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[SPECIALE MESTHRILLER 2017]

Nel 2017 Paola Barbato ha pubblicato il thriller “Non ti faccio niente” per edizioni Piemme. Martedì 7 novembre alle ore 18,30 l’autrice incontrerà il pubblico nella Biblioteca di Spinea nell’ambito della manifestazione MESTHRILLER.

Paola Barbato ph Massimo Mancini

Paola Barbato

Fino al 1996 non ho mai pensato che tutte le pagine che avevo scritto, tra fumetti, testi teatrali, autobiografie, diari, lettere, un romanzo completo e innumerevoli racconti, potessero diventare un lavoro. La vigilia di Natale una signora che aveva letto i miei scritti mi prese di petto e mi intimò di presentarli a varie case editrici. Nel gennaio 1997 girai tutta Milano con ventuno dattiloscritti dentro due zaini. Ne consegnai venti (la Rizzoli era troppo lontana da raggiungere). Invece di portarmi a casa il ventunesimo plico passai dalla Sergio Bonelli Editore e lo lasciai in portineria per la redazione di Dylan Dog, di cui ero lettrice.
Alcuni mesi dopo mi chiamò l’allora editor di Dylan Dog, Mauro Marcheselli, ora capo redattore centrale, per propormi di scrivere alcune pagine di sceneggiatura. Ne scrissi una intera e dopo qualche correzione Mauro approvò un soggetto che si trasformò nell’albetto di Groucho “Il cavaliere di sventura” allegato allo Speciale “La preda umana”. Era il 1998 e debuttavo come sceneggiatrice.
Il battesimo del fuoco avvenne l’anno dopo con l’albo numero 157, “Il sonno della ragione” e da allora faccio parte in maniera stabile dello staff dell’Indagatore dell’Incubo.
Nel frattempo non ho mai smesso di scrivere in prosa e nel 2005 decisi di pubblicare a puntate un romanzo su un sito di racconti. Tenevo anche un blog e lì avvennero due cose: conobbi il futuro padre delle mie figlie, Matteo Bussola, e Giuseppe Genna all’epoca alla Rizzoli (ironia della sorte) che si dichiarò interessato al mio romanzo.
Nel 2006 venne pubblicato per la BUR “Bilico”, nel 2008 “Mani Nude” per Rizzoli (che vinse il Premio Scerbanenco) e “Il filo rosso”, Rizzoli nel 2010.
Nel 2009 ho co-sceneggiato per la Filmmaster la fiction “Nel nome del male” con protagonista Fabrizio Bentivoglio, trasmessa da Sky nel giugno 2009 per la regia di Alex Infascelli.
Nel 2011 ho deciso di tentare un esperimento di fumetto sul web, spinta dalla curiosità di scoprire se una storia “romantica” in stile shojo manga, ma ambientata in Italia, potesse interessare il pubblico (cosa esclusa a priori dalle case editrici). E’ nata così la serie dal titolo “DAVVERO”.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
E’ stato il mestiere a scegliere me, scrivere è sempre stato un fatto naturale, non avevo pensato a farne una professione, per me era il canale di comunicazione primario. Poi è avvenuto tutto un po’ per caso.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Liberatorio.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Mi ci portarono da piccola, forse a sei-sette anni. Ricordo una sorta di panico perché i libri erano troppi e non ero in grado di sceglierne uno.

4. Come definiresti la biblioteca?
Ho avuto modo di lavorarci per alcuni anni e la vedo come un approdo, un rifugio, un posto dove trovare tempi, spazi, pace. Mi ha sempre trasmesso molta serenità e senso del rispetto.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’accesso a tanti mondi diversi in maniera tutto sommato semplice.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non ne sono certissima, credo uno di Emilio Salgari passatomi da mio padre, forse “Il corsaro nero”.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Il treno del sole” di Renée Reggiani, letto in prima media. Mi colpì moltissimo non solo per la storia ma per come venivano strutturati i personaggi.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Indubbiamente la saga di “Harry Potter” di J.K. Rowling, che non è solo divertente ma anche scritta benissimo.

