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JoySingers2017Goldoni90

Andrea D’Alpaos

Nato e tuttora residente a Venezia, ho conseguito il diploma di maturità artistica ad indirizzo musicale, presso il Liceo Musicale B. Marcello e quindi la Laurea in Lettere a indirizzo artistico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Venezia. Parallelamente ho approfondito gli studi musicali conseguendo la Licenza di Teoria e solfeggio, il diploma di Storia della musica, il diploma di Armonia complementare.
Ho ottenuto anche l’abilitazione per la professione di accompagnatore turistico e la licenza di guida turistica in lingua inglese e francese.
Parallelamente tengo lezioni tematiche di storia dell’arte e storia della musica.
Dal 1992 al 1998 ho fondato e diretto il Coro Venice Gospel Ensemble di Venezia, e sono autore/arrangiatore di gran parte dei brani del repertorio del gruppo.
Attualmente dirigo il Coro Joy Singers, nato nel 1998, con il quale svolgo un’intensa attività concertistica.

Giocare, osservare, esplorare…

Se a questi elementi aggiungiamo la curiosità posso dire che questo basta a riassumere sia la mia infanzia sia quello che sono adesso.
Ho studiato musica (giocare) e storia dell’arte (osservare), coltivando da prestissimo la passione per i viaggi (esplorare).
Oggi faccio musica (aiuta l’anima), faccio la guida turistica (aiuta a pagare le bollette!) e viaggio (aiuta a capire le cose e le persone).

Andrea D’Alpaos in Facebook
Il coro Joy Singers in un flashmob musicale in Biblioteca a Spinea.
Servizio di Tele Venezia sul flashmob in biblioteca.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho avuto la grande fortuna di avere dei genitori che hanno dato a noi figli la possibilità di studiare e di scegliere senza imposizioni o pressioni.
Ho potuto seguire il mio istinto… e la musica ha preso il sopravvento, in particolare tutto il mondo della musica corale. Non è stata una strada facile, l’arte in Italia non è considerata un mestiere ma fare musica è una necessità interiore.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Se posso usare dei sostantivi direi:
creatività
perseveranza
umiltà
Con creatività intendo la capacità/fortuna di poter suggerire un diverso e nuovo punto di vista. Le note sono immutate da secoli quindi credo sia impossibile scrivere una sequenza di note che non sia già stata scritta. Si cerca di raccontare in maniera diversa. Per fortuna ci sono delle combinazioni di suoni, delle armonie e dei timbri sonori che ancora toccano universalmente le corde dell’anima di chi ascolta… è quello lo scopo della narrazione (sia essa musica, pittura, scrittura).

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Sicuramente la biblioteca comunale di Murano quando ero alla scuola media e vi si andava per “fare ricerche”.
Ma forse la prima “biblioteca” è stata lo scaffale di casa dove venivano custodite le due enciclopedie, vere icone degli anni ’70: CONOSCERE e I QUINDICI !
Quando mia mamma prendeva quei volumi (non più di uno o due alla volta) cominciava sempre un nuovo viaggio che ci portava verso nuove scoperte o a rivivere luoghi già visitati, battaglie, personaggi mitici.

