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Archive for the ‘Interviste’ Category

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Tobia Ravà

Nato a Padova nel 1959, lavoro a Venezia e a Mirano. Ho frequentato la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia ed Urbino e mi sono laureato in Semiologia delle Arti all’Università di Bologna, dove sono stato allievo di Umberto Eco, Renato Barilli, Omar Calabrese e Flavio Caroli. Ho iniziato a dipingere nel 1971 ed esporre dal 1977 in mostre personali e collettive in Italia, Belgio, Croazia, Francia, Germania, Spagna, Brasile, Argentina, Cina, Israele, Giappone, Stati Uniti.

Dal 1988 mi occupo di iconografia ebraica. Dal 1993 sono parte del gruppo Triplani che partendo dalla semiologia biplanare, prende il nome dall’ipotesi di un terzo livello percettivo derivato dall’aura simbolica, accanto a quelli del significato e del significante. Nel 1998 sono tra i soci fondatori di Concerto d’Arte Contemporanea, associazione culturale che si propone di riunire artisti con le stesse affinità per riqualificare l’uomo ponendolo in sintonia con l’ambiente e rendere l’arte contemporanea conscia dei suoi rapporti con la storia e la storia dell’arte, anche interagendo con esposizioni nei parchi, ville, edifici storici e piazze di città d’arte. Dal 1999 ho avviato un ciclo di conferenze, sulla sua attività nel contesto della cultura ebraica, della logica matematica e dell’arte contemporanea. Dal 2004 con Maria Luisa Trevisan abbiamo dato vita a PaRDeS Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea a Mirano (VE) dove artisti di generazioni e culture diverse si confrontano su temi naturalistici e scientifici. In occasione delle olimpiadi di Pechino 2008 ho esposto all’Olympic Fine Arts. Nel 2011 al Padiglione Italia alla 54ª Biennale di Venezia.

“Dalle leggi razziali alla Shoah – Geschmay e Ravà due famiglie nella bufera”
lunedì 27 gennaio 2020 alle ore 18,00 in Biblioteca a Spinea (VE), in occasione delle celebrazione per il Giorno della Memoria, Tobia Ravà racconterà le vicende della sua famiglia, tra Venezia e Spinea, negli anni bui della persecuzione razziale.
Per l’occasione saranno esposte alcune opere dell’artista.

Visita il sito di Tobia Ravà
Vai alla Pagina Facebook di Ravà

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Essere artista forse non è proprio un mestiere, è una impellente vocazione che uno sente dentro di sé. Se pensi di essere veramente un artista lo sei sempre in ogni momento della tua giornata, anche quando dormi. E’ una necessità di creare qualche cosa di nuovo che metta in gioco le categorie precedenti, le forme e i contenuti consolidati. E’ esprimere un punto di vista personale che rimetta in discussione cose in origine magari in apparenza banali, liberando invece un’anima impensabile che disintegri le logiche istituzionali per proporre un nuovo punto di vista.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Per sottolineare perentorietà o urgenza direi “assolutamente”, che non è un aggettivo ma un avverbio che definisce, nel mio caso, la necessità impellente di ricorrere all’arte per sottolineare un problema o per ridefinire un oggetto in modo da provocare degli interrogativi. “Assolutamente” è una curva di parabola verso l’assoluto lungo un asintoto che tende all’infinito.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La Querini Stampalia per me è il prototipo delle biblioteche, era il posto dove si andava a studiare al tempo del liceo a Venezia, a ripensarci mi pare di sentire ancora quei bisbigli tra studenti, i parchetti croccanti e qualche tonfo di libro in bilico urtato per sbaglio. Ero un “agente disturbatore” consapevole comunque di essere in un luogo meraviglioso.

