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Posts Tagged ‘poesia’

 

Francesca Genti

Francesca Genti

Vivo a Milano e la mia casa è molto colorata e piena di cose. Un po’ come le marmotte o altri animali che passano molto tempo nella propria tana d’inverno, anch’io accumulo materiali (pezzi di stoffa, carta, pietre, rami secchi, bottoni, parole) di cui mi dimentico per un po’ e a un certo punto riemergono e diventano qualcos’altro: la copertina di un libro, una piccola scultura, una scatola che contiene un paesaggio, una poesia.
Ho sempre amato leggere, scrivere e costruire, tre attività che hanno molto in comune tra loro e che fanno apparire nel mondo cose che prima non c’erano. Di lavoro faccio tante cose diverse, la principale è prendermi cura di bambini piccoli, le altre attività invece hanno che fare con la scrittura e da qualche anno, insieme alla mia amica Manuela, ho fondato Sartoria Utopia, una piccola capanna editrice di libri fatti a mano. In questo modo sono riuscita a unire in un colpo solo le tre cose che mi piacciono di più (leggere, scrivere e costruire) e questo mi dà molta felicità.

Visita la pagina Facebook di Francesca.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Il mio mestiere principale è fare la tagesmutter (una figura professionale a metà tra l’educatrice di nido e la bambinaia) ho scelto di farlo per tante ragioni (che sarebbe troppo lungo elencare qui), ma una di queste ragioni è sicuramente perché penso che il contatto con i bambini e le loro urgenti e primarie emozioni si armonizzi molto bene con la mia vocazione che è quella di scrivere poesia. Perché la poesia è suono e in un certo senso è un linguaggio preverbale, vicino all’urlo, al pianto e al riso che sono i primi modi in cui ci esprimiamo quando siamo piccoli.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Eclettico.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
All’università, la biblioteca di lettere e filosofia di Palazzo Nuovo a Torino, chiamata semplicemente “il secondo piano” (perché appunto si trovava al secondo piano), è stato un luogo fondamentale per me: di studio, di lettura, ma anche di coltivazione della sublime arte del cazzeggio e di tessitura di amicizie e amori.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo dove non può succederti nulla di male.
Se arrivasse l’apocalisse il posto in cui andrei a rifugiarmi sarebbe sicuramente una biblioteca (nel mio caso la biblioteca Valvassori Peroni a Lambrate, che io considero una seconda casa).

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Mi piacciono le sale lettura quando non c’è tanta gente, gli scaffali liberi in cui curiosare, il reparto di libri per l’infanzia. Mi piace che ci sia silenzio, ma che non sia un silenzio assoluto perché non sono da sola, mi piace sbirciare cosa leggono gli altri, che cosa studiano.
Mi piacciono i bibliotecari, sono una delle categorie umane che preferisco insieme ai tipografi e ai tassisti. Osservo con meraviglia il lavoro che svolgono, perché che sono tanti lavori insieme: sono referenti per la lettura, organizzatori di cose belle, mediatori culturali, assistenti sociali, custodi della memoria, li ammiro e li adoro.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il primo libro che ho letto da sola è un libro che non riesco più a trovare da nessuna parte, neanche sui siti specializzati, perché forse sbaglio il titolo, io ricordo che si chiamava “Viaggio in una bolla di sapone” ed era l’avventura illustrata di due bimbi che viaggiavano in questa bolla nel cielo, c’era un grande senso di scoperta e il sentimento dell’amicizia, fu una lettura meravigliosa. Quando non sapevo ancora leggere invece mio padre mi leggeva sempre qualcosa prima di addormentarmi, ricordo “Pinocchio” di Collodi, poi di Mark Twain “Tom Sawyer” e il mio preferito “Huckleberry Finn”, il primo personaggio che ho preso come modello nella mia vita di bambina (piedi nudi e cacciarsi nei guai).

