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MIRIAM Spera

Miriam Spera

Allieva di Edda Albertini, in teatro ha recitato con Ugo Pagliai, Paola Gassman, Valeria Moriconi, Pino Micol, Gianrico Tedeschi, Manuela Kustermann, Silvano Tranquilli, affrontando testi di Pirandello, Shakespeare, Calderon de la Barca, Thornton Wilder, Agatha Christie. Diretta da Luca Tintori è stata la protagonista di “Figli di un dio minore” di Mark Medoff, spettacolo per il quale ha studiato la lingua dei segni.
Nel 2007 nasce il sodalizio con il regista Rosario Tronnolone che l’ha diretta in “Persona” di Bergman, “Il Leone d’Inverno” di Goldman, “La Voce Umana” di Cocteau, “Tradimenti” di Pinter, “Hedda Gabler” di Ibsen, “Pietà” di A. Saalbach e in “Giovanna d’Arco” di M. L. Spaziani. Per il Teatro Integrato Europeo ha interpretato con Patryk Pawlak “Helver’s Night” di Villqist, spettacolo bi-lingue (Italiano e Polacco) per la regia di Mariagiovanna Rosati Hansen.
Ha firmato la regia di “Variazioni enigmatiche” di Schmitt.
È autrice di: “Anelli d’inchiostro” “Čechovskaja”, “Il Gabinetto del dottor Poquelin”, “Nel cerchio di gesso”. Ha scritto e pubblicato, per Intermedia Edizioni, “Physique des rôles” e “La recita di Lolek” (dei quali è anche interprete per la regia di Renato Cecchetto).
Parallela al teatro, la sua attività in RAI e alla Radio Vaticana. Ha prestato la voce all’Audioteca dell’Unione Italiana Ciechi nella produzione “Il Libro Parlato”. Come dialoghista si è occupata di programmi per la Disney dedicati all’infanzia e all’adolescenza. Come giornalista pubblicista ha scritto per il programma radiofonico “A Tutto Libro” e curato la parte critica dei cataloghi dello scultore Ennio Tesei. Nel 2008 ha dato vita a “Come in Uno Specchio”, associazione culturale che attraverso spettacoli, stage e corsi di formazione, si prefigge di evidenziare il valore sociale e spirituale del teatro.

Visita la pagina Facebook di Miriam.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per scontentezza. Di fronte a un reale che imponeva e impone di scegliere uno o pochi ruoli da interpretare per tutta la vita, soffocando le molteplici parti che compongono un essere umano, recitare rappresentava e rappresenta una sorta di passaporto. Viaggiare in altri animi potendo ritornare, comunque, a se stessi. Scrivere per il Teatro mi offre, poi, la possibilità di creare “il mondo che vorrei”.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Disvelatrice.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Una piccola, privata, appartenente a una coppia di amici dei miei genitori. Anziani, senza prole, i due vi trascorrevano i momenti successivi al loro risveglio. L’immagine di loro intenti a bere il caffè, circondati dai libri, mi ispira ancora un senso di completezza. Di felicità.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un pianeta.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’odore.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Una raccolta di fiabe di tutti i paesi del mondo.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
La tetralogia “Giuseppe e i suoi fratelli” di Thomas Mann.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“La Storia” di Elsa Morante.

9. Leggere fa bene? E perché?
Fa bene e fa male. Perché è sempre un incontro, imprevedibile, con l’Altro.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Nel futuro vedi biblioteche?
Sì. Così come vedo orti e giardini.

Miriam Spera physique

la copertina di “Physique des roles”

 

 

 

 

 

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max-paiella

Max Paiella (foto di Masimiliano Fusco)