4. Come definiresti la biblioteca?
E’ un punto di partenza per viaggiare nel tempo, nello spazio e anche un rifugio, un luogo dove ritrovare un’altra dimensione, dove le corse e i problemi del quotidiano restano fuori per dar vita a un tempo scandito dalla nostra curiosità.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La cortesia “universale” di qualsiasi bibliotecario/bibliotecaria incontrati negli anni.
Li ho sempre visti come custodi speciali di tanti tesori a disposizione di tutti e ho sempre avuto l’idea che sapessero tutto di ogni singolo volume.
Ricordo poi il “silenzioso scricchiolìo” dei pavimenti in legno della Querini a Venezia e l’idea di avere dei tavoli immensi a disposizione dove poter creare il mio piccolo regno: all’esterno le mura fatte dai tanti libri scelti; all’interno mille penne stilografiche e matite, quadernoni con fogli sganciabili e la merendina!
Per fortuna non esistevano ancora i telefonini.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non so se valga come risposta ma dico assolutamente tutte le Fiabe Sonore…
“A mille ce n’èeee!”.
Lette e ascoltate milioni di volte perdendomi dentro quelle bellissime illustrazioni di insuperata qualità.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Purtroppo ho una pessima memoria. Delle cose ricordo solo le sensazioni.
Comunque hanno sicuramente lasciato un segno “Le Avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain, e “Don Chisciotte” di Cervantes.
Sono affascinato da avventure e viaggi e da quello che si definisce romanzo picaresco.
Poi cito “Il Profumo” di Süskind per la maestria dell’autore nel raccontare e descrivere qualcosa che riguarda l’olfatto.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Consiglierei solo di leggere il più possibile con curiosità.
Leggere e viaggiare, leggere è viaggiare.
Più si conosce meno si dipende dagli altri… ciò significa poter scegliere.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere significa comunicare a distanza e soprattutto ascoltare. Ascoltiamo un’idea, un punto di vista, una storia. Possiamo limitarci a questo o anche pensare a chi sta dall’altra parte. Leggere è provare a trovare un punto d’incontro. Non sempre funziona ma è bello provarci.
Condivido quanto scritto in questo blog da Miriam Spera:
“leggere è l’incontro/confronto con l’Altro”.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
La domanda è:
Vorresti che chi ci governa proteggesse e incoraggiasse le arti, la musica, la scrittura in quanto beni fondamentali per l’umanità?
La risposta è:
Sìissimo!!!
(Scusate la banalità della risposta e l’uso sgrammaticato del Sì).

 

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Roberto Tiraboschi

Roberto Tiraboschi

Nato a Bergamo vive tra Roma e Venezia. Drammaturgo e sceneggiatore, ha scritto per diversi registi italiani tra cui Liliana Cavani, Marco Pontecorvo e Silvio Soldini.
Le Edizioni E/O hanno pubblicato “Sguardo 11”, “Sonno” (vincitore del Premio di Narrativa Bergamo e del Premio Stresa di narrativa) “La pietra per gli occhi. Venetia 1106” e “La bottega dello speziale. Venetia 1118”, i primi due volumi della saga sulla nascita di Venezia.

Roberto Tiraboschi è stato ospite della Biblioteca di Spinea lo scorso 7 aprile 2016 nell’ambito della rassegna “Appuntamenti in Giallo”.

I libri di Roberto Tiraboschi in IBS.
Visita la pagina Facebook di Roberto Tiraboschi.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
In realtà non l’ho scelto, la scrittura si è imposta piano piano. Sono partito dal teatro, poi sono stato incantato dal cinema; alla narrativa sono arrivato tardi. Solo ora è diventato un vero e proprio mestiere.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Bisogna essere pazienti.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ho sempre frequentato le biblioteche. Fin da ragazzo, ai tempi del liceo, a Bergamo andavo a studiare in biblioteca. Si stava tranquilli, c’erano i libri e molte ragazze…

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo dove si riesce a sognare.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio e l’odore dei libri.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non ricordo con precisione, credo “ Sussi e Biribissi” [di Paolo Lorenzini, nipote di Carlo Collodi] Un libro di avventure di due ragazzi.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Il grande Meaulnes” di Alain-Fournier.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Il grande Meaulnes” di Alain-Fournier.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere è un piacere fisico, un godimento, come mangiare, ridere, amare.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
“Perché invecchiando non si riesce più a provare nella lettura lo stesso piacere che si provava nell’adolescenza?”.