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Tantissimi libri sono dentro di me, sono i miei talismani che nessuno può strapparmi, da cui attingere nei momenti difficili, ma di cui ricordami nei momenti belli come paradigmi e potenziatori di felicità, il primo libro che ora mi viene in mente è “La città e la metropoli” di Jack Kerouac, un romanzo di formazione che segue i destini di una grande famiglia in Canada, un romanzo pieno di vitalità, di amore, di violenza.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
È una domanda troppo difficile, non sono mica una bibliotecaria!
A parte gli scherzi consiglierei le poesie di Aldo Palazzeschi, le filastrocche di Gianni Rodari, i romanzi Mark Twain.

9.Leggere fa bene? E perché?
Leggere è fondamentale per tante e troppe cose. Ma ne voglio ricordare una frivola: rende il mondo più interessante e rende più interessanti noi.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Cara Francesca, di che segno sei?
Sono cancro ascendente cancro, come Marcel Proust.

 

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Anna Maria Carpi

Anna Maria Carpi

Anna Maria Carpi è nata a Milano, da madre emiliana e padre di origine irlandese. Ha studiato lingue e letterature straniere alla Statale di Milano. Ha vissuto a più riprese a Bonn, a Berlino e a Mosca. Ha insegnato letteratura tedesca all’Università di Macerata (1968-80) e alla Ca’ Foscari di Venezia (1980-2009).
È autrice di un diario inedito di 15.000 pagine e di studi su Kleist, Th.Mann, Handke e sulla poesia tedesca del ‘900. Per le sue traduzioni dalla poesia tedesca (Nietzsche lirico, Benn, Celan, Enzensberger, H.Mueller, Gruenbein, Krueger) ha ricevuto nel 2012 il Premio nazionale per la traduzione. Nel settembre 2015 si è aggiudicata il Premio Città di Sant’Elpidio a Mare, per la miglior traduzione italiana della poesia straniera.
È membro delle giurie del Premio Monselice e del Premio internazionale Wuerth di Stoccarda e dal 2013 dell’Akademie der Sprache und der Dichtung di Darmstadt.
Nel 2014 ha ricevuto il Premio Carducci alla carriera.

Anna Maria Carpi sarà ospite della Biblioteca di Spinea, insieme ad Anna Toscano, venerdì 16 marzo 2018 alle ore 18,00 con il reading poetico “Poesia respiro del quotidiano”.

Visita il sito di Anna Maria Carpi.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho scelto d’insegnare all’università perché mi pareva che mi lasciasse tanta libertà per scrivere, che era la mia vocazione.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
L’aggettivo che definisce la mia attività è l’abusato “creativo” ma non ne trovo altro.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Il mio primo ricordo della biblioteca è quello dell’Università Cattolica, vicino a casa mia ed efficiente.

4. Come definiresti la biblioteca?
La biblioteca è un doppio piacere, ti concentri su ciò che t’interessa ma non sei solo, gli altri, gli a me “cari altri”, come dico spesso nelle mie poesie, stanno facendo la stessa cosa.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Vedi la risposta numero 4.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Ho letto “La famiglia pesciolini” di Jolanda Colombini Monti, con le illustrazioni di Mariapia Franzoni.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Infanzia” di Lev Tolstoj.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Gli consiglierei di leggere molto i russi, da Cechov a Tolstoj a Bulgakov, sono profondi, vitali e immediati.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere, leggere, la parola fa riflettere più dell’immagine, dopo tutto è con questa che comunichiamo con gli altri.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
E i giornali?
Anche questi bisogna leggerli senza perderci troppo tempo. Consiglio “La lettura” abbinato alla Repubblica che di per sé non mi piace più. Troppa roba. Bisogna che un giovane lettore si scelga un proprio cammino secondo le sue inclinazioni.