9. Leggere fa bene? E perché?
Consente di uscire dalla propria vita e viverne altre, nel bene e nel male, perché alle storie dei libri non si assiste, ci si entra dentro.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Mi piacerebbe che mi si chiedesse quale libro mi ha trascinato dentro maggiormente.

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Non ti faccio niente (Piemme, 2017)

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Lucrezia© di Silvia Ziche

Silvia Ziche pubblica le prime tavole su Linus nel 1987. Approda poi sulle pagine di Cuore, Smemoranda, Topolino, Comix.
Nel tempo si sono susseguite varie altre collaborazioni a periodici, più alcune uscite in libreria. In generale, alterna la scrittura di lunghe storie a puntate (Disney), alla ideazione di strisce e vignette.
Prosegue, in parallelo, una costante collaborazione con le testate Disney e una produzione autonoma.
Il suo personaggio più recente, Lucrezia, appare settimanalmente sulle pagine di Donna Moderna e, saltuariamente, in libreria.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché non avrei potuto fare nient’altro. Fin da piccolissima ero affascinata dai fumetti, da questi racconti disegnati in cui mi immergevo, vivendoli come se fossero reali. Non c’è stato un momento in cui ho pensato a cosa avrei voluto fare da grande, o in cui ho preso una decisione: semplicemente, l’ho fatto. E spero che le mie storie a fumetti possano avere su qualche giovane lettore lo stesso effetto che avevano su di me le storie che leggevo da bambina. La cosa mi renderebbe felice.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Totalizzante.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Avrò avuto sette, otto anni al massimo. Mia mamma regalò a me e a mio fratello la tessera della biblioteca comunale. Ci passavo pomeriggi interi a sfogliare libri, a sceglierli… insomma, a prendere confidenza con la lettura.

4. Come definiresti la biblioteca?
E’ un posto dove chiunque può “assaggiare” i libri, prenderli e riportarli, trovando il proprio gusto e il proprio percorso di lettura. E’ un posto dove si può imparare a scegliere i libri, senza problemi di costi.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La quantità di libri. Trovo che siano bellissimi.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non me lo ricordo. Probabilmente qualche libro per bambini, regalo di Natale di qualche zia. Di sicuro tanti “Topolino”. Poi alcuni libri del ciclo salgariano dei Pirati della Malesia, letti ad alta voce da mia mamma quando ancora non sapevo leggere da sola.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Le correzioni” di Jonathan Franzen. Deve avermi toccato qualche nervo scoperto. Ci sono proprio caduta dentro, non riuscivo a staccarmene, ero coinvolta emotivamente nelle vicende dei personaggi. Una recente rilettura mi ha fatto lo stesso effetto.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Gli consiglierei un bel libro d’avventura. Non so se ora “Le tigri di Mompracem” di Salgari potrebbe avere lo stesso fascino che ha esercitato su di me. Forse meglio qualcosa di più attuale, come “Harry Potter” della Rowling. Insomma, gli consiglierei un libro avvincente, perché credo che prima di tutto si debba imparare che la lettura è divertimento, non imposizione. E che il divertimento della lettura ci può poi portare anche in terreni più difficili e accidentati. Ma solo se abbiamo imparato, in giovane età, che la lettura è prima di tutto un piacere.

9. Leggere fa bene? E perché?
Fa benissimo. E’ l’unico modo che abbiamo per poter vivere altre vite, altre epoche, emozioni che non ci appartengono. I libri ci rendono empatici, ci fanno partecipare al dolore e alla felicità dei personaggi di cui ci raccontano le storie. Arricchiscono la nostra gamma di sentimenti, e la nostra conoscenza delle persone e del mondo.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Leggere fumetti in giovane età può avvicinare alla lettura di romanzi e saggi?
Sì, credo di sì. Con me ha funzionato.

