenuto senza difetti a mio avviso.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Intanto consiglierei di leggere a prescindere.

Comunque per dirne uno consiglierei “Franny e Zoey” di Sailinger, io l’ho letto a 43 anni, ma è un romanzo adatto ai giovani per l’argomento trattato con uno stile raffinato.

Purtroppo da adolescente non ho avuto né in famiglia né a scuola qualcuno che mi consigliasse libri adatti ad una formazione letteraria decente, ho sempre letto molto ma nulla con uno spessore culturale significativo fino ad una certa età, e mi è mancato. Mi trovo adesso a dover soddisfare tutta la fame di buona letteratura che ho accumulato.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa bene perché apre la mente, porta a riflettere sui temi più svariati, migliora la proprietà di linguaggio e quanto più siamo padroni della nostra lingua quanto più possiamo esprimere le nostre opinioni e comprendere quelle altrui.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
A nessun’altra, non sono brava a dare risposte.

 

 

 

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