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Anna Toscano, lettura alla libreria Bocca Milano, foto di Anna Pavone

Anna Toscano, lettura alla libreria Bocca di Milano – Foto di Anna Pavone

Ho cercato tutta la vita di non stare troppo distante dai libri, dalla lettura, dalla parola scritta, dall’esercizio della scrittura; intendo dire che nei molti lavori che ho fatto ho sempre tentato di non stare troppo lontana dalle mie passioni, da ciò che avevo studiato all’università. Così attraversando diversi mestieri sono stata talvolta aggrappata con un braccio alla letteratura, talvolta dentro fino al collo.
Ho sempre cercato al contempo di non smettere mai di studiare, di trovare l’opportunità di approfondire o conoscere punti di vista, discipline, modi di applicare il sapere, mondi, attraverso corsi di studio istituzionali o percorsi personali.
Ho scelto di vivere a Venezia, città in cui son arrivata per studiare alla Facoltà di Lettere, per il forte amore che mi lega a pietra, acqua e masegni, e poi è l’unica città che mi consente di andarmene anche per lunghi periodi e tornare con la stessa passione.
Da molti anni insegno Lingua Italiana a Ca’ Foscari, in questa sede mi occupo anche dell’insegnamento della lingua per il web e la lingua del lavoro, ho insegnato Didattica delle Lingue all’Università di Udine, e collaboro con altre facoltà.
Scrivo per riviste online e cartacee, tra le altre il Sole24ore e doppiozero, sono iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti. Ho insegnato e insegno in alcune scuole di scrittura in tutta Italia, collaborato come editor con case editrici. Oggi, oltre al mio lavoro con la lingua italiana, ciò che mi appassiona di più è lavorare sulla scrittura di alcune grandi scrittrici, come Goliarda Sapienza, Magda Szabò e altre: su di loro ho scritto dei saggi, rintracciabili anche su doppiozero, e dei brevi testi sulla loro poetica (Venerdì in Versi, per la testata La Rivista Intelligente).
Il confronto con lo studio della parola scritta è stato anche un confronto orale, con spettacoli in teatro ed esperienze radiofoniche. Amo molto e pratico la fotografia, in special modo quella analogica in bianco e nero.
Scrivo in versi, ho pubblicato 5 raccolte “Una telefonata di mattina”, La Vita Felice 2016, preceduta da “Doso la polvere”, 2012 – poesie sono rintracciabili in riviste e antologie; scrivo in prosa, soprattutto racconti, pubblicati in varie sedi; scrivo saggi scientifici di linguistica, glottodidattica, sociolinguistica; scrivo articoli; curo libri e li introduco.

Anna Toscano sarà ospite della Biblioteca di Spinea, insieme ad Anna Maria Carpi, venerdì 16 marzo 2018 alle ore 18,00 con il reading poetico “Poesia respiro del quotidiano”.

Visita il sito di Anna Toscano
La scheda di Anna Toscano nel sito dell’Università Ca’ Foscari di Venezia

 

1. Perché hai scelto il lavoro che fai?
Non è stata una vera scelta, bensì un incontro. Ho scelto però, tra i vari lavori che facevo allora, con tutte le mie forze di far diventare un incontro il lavoro della mia vita: studiando, approfondendo, pubblicando. Dico sempre che sono stata fortunata perché insegnare lingua italiana, sotto vari aspetti e da diversi punti di vista, è un lavoro che amo molto. Mi piace il contatto con gli studenti universitari, sempre motivati e pieni di energia.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Appassionante.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Una biblioteca per ragazzi in cui mi recavo quando ero alle medie. Avevo molti libri nella casa dove vivevo con i miei genitori, ma pochi titoli appassionanti per ragazzi. Ricordo che la biblioteca era una stanza grande e bassa, con delle librerie rosse e un odore di libri patinati. Spesso stavo lì a leggerli, altre volte me li portavo a casa.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo magico. Ora che sto rispondendo a queste domande è domenica pomeriggio e sono in una biblioteca. Spesso il sabato o la domenica li trascorro in una biblioteca della mia città, cambio spesso biblioteca, trovo la calma e la serenità necessaria per concentrarmi. Esser circondata da libri mi dà sempre l’impressione di un incontro, di un passaggio di bellezza, di conoscenza.