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Lorenzo Calza (foto di Carlo Traina)

Vive a Genova, sposato, due figli. Nasce a Piacenza, nel 1970.
Crea nel 1990 Il Senso delle Nuvole, associazione dedicata al mondo dei fumetti.
Nel 1991 fonda la rivista amatoriale: “Aleph”.
Impegnato nella vita politica e sociale della sua città e appassionato di musica, è per anni voce solista nel gruppo rock piacentino Dazed.
Dalla metà degli anni novanta diventa allievo di Giancarlo Berardi. Entra poi a far parte dello staff di “Julia” (Sergio Bonelli Editore) come sceneggiatore.
Scrive “Arkhain”: miniserie fanta-horror edita dalla Panini/Marvel Italia, disegnata da Stefano Raffaele in edicola a cavallo tra il 2000 e il 2001.
Gira il cortometraggio “Pipistrelli”, proiettato nel Bellaria Film Festival 2001, curato da Enrico Ghezzi.
Alcuni suoi articoli appaiono sui quotidiani Il Secolo XIX, Libertà e l’Unità.
Il suo primo romanzo, “La commedia è finita”, esce nel 2009 per i tipi di Robin Edizioni.
Una sua vignetta viene pubblicata su il Manifesto.
Dodici suoi racconti arricchiscono NOIR10, l’agenda ufficiale della regione Emilia Romagna per l’anno 2010.
Su Facebook, crea “She”, vignetta di satira al femminile che approda sulle pagine de Il Misfatto, inserto satirico de Il Fatto Quotidiano, poi, sul quotidiano stesso. “She” viene pubblicata sui siti Style.it e poi Vanityfair.it, della Condé Nast.
Dal 2011, su Style.it racconta a puntate la cronistoria dell’esperienza di arteterapia con Luca Lavagetto, ragazzo autistico.
Porta laboratori di scrittura creativa nelle periferie cittadine, in carcere e nelle scuole.
Nel 2013 esce il suo secondo romanzo, “Panico”, un fanta-horror dai risvolti sociali, pubblicato da Edizioni della Sera.
Nel 2015 firma un episodio de Le Storie, della Sergio Bonelli Editore, dal titolo “La grande madre”.
Dal 2015 canta negli ARBOS, band genovese dai potenti testi in italiano, e un impianto sonoro a cavallo tra il rock duro e l’indie.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Scrivere (e un po’ disegnare) per mestiere non è una scelta come un’altra. Non ci si prepara con studi o corsi particolari, anche se ogni studio, corso o incontro è prezioso. Soprattutto serve pratica “di bottega” e una grande curiosità, di lettura e di vita. Che sono sinonimi, se si ritrovano nel territorio dell’intensità delle esperienze.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Narratore.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Quella scolastica, credo, alle elementari. Poi quella dove andavo a studiare in periodo universitario. Ma era un pretesto per vedere gli amici, e pomiciare un po’. Ho conosciuto la preziosa attività delle biblioteche nell’hinterland milanese: incantevole testimonianza di militanza civica e culturale.

4. Come definiresti la biblioteca?
Google 1.0. Ma sarei ingiusto. I libri avvolgono fisicamente, ti danno un senso di protezione, di potenziale accrescimento di ogni tua potenzialità. I libri parlano anche in silenzio, per osmosi. A differenza di Google, che è la dittatura aziendale del mondo, i libri rappresentano tutti insieme una sorta di antidoto pubblico. Nessun algido algoritmo potrà mai sostituirne la fisicità. I libri sono prossimità, compagni tangibili. È molto importante il personale che gestisce il traffico, la sua competenza.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio. La sacralità laica. Come se la civiltà, lì, si genuflettesse a un dio interno.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Mia nonna mi declamava “Il giornalino di Gian Burrasca” di Vamba, la sera, quando dormivo da lei. Il primo letto da me, ce l’ho ancora davanti. “Cochise l’apache” di George Fronval, illustrato da Jean Marcellin. Ero un divoratore di fumetti, e il rapporto tra testo e immagine ha sempre segnato il mio percorso di crescita.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Rosemary’s Baby” di Ira Levin. Credo sia un crocevia di tante cose, tanti generi, scritto benissimo. Mi si era instillato nel profondo, e in qualche modo mi è tornato in mente durante le due gestazioni di mia moglie.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Memorie di un cane giallo” di O. Henry. I ragazzi chiedono velocità di esecuzione. Conversando con uno di loro, mi diceva che i brani musicali di un tempo non li ascolta perché “durano troppo”. Credo che la forma del racconto sia la migliore per introdurli alla letteratura. O. Henry, poi, era maestro nel dipingere la galleria umana.