4. Come definiresti la biblioteca?
Come la banca è il deposito della sostanza, dei valori materiali, così la biblioteca è il deposito dei valori spirituali. La banca dovrebbe far fruttare i tuoi beni materiali, ma spesso succede che magari rimani con un pugno di mosche. La biblioteca non ti delude mai, comunque quando esci sei più ricco dentro e se sai cercare puoi crescere molto di più di quello che avresti pensato. La biblioteca non ti toglie mai.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La biblioteca ti dona senza pretendere da te nulla in cambio. E’ fondamentale per ogni luogo, per ogni paese anche piccolo avere una biblioteca per poter far crescere cultura e conoscenza, fondamentali per eliminare i pregiudizi e i luoghi comuni. Per una società evoluta è necessaria una istruzione diffusa e capillare.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non me lo ricordo, forse qualche cosa di Salgari ma poi i molti libri che erano in casa. Tanti stampati prima della guerra che erano in casa a Spinea dai nonni materni. Mi ricordo la storia di un asino volante sopra il lago d’Iseo ma non ricordo il titolo, forse “Marchino”. E poi i Dussi, letteratura fantastica un po’ celtica con disegni bellissimi dei primi anni sessanta. Chissà dove sono andati a finire…

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“La notte” di Elie Wiesel è stato forse il primo libro autobiografico sulla Shoah. Sicuramente la lettura di questo libro è stato il momento angosciate in cui ho veramente capito cosa erano stati i campi di concentramento.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Quando mi fanno questa domanda rispondo sempre “L’ultimo dei giusti” di André Schwarz Bart, una grande carrellata nei secoli che fa capire l’incredibile storia ebraica europea attraversando i deboli lumi della ragione e le grandi ombre della storia del nostro continente.

9. Leggere fa bene? E perché?
Mi sono laureato a Bologna con una tesi in semiologia delle arti, nel periodo in cui Umberto Eco insegnava e andavo a tutte le sue lezioni come se fossero conferenze. Per Eco leggere è fondamentale non solo perché attraverso i romanzi vivi tante vite, ma perché è solo il confronto fra i modi di pensare che ti permettono di avere gli strumenti per capire se chi è di fronte a te o chi scrive, senta come vero quello che dice o è la demagogia, l’opportunismo o l’ipocrisia a dettare dietro le quinte. Poi leggere rende felici, infelici, angosciati e allegri, un bel libro è un’ arpa o un violino e ogni corda libera un sentimento.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
“Il lavoro” dell’artista non è rispondere alle domande ma provocarle anche quando tutto sembra chiaro nasce un dubbio …

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Tobia Ravà “Bosco ciclamino”

 

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Omar Viel

Omar Viel ha studiato Conservazione dei Beni Culturali e si occupa di comunicazione in diversi ambiti, tra cui quello artistico. Ha pubblicato il romanzo “Fulgore della notte” (Adiaphora) e racconti su Nuova Prosa e nell’antologia Venise, collection Bouquins, dell’editore francese Robert Laffont. È stato finalista della VI edizione del Premio Italo Calvino.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Da sempre i romanzieri sono i miei eroi e i romanzi le loro gesta. Credo perciò di averlo scelto per emulazione, donchisciottescamente.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Irrazionale.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Quella pubblica ospitata in un edificio che nel contesto in cui sono cresciuto trovavo solenne. Ho sempre riconosciuto un legame di sangue tra quel posto e l’anziano maestro di scuola che se ne prendeva cura, un uomo di larghe vedute che, all’occorrenza, mi permetteva di frequentare l’enfer delle sue collezioni.

4. Come definiresti la biblioteca?
L’immaginazione umana su carta, in ogni sua sfumatura, dal sublime al grottesco.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Lo spirito democratico della catalogazione. Rispetto a casa mia, in biblioteca capolavori e libri mediocri ricevono lo stesso trattamento.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Se escludo l’infanzia, “I quarantanove racconti” di Ernest Hemingway in adolescenza. Ma ricordo anche, come fosse una prima volta, un brano antologico tratto dall’Ulisse di James Joyce, letto a scuola, e il monito dell’insegnante: “Che nessuno di voi si azzardi a scrivere in quel modo!”