5. Cosa ti piace di più di una biblioteca?
La calma, il silenzio, la serenità tutti elementi che aiutano la concentrazione. Mi interessa poi come sono strutturate all’interno le biblioteche e come sono architettonicamente, spesso quando viaggio le vado a visitare. Mi piace poi molto il popolo delle biblioteche, persone di tutte le età per ore concentrate sui libri: una speranza per il futuro.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non lo ricordo, credo una quantità di libri per ragazzi. Il libro che mi ha dato la svolta però lo ricordo, in terza media presi dalla libreria di mio padre una raccolta di poesie di Giorgio Seferis, e fu subito amore per la grande poesia.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Per fortuna finché la memoria mi regge quasi tutti i libri che ho amato mi hanno lasciato un ricordo speciale, così tanto che ne ho fatto una rubrica per una testata online, la rubrica si chiama “Polaroid, l’immagine che resta di un libro”. Molti libri, inoltre, nascono da incontri con altre persone e altri creano incontri, amicizie, amori, passioni, vita insomma: i libri che si amano sono e creano sempre incontri speciali perché i libri sono condivisione.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane scrittore?
La mia lista consigli è lunghissima! Tuttavia penso che consigliare un libro sia come dare una medicina, la medicina o la vitamina giusta che serve a quella persona. Io stessa sono molto selettiva in quello che leggo, così penso che consigliare libri sia delicatissimo, e necessita di conoscere l’altro.

9. Leggere fa bene? E Perché?
Uso le parole di uno dei miei maestri, Alfonso Berardinelli: “La lettura è sia un piacere che un proposito di automiglioramento. Richiede un certo grado e capacità di introversione concentrata. È un modo per uscire da sé e dall’ambiente circostante, ma anche un modo per frequentare più consapevolmente 6 se stessi, il proprio ordine e disordine mentale. La lettura è tutto questo e chissà quante altre cose. È però soltanto uno dei modi in cui ci astraiamo, ci concentriamo, riflettiamo su quello che ci succede, acquisiamo conoscenze, ci procuriamo sollievo e distacco”.

10. A quale domanda avresti voluto rispondere?
Quanti libri leggi in un anno? Non capisco perché quando fanno le interviste su quanto leggano gli italiani non intervistino mai me! Alzerei le sorti di quei numeri.
Tra narrativa, libri di poesia, saggi, leggo tra i 50 e 60 libri all’anno. La quasi totalità in versione cartacea.

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“Una telefonata di mattina” – La Vita Felice, 2016

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Valerio Mello

Valerio Mello

Valerio Mello è nato ad Agrigento nel 1985. Vive e lavora a Milano dal 2011.

Ha pubblicato i libri di poesia: Versi inferi (Tracce, Pescara, 2010), La nobiltà dell’ombra (La Vita Felice, Milano, 2013), Asfalto (La Vita Felice, Milano 2014), Giardini pensili (La Vita Felice, Milano, 2015).

Sta per uscire sulla rivista accademica di Letteratura Italiana “Misure critiche” un saggio critico su Valerio Mello scritto da Roberto Salsano, Professore di Letteratura Italiana presso l’Università degli Studi di Roma Tre.

Mello presenterà il suo ultimo lavoro “Giardini pensili” a Bologna il 17 novembre 2015 presso la Libreria Mondadori, a Roma il 19 gennaio 2016 presso la Libreria Ibs Nazionale, a Torino il 25 gennaio 2016 presso il Circolo dei Lettori e a Trieste il 1 marzo 2016 presso L’Antico Caffè San Marco.
Leggi le schede dei libri di Valerio Mello in IBS

Vai all’evento FB “Giardini pensili” a Bergamo.

Articoli e recensioni qui, qui e qui.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché scrivendo abbandono la concezione del tempo. Non esiste il tempo nella scrittura e le parole costruiscono la geografia di un’isola incantata.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Tenace.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Forse una biblioteca immaginaria, forse il ricordo di un posto sognato dove i pensieri crescono come sogni sulle cime dei giorni.

4. Come definiresti la biblioteca?
Il luogo che divora ogni altro luogo e crea tutti i luoghi.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’odore dei libri nascosti, dimenticati; la polvere, il legno, gli scaffali; la purezza magica di un’onda nel silenzio.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Notre Dame de Paris. Avevo tredici anni, fu quello il mio vero inizio.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
L’Iliade: una lettura che non smette di parlarmi.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Le poesie di Ungaretti.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere è doveroso. Un’esistenza senza lettura è come un sogno soltanto pensato e mai realizzato. Occorre leggere per conoscere le sfumature della vita riflesse sugli oggetti e sul volto delle persone.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Che cos’è la vita?
Avrei risposto: forse soltanto la bellezza di una forma nel buio della mente.