PIETRA OCCHIBOTTEGA SPEZIALE

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Nicolao pappagallo

Stefano Nicolao

Stefano Nicolao è l’anima e il motore della Sartoria Nicolao Atelier di Venezia.
I costumi storici sono dal 1980 la strada intrapresa dalla Sartoria Nicolao per realizzare le creazioni che esporta in tutto il mondo come marchio del Made in Italy unico nel suo genere a Venezia. Teatri lirici, di prosa, balletto, cinema e televisione sono i palcoscenici che hanno ospitato questo prestigioso marchio di prodotto artigianale. Teatri italiani come La Fenice di Venezia, il Regio di Torino, il San Carlo di Napoli e il Teatro La Scala di Milano, solo per citarne alcuni; teatri europei quali l’Opera di Montecarlo, il Teatro Nacionale de Sào Carlos di Lisbona; teatri internazionali come il Lyric Opera di Chicago, Washington DC, The Japan Opera Foundation di Tokyo e molti altri.
L’Atelier con più di 10.000 costumi completi di biancheria, copricapi, mantelli ed accessori fa rivivere secoli di storia della moda. Ha realizzato abiti di scena per importanti produzioni cinematografiche tra le quali “Farinelli-Voce Regina”, 1994, regia Gérard Corbiau, premiato come miglior film straniero ai Golden Globe e nominato all’Oscar; parte dei costumi di “Elizabeth”, 1998, regia di Shekhar Kapur; “Il Mercante di Venezia”, 2004, regia di Michael Radford; “Casanova”, 2005, regia di Lasse Hallstrὄm, e molti altri.

Dal 2005 ha acquisito un grande spazio nel cuore di Venezia, in Fondamenta della Misericordia dove ha riunito sartoria di produzione, show room e tutta la collezione di costumi che, entrati nel repertorio, fanno bella mostra di sé negli eleganti spazi dell’Atelier. Tuffarsi in un simile sogno è un’occasione unica per chiunque desideri rivivere atmosfere d’altri tempi, spesso in questa epoca dimenticate… Buona visita!!!

Visita il sito di Nicolao Atelier .

Vai alla pagina Facebook di Stefano Nicolao.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
I miei studi al liceo artistico hanno ricevuto un importante contributo dall’opportunità, proprio durante il liceo stesso, di entrare nella compagnia del Teatro a l’Avogaria di Venezia e di partecipare attivamente anche alla realizzazione degli abiti di scena per gli spettacoli. In seguito ho continuato per alcuni anni come attore professionista ma realizzando, quando mi era possibile, costumi per compagnie locali o per privati . Nel ’76, dopo diverse esperienze in varie sartorie teatrali, decisi di dedicarmi esclusivamente al costume e fui assunto al teatro Rossetti di Trieste come assistente in sartoria che poi si trasformò in un contratto di direttore di sartoria. La scelta di questo mestiere fu quindi una naturale conseguenza dell’esperienza, della conoscenza teatrale e della simbiosi con gli studi artistici fatti.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Studioso. Lo studio del costume storico e la realizzazione sartoriale degli abiti che consiste nella ricerca dei tagli antichi e delle tecniche usate nella storia passata, messa a confronto con i materiali e i tessuti reperibili oggidì.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La biblioteca è sempre stata il punto di partenza per tutti i miei studi e le mie ricerche. Ho frequentato la Biblioteca Marciana sin dai tempi scolastici per la possibilità di trovare i libri che mi servivano anche in ristampa; e pure la biblioteca del museo di moda e costume che prima era a Palazzo Grassi, poi Palazzo Mocenigo, dove si trovano testi specifici sul costume. Inoltre, un po’ alla volta dagli anni ’80 ad oggi, sono riuscito a raccogliere una importante collezione di libri sui costumi e sulle tecniche di realizzazione.

4. Come definiresti la biblioteca?
Le biblioteche sono una fonte importantissima di possibilità del sapere, anche oggi in epoca digitale a mio avviso la biblioteca rappresenta la Conoscenza. Libri e audiovisivi rimangono la fonte e il veicolo principali tramite i quali trasmettere cultura e conoscenza. Internet può facilitare la ricerca ma la stampa soprattutto rimane la mia preferita, perché l’immagine statica non è filtrata da un mezzo tecnico e rimane fissata meglio nella mente.