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Un terribile amore per la guerra” di James Hillmann. Dopo averci restituito l’anima, Hillman ci ha lasciato in dono la possibilità impagabile che “la compresenza di visibile e invisibile è ciò che alimenta la vita”.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Il primo su cui posa lo sguardo nello scaffale dei grandi autori russi.

9. Leggere fa bene? E perché?
La lettura di un saggio ci renderà persone più consapevoli? Un romanzo farà di noi donne e uomini migliori? La poesia ci restituirà l’innocenza perduta? Forse sì, in qualche misura. Tuttavia non credo che l’autentica seduzione della lettura consista nel fare bene. Nei libri, come in natura, il piacere non è etico, ma estetico.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
“Non c’è grandezza in natura o nei libri che ci diletti”. È un verso di Wordsworth scritto nel settembre 1802. Cos’è cambiato in 200 anni?” Niente. Nemmeno una virgola.

(grazie a Adiaphora edizioni per la collaborazione)

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Alberto Toso Fei

Alberto Toso Fei, veneziano dal 1351, discende da una antica famiglia di vetrai di Murano. Esperto di storia segreta e di mistero, è giornalista, scrittore e saggista tradotto in più lingue. I suoi libri sulla storia segreta e leggendaria delle città più belle d’Italia, nati dal recupero della tradizione orale, sono diventate cacce al tesoro, performance teatrali, opere d’arte, installazioni e anche oggetti multimediali. Da essi è poi nato il fenomeno dei “ghost tour” a Venezia.
Lo chiamano il ‘Cantastorie tecnologico’ per l’uso che fa della multimedialità applicata alla dimensione del racconto. Alcuni libri sono dotati di codici QR utilizzando i quali l’autore “esce” dalle pagine per raccontare direttamente le storie nei luoghi in cui presero vita. Ha realizzato due libri-gioco su Roma e Venezia, dando vita alla saga del “Ruyi”: grazie a un sofisticato sistema tecnologico, con l’uso del telefono cellulare, si diviene protagonisti di una straordinaria caccia al tesoro culturale.
Assieme alle tradizionali presentazioni in libreria, Toso Fei ha acquisito negli anni le qualità del narratore capace di far “entrare” l’ascoltatore dentro le storie, incantandolo con il solo racconto o avvalendosi di filmati, tecnologia avanzata, musica, forme di spettacolo alternative. Ha una pagina Facebook e un canale YouTube che portano lo stesso nome: “Venezia in un Minuto”. Nel 2017 è stato candidato al Premio Strega con la graphic novel “Orientalia”, realizzata col disegnatore Marco Tagliapietra.
Alberto Toso Fei è il creatore e il direttore artistico del Festival “Veneto: Spettacoli di Mistero”, che tradizionalmente prende il via a novembre in cento località della regione.

Alberto Toso Fei sarà ospite della Biblioteca di Spinea (VE) nell’ambito delle iniziative previste per Il Veneto Legge, venerdì 27 settembre 2019 alle ore 18,00 con “Serenissima Scienza” aneddoti e racconti di scienziati e inventori a Venezia (e a Spinea!).

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per passione, indubbiamente. questo almeno per quel che riguarda la scrittura giornalistica, il mio primo approccio con la costruzione di “racconti” e con la divulgazione. Per il resto, è forse il mestiere di scrittore che ha scelto me, a partire dalle storie – “vere”, intese nella filologia e nella trasmissione orale – che portavo dentro e che ho deciso di far uscire dalla sfera della mia memoria, e di raccontare.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Cantastorie.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Gli scaffali di alluminio della Biblioteca di Quartiere di Murano, dove da ragazzino andavo a divorare i gialli per ragazzi, fermandomi e leggendone anche uno a pomeriggio (non erano molto lunghi!). Un luogo semplice, all’apparenza (che oggi non esiste più in quella forma), ma che aveva ai miei occhi giovani tutta la sontuosità di un palazzo nobiliare.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un tempio laico in cui non esiste dottrina o sacerdote. Tu decidi liberamente del tuo sapere, con la libertà di millenni di pensiero e di storie tra le quali scegliere.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’odore dei libri, il silenzio imperfetto.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Di cui abbia memoria, “Il gabbiano Jonathan Livingston”, di Richard Bach. Avevo dieci o undici anni. Prima di allora ho solo impressioni e immagini confuse.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Sono due, letti in momenti particolari della vita, che magari ripresi oggi non avrebbero lo stesso sapore: “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” di Robert Pirsig e “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Se in vena di romanticismo “La nube purpurea” di Matthew Phipps Shiel; per gli amanti del surreale “Il terzo poliziotto” di Flann O’Brien.