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Claudio Piras

Claudio Piras Moreno

Nato a Lanusei nel 1976. Laureato in Scienze Politiche con una tesi dal titolo: “Le Società perfette nella letteratura utopica e fantascientifica (da Platone a Isaac Asimov passando per Thomas More, Campanella e Orwell)”.
Collabora con la compagnia teatrale La Nuova Complesso Camerata di Bruno Venturi e Oreste Braghieri, principalmente come attore, e con la regista Pierangela Calzone.
Ha pubblicato tre romanzi: “Il crepuscolo dei gargoyle” di genere fantasy (scritto a sedici anni), “Il Signore dei sogni”, romanzo immaginifico dai molti spunti filosofici e incentrato sui sogni e “Macerie”, pubblicato con la VandA.epublishing di Vicki Satlow, Angela di Luciano e Silvia Brena. Inoltre ha pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “Mare di ombre” e una di racconti intitolata “L’icore umano”. Con il racconto che dà il titolo a quest’ultima ha vinto il secondo premio nel concorso “Lettere in aria” del 2011. Con alcune poesie ha ricevuto menzioni speciali e pubblicazione in antologie di poeti contemporanei.
Parla e scrive in spagnolo (ha vissuto e studiato alcuni anni in Spagna), parla francese e inglese. Nutre un forte interesse per la letteratura di tutti i generi, la filosofia, l’economia, la psicologia e tante altre materie. Appassionato di musica, dalla classica all’etnica, di qualsiasi lingua e origine.

Claudio Piras Moreno in Facebook

Twitter: @ClaudioPirasMor

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho cambiato mille lavori, forse non ne ho scelto nessuno finora, tutti li ho svolti per necessità e perché non avevo trovato altro.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Vitale.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Un banco in fondo alla classe, alle elementari, con sopra una catasta di libri.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo speciale in cui poter fare innumerevoli scoperte.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La suddivisione dei libri per generi, nazionalità e autori; sembra un enorme cervello dal quale si può attingere alle informazioni con un accesso facilitato.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Martin Luther King, l’auto-biografia terminata dalla moglie. Letto alle elementari.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“I miserabili” di Victor Hugo. Un uomo perseguitato da una giustizia fanatica e ingiusta, la povertà, il culto della bellezza, la guerra e la mattanza degli innocenti. Le calde lacrime versate leggendo la triste storia di Gavroche.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Capitani coraggiosi” di Rudyard Kipling, perché penso che i libri per ragazzi siano un valido mezzo per avvicinare i giovani alla lettura.

9. Leggere fa bene? E perché?
Sì, fa bene di certo perché fornisce di una visione molto più ampia della vita.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Perché l’editoria stenta ad adeguarsi in modo efficace e con tempismo al mercato?

 

 