9. Leggere fa bene? E perché?
Plasma la persona interna. Non si può scivolare sulla vita, la sue suggestioni, come accade a troppi, oggi. Senza sedimentare mai nulla si finisce per franare, vivere in uno smottamento continuo. Leggere aiuta a radicarsi, prepararsi alla vecchiaia, tanto quanto i contributi pensionistici. Arriva sempre il momento in cui sei solo con i tuoi pensieri. Se non li hai coltivati, la solitudine rimbomba. Se hai un campo arato, dentro, germogli a ogni età.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Il quesito conferma che Marzullo è il miglior intervistatore nostrano, capace di annullarsi per lasciare spazio ai personaggi, come le migliori regie di John Ford e Clint Eastwood, come le novelle di Guy de Maupassant, la miglior scrittura verista, da Verga a Jim Thompson. Comunque, la domanda che avrei voluto sentire è:
Come lo cambieresti il mondo?
Raccontandolo con onestà, la risposta.

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Francesco Bonanno

Francesco Bonanno nasce a Roccapalumba (PA) nel 1969. Oggi vive e lavora a Reggio Emilia.
Dopo la laurea in architettura decide di seguire la sua passione per il disegno a fumetti.
Gli inizi da amatore sono in ambito culturale con i disegni per l’associazione Amici del Fumetto.
Inizia l’attività professionale nel 2004 collaborando al terzo episodio della miniserie “Real Crime” (Edigold) e contemporaneamente illustrando la miniserie fantasy “Niahm” (Dream colours) creata con Marco Sonseri.
La collaborazione al nono episodio de “L’insonne” (Free Books) e l’apparizione su Lanciostory con una storia breve dal titolo “La pistola nella polvere”, sono il preludio all’intensa attività svolta per Star Comics fra il 2007 e il 2012 che lo vedono alle prese con diversi albi delle serie “Cornelio”, “Valter Buio”, “Nuvole Nere” e “Dr Morgue”, di cui è anche il creatore grafico.
Nel biennio 2012/13, disegna un episodio di “Elder” (7even Age Entertainment), collabora alle matite del settimo albo de “Il morto” (Menhir Edizioni) e soprattutto disegna diversi episodi del Don Camillo a fumetti raccolti nell’albo “Paura” (ReNoir).
Dal 2013 collabora con Sergio Bonelli editore, disegna prima un albo per la collana Le Storie dal titolo “La grande madre” per approdare poi in pianta stabile a “Julia”.

Vai alla pagina Facebook di Francesco Bonanno.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Più che una scelta è stato lo sfogo di un naturale talento. Non ho mai fatto studi artistici ma disegno da sempre. Mi sono laureato in architettura ma evidentemente, complice qualche occasione che si è presentata, la passione per il fumetto ha avuto il sopravvento.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Armonica. Nel fumetto il disegno e la scrittura devono collimare in un equilibrio.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Sinceramente non ho un ricordo della prima volta, ma credo che della mia prima volta io abbia conservato la sensazione di una certa sacralità, perché è questa la sensazione che provo ogni volta che varco la soglia di una biblioteca.

4. Come definiresti la biblioteca?
Credo di aver già risposto nella precedente domanda: un luogo in qualche modo sacro.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Mi piace la caratteristica della fruibilità, il fatto di poter avere a disposizione la cultura, lo svago. Anche l’ordine mi affascina in una biblioteca, ordine che non riesco ad avere nel mio studio ad esempio!

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Verrà il tempo mio” di Ines Belski Lagazzi, una lettura preadolescenziale che ricordo piacevolmente.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Un libro di Canti e poesie di Rabindranath Tagore. Ai tempi in cui lo lessi mi risultò illuminante. Ancora oggi lo spulcio volentieri.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Ad un giovane lettore sicuramente qualche romanzo di Jules Verne. A me affascinò “L’isola misteriosa”.