Nicolao Atelier

Stefano Nicolao nel suo Atelier

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La possibilità di cercare e di partire nella ricerca dagli autori e dai titoli, mi piacciono le catene che si creano passando da un testo all’altro, le bibliografie che si arricchiscono legandosi alla storia.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Forse “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling. Sicuramente il sussidiario alle elementari.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Molti e diversi sono stati i libri che mi hanno colpito, “Il Cielo è Rosso” di Giuseppe Berto, “Morte a Venezia” di Thomas Mann, ad esempio. Ma quello che mi ha veramente lasciato un ricordo e che ho riletto più e più volte è stato “L’oro di Venezia” di René Guerdan.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Dipende da quali interessi ha questo giovane lettore.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa bene perché la conoscenza arricchisce la mente, l’ignoranza è la cosa più triste e squallida che possiamo subire. Bisogna leggere non solo per elevarsi, forse un libro non ci farà capire pienamente il senso della vita, ma ci aiuterà sicuramente a non perderci nel vuoto che spesso impera oggi.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Insegno taglio storico all’Accademia di Belle Arti di Venezia e mi trovo di fronte a ragazzi che spesso credono sia sufficiente fare affidamento solo sulle proprie idee e creatività senza documentarsi. Li spingo a sfruttare la biblioteca stimolandoli prima con delle lezioni che li incuriosiscano su un certo argomento e poi invitandoli a fare ricerca. Oggi si è troppo occupati a rincorrere le cose che scappano veloci, si dovrebbe invece rallentare, essere curiosi e studiare, perché è l’istruzione che ci fornisce gli strumenti per la conoscenza. Io sono si può dire autodidatta, ho rubato con l’occhio dai miei maestri e ho subito messo in pratica quello che vedevo sperimentando la capacità di riprodurlo senza scoraggiarmi di possibili fallimenti ma ricominciando da capo, mai vantandomi dei successi e continuando a ricercare e studiare.
Alla domanda “Qual è il tuo motto?”, risponderei:
“Non si finisce mai di imparare, ogni giorno c’è sempre da scoprire una cosa nuova che non conoscevo”.

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Marco Toso Borella

Marco Toso Borella

Nasce a Murano (Venezia) nel 1962 dove risiede.
Svolge la sua attività come pittore e incisore su vetro nell’isola in cui vive, nella continuità di antiche tradizioni familiari.
Partecipa con le sue opere a mostre e rassegne artistiche internazionali.
Collabora come illustratore alle pubblicazioni di celebri autori italiani.
Primariamente coltiva l’attività di scrittore e ricercatore storico, pubblicando saggi, monografie e romanzi:
2001 Stemmi di Famiglie Muranesi, Venezia, La Bacchetta Magica.
2003 Lo Stemma della magnifica comunità di Murano…, Venezia, ASSCUM.
2003 Venezia impossibile 1989: il Serenissimo Principe fa sapere che…, Venezia, Supernova, da cui è stato tratto un film che sarà proiettato il prossimo 9 dicembre al Cinema Rossini di Venezia.
2005 Padroni e Pedine (scacchi a chi?), Venezia, Supernova.
2009 I Dossali di San Zuanne “…a percorrer la meraviglia”, Venezia, Isola Invisibile.
Dirige formazioni e gruppi vocali, uno dei quali, la Big Vocal Orchestra, presenta un organico tra i più numerosi del panorama musicale europeo: oltre 300 voci.
Cura il sito isolainvisibile, dedicato a Murano: Curiosità, Cultura, Tradizioni e Famiglie che hanno lasciato una traccia nella millenaria storia dell’isola del vetro.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Non ho saputo o potuto scegliere un lavoro/mestiere. Mi sono reso disponibile a materializzare le mie passioni: dipingere, scrivere, cantare. Passioni teoricamente in grado di “schiavizzare” chi vuole viverle con totale abbandono e amore. Passioni singole in grado di annullare ogni altro interesse. Passioni che possono diventare strumento per esprimere in modi diversi lo stesso messaggio di un’anima.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Necessaria. Non posso fare a meno di contaminare il mio pensare, il mio agire, il mio stare con gli altri senza attingere dal serbatoio infinito di quella che in forma molto schematica si intende come attività. La mia attività è la mia vita.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ciò che ho in testa non è detto sia “il primo” o “il più importante” ricordo di una biblioteca. Generalmente tendo a confondere le cose, non solo in questo caso. Per scolpire nella mente l’incipit di un teorico capitolo della propria vita, bisogna rendersi conto di sfogliare un libro profondo, il libro del se stessi, non un catalogo o in elenco telefonico. Io vivo e non mi rendo conto di farlo. Comunque, il ricordo di un primo approccio al mondo delle biblioteche è quello di quando sono entrato nella sala di lettura della Biblioteca Marciana di Venezia (dove sennò?). Emozionante, soffocante, umiliante. Luce meravigliosa dall’alto. Silenzio. Rumori di libri chiusi, appoggiati. Colpi di tosse resi misteriosi da echi storici. Uno studente con un panino nello zainetto che cercava un posto tranquillo per studiare. Letto niente, studiato niente, panino non mangiato. Mai.