Ho iniziato il mio percorso professionale come disegnatore e quando mi capitava di vedere un comico esibirsi mi vergognavo per lui, dicevo tra me e me: “Ma come fa a fare sto lavoro?”.
Poi, mentre frequentavo l’Accademia di Belle Arti di Roma negli anni ’90, ho iniziato a cantare e suonare la chitarra e dopo avere terminato gli studi ho incominciato a lavorare nei locali notturni della capitale.
Le prime apparizioni televisive sono state in “I ragazzi del muretto” su Rai2, “Linda e il brigadiere” con Nino Manfredi su Rai1, “Telenauta 69” con Lillo e Greg” e “Mhhhh” di e con Serena Dandini. Ho debuttato al cinema nel 2001 con “Blek Giec” di Enrico Caria.
All’epoca svolgevo parallelamente anche l’attività di storyboarding per il cinema e la pubblicità.
Nel 2001 ho iniziato a frequentare La Fattoria dei Comici, laboratorio teatrale del teatro Ambra Jovinelli. Nel frattempo suonavo con Renzo Arbore e i Swing Maniacs, con cui ho fatto due dischi, numerose tournée e programmi televisivi tra cui lo spettacolo di varietà “Meno siamo meglio stiamo” su Rai1.
Dal 2004 sono ospite fisso nella trasmissione radiofonica “Il Ruggito del Coniglio” di Marco Presta e Antonello Dose in cui interpreto numerosi personaggi, sketch e momenti musicali.
La mia attività musicale proseguiva con “The Blues Willies” assieme a Claudio Greg Gregori.
Ho anche portato in scena spettacoli teatrali scritti da me: “Serenate Coniglie” al Teatro Dei Satiri di Roma, “Max paiella show” al Piccolo Brancaccio “Max Paiella Recital” al Teatro Ambra alla Garbatella.
Ho preso parte a tre edizioni di “Parla con me” condotte da Serena Dandini su Rai3 .
Nel 2010 ho vinto il prestigioso Premio della Satira di Forte Dei Marmi per l’imitazione di Augusto Minzolini, allora direttore del tg1. Lo stesso anno inizia la mia partecipazione a “610” di Lillo, Greg e Alex Braga in onda su Radio2 Rai.
Tra il 2012 e il 2013 ho partecipato a “The show must go off” condotto da Serena Dandini su La7.
Ho collaborato con Diego Bianchi a Gazebo, in onda su Rai3.
Tra il 2013 e il 2015 è andata in onda la mia trasmissione radiofonica “Max Paiella tutto compreso” sempre su Radio2 Rai.
Probabilmente ho dimenticato qualcosa, non me ne abbiate! Sono solo un fantasista!!!

Visita il sito di Max Paiella.
Vai alla pagina Facebook di Max.
Max Paiella in Twitter: @MaxPaiella

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
È lui che ha scelto me, in alternativa non avrei potuto fare molto altro se non insegnare disegno e fare storyboards.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Se può andare bene anche un sostantivo, direi Fantasista.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ero alla Biblioteca Teatrale del Burcardo a Roma per un esame di scenografia.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo dove il silenzio è piuttosto vivace.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La quiete apparente.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Il barone rampante” di Italo Calvino.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Uno qualsiasi di Ennio Flajano.

9. Leggere fa bene? E perché?
Perché arricchisce le emozioni.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
“Quanti libri hai iniziato e lasciato a metà?”
Troppi, ma i due terzi li finirò.

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Alex Cendron

Nasco già attore il 2 agosto di qualche anno, e non riesco a dimenticarmi della mia vocazione prima degli undici, forse dodici anni. Poi vivo chiedendomi il perché fino circa agli abbondanti ventitre, poi qualcuno mi chiede: perché?
Prendo il treno, vado a Udine e faccio il provino per entrare nell’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe.
Passo i successivi tre anni a spiegare ad amici e parenti che “drammatica” non indica il contrario di “comica” e alla fine mi diplomo.
Mi interrogo continuamente se la vocazione che sento dentro di me abbia un corrispettivo reale fuori di me di talento e doti. Ultimamente mi chiedo perché chiederselo e vivo felice per il presente, con grandi speranze per il futuro ma sempre e comunque chiedendomi perché.
Ecco perché mi dedico per diletto alla Tuttologia, scienza che mi permette di studiare qualsiasi argomento accenda la mia curiosità, come maschere, tarocchi, emozioni, neuroscienze, mentalismo, ukulele, pareidolia, ma anche cucina, psicologia, cucito, informatica, etc…etc…

Avete capito perché?