9. Leggere fa bene? E perché?
La lettura arricchisce la vita di un’altra dimensione, che è di stimolo alla nostra mente.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Consideri il fumetto letteratura?
Ovviamente sì.

 

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Julia-L’Infiltrato in edicola dal 3 gennaio. Testi di Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza, disegni di Francesco Bonanno.

 

 

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Thomas “Drawdown” Bassano

Nasce nel 1993 a Spinea, dove vive tutt’ora.

Qualche anno fa fonda il collettivo fumettistico Abusivi Studio, con cui inizia ad autopubblicarsi. Partecipa al volume antologico, ormai esaurito, “Questo fumetto è la fine del mondo” cavallo di battaglia del collettivo, al librido “JeSuisChapeau – Come far credere a tutti di essere un fumettista” di Turel Caccese, al progetto “Cosfight” edito da Cyrano Comics e al videogioco parodia Pokèmon Marron Merda 2. Nel 2016 scrive e disegna “Credevi fosse amore invece era un grasso cordi sessuomane”, e in questi giorni sta presentando il suo ultimo lavoro “Mortal Wombat“.

Visita al profilo Facebook di Thomas.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Chiamarlo mestiere per me è ancora troppo. È una passione, una valvola di sfogo e l’esigenza di voler raccontare e divertirsi (e magari divertire anche gli altri).

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Divertente (per me).

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Un ricordo della mia scuola elementare che ne aveva una abbastanza fornita, dal quale prendevo spesso libri di zoologia.

4. Come definiresti la biblioteca?
La mela dell’albero della conoscenza, solo più dura e composta per lo più da mattoni.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La carta sgualcita, ingiallita e usurata dal tempo.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Credo i libri della serie di “Capitan Mutanda” dello scrittore statunitense Dav Pilkey e i già citati libri di zoologia (e questo spiega molte cose sul tipo di fumetti che disegno).

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
I libri di J.R.R. Tolkien che, per quanto non fossi un grande lettore, mi impegnai a leggere e “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Più che consigliare un libro a un giovane lettore mi piacerebbe consigliare un fumetto: “Maus” di Art Spiegelman. Un fumetto che ha dimostrato come l’arte sequenziale e la letteratura in realtà siano due facce della stessa medaglia vincendo la menzione speciale del Premio Pulitzer.

9. Leggere fa bene? E perché?
Sicuramente leggere richiede uno sforzo di immaginazione e immedesimazione non indifferente che altri supporti non richiedono. È incredibile come, da una serie di semplici parole, una persona possa immaginare le ambientazioni, le fisionomie, i caratteri dei vari personaggi, e molto altro ancora, e ad immaginare nella propria testa una storia nella sua interezza. Leggere rappresenta la forza della mente.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Mi intrigava la domanda numero 11.

 

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Illustrazione di Thomas Bassano

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Silvano Mezzavilla

Silvano Mezzavilla

(Sedegliano, Ud, 31 gennaio 1944)

Giornalista, storico del fumetto, sceneggiatore. Ha creato e diretto i festival Treviso Comics e Padova Fumetto e curato mostre di fumetti in Italia e all’estero.
E’ stato direttore della rivista “Orme” e ha realizzato vari testi introduttivi dei Classici del Fumetto di Repubblica. Da oltre trent’anni collabora col quotidiano Il Mattino di Padova.
Ha scritto storie per fumetti pubblicati su “Uomini e guerra”, “Skorpio”, “Bunny Band”, “Topolino”, “Il Giornalino” e firmato le sceneggiature di “La c’era l’America”(primo web-fumetto italiano), di “Antonio Vivaldi, una biografia a fumetti”, di “Storie d’Arte e di Misfatti” E’ autore dei testi di tre libri per bambini, editi da Gallucci, e di novelle per “Intimità”.