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Ulisse Fiolo

Ecco, al volo, una mia semplificatissima “autobiologia” (come la chiamava Giudici); informale, ché mi fa ridere usar la 3^ persona!
Pare che tra i luoghi probabili del mio concepimento ci siano vigne in camporella, e una pineta in riva al mare: tutto torna, eccome…
… Mi chiamo Ulisse Fiolo, sono nato il 17 gennaio 1972 e son sempre vissuto a Mira (sulla Riviera del Brenta, in provincia di Venezia), 4 anni fa ho cercato s-campo a Campolongo Maggiore (VE) sperando di non “estinguermi nel mutuo” (trentennale). Mantengo sempre un piede ben saldo a terra, finché l’altro si solleva per andar oltre: ho dunque fatto lavori d’ogni tipo e in contatto con la realtà sociale più “umile” (bidello, call-center etc.) continuando sempre a studiare, anche se ho lasciato l’università per insanabile sterilità accademica.
Da che ho memoria ho sempre cercato di suonare, e da autodidatta lo faccio ormai da 20 anni (chitarra e, da un po’, provo anche il piano) e a volte scivolo nelle parole: fare è il solo verbo che per me abbia senso (per me poesia = artigianato del verso / passo / respiro), la musica però supera tutto.
Poi collaboro con varie realtà – locali (letture, spettacoli, film) – e con altri amici poeti e attori 8 anni fa ho co-fondato il nucleo-resistenza-poesia LaDuraMadre, con cui facciamo letture musicate, soprattutto in ambiente. Ho qualche auto pubblicazione alle spalle (ad esempio “Per-semplice-respiro” e il diario di viaggio “Sarà-jevo?”); segnalazioni e vittorie a premi nazionali di poesia; nel 2010 ho vinto il premio Mazzacurati-Russo delle edizioni d’if (Napoli), con una raccolta nella parlata delle mie zone – entroterra veneziano dal titolo “Bronse e semense (scàmpoi de diaèto)”, edito nel maggio del 2011 nella collana I Miosotìs (con entusiastico riconoscimento del poeta e critico letterario Gabriele Frasca, che vi sente persino sonorità verlaineane).
Quest’anno la mia raccolta inedita in italiano “Il tempo umano (in opera comune)” è stata segnalata al premio Renato Giorgi di Sasso Marconi (BO) ed una scelta di liriche da tale silloge è stata pubblicata nel n° 51 della relativa rivista Le Voci della Luna. Se non suono, faccio versi.
Un’amica di recente m’ha, modestamente, definito: “schìtaropoeta”!

Vedi la pagina Facebook di Ulisse.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Fosse un mestiere, da camparci, non sarei quasi alla fame… L’arte, come l’amore, non si sceglie.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
D(ilett)antesco.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
A Mira, a cercare di recuperar al sole amici sepolti in pseudo-studi estivi!

4. Come definiresti la biblioteca?
Risorsa per l’umanità!

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Che ti dà libri gratis e tu hai la responsabilità di restituirli per gli altri.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il libro della giungla (versione Disney: libro-fumetto-disco-film) – l’ho consumato!

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Le poesie di Andrea Zanzotto.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Salinger: Il giovane Holden.

9. Leggere fa bene? E perché?
Più s’impara, più ci si scopre ignoranti: e questo è il bene più grande.

10.  A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Vorrei saper rispondere, nei fatti, alla domanda: come si fa a render giustizia a questo mondo?

 

 

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Francesco Sassetto

Vivo a Venezia dove sono nato nel 1961. Mi sono laureato in Lettere nel 1987 presso l’Università “Ca’ Foscari” di Venezia con una tesi sul commento trecentesco di Francesco da Buti alla Commedia dantesca, pubblicata nel 1993 dall’editore Il Cardo di Venezia con il titolo La biblioteca di Francesco da Buti interprete di Dante.
Ho collaborato in qualità di cultore della materia alla cattedra di Filologia Dantesca, con attività didattica e di ricerca ed ho conseguito nel 1998 il titolo di dottore di ricerca in “Filologia e Tecniche dell’Interpretazione”. Insegno Lettere nella Scuola Media “Ugo Foscolo” di Preganziol (Treviso).
Ho coltivato fin dalla giovinezza l’amore per la poesia, scrivendo componimenti in  lingua e in dialetto veneziano che ho iniziato dal 1995 a presentare in concorsi di poesia con esiti lusinghieri, ricevendo premi e segnalazioni.   
Ho partecipato a varie presentazioni, incontri e pubbliche letture di testi poetici, anche in ambito scolastico. Miei testi sono presenti in numerose Antologie e Riviste ed ho pubblicato due raccolte di poesia: “Da solo e in silenzio, che comprende anche alcuni testi in dialetto veneziano (Milano, Montedit 2004) con una prefazione di Bruno Rosada e “Ad un casello impreciso (Padova, Valentina Editrice 2010) con una prefazione di Stefano Valentini.
Una silloge di sette poesie in dialetto veneziano, intitolata “Semo fati de sogni sbregài” è stata ospitata nel volume antologico “Poeti in lingua e in dialetto. La Poesia Onesta2007”, a cura di Fabio M. Serpilli, Associazione culturale La Guglia, Agugliano 2007.
Miei testi poetici compaiono nelle Antologie tematiche “La giusta collera”, Edizioni CFR, 2011, e “Ai propilei del cuore. Poeti contro la xenofobia”, Edizioni CFR, 2012, entrambe a cura di Gianmario Lucini.
Una silloge di otto poesie inedite, in lingua e in dialetto veneziano, intitolata “Di ordinari galleggiamenti” è stata pubblicata, con una introduzione critica di Gianmario Lucini, nel volume antologico “Retrobottega 2”, a cura di G. Lucini, Edizioni CFR, 2012.
Una silloge di sei poesie in dialetto veneziano, intitolata “Peoci” è stata edita nel volume antologico “Poeti e narratori in italiano e in dialetto. La Poesia Onesta2012”, a cura di Fabio M. Serpilli, Associazione culturale Versante, 2012.
Una scelta di testi poetici tratti da una silloge inedita (in corso di stampa), intitolata “Nel cerchio degli occhi abbassati”, vincitrice nel 2012 del 2° premio al Premio Letterario “Renato Giorgi”- Sez. A. Raccolta di poesie inedite, è stata pubblicata, con un’introduzione di Fabrizio Bianchi, nella rivista “Le Voci della Luna”, n° 54, Novembre 2012.
Sono presente nei siti web:
http://www.literary.it/autori
www.aetnanet.org
www.poiein.it
http://cartesensibili.wordpress.com/
http://rebstein.wordpress.com/
http://precariementi.wordpress.com/
http://www.invenessian.blogspot.it/

