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Sara Rattaro

Sara nasce in una famiglia di commercianti genovesi specializzati in ottica.

Laureata in Scienze Biologiche e in Scienza della Comunicazione, esordisce nella scrittura con il romanzo “Sulla sedia sbagliata” nel 2009 per l’editore Mauro Morellini.
Nel 2011 scrive il suo secondo romanzo “Un uso qualunque di te”. Nello stesso anno incontra l’agente letterario Silvia Meucci con la quale instaura un rapporto lavorativo e personale bello e proficuo. Il romanzo viene scelto da Giunti Editore. Il libro esce il 14 marzo 2012 con 20.000 copie vendute in una settimana e viene tradotto in nove lingue. Una confessione tutta al femminile di Viola, mamma e moglie controversa che insieme alla figlia Luce e al marito Carlo danno vita ad una storia che “esplode nella testa e nel cuore”, diventando un vero fenomeno del passaparola tra i lettori.
Con il suo terzo romanzo Sara incontra Garzanti che nel maggio 2013 pubblica il best seller “Non volare via” che entra immediatamente nelle classifiche permanendovi per molte settimane. All’estero si conferma in Europa e vola oltreoceano conquistando anche il Brasile.
Nel settembre del 2014, sempre con Garzanti, pubblica “Niente è come te”, una storia vera che tratta di un tema molto delicato: la sottrazione internazionale dei minori. E’ l’emozionante storia di un papà e di una figlia, Francesco e Margherita, che si rincontrano dopo 10 anni.
Nel 2015 Garzanti ha ripubblicato il suo primo romanzo “Sulla sedia sbagliata”.
A Marzo 2016 è stato pubblicato “Splendi più che puoi”, un romanzo che affronta con delicatezza il difficile argomento della violenza di genere: una storia toccante, profonda e carica di speranza.
Sara ha vinto il Premio Città di Rieti 2014 con il libro “Non volare via” e il Premio Bancarella 2015 con il libro “Niente è come te”. Nel 2016 si è aggiudicata il Premio Rapallo Carige per la Donna Scrittrice con il romanzo “Splendi più che puoi”.
Nella Primavera del 2017 verrà pubblicato il nuovo romanzo di Sara, edito da Sperling & Kupfer.

Visita il sito di Sara Rattaro.
Vai alla pagina Facebook di Sara.
Sara Rattaro in Twitter.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per passione. Da ragazza amavo scrivere ma ero terrorizzata dal far leggere i miei lavori. Avevo paura del giudizio degli altri. Un giorno, una decina di anni fa, mi sono fatta coraggio ed è iniziata l’avventura.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Spontaneo.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ero una studentessa e andavo spesso nelle biblioteche della mia città a consultare i libri per approfondire le materie da studiare.

4. Come definiresti la biblioteca?
E’ un luogo intenso.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’odore di carta stampata.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Zanna bianca” di Jack London.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“La notte di Lisbona” di Erich Maria Remarque, perché me lo leggeva mio nonno.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Tutti i libri di Remarque.

9. Leggere fa bene? E perché?
Cura l’anima, fa sognare e ti permette di essere in due posti contemporaneamente.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Cosa consiglieresti ad un esordiente per sopravvivere nel mondo degli scrittori?
Determinazione e tanta umiltà.

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La copertina di “Splendi più che puoi”, ed. Garzanti.

Sara Rattaro sarà ospite della Biblioteca di Spinea mercoledì 8 marzo 2017 alle ore 20,45 per un incontro durante il quale si parlerà del suo romanzo “Splendi più che puoi”.
Info: info@biblioteca-spinea.it
tel. 041 994691

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Red Canzian

Sono nato a Quinto di Treviso il 30 novembre 1951, in una vecchia e grande villa veneta, Villa Borghesan. Ho due figli: Chiara avuta dalla mia prima moglie Delia Gualtiero e Philipp, figlio “portato in dote” dalla mia seconda moglie, Beatrix Niedewieser. E nel mio stato di famiglia vorrei inserire anche la mia scelta “vegana”, che a volte viene condivisa da mia moglie, talvolta dai miei figli, ma senza mai imporre niente a nessuno. Per me è fondamentale sedermi a tavola e non sentire il peso di aver provocato, anche se indirettamente, sofferenza ad un altro essere vivente. E’ così bello poter dire “Cosa mangiamo stasera” e non “Chi mangiamo stasera”.
Da chitarrista autodidatta, ho iniziato a suonare verso i 13 anni. Con la mia prima band, che all’inizio si chiama “I Prototipi” per poi diventare “Capsicum Red“, abbiamo inaugurato quello che era considerato il Piper di Treviso, il mitico “New Time”. Nel novembre del 1972 venni convocato dai Pooh che stavano cercando il nuovo bassista e avevano già visionato un centinaio di musicisti. Il provino avvenne nella lavanderia di un hotel di Roncobilaccio, anzi più che una lavanderia era un magazzino pieno di scaffali di carta igienica, ottimo “fonoassorbente”. Pur non avendo mai suonato il basso, mi scelsero, ma il mio provino in realtà l’ho fatto cantando alla chitarra un mio brano! A febbraio del 1973 il debutto con i Pooh e il resto e storia.
Dipingo da sempre: disegno con la mano sinistra, ma scrivo con la destra. La mia pittura subisce continui mutamenti assecondando i cambiamenti che, per fortuna, la vita mi riserva.
Ho pubblicato i libri “Magia dell’albero” (Ed. Blu Notte, 1992 – rieditato in digitale nel 2013), “Storia di vita e di fiori” (Ed. Blu Notte, 1997– rieditato in digitale nel 2013), l’autobiografia “Ho visto sessanta volte fiorire il calicanto” (Mondadori, 2012).