Visita il sito di Silvano Mezzavilla.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Sono stato, fin da bambino, un vorace lettore di libri e di fumetti ché non solo mi catturavano con trame avventurose e con personaggi coraggiosi, ma anche alimentavano la mia voglia di inventare storie fantastiche che poi trascrivevo su un apposito quaderno. Inoltre, mi piaceva condividere con gli altri le cose che mi appassionavano; per cui ero solito passare ai cugini e agli amici i romanzi e i giornaletti che mi erano piaciuti, perché anch’essi provassero le stesse emozioni che avevo provato io leggendoli. Da adolescente e da adulto, queste caratteristiche del mio carattere non sono cambiate: nel corso degli anni ho fatto in modo che la scrittura diventasse la mia attività principale, e infatti da vari decenni sono autore di sceneggiature di fumetti e di articoli sul mondo dei comics, inoltre organizzo mostre, sempre di fumetti, per promuovere la conoscenza del linguaggio delle vignette e per far conoscere al pubblico autori, stili, personaggi, insomma, per divulgare l’arte del fumetto in ogni suo aspetto.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Direi: appassionante.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Se per biblioteca intendiamo uno spazio occupato da scaffali colmi di libri, la prima che vidi fu nell’abitazione di una signora, amica di mia madre, tantissimi anni fa. Avrò avuto otto o nove anni ed era la prima volta che andavo a farle visita. Su mensole che occupavano le pareti del corridoio e dell’intero soggiorno, erano disposte in maniera ordinata e divise per generi centinaia e centinaia di libri. Ricordo che rimasi sbalordito a fissare quello spettacolo inconsueto. Avrei voluto farlo, ma poi non ebbi il coraggio di chiedere alla padrona di casa se li avesse letti tutti. Più tardi, per strada, seppi da mia madre che quei volumi provenivano da un’eredità, e che la signora ne leggeva qualcuno, di tanto in tanto, ma soprattutto li sfogliava e li spolverava con amore, come per mantenerli vivi, considerandoli preziosi ricordi di persone amate. In una biblioteca comunale, invece, feci il mio ingresso a quindici anni. Il professore di lettere ci aveva assegnato un tema sulla storia dell’ottocento e ci aveva invitati a consultare alcuni testi reperibili solo lì. Lì, quello che mi colpì fu il silenzio. L’impiegato cui ci rivolgemmo parlava sottovoce, i commessi consegnavano i volumi camminando quasi in punta di piedi, le persone sedute nella sala di lettura erano tante, ma si percepivano solo rari sussurri, come avviene nei luoghi dedicati al sacro.
Fu così che diventai, per qualche anno, un assiduo frequentatore della biblioteca comunale della mia città. Ci andavo per studiare in santa pace, senza i rumori che formavano il sottofondo sonoro del condominio in cui viveva la mia famiglia, ma anche per diletto, per leggere tutti quei libri che sognavo di possedere.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo gremito di meraviglie frutto della mente umana.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La sensazione che se leggessi tutti i libri che mi circondano, potrei anche trovare le risposte giuste a tante domande.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Le fiabe di Hans Christan Andersen, con delle splendide illustrazioni in bianco e nero.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Difficile indicarne uno in particolare. Molti di quelli che ho letto, soprattutto in gioventù, hanno contribuito a definire i miei gusti, a formare la mia cultura e le mie idee. Ricordo con particolare emozione la lettura di “Giacomo il fatalista” di Diderot, un libro modernissimo, per la struttura e per il contenuto, che ho riletto anche recentemente, per il piacere di riassaporare fatti, concetti, intuizioni e visioni ai quali il mio animo è legato.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore.
Gli suggerirei di iniziare dai classici, dagli autori e dalle opere senza le quali la letteratura e la società contemporanee non esisterebbero. Penso a “Gargantua e Pantagruele” di Rabelais, al “Don Chisciotte” di Cervantes, al “Candido” di Voltaire, ai lavori di Shakespeare, ai grandi scrittori russi – Cechov a Dostoievskj, in particolare – e poi Kafka, Hemingway, Melville, Poe, fino all’opera omnia di Italo Calvino.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere, a mio avviso, è come inoltrarsi in spazi sconosciuti della fantasia. E’ un’attività utile alla mente e anche al corpo, quando serve a vivere con più consapevolezza e con più curiosità la propria vita.