 

Visita la pagina Facebook di Alex Cendron.
Alex in Instagram: @alexcendron
Alex in Twitter: @AlexCendron
Vai al sito e al blog di Alex.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché è sempre stato il mio sogno, fin da piccolo; perché fare l’attore ti permette di fare molte cose assieme, studiare continuamente, lavorare su te stesso, conoscere e approfondire il mondo e le persone.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Paradossale.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ricordo una biblioteca che frequentavo da piccolo, ai tempi delle elementari, e se devo essere sincero, così di primo acchito ti direi che ricordo con fascino dei simboli colorati che venivano attaccati al dorso del libro e che ne indicavano la catalogazione.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo indispensabile a tutti, un luogo che dovrebbe avere una succursale in ogni casa, in ogni quartiere in ogni città. Fosse per me, e fosse possibile, ne terrei una in tasca: la diffusione e la condivisione del patrimonio culturale di una civiltà è condizione necessaria e indispensabile per la crescita delle società stessa.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Beh, se tralascio l’ovvio e impagabile valore di trovare ciò che la mia curiosità brama, io adoro la vista dei libri, tanti, tutti diversi e in qualche maniera uguali. Adoro l’ordine e il clima pacato e di studio che contiene.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non ricordo il primo libro letto, ma ricordo che i primi libri letti con piacere, e non per obbligo, furono i gialli, dei gialli Mondadori.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Domanda davvero difficile, sono molti, moltissimi i libri che hanno lasciato e lasciano ricordi speciali, che in genere sono quelli che attraverso la bibliografia mi aprono altre possibili letture, in una rete che si plasma e specchia la rete delle mie conoscenze, e del mio essere. Un libro in particolare, se devo andare a pescare nei più lontani ricordi, è di certo “Poirot a Styles Court” (The Mysterious Affair at Styles) che è anche il primo romanzo giallo di Agatha Christie e che fu il centro della mia tesina di terza media.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Un bellissimo libro che ho letto da poco (relativamente poco perché non leggo moltissima narrativa, in genere leggo saggistica) è “L’amico immaginario” di Matthew Dicks, davvero notevole, avvincente e che da possibili “letture” su più piani.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa molto molto bene, perché ti permette di viaggiare in posti e luoghi che difficilmente potresti raggiungere, e non parlo solo di esotici paesi dai nomi difficili, i posti più irraggiungibili al mondo sono la mente delle altre persone, i tempi che non ci sono più o che ancora hanno da venire. Leggere ti fa salire sulle spalle di qualcun altro e toccare altezze che non toccheresti mai da solo. E poi è il primo passo per scrivere.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
La domanda che avrei voluto ricevere è: “Sai cos’è il codice Dewey?”
Certo che lo so, senza assillarvi sulla storia del suo inventore, vi dirò che è un geniale codice di catalogazione usato in quasi tutte le biblioteche del mondo, che viene riportato sull’etichetta alla costa del libro e che lo cataloga in una certa categoria. Lo so perché un paio di anni fa, ho dovuto/voluto catalogare la mia personale biblioteca, che oramai supera i 1400 volumi, perché iniziava a diventare di difficile consultazione. E si, se te lo fossi chiesto, ho ancora la mia copia di “Poirot a Styles Court” (823 POI) e de “L’amico immaginario” (813 AMI).

 

Alex Cendron è attualmente in tourneé con lo spettacolo “The Pride” di Alexi Kaye Campbell per la regia di Luca Zingaretti.

Al Teatro Strehler di Milano fino al 4 dicembre; in Veneto dal 7 all’11 dicembre al Teatro Verdi di Padova e il 12 e 13 dicembre al Teatro Astra di San Donà di Piave.

Calendario completo nel sito dello spettacolo.

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Alex Cendron in scena con Luca Zingaretti (foto di Daniele Romano)

 

 

 

 

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MATTEO CACCIA

MATTEO CACCIA (foto di P. Carlini)