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Sarebbe più giusto dire che “ci siamo” scelti. A me principalmente piaceva dipingere ma anche cantare, poi un giorno Walter, un mio amico, è arrivato a scuola, penso fossimo in prima media, con una chitarra elettrica rossa, stupenda… e da allora non sono più riuscito a “liberarmi“ della musica!

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
E’ un’attività dell’anima, solo così può arrivare al cuore della gente. Un lavoro molto serio che viene malissimo se lo fai troppo seriamente, e come tutte le “droghe” crea assuefazione, questa però buona.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Qualcuno che mi guardava male perché avevo fatto cadere la sedia con la cartella dei libri. Era un luogo così intenso. Le biblioteche sono un po’ come le chiese: ci vai anche solo per sentirti bene, anche se non devi pregare, è questo ad affascinarmi; so che comunque, se ci entro, qualcosa lo porterò con me sempre.

4. Come definiresti la biblioteca?
L’incontro di mille mestieri che alla fine diventano sapere: da chi fa la carta a chi fa l’inchiostro, a chi stampa quello che un altro ha scritto e pensato, e tutti gli attori di questa storia sono al tuo servizio, per aiutarti a diventare migliore.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio, la luce soffusa e concentrata solo dove serve, e il legno. Alla fine degli anni ’60 ho vissuto per qualche tempo a Londra e andavo sempre in una biblioteca vecchissima e bellissima, tutta in boiserie di quercia… che voglia di ritornarci!

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Il Barone Rampante” di Italo Calvino, anche se forse venivo dalla lettura di “Tarzan” di Edgar Rice Burroughs.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“I pilastri della terra”, un assoluto capolavoro scritto da Ken Follet. Meraviglioso e, credo, irripetibile anche per l’autore!!

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Il Piccolo Principe“ di Antoine de Saint-Exupéry rimane sempre un bel partire. Tra l’altro ho scritto anche la prefazione di un’edizione recente di questo libro, pubblicato nella collana Caratteri Nobili per l’editore Antilia.

9. Leggere fa bene? E perché?
Innanzitutto perché non fa male. Se poi vogliamo essere un po’ più seri, leggere fa bene alla mente, la tiene allenata a capire; leggere ti trattiene in un mondo più poetico di quello reale, perché mai uno scrittore potrà avere la crudeltà e la freddezza di certe cose che la vita ci riserva. Anche le peggiori, scritte e raccontate, assumono un peso diverso, meno doloroso.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Forse potevate chiedermi perché scrivo e forse vi avrei risposto che chi come me ama leggere, spera anche di avere qualcosa da dire che interessi a qualcun altro. Ecco il perché dei miei primi tre libri pubblicati, ecco perché il quarto in arrivo a marzo 2017 sull’etica vegana. Ci sarà una prima parte scritta da me e una seconda, più visiva, con cinquanta ricette vegane realizzate da mia figlia Chiara, che saranno una reinterpretazione dei grandi piatti “vegani” italiani… quando la gente sapeva mangiare rispettando l’ambiente e gli animali.

Grazie a Red Canzian per la generosa partecipazione e ad Alex De Benedictis per la preziosa collaborazione.

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Giuliano Pasini Monica Conserotti

Giuliano Pasini (foto di Monica Conserotti)

Nato a Zocca (Modena) nel 1974, vive a Treviso.
Ha esordito nel 2012 con il romanzo “Venti corpi nella neve” che ha ottenuto un notevole successo di pubblico. ‘Nuova stella del thriller italiano’ secondo Antonio D’Orrico del Corriere della Sera, ha pubblicato con Mondadori la seconda e la terza avventura del commissario Serra “Io sono lo straniero” (2013) e “Il fiume ti porta via” (2015) e partecipato all’antologia benefica “Alzando da terra il sole” (2012), i cui proventi sono stati devoluti alla ricostruzione della biblioteca di Mirandola, lesionata dal sisma del maggio 2012.
I suoi romanzi, tradotti in Germania, Austria e Svizzera, si sono aggiudicati i premi Mariano Romiti, Massarosa, Provincia in Giallo, Sapori del Giallo, Lomellina in Giallo.
Sposato con Sara, è padre di tre bambini, e si occupa di comunicazione e reputazione, ritagliandosi il tempo per scrivere alle cinque del mattino. In poche parole: il pigro più attivo del mondo.