 

1. Perché hai scelto il lavoro che fai?
Faccio l’insegnante di italiano da più di vent’anni (sedici dei quali da precario, con supplenze annuali) per il semplice motivo che si tratta di un lavoro che mi piace e mi riesce bene, malgrado sia veramente stancante e sempre più stressante e per i tagli ministeriali e per il rapido e radicale degrado di una società che sta cancellando, di fatto, l’idea stessa di cultura e di conoscenza. Tuttavia, malgrado le difficoltà, le fatiche, lo stipendio sempre più magro, è un mestiere che mi riserva ancora, nel continuo rapporto con giovani che stanno crescendo, momenti di grande intensità e verità umana. E questi ripagano di tante frustrazioni e amarezze, ti fanno sentire che hai costruito qualcosa, che il tuo lavoro ha dato qualcosa.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
In realtà io ho due attività: l’insegnamento scolastico e la scrittura poetica. Ma l’aggettivo che userei per entrambe è lo stesso e l’ho già detto prima, anzi due aggettivi: “stancante” e “importante” perché entrambe costano fatica, ma alla fine si sente di aver fatto qualcosa di non banale, di aver scavato nell’umano, comunicando ad altri idee, opinioni ed emozioni. Almeno così spero.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ho cominciato a frequentare una biblioteca, la Querini Stampalia di Venezia, da liceale, ma sporadicamente, per le solite “ricerche” scolastiche (non c’era Internet!) e abbastanza di malavoglia. Ricordo una grande confusione, la difficoltà e il tempo speso a consultare i cataloghi cartacei e il pavimento a parquet che scricchiolava e tutti ti guardavano. Provavo un certo disagio e non amavo rimanervi a lungo. Fin da ragazzo ho sempre preferito, se possibile, il prestito per leggere i libri con calma a casa. Inoltre la presenza di tanti altri studenti (e soprattutto studentesse) mi distraeva, non riuscivo a concentrarmi bene. E uscivo spesso a fumare. Non sono mai stato, neanche adesso, un grande lettore, uno che “divora” libri su libri. Ho letto pochi libri, ma alcuni d’essi mi sono entrati nello stomaco e non ne sono più usciti.