9. Leggere fa bene? E perché?
Perché rimanere ignoranti e con una visione ristretta del mondo e della vita fa male. A se stessi e agli altri. Passi per il se stessi: ognuno è libero di devastarsi come vuole. Ma viviamo nel secolo dell’ignoranza crassa, in cui ogni cosa è a portata di mano e – forse proprio per questo – ci si accontenta della minestra ripassata del demagogo di turno. Che scomparirebbe incenerito come un vampiro all’alba al primo aprirsi di libro. Leggete, e fate leggere.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Tutti i libri hanno lo stesso valore? L’uno vale l’altro? No. Ma è importante sbagliare, e capire di aver sbagliato e quanto, dopo averne letti molti altri.

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Stefano Labbia

Sono nato a Roma nel 1984: da sempre innamorato della scrittura in tutte le sue forme, nel 2016 pubblico la mia prima silloge poetica, “Gli Orari del Cuore”, una raccolta di poesie scritte nell’arco di tempo che va dall’adolescenza alla maturità.
Nel 2017 torno in libreria con una seconda raccolta “I Giardini Incantati” per Talos Edizioni. La postfazione di questa mia seconda opera viene affidata alla scrittrice e filosofa Maura Gancitano. Quello stesso anno vengo selezionato con alcuni scritti e con un’opera originale ed inedita, apparendo così su libri e raccolte come “Un penny dall’inferno” (Senso Inverso Edizioni – 2017 – Raccolta di racconti horror di Autori Vari vincitori del Concorso Letterario “Luce Nera” III edizione), Antologia poetica “Versus Sulmona 2016 – 2017” – Lupi Editore (AAVV – selezionato in occasione del Premio Letterario “Versus Sulmona 2016 – 2017), Antologia di racconti “Preghiera di un uomo che cade dalle nuvole” – vincitore del concorso letterario “Oceano di Carta 2017” (Senso Inverso Edizioni – 2017), Antologia racconti e poesie “Una città che scrive. Una città che rinasce.” 2017 (Associazione “Una città che…”) – selezionato per il Premio Letterario Internazionale “Una città che scrive 2017” e la raccolta poetica di autori vari “Rosa” – selezionato per il concorso letterario “Versi in Volo” (Sensoinverso Edizioni – 2017).
Collaboro con alcuni portali e testate giornalistiche e su una webradio romana (Deliradio.it – 2017) ho condotto un programma che ho ideato. Sono stato finalista per due anni consecutivi al Premio Giuseppe Gioachino Belli istituito dall’Accademia Romana intitolata all’omonimo autore – poeta. Il mio primo romanzo “Piccole Vite Infelici” ha vinto il Premio Elison 2017 come miglior romanzo inedito, istituito dalla Casa Editrice Elison Publishing. Il romanzo è inoltre stato selezionato dal quotidiano “Il Fatto Quotidiano” che ne ha pubblicato l’incipit sul proprio sito online. Nel 2018 ho pubblicato la mia prima raccolta di racconti brevi dal titolo “Bingo Bongo e Altre storie” (Il Faggio Edizioni).
A breve uscirà la mia terza silloge poetica per Tempra Edizioni, “Il Segreto di Vivere” oltre al volume di illustrazioni internazionale “Super Santa for Peace” (Aster Academy) illustrato da artisti internazionali che hanno regalato la loro personale visione dei protagonisti di Super Santa e Kremisi, due mie graphic novel di prossima pubblicazione. Il ricavato dalla vendita del libro di illustrazioni sarà destinato all’acquisto di beni di prima necessità per le popolazioni del Messico colpite dal recente terremoto.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
La scrittura è tutta la mia vita. Non avrei potuto fare altro. Ho provato a “negarlo” nei miei primi trent’anni di vita, per così dire, ma alla fine le nostre strade si sono riabbracciate.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Un aggettivo? Nel mio piccolo preferisco definirmi un “ricercatore di verità”. Parlo e scrivo di quello che vedo attorno a me.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Della mia “prima volta” in una vera e propria biblioteca ho un ricordo vago, ahimé. Ma ricordo l’emozione del libro letto alle elementari, che ho preso alla biblioteca scolastica
dell’Istituto che ho frequentato a Roma. Impagabile.