4. Come definiresti la biblioteca?
Area di ricerca. In uno scaffale, dietro… sì: proprio lì… c’è qualcuno che cerca di parlarti, di raccontare un’esperienza che forse anche tu hai vissuto senza saperlo. Forse proprio con le parole e le scansioni che cercavi. E’ il libro che ti sceglie, non viceversa. Non vai in una biblioteca per fare un regalo, per farti affascinare da titoli o dalle copertine. Vai in una biblioteca per consultare la vita. La tua.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il fatto che spesso tu possa chiedere senza sapere se esista una risposta alla tua domanda. Spesso vai in una biblioteca con l’illusione che ci sia un’opera, un classico che ti sei perso. “L’opera definitiva del momento”. Quello che già sai esistere, lo compri in libreria. E la consapevolezza che la biblioteca è un amico sempre disponibile. Un bar che offre la cioccolata calda sempre, a qualunque ora nelle fredde notti dell’inverno del nostro scontento.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Vale l’incipit della risposta 3. Non me lo ricordo con precisione. Forse “I Ragazzi della Via Pal” di Ferenc Molnár, forse “Il Giornalino di Gian Burrasca” di Vamba (Luigi Bertelli) o forse “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque. Scelte non volute, ma casuali, solo perché erano opere presenti nella libreria in fondo allo sgabuzzino, quella con i libri vecchi e sgualciti di mio padre. Avuti chissà da chi e chissà perché.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Tutti quelli che ho letto interamente. Uno che mi ha lasciato un ricordo più speciale degli altri, ma solo perché sgradevole all’anima, solo perché assassino di speranza, solo perché bisturi tagliente in ferite su parti di me che non sapevo nemmeno esistenti, è stato “Trilogia della città di K” di Agota Kristof. Libro che non consiglio, che non commento, che non voglio più vedere. E non lo dico per incuriosire chi legge. L’ho buttato via. Con rispetto, con rimpianto, con sollievo. E non per vigliaccheria o perbenismo ipocrita. Per istinto di sopravvivenza. L’autolesionismo in alcuni serve a sentirsi più vivi. A me non serve. La vita ha gia provveduto a farmi male, molto male, con parole mie, di cui conosco genesi e significato.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
E’ una domanda per certi aspetti “trappola”. Secondo l’ottica comune, infatti, mostrare di essere modesti è un messaggio positivo. Ma la modestia, è ombra, è massa, è il non mostrare. L’arte, invece, è ostentazione, elevazione, superamento. Consiglio quindi “Venezia Impossibile” o “Padroni e Pedine”. Sono due mie opere. Li consiglio senza sorrisetti fintamente ironici o ammiccanti, o pensando di essere superbo. Non li avrei scritti se non avessi pensato che valeva la pena dare a loro vita. E visto che un un consiglio è personale, cosa può esserci di più personale di un’opera completamente concepita, scritta, tagliata ed infine partorita da chi consiglia?