10.  A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Be’, quelle che mi sono state sottoposte erano numerose. Forse sono le mie risposte a essere scarne e insufficienti.

Caricatura-by-Giorgio-Cavazzano

Silvano Mezzavilla in una caricatura di Giorgio Cavazzano

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Matteo Strukul

Matteo Strukul

Matteo Strukul (Padova, 1973) è scrittore di romanzi e sceneggiatore di fumetti.
Laureato in Giurisprudenza, Dottore di ricerca in Diritto Europeo, vive fra Padova, Berlino e la Transilvania.
Ha pubblicato per Mondadori “La giostra dei fiori spezzati” (2014). Scoperto da Massimo Carlotto, ha pubblicato per le Edizioni E/O i romanzi della serie di Mila “La ballata di Mila” (2011) e “Regina nera, la giustizia di Mila” (2013), in corso di traduzione in 20 Paesi – fra cui Stati Uniti, Germania, Inghilterra, Canada, Austria, Svizzera e Sudafrica – e opzionati per il cinema. Ad aprile 2015 è uscito il terzo volume della saga, “Cucciolo d’uomo, la promessa di Mila”, presentato anche in biblioteca a Spinea il 23 aprile scorso dallo stesso Strukul in un incontro con il Gruppo di Lettura e la cittadinanza.

Ideatore e fondatore del movimento letterario Sugarpulp e direttore artistico dell’omonimo festival, Matteo collabora con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica.

Leggi le schede dei libri di Matteo Strukul in IBS.
Visita la pagina Facebook di Matteo.
Segui Matteo in Twitter: @MatteoStrukul

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché è l’unico che, dal mio punto di vista, mi rende libero di creare, raccontare, immaginare, viaggiare, non andare in ufficio.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Imprevedibile.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La biblioteca di classe: ho saccheggiato la letteratura come uno dei Corsari della Tortuga.

4. Come definiresti la biblioteca?
La biblioteca è fabbrica di sogni e laboratorio di diffusione della cultura.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Mi piace il fatto che regali sogni e permetta poi di condividerli con altri lettori. Mi piacciono le persone che vi lavorano e dedicano tempo, energia e passione a uno dei mestieri più belli del mondo. Sono i guardiani del sapere e dell’immaginazione, credo sia una grande responsabilità.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
L’ILIADE di Omero.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Ne cito almeno due, uno solo non basta: il primo è I TRE MOSCHETTIERI di Alexandre Dumas. I personaggi di quel romanzo sono semplicemente memorabili, indimenticabili, magnifici. I dialoghi sono freschi e brillanti, l’intreccio semplicemente perfetto e lo stile è da capogiro. Ho sperato di diventare un romanziere – un giorno – solo per provare a scrivere qualcosa di simile.
Il secondo è LA GABBIA DELLE SCIMMIE di Victor Gischler un noir strepitoso, e ancora un modello di assoluto riferimento perché mescola insieme violenza e ironia, sparatorie e sberleffi, lo stile è a dir poco abrasivo, insomma è il romanzo di un maestro assoluto del genere.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
THE HEROES di Joe Abercrombie, un fantasy dark scritto in modo magistrale, una riflessione sull’inutilità della guerra, un’opera intrisa di ironia, energia e malinconia, un capolavoro che segna una nuova prospettiva per il fantasy dopo IL SIGNORE DEGLI ANELLI di J. R. R. Tolkien e LE CRONACHE DEL GHIACCIO E DEL FUOCO di George R. R. Martin.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere un grande romanzo fornisce strumenti per interpretare la realtà e per costruirne una propria e non immaginaria ma personale e concreta perché la lettura offre spunti, suggestioni, soluzioni e alla fine della vita sarai quello che avrai letto. Se non avrai letto non potrai dire di aver vissuto la quarta dimensione che è la più importante e meravigliosa: quella che permette a mente e animo umano di toccarsi anche per un solo istante.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Perché, secondo Lei, il Ministro della Cultura non si adopera per adottare misure legislative che consentano al mercato editoriale di crescere?

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