4. Come definiresti la biblioteca?
Il luogo della cultura per eccellenza.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La vastità di scelta dei prodotti culturali offerti. Impareggiabile.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Credo sia stato il “Pinocchio” di Carlo Collodi alle elementari.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Tantissimi. Difficile sceglierne uno! Sicuramente c’è “Ragazzo negro” di Richard Wright, “Neve” di Maxence Fermine, “Bel-Amì” di Maupassant. Ma come detto ne ho tantissimi nel cuore!

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Più che un libro consiglierei alcuni autori italiani: italo Calvino (“Marcovaldo” su tutti) e Gianni Rodari. Ma anche Quino e la sua Mafalda o i Peanuts di Charles Schulz!

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa benissimo! Aiuta a crescere e a vivere esperienze prima del tempo. Può insegnarti a vivere, almeno sulla carta, tanto che spesso ci immedesimiamo in questo o in quel personaggio. La narrativa è fiction, ma spesso finisce per essere più vera della realtà.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Forse… progetti per il futuro?
Tantissimi. Uno spettacolo teatrale a tema ecologico ambientale, un tv show (telefilm, Fear) che spero di vedere presto in pre-produzione, una nuova raccolta di poesie per cui ho già firmato un contratto, un nuovo romanzo, graphic novel varie in lavorazione. E nuove sfide! Grazie per l’ospitalità!!!

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Federico Lunardi

Federico Lunardi

SPECIALE MESTHRILLER
Federico Lunardi, nato a Forlì nel 1984 ma cresciuto all’ombra dei Colli Euganei, è laureato in Ingegneria, appassionato di musica, sport, natura, scienze e di qualsiasi altra cosa lo incuriosisca. Ha curato un blog basato su tematiche ambientali, energetiche e antropologiche. Ama la letteratura e il cinema.
Nel 2017 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio “Riesenwurm” che sarà presentato in Biblioteca a Spinea (VE) martedì 20 novembre 2018 a partire delle ore 18,00 nell’ambito del Festival dei libri gialli Mesthriller, in apertura dell’incontro con la scrittrice Cristina Cassar Scalia che presenterà “Sabbia nera”.