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa bene. Ma leggere il giusto fa meglio. Mi spiego: leggere è cercare evasione, riscontro, conoscenza, traduzione. Ma è anche riempimento, nutrimento, sgomento. Si mangia il giusto per vivere, la bulimia fa male in qualunque campo essa trovi spazio. Diffido molto di chi parla per citazioni, solo perché legge o vuol far vedere di aver letto molto. E’ come far girare le scene importanti del film della propria vita ad un attore più bello, più bravo, più colto ed intelligente. Parafrasando Dino Risi (vai con la dotta citazione): Ti sposti per piacere e mi fai vedere il (mio) film? Aiutami, libro, a recitare una battuta con parole mie, a dare un bacio con le mie labbra, ma non sostituire la mia vita, non tradurla, non trasformarla completamente. Devo interagire con le persone che la vita ha posto attorno a me. Idioti che non hanno conosciuto Dostoevskij, Riccardi primi e terzi che pensano che Shakespeare sia un tipo di spritz. Leggere come strumento parziale, quindi, non come evasione totale, completo sfogo, necessità assoluta di sopravvivenza. Non si delega il respiro alle cose. Si vive con l’indice scritto dalla vita. Non da un autore.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
A questa.

 

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Tiziano Scarpa

Tiziano Scarpa

Tiziano Scarpa è nato a Venezia nel 1963.

Ha esordito come narratore nel 1996 con il romanzo Occhi sulla graticola (Einaudi). Da allora ha pubblicato circa venti volumi fra romanzi, poesie, saggi, testi teatrali. Tra i suoi libri ricordiamo Stabat Mater (Einaudi, premio Strega e premio Mondello 2009), Venezia è un pesce (Feltrinelli, 2000), Corpo (Einaudi, 2004), Groppi d’amore nella scuraglia (Einaudi, 2006), La vita, non il mondo (Laterza, 2010), Il mondo così com’è (romanzo a fumetti, con Massimo Giacon, Rizzoli, 2014), Come ho preso lo scolo (Effigie, 2014).

Leggi le schede dei libri di Tiziano Scarpa in IBS.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Da ragazzo ho letto Dostoevskij, Hermann Hesse, Franz Kafka, Henry Miller e ho pensato:
“Gli adulti non mi dicono la verità, questi scrittori sì. Vorrei essere capace anch’io di fare come loro!”

