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Federico Lunardi

Federico Lunardi

SPECIALE MESTHRILLER
Federico Lunardi, nato a Forlì nel 1984 ma cresciuto all’ombra dei Colli Euganei, è laureato in Ingegneria, appassionato di musica, sport, natura, scienze e di qualsiasi altra cosa lo incuriosisca. Ha curato un blog basato su tematiche ambientali, energetiche e antropologiche. Ama la letteratura e il cinema.
Nel 2017 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio “Riesenwurm” che sarà presentato in Biblioteca a Spinea (VE) martedì 20 novembre 2018 a partire delle ore 18,00 nell’ambito del Festival dei libri gialli Mesthriller, in apertura dell’incontro con la scrittrice Cristina Cassar Scalia che presenterà “Sabbia nera”.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
La scrittura è una passione. Scrivo perché appena inizio a scrivere mi immedesimo a tal punto nei miei personaggi che mi perdo nel loro mondo, e spesso non mi fermo finché il mio corpo materiale lancia ultimatum di sopravvivenza.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Un aggettivo che può riassumere ciò che scrivo può essere insolito. Nel bene o nel male. I miei contenuti sono atipici perché lo sono le mie fonti d’ispirazione. L’originalità è una delle caratteristiche prioritarie delle mie letture.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ciò che mi ha colpito di più sono stati i vecchi tomi e gli archivi dei quotidiani: montagne di carta ingiallita, milioni e milioni di parole, cronache e titoli in grassetto di altre epoche. Testimonianze sopravvissute ai testimoni. Ho provato una specie di fascino vertiginoso, ma ero un bambino e non ho capito perché.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un tempio. Un luogo sacro in cui tutti possono entrare e confidarsi con un libro. Un luogo di pace e ponderatezza, al riparo da rumore e frenesia.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Ciò che rappresenta, ovvero che la cultura deve essere a disposizione di tutti.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Credo “Il Libro della Giungla” di Joseph Rudyard Kipling.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Tra i tanti, “L’idiota” di Fëdor Dostoevskij. Un libro che mi ha scosso profondamente e mi ha fatto definitivamente innamorare della lettura.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Siddharta” di Hermann Hesse. Un libro che mostra qualcosa di diametralmente diverso da quello che vive e pensa un giovane d’oggi. Un’occasione di imparare qualcosa di nuovo sulla propria interiorità, invece di limitarsi a ricevere passivamente input chiassosi. Così, tanto per cambiare.

9. Leggere fa bene? E perché?
Fa bene al cervello, perché lo stimola. Fa bene alla vita, perché mostra alternative. Fa bene alla società, perché favorisce l’empatia. Nel mio caso è anche un’opportunità di evasione, la mia ora d’aria dal “logorio della vita moderna” [cit.].

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Cosa faresti per stimolare la lettura nei ragazzi?
Eviterei di propinargli immani rotture di balle e proporrei letture più moderne. I classici rischiano di stroncare sul nascere la passione per la lettura. Io li adoro, ma non sono per tutti. Si rischia di limitare i lettori ai pochi stoici che sono riusciti a deglutire quei bocconi amari. E intanto si rimpolpano le fila di un esercito di analfabeti funzionali. Lasciamo i Promessi Sposi e i Malavoglia agli amanti del genere. Proponiamo letture avvincenti e moderne, altrimenti si finisce per associare la lettura a un fastidio forzato dal quale non si vede l’ora di essere esonerati.

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