Visita la pagina Facebook di Federico.
Vai alla pagina Facebook di Riesenwurm.
Federico Lunardi in Instagram.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
La scrittura è una passione. Scrivo perché appena inizio a scrivere mi immedesimo a tal punto nei miei personaggi che mi perdo nel loro mondo, e spesso non mi fermo finché il mio corpo materiale lancia ultimatum di sopravvivenza.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Un aggettivo che può riassumere ciò che scrivo può essere insolito. Nel bene o nel male. I miei contenuti sono atipici perché lo sono le mie fonti d’ispirazione. L’originalità è una delle caratteristiche prioritarie delle mie letture.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ciò che mi ha colpito di più sono stati i vecchi tomi e gli archivi dei quotidiani: montagne di carta ingiallita, milioni e milioni di parole, cronache e titoli in grassetto di altre epoche. Testimonianze sopravvissute ai testimoni. Ho provato una specie di fascino vertiginoso, ma ero un bambino e non ho capito perché.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un tempio. Un luogo sacro in cui tutti possono entrare e confidarsi con un libro. Un luogo di pace e ponderatezza, al riparo da rumore e frenesia.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Ciò che rappresenta, ovvero che la cultura deve essere a disposizione di tutti.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Credo “Il Libro della Giungla” di Joseph Rudyard Kipling.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Tra i tanti, “L’idiota” di Fëdor Dostoevskij. Un libro che mi ha scosso profondamente e mi ha fatto definitivamente innamorare della lettura.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Siddharta” di Hermann Hesse. Un libro che mostra qualcosa di diametralmente diverso da quello che vive e pensa un giovane d’oggi. Un’occasione di imparare qualcosa di nuovo sulla propria interiorità, invece di limitarsi a ricevere passivamente input chiassosi. Così, tanto per cambiare.

9. Leggere fa bene? E perché?
Fa bene al cervello, perché lo stimola. Fa bene alla vita, perché mostra alternative. Fa bene alla società, perché favorisce l’empatia. Nel mio caso è anche un’opportunità di evasione, la mia ora d’aria dal “logorio della vita moderna” [cit.].

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Cosa faresti per stimolare la lettura nei ragazzi?
Eviterei di propinargli immani rotture di balle e proporrei letture più moderne. I classici rischiano di stroncare sul nascere la passione per la lettura. Io li adoro, ma non sono per tutti. Si rischia di limitare i lettori ai pochi stoici che sono riusciti a deglutire quei bocconi amari. E intanto si rimpolpano le fila di un esercito di analfabeti funzionali. Lasciamo i Promessi Sposi e i Malavoglia agli amanti del genere. Proponiamo letture avvincenti e moderne, altrimenti si finisce per associare la lettura a un fastidio forzato dal quale non si vede l’ora di essere esonerati.

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Gianluca Ascione

Gianluca Ascione

SPECIALE MESTHRILLER 2018
Laureato in legge, è nato a Treviso nel 1975 e risiede tuttora nel trevigiano. Scrittore dedito alla sperimentazione di diverse tipologie letterarie, si è poi specializzato nella stesura di gialli e noir. I primi approcci di genere risalgono al 2008 in cui ha vinto il premio Gran Giallo Città di Cattolica col racconto “Fino all’ultimo respiro” (ed. I Gialli Mondadori). Nel 2009 ha vinto il concorso per scrittura drammaturgica ReciproCittà, oggetto di una rappresentazione teatrale. Nel 2010 è stato finalista del premio Trichiana-paese del Libro, edito nell’antologia L’Appuntamento (ed. Kellerman). Nel 2012 ha vinto il premio Gran Giallo di Romagna con un racconto dedicato a Diabolik nel cinquantenario del fumetto. Nel 2013 un suo inedito è stato inserito nella raccolta Montevarchi in Giallo e ha pubblicato il suo romanzo d’esordio “Gocce di silenzio” (ed. Tindari-Patti). Nel 2014 ha pubblicato il primo romanzo noir “Polvere & Ombra” (Panda edizioni), finalista al concorso La Provincia in giallo. Nel 2016 ha pubblicato il noir “Rapsodia in rosso” (Panda edizioni), premiato al concorso San Giuliano in Giallo e ha vinto il concorso Rosso d’Inverno. Inoltre ha vinto il concorso Il Castagno con un racconto sulla Grande Guerra.

Nel 2017 ha pubblicato il thriller storico “Le canaglie del Venerabile” (Panda edizioni) che sarà presentato in Biblioteca a Spinea (VE) martedì 13 novembre 2018 a partire delle ore 18,00 nell’ambito del Festival dei libri gialli Mesthriller.