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Direi piuttosto un avverbio: “ininterrottamente”, ma dovrebbe essere ancora più lungo e strascicato di così. Una specie di “ininterrocostantesempremente”.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Il senso di disagio perché sono entrato in una sala dove stavano tutti zitti seduti a studiare, io avevo le scarpe di gomma e il pavimento era un parquet, le suole facevano un rumore tremendo sul legno lucidato, una specie di risucchio umido, a ventosa, sembrava che mi si fossero appiccicate ai piedi delle alghe bagnate, tutti alzavano la testa infastiditi al mio passaggio.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un posto dove gli autori e le autrici dei libri, vivi o morti, fanno un dettato nella mente delle persone che leggono. Un posto contraddittorio, dove ci si trova tutti insieme, ma ciascuno è lì per farsi dettare un pensiero diverso da un libro diverso, cioè da una persona diversa, spesso morta. Non è come al cinema, dove si guarda tutti la stessa cosa, anche se, in maniera simile alla biblioteca, si resta degli sconosciuti e si cerca di non disturbarsi a vicenda. Ma ugualmente in biblioteca si forma una specie di comunità, un insieme di persone accomunate dal desiderio di accogliere le parole degli altri e di accudirle. Non è come quando si ascolta, perché, quando leggi, il motore sei tu, ci metti tu l’energia vitale, la voce mentale, la forza motrice che manca alle parole scritte. Quindi in biblioteca si fa parte di un circolo di cospiratori silenziosi, di agenti segreti, di complici che svolgono insieme la loro misteriosa missione di attivatori delle parole abbandonate nei libri. In biblioteca, poi, c’è la compostezza, un atteggiamento rispettoso verso le parole che ci arrivano da tempi e da luoghi lontani: si resta concentrati anche con il corpo, con la postura, con il silenzio, ci si dedica tutti interi alla lettura, mente e corpo sono offerte alle parole dei vivi e dei morti, lontani nello spazio e nel tempo.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio esteriore e il tumulto che c’è dentro le teste. Mi piacciono i tavoli dove ci sono vari libri, i lettori che ne hanno più di uno aperto davanti, mi piace la loro lettura catafratta, composita. Poi mi piace lo scaffale aperto, la possibilità di scoprire libri inattesi scorrendoli uno accanto all’altro sulle mensole. E anche sbirciare le lettrici assorte nei loro pensieri.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Mi ricordo che alle elementari mi regalarono un libro illustrato sul Veneto, faceva parte di una serie sulle regioni italiane, e alla fine aveva una bella sezione con le leggende della mia terra. Ricordo quella del monte Cristallo e del lago di Misurina, che erano affascinanti fin dal nome: una montagna fatta di cristallo, un bacino d’acqua che si può misurare con un bicchierino graduato, da piccolo chimico…

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Difficile sceglierne solo uno! Mi piacciono i libri perché sono tanti.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Ho servito il re d’Inghilterra” di Bohumil Hrabal.

9. Leggere fa bene? E perché?
No no, leggere fa malissimo! Ti mette in contatto con i pensieri più sporchi, invidiosi, vendicativi, ambiziosi, utopici, illusi, idealistici, incantati, celestiali! Ti trasmette desideri difficili, la voglia di cambiare le cose in meglio, di essere meno infelice e di rendere gli altri più felici.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Ogni frase che leggo è una domanda che mi pongono le parole.

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Grazie a Tiziano Scarpa che abbiamo avuto il piacere di ospitare lo scorso 14 febbraio in occasione della festa per la presentazione del nuovo allestimento della Biblioteca di Spinea.

 

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Marco Gavagnin

 

Marco Gavagnin conosciuto come Gava, esercita la seconda professione più antica del mondo: il vignettista. Illustratore veneziano, ha collaborato con numerose riviste, tra le quali l’Unità, il Fatto, Pubblico, Pupù, Yanez, il Ruvido, il Vernacoliere, il Corriere del Veneto,  i suoi lavori hanno trovato posto in seguitissimi siti, da MicroMega al blog di Grillo a quello di Marco Travaglio.

Ha recentemente illustrato alcune favole di Ascanio Celestini. Diplomato al Liceo Artistico statale di Venezia, ha fatto i lavori più disparati, dal bagnino al barista, dal Consigliere comunale all’idraulico, dall’attacchino allo spalaneve. Ora si dedica a tempo pieno alla satira, convinto che sia l’unico mezzo per poter continuare a galleggiare nella drammatica realtà. Ha un cane di nome Yuri, una macchina a metano e una fidanzata di nome Giorgina.
Il suo sito è www.gavavenezia.it, il suo profilo Facebook (per dialogare con lui tutti i santi giorni) “Gavagnin Marco”.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Lui ha scelto me, da anni reclamava di esser esercitato, si lamentava in mezzo a decine di altri lavori, alla fine ho ceduto, gli ho dato credito e ora faccio il vignettista, illustratore.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Maniacale, disegno sempre, ovunque. Su un tovagliolino o su un lunotto impolverato.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La biblioteca di quartiere a Castello a Venezia. Avevo sette/otto anni, non sapevo nemmeno cosa fosse, sono stato trascinato da un amico in un giorno di pioggia.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un posto pieno di scaffali sotto a dei libri.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio, la speciale magia per la quale  ogni libro diventi un libro speciale, da trattare con cura, da sfiorare appena.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Pinocchio, fu una sorpresa, era completamente diverso da tutti i film o cartoni animati che avevo visto, molto più bello e coinvolgente.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Pane e tempesta” di Stefano Benni.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
l’Odissea, un viaggio contro il tempo, contro le paure, un esempio da seguire.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa benissimo, leggere sognando ancora di più. Adoro affibbiare facce fin dal primo istante nel quale leggo il nome di un personaggio, lo vesto, gli do la voce. E’ come contribuire alla scrittura, una meraviglia.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Dove si lascia una cena pagata a un  vignettista?