Diplomato all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, nel 1999 conosce Antonio Latella che lo convoca insieme ad altri giovani attori per lavorare ad alcune delle sue produzioni. Nel 2005 inizia a scrivere per il teatro e il suo primo testo “Hotelofficina” è finalista del premio Riccioneteatro. Nel 2006 debutta con lo spettacolo, da lui scritto ed interpretato, “La maglia nera” che narra la storia del ciclista Luigi Malabrocca.
Parallelamente all’attività teatrale, inizia a lavorare come inviato e conduttore radiofonico prima a Radio Popolare e poi a Radio2Rai. Dal 2001 al 2006, conduce insieme a Federico Bianco la trasmissione “Aria Condizionata”, nel palinsesto estivo di Radio2. Nell’estate 2007, conduce, sempre su Radio2, la trasmissione “Barabba”, insieme a LaLaura.
L’8 settembre 2008, comincia su Radio2 la prima puntata di “Amnèsia”, uno sceneggiato che si è fatto conoscere per la sua incredibile storia: Matteo un anno prima, mentre si trova in teatro, viene colpito da un’amnesia retrograda globale. Nel programma Matteo tiene un diario in cui ricostruisce i pezzi della sua vita. Radio2 trasmette l’ultima puntata il 31 luglio 2009 in cui Matteo svela ciò che tutti si sono chiesti: si tratta di vera Amnèsia o è tutta una storia inventata? La risposta ovviamente è la seconda.
Dal 18 gennaio 2010 inizia la trasmissione di fiction “Vendo tutto” in onda su Radio 24. Ogni giorno, dichiarando di voler cambiare completamente vita in seguito all’abbandono da parte della propria ragazza, vende su eBay un oggetto che gli è appartenuto e in trasmissione descrive come ne è entrato in possesso e cosa ha rappresentato per lui.
Dal 6 settembre 2010 Matteo Caccia conduce il romanzo radiofonico a puntate, scritto insieme a Stefano D’Andrea, “Io sono qui” su Radio 24. Il 23 giugno il programma chiude il ciclo con una serata finale live, andata sold out, presso la Sala Collina nella sede milanese de Il Sole 24 ORE.
Il 5 settembre 2011, con Tiziano Bonini e Stefano D’Andrea, ritorna con la trasmissione “Voi Siete Qui”, un programma di storytelling basato sulle storie degli ascoltatori.
Nel 2015 torna in Rai con “Una vita”. Nel 2016 conduce su Radio2 “Pascal” in cui, attraverso la lettura di piccoli episodi di vita vissuta, trasmette le emozioni dei protagonisti e rende straordinarie le vite comuni degli ascoltatori-scrittori.

Leggi le schede dei libri di Matteo Caccia in IBS.
Visita la pagina Facebook di Matteo.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
La radio mi è sempre sembrata un luogo confortevole per chi la faceva e chi la ascoltava, un posto in cui poter raccontare e parlare tra persone. mi piaceva ascoltarla e ho pensato che mi sarebbe piaciuto altrettanto poterla fare.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Invisibile.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La biblioteca di Novara dove sono cresciuto e la mia incapacità di compilare la scheda per la consultazione di un libro di scienze.

4. Come definiresti la biblioteca?
Il luogo in cui isolarsi in mezzo ad altre persone che vogliono imparare o solo passare del tempo in una compagnia silenziosa.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Carlone” di Libero Bigiaretti.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“L’isola del tesoro” senza alcun dubbio, è la narrazione più semplice e accattivante da secoli.

9. Leggere fa bene? E perché?
Non lo so se faccia bene in generale, ma so che è un gesto di conoscenza e di approfondimento dell’essere umano, ci permette di sentirci meno soli e meno unici.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Mi sembravano tutte giuste.
Le domande mi fanno sempre sentire a scuola, meno ce ne sono meglio è.

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Nicolao pappagallo

Stefano Nicolao

Stefano Nicolao è l’anima e il motore della Sartoria Nicolao Atelier di Venezia.
I costumi storici sono dal 1980 la strada intrapresa dalla Sartoria Nicolao per realizzare le creazioni che esporta in tutto il mondo come marchio del Made in Italy unico nel suo genere a Venezia. Teatri lirici, di prosa, balletto, cinema e televisione sono i palcoscenici che hanno ospitato questo prestigioso marchio di prodotto artigianale. Teatri italiani come La Fenice di Venezia, il Regio di Torino, il San Carlo di Napoli e il Teatro La Scala di Milano, solo per citarne alcuni; teatri europei quali l’Opera di Montecarlo, il Teatro Nacionale de Sào Carlos di Lisbona; teatri internazionali come il Lyric Opera di Chicago, Washington DC, The Japan Opera Foundation di Tokyo e molti altri.
L’Atelier con più di 10.000 costumi completi di biancheria, copricapi, mantelli ed accessori fa rivivere secoli di storia della moda. Ha realizzato abiti di scena per importanti produzioni cinematografiche tra le quali “Farinelli-Voce Regina”, 1994, regia Gérard Corbiau, premiato come miglior film straniero ai Golden Globe e nominato all’Oscar; parte dei costumi di “Elizabeth”, 1998, regia di Shekhar Kapur; “Il Mercante di Venezia”, 2004, regia di Michael Radford; “Casanova”, 2005, regia di Lasse Hallstrὄm, e molti altri.