4. Come definiresti la biblioteca?
Non ho un “culto” della biblioteca. E’ un luogo importante, vitale, per la formazione di una persona e di una società, ma non ho mai avuto il senso di una “sacralità” della biblioteca. Penso, come diceva Umberto Eco, che i libri vanno letti, segnati, anche maltrattati, i libri devono portare le tracce, i segni della tua lettura. E vanno poi riletti, anche più volte. Quindi per me la biblioteca è un luogo dove una persona deve andare con una certa consapevolezza, cioè sapendo cosa sta cercando e mirando a quello, altrimenti rischia di perdere tempo e basta, di gironzolare e poi uscire con la testa più confusa di prima. Allora meglio andare al bar con gli amici. La biblioteca può essere anche “pericolosa”. Ho visto, da studente universitario e anche dopo, parecchie persone che usavano la biblioteca come rifugio, come fuga dagli altri. Stare ore e ore sui libri, da soli, può anche mascherare una difficoltà nei rapporti umani. Una fuga, appunto.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Mi piace soprattutto cercare. Avendo fatto, per alcuni anni, ricerca in ambito universitario ho sviluppato un gusto per la ricerca di un libro, una rivista, un articolo. Mi piace il fatto che spesso ciò diventa quasi una sfida, il libro non vuole farsi trovare e tu devi “scovarlo”, saper consultare i cataloghi, avere fiuto, specie se si tratta di un testo “vecchio”, immaginare dove può essere finito, sotto quale voce essere stato catalogato, saper “usare” i bibliotecari…Diventa quasi una gara, un fatto sportivo. E, se alla fine non lo si trova proprio, è stata comunque un’esperienza forte, di metodo, pazienza, intelligenza e umiltà.

6. Qual è stato il primo libro che hai letto?
I primi autori che mi hanno subito “colpito”, trascinato, emozionato (e che continuo a rileggere ed amo ancora) sono stati tre o quattro: Pavese, innanzitutto. Tutto Pavese, i romanzi, le poesie di Lavorare stanca, il diario postumo Il mestiere di vivere, bellissimo. E poi Montale, gli Ossi di seppia sono stati davvero una folgorazione. Quella poesia così asciutta, precisa, dura l’ho sentita subito di estrema grandezza nello svelare, nel giro di pochi versi, tutta la realtà umana, nella sua verità di solitudine e dolore, senza facili consolazioni e illusioni. Poi ho amato molto Remarque, Niente di nuovo sul fronte occidentale mi sembra un capolavoro della letteratura europea, e Kafka, tutto Kafka, ma in particolare i racconti, specie quelli molto brevi. Un narratore che sa condensare in dieci righe un’intera visione del mondo secondo me è un genio. E ce ne sono pochi. Dimenticavo un altro libro per me fondamentale e la cui lettura vorrei fosse obbligatoria e non solo a scuola: Se questo è un uomo. Lo rileggo da anni ed ogni volta è lo stesso “pugno sullo stomaco” della prima volta, a quindici anni.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Credo di aver già risposto a questa domanda in quella precedente.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Mah, penso che uno debba trovare da sé i “propri libri”. Certo, se ne possono consigliare molti ( e il mio lavoro mi “costringe” spesso a farlo), ma credo poco alle cosiddette “indicazioni di lettura”. Comunque consiglierei, anzi obbligherei, come ho già detto, a leggere (e meditare a lungo) Se questo è un uomo. E poi i “classici” sì, tutti i classici italiani, e soprattutto Dante e Boccaccio per gli antichi e Svevo, Pirandello, Pavese, Montale, Sereni, per i moderni, prosa e poesia.

9. Leggere fa bene? E perché?
Certo che leggere fa bene, anzi benissimo, come fa bene viaggiare, incontrare e conoscere altre realtà, altri modi di pensare e di vivere. La lettura è certo un viaggio, un incontro con un altro che ha qualcosa da dirci che ci può arricchire, emozionare e far riflettere. Ma penso, come scriveva Pavese, che in realtà noi, nella lettura (come pure nella fruizione di qualsiasi altra forma d’arte) cerchiamo soprattutto delle conferme a ciò che già siamo e pensiamo. Noi leggiamo soprattutto per immergerci in un percorso culturale e psichico che è già “nostro”, in cui ci sentiamo a nostro agio, proviamo familiarità e vicinanza, ci sentiamo insomma un po’ “a casa nostra”.

10. A
quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Le domande mi sono sembrate più che sufficienti. E belle toste!

 

 

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