Giuliano Pasini sarà ospite della Biblioteca di Spinea (VE) il prossimo 21 aprile alle ore 20,45 nell’ambito della rassegna “APPUNTAMENTI IN GIALLO” per parlarci delle sue opere poliziesche e in particolare del suo terzo romanzo, “Il fiume ti porta via” (Mondadori, 2015), con protagonista il commissario Roberto Serra. Un noir avvincente ambientato nella terra di Giovannino Guareschi.

Visita il blog MangioBevoLeggoScrivo.
Leggi Pasini nel multiblog del Sole24ore.
Vai alla pagina autore di Mondadori.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Se ti riferisci allo scrittore, che è per me un onorevole secondo mestiere ma molto di più una grande passione, devo dire che a me scrivere è sempre piaciuto ed è sempre stata la forma di espressione che mi veniva più naturale. Da bambino, per confessare il mio amore a qualche compagna di classe, le scrivevo una letterina. Ecco, nonostante gli esiti catastrofici di quelle letterine, ho continuato a voler bene all’attività di scrittura. Invece solo in età adulta ho affrontato la scrittura di un romanzo: è un’attività complessa, che richiede una grande dose di tenacia e di continuità che ho conseguito solo dopo i trent’anni.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Uso un sostantivo: passione. Lo faccio con e per passione. E la passione, come la definì un mio vecchio professore, è qualcosa per cui dai tutto mettendo in conto di non avere nulla in cambio.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Io ho anche lavorato in una biblioteca, durante le superiori (lavori estivi guidati) e mi sentivo Alice nel paese delle meraviglie.
I miei ricordi sono ancora antecedenti, quando da bambino sono passato dai libri illustrati a quelli con le parole. Ricordo questo tavolo in cui era esposta una collana di classici per ragazzi dalla copertina blu e rigida. Era la biblioteca del mio paese, Zocca, nell’Appennino modenese, e lì ho confermato e rinnovato il mio amore per la lettura.

4. Come definiresti la biblioteca?
Casa. E non è per dire, il salotto di casa mia sembra una biblioteca, ormai…

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Passeggiare guardando i libri e cercando quello giusto. Come se le copertine potessero parlare.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Impossibile da ricordare. Ho sempre letto tanto, partendo dagli illustrati e dai fumetti. Ho imparato a leggere piuttosto presto, verso i quattro anni, e da lì è stata tutta discesa, come si dice.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Migliaia. Ma ne cito uno in particolare. Avevo un professore, alle scuole medie, che (grande merito, il suo) ci portava con regolarità in biblioteca a scegliere dei libri. Amando io la lettura, ed essendo anche stato secchioncello, diciamolo (poi alle superiori ho scoperto le ragazze, e mi è passata), lo stesso professore compiva un atto molto meno meritorio: mi rifilava certi mattoni assurdi che mi stavano allontanando dalla lettura. Poi, e qui la fortuna gioca un ruolo fondamentale, una lettrice dell’allora “Club degli editori” (per chi lo ricorda) viene a passare una di quelle estati infinite da ragazzini proprio accanto a casa mia. E mi passa i libri che aveva recensito e che riteneva adatti a me: Terry Brooks e la saga di Shannara, Stephen King… eh sì, “Stagioni diverse”, letto a 13 anni, mi ha cambiato la vita.

8.Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Stagioni diverse” di Stephen King, ovviamente. Quattro racconti lunghi, uno più bello e appassionate dell’altro (oddio, l’ultimo, “Il metodo di respirazione” è notevolmente inferiore agli altri tre). Ma, in generale, direi di assecondare le proprie inclinazioni e non forzare a leggere i classici o i russi prima del tempo: se si diventa dipendenti dalla lettura da ragazzi, non si smette più.

9. Leggere fa bene? E perché?
Nella risposta precedente, ho parlato di dipendenza. Ecco, la lettura è l’unica forma di dipendenza che dà indipendenza, apre la mente. Ma non è solo questo, io credo di amare la lettura per un’altra ragione: mi fa fare viaggi meravigliosi senza muovermi dal mio letto (o da altri locali della casa molto meno nobili).

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Una: ti consideri più scrittore o più lettore?
Risposta: lettore. Lo sono diventato prima, e lo faccio da più tempo. E provare a scrivere qualcosa senza avere la malattia della lettura è come provare a comporre una sinfonia senza sapere leggere la musica.

copertina pasini

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