Dal 2005 ha acquisito un grande spazio nel cuore di Venezia, in Fondamenta della Misericordia dove ha riunito sartoria di produzione, show room e tutta la collezione di costumi che, entrati nel repertorio, fanno bella mostra di sé negli eleganti spazi dell’Atelier. Tuffarsi in un simile sogno è un’occasione unica per chiunque desideri rivivere atmosfere d’altri tempi, spesso in questa epoca dimenticate… Buona visita!!!

Visita il sito di Nicolao Atelier .

Vai alla pagina Facebook di Stefano Nicolao.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
I miei studi al liceo artistico hanno ricevuto un importante contributo dall’opportunità, proprio durante il liceo stesso, di entrare nella compagnia del Teatro a l’Avogaria di Venezia e di partecipare attivamente anche alla realizzazione degli abiti di scena per gli spettacoli. In seguito ho continuato per alcuni anni come attore professionista ma realizzando, quando mi era possibile, costumi per compagnie locali o per privati . Nel ’76, dopo diverse esperienze in varie sartorie teatrali, decisi di dedicarmi esclusivamente al costume e fui assunto al teatro Rossetti di Trieste come assistente in sartoria che poi si trasformò in un contratto di direttore di sartoria. La scelta di questo mestiere fu quindi una naturale conseguenza dell’esperienza, della conoscenza teatrale e della simbiosi con gli studi artistici fatti.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Studioso. Lo studio del costume storico e la realizzazione sartoriale degli abiti che consiste nella ricerca dei tagli antichi e delle tecniche usate nella storia passata, messa a confronto con i materiali e i tessuti reperibili oggidì.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La biblioteca è sempre stata il punto di partenza per tutti i miei studi e le mie ricerche. Ho frequentato la Biblioteca Marciana sin dai tempi scolastici per la possibilità di trovare i libri che mi servivano anche in ristampa; e pure la biblioteca del museo di moda e costume che prima era a Palazzo Grassi, poi Palazzo Mocenigo, dove si trovano testi specifici sul costume. Inoltre, un po’ alla volta dagli anni ’80 ad oggi, sono riuscito a raccogliere una importante collezione di libri sui costumi e sulle tecniche di realizzazione.

4. Come definiresti la biblioteca?
Le biblioteche sono una fonte importantissima di possibilità del sapere, anche oggi in epoca digitale a mio avviso la biblioteca rappresenta la Conoscenza. Libri e audiovisivi rimangono la fonte e il veicolo principali tramite i quali trasmettere cultura e conoscenza. Internet può facilitare la ricerca ma la stampa soprattutto rimane la mia preferita, perché l’immagine statica non è filtrata da un mezzo tecnico e rimane fissata meglio nella mente.

Nicolao Atelier

Stefano Nicolao nel suo Atelier

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La possibilità di cercare e di partire nella ricerca dagli autori e dai titoli, mi piacciono le catene che si creano passando da un testo all’altro, le bibliografie che si arricchiscono legandosi alla storia.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Forse “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling. Sicuramente il sussidiario alle elementari.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Molti e diversi sono stati i libri che mi hanno colpito, “Il Cielo è Rosso” di Giuseppe Berto, “Morte a Venezia” di Thomas Mann, ad esempio. Ma quello che mi ha veramente lasciato un ricordo e che ho riletto più e più volte è stato “L’oro di Venezia” di René Guerdan.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Dipende da quali interessi ha questo giovane lettore.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa bene perché la conoscenza arricchisce la mente, l’ignoranza è la cosa più triste e squallida che possiamo subire. Bisogna leggere non solo per elevarsi, forse un libro non ci farà capire pienamente il senso della vita, ma ci aiuterà sicuramente a non perderci nel vuoto che spesso impera oggi.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Insegno taglio storico all’Accademia di Belle Arti di Venezia e mi trovo di fronte a ragazzi che spesso credono sia sufficiente fare affidamento solo sulle proprie idee e creatività senza documentarsi. Li spingo a sfruttare la biblioteca stimolandoli prima con delle lezioni che li incuriosiscano su un certo argomento e poi invitandoli a fare ricerca. Oggi si è troppo occupati a rincorrere le cose che scappano veloci, si dovrebbe invece rallentare, essere curiosi e studiare, perché è l’istruzione che ci fornisce gli strumenti per la conoscenza. Io sono si può dire autodidatta, ho rubato con l’occhio dai miei maestri e ho subito messo in pratica quello che vedevo sperimentando la capacità di riprodurlo senza scoraggiarmi di possibili fallimenti ma ricominciando da capo, mai vantandomi dei successi e continuando a ricercare e studiare.
Alla domanda “Qual è il tuo motto?”, risponderei:
“Non si finisce mai di imparare, ogni giorno c’è sempre da scoprire una cosa nuova che non conoscevo”.