 

 

 

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sally spector (autoritratto)

Sono nata nel 1946, cresciuta a Chicago, Illinois. Laureata in Storia dell’Arte. Trasferita a Montréal, Québec in Canada nel 1967 dove iniziò la mia vita come artista professionista:  ho fatto diverse mostre personali e con altri pittori. Dal 1985 sono residente a Venezia dove ho cominciato a fare altri lavori come professore di Storia dell’Arte per programmi americani universitari seguiti da studenti venuti qua per un semestre; insegnante d’inglese per veneziani.
Ho scritto e illustrato un libro sulla cucina di Venezia e uno su quello del Piemonte (storia, tradizioni, ricette) e ho collaborato con un gastronomo-storico amalfitano su un libro sulla cucina della Costa Amalfitana. Attualmente sto cercando di scrivere, e illustrare, un libro che racconta la storia di Mestre dal castrum romano  fino al 1797.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Non ho veramente scelto il mio lavoro. Sono principalmente pittrice, un lavoro che mi piace e mi porta molto felicità e soddisfazione. Lo faccio grazie a certe occasioni che si sono presentate, per aspetti personali della mia vita (e un certa abilità naturale). Non ho fatto l’accademia di belle arti, non avevo la minima idea di ‘diventare’ artista. Non potendo vivere delle mie opere, faccio una varietà di altre cose che anche se meno della pittura, mi piacciono moltissimo.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Tanti sarebbero gli aggettivi!. Oltre all’arte, insegno l’inglese, faccio la guida turistica, qualche volta traduco dall’italiano al inglese. Come volontaria sono attivista di Amnesty International, membro del gruppo Democrats Abroad per cittadini USA residenti all’estero, guardiasala per il museo Querini Stampalia, collaboro saltuariamente con la biblioteca di Spinea (VE).

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Mia mamma ci portava in biblioteca (a Chicago, USA) da quasi sempre e non so quale potrebbe essere il mio primo ricordo.

4. Come definiresti la biblioteca?
La biblioteca è come una pasticceria dove invece di scegliere soltanto una delizia puoi provanre tante, più di una volta.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
I LIBRI. Ma anche l’atmosfera di pace, di persone che sono lì godendo l’ambiente, con un’intesa condivisa da tutti senza conoscersi:  una sorta di confraternita anonima.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Anche a questo, come il ricordo della biblioteca,  non posso rispondere. Abbiamo sempre avuto dei libri tra le mani e prima di leggerli da sola, guardavo le immagine.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
TANTI!!! Ricordi profondi e preziosi di diversi tipi.     

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Dipende dalla persona, cosa le piace…dipende da diversi fattori.

9. Leggere fa bene? E perché?
Fa benissimo leggere:  bene per esercitare il cervello; stimolare la fantasia; aprire al mondo imparando di altre culture, altri paesi; si riesce a capire meglio l’essere umano; si è stimolati a fare domande; non ci si sente soli, ecc. ecc. Tutte cose positive.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Se mi vengono in mente altre possibili domande le manderò.        

sally spector copertina venice&food

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