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Alessandro Bressanello

Alessandro Bressanello

Inizia come musicista negli anni ’60 per poi dedicarsi agli studi teatrali. Apre nel 1976 il Tag – Teatro Alla Giustizia, spazio teatrale e cinematografico a Mestre, che dirige fino alla sua trasformazione in Tag Club. Dal 1980 al 1990 è presidente della cooperativa Tag Teatro, dove lavora come attore e amministratore, producendo numerosi spettacoli di successo che girano il mondo. Nel 1992, dopo la chiusura della cooperativa, fonda con altri artisti veneziani il Teatro Niovo s.n.c.
Dal 1995 avvia una sua società, Produzioni Teatrali Veneziane, con la quale tuttora opera, producendo numerosi spettacoli.
Alessandro Bressanello è specializzato nel teatro di Commedia dell’Arte, di cui ha tenuto numerose masterclass in Italia e all’estero, ma ha affrontato anche messe in scena di opere barocche e di teatro contemporaneo.
Come attore, regista e produttore ha lavorato in Spagna, Francia, Germania, Svizzera, Olanda, Austria, Jugoslavia, Russia, Grecia, Turchia, Inghilterra, Polonia, Norvegia, Svezia, Malta, Brasile, Messico, U.S.A, Ile de la Reunion.
Oltre al teatro, ha recitato in oltre quaranta film e ha collaborato, in qualità di responsabile casting e aiuto regia, con produzioni francesi, tedesche, inglesi,  giapponesi e statunitensi.

Visita la pagina Facebook di Alessandro Bressanello.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?  
Per passione per le espressioni artistiche, musica, teatro, cinema.

2.Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?  
Creativa.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?  
Da piccolo a Mestre.

4. Come definiresti la biblioteca?
Una istituzione fondamentale per le potenzialità di diffondere cultura.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La possibilità di trovare e di scegliere.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Difficile da ricordare… forse un libro di avventure tipo Salgari o Verne.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Le avventure del Corsaro Nero” di Emilio Salgari da piccolo, da grande “Siddartha” di Hermann Hesse.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore? 
Mark Twain, “Le avventure di Tom Sawyer”.

9. Leggere fa bene? E perché?
Ovviamente sì, ti fa viaggiare con la fantasia, ti pone dei quesiti, ti allarga la visione del mondo.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?  
Quanto influisce la televisione sulla diminuzione della lettura?

 

 

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VALERIO APREA

Valerio Aprea

 

Valerio Aprea è attore di teatro, cinema e tv, dove si segnala per la partecipazione a “Parla con me” con Serena Dandini, ma soprattutto per l’interpretazione di uno degli ‘sceneggiatori’ della serie “Boris”.
In teatro, dopo il monologo “In mezzo al mare” scritto e diretto da Mattia Torre, ha portato in scena la versione teatrale del successo letterario “Momenti di trascurabile felicità” di Francesco Piccolo. Insieme a Valerio Mastandrea interpreta poi ‘Qui e ora’, scritto e diretto dallo stesso Torre.
Al cinema, è tra gli interpreti di “Boris. Il Film” di Torre-Ciarrapico-Vendruscolo, “Nessuno mi può giudicare” e “Viva l’Italia” di Massimiliano Bruno, “Smetto quando voglio” di Sydney Sibilia con cui ottiene la candidatura al David di Donatello 2014 per il miglior attore non protagonista.

Segui Valerio Aprea in Twitter

Vai alla pagina Facebook di Valerio Aprea.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per caso all’inizio. Per esclusione dopo.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Utopica.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Primi anni ’90, all’università.

4. Come definiresti la biblioteca?
Luogo di silenzio insostenibile.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il rispetto della prossemica.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Cuore” di Edmondo De Amicis, credo.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Cecità” di José Saramago.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Il “Colombre” di Dino Buzzati.

9. Leggere fa bene? E perché?
Doping cerebrale. Legale.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Risponderesti mai alla domanda “A quale altra domanda avresti voluto rispondere?”

No.

 

 

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