Visita il sito di Gianluca Ascione.
Vai alla Pagina Facebook di Gianluca Ascione.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Con la scrittura ho trovato il modo più felice per permettere alla mia immaginazione di non rimanere ingabbiata.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Più che un aggettivo, un’espressione: piacevole fatica.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Primo anno di università, biblioteca storica di Treviso. Ricordo il clima di silente austerità che dominava l’ambiente e di aver ricevuto un gettone numerato che indicava il posto a sedere. Una seduta di legno, dura e disagevole, ma al tempo stesso stimolante. Una sorta di metafora della vita.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo alieno alla banalità in cui soddisfare la voglia di sapere.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La biblioteca è una sorta di “polis armonica”: ci convivono adulti e bambini, uomini e donne, studiosi e semplici lettori. Tutti sono alla ricerca di un qualcosa che appaghi la propria curiosità e nessuno resta deluso.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il primo libro? Accidenti è passato tanto di quel tempo, chi se lo ricorda! Forse “La capanna dello zio Tom” di Harriet Elizabeth Beecher Stowe o “La secchia rapita” di Alessandro Tassoni durante una convalescenza: erano due libri presenti in casa.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Può sembrare retorico, ma ogni libro lascia qualcosa: un sorriso, una lacrima, un brivido, una sensazione di pienezza, il desiderio di conoscenza, la leggerezza prodotta dalla possibilità di estraniarsi dall’ordinario. Sarebbe ingrato e ingiusto nominarne uno solo, umanamente impossibile ricordarli tutti.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Il Nuovo Testamento.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere è conoscenza e la conoscenza rende liberi, oltre a permettere un sano confronto. E qualche volta fa pure bene al cuore: più di così!

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Hai un sogno da realizzare? La risposta, ovviamente, resta avvolta dal mistero…

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Francesco Rrecami

Francesco Recami

SPECIALE MESTHRILLER 2018
Scrittore fiorentino, Francesco Recami con Bianca Sferrazzo, nel 1998 scrive per Giunti “Celti e Vichinghi”. Nel 2000 pubblica due titoli con Mondadori Education: “Assassinio nel Paleolitico” e “Trappola nella neve”.

Ma la sua popolarità arriva con l’editore Sellerio, e particolarmente con il ciclo di romanzi dedicati al pensionato Amedeo Consonni: “L’errore di Platini” (2006), “Il correttore di bozze” (2007), “Il superstizioso” (2008, finalista al Premio Campiello 2009), “Il ragazzo che leggeva Maigret” (2009, con il quale vince il Premio Scrittore Toscano), “Prenditi cura di me” (2010), “La casa di ringhiera” (2011), “Gli scheletri nell’armadio” (2012), “Il segreto di Angela” (2013), “Il caso Kakoiannis-Sforza” (2014). Il suo racconto “Il mostro del Casoretto” appare nell’antologia Sellerio “La scuola in giallo”, del 2014. Del 2015 è invece il romanzo “Piccola enciclopedia delle ossessioni”, sempre per la casa editrice palermitana.

Del 2018 è l’ultimo romanzo “Il diario segreto del cuore” che sarà presentato martedì 6 novembre a partire dalle ore 18,00 in Biblioteca a Spinea (VE), nell’ambito del Festival dei libri gialli, noir e thriller MESTHRILLER.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Dunque, di mestiere io faccio l’editor, soprattutto in settori scientifici, biologia molecolare, genetica e biochimica. Non l’ho mica scelto, mi ci sono trovato, essendo io laureato in filosofia antica. L’altro mestiere, ma alcuni inorridiscono a chiamarlo mestiere, è scrivere narrativa. Io non inorridisco e anche questo non l’ho scelto, mi ci sono trovato scrivendo.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Se si intende quella di scrittura direi ansiolitico.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Quando ero ragazzo frequentavo la Biblioteca di Bagno a Ripoli, località in provincia di Firenze, dove per combinazione sono nati i miei figli. Eppure io abitavo da un’altra parte. Vorrà dire qualche cosa? Non credo.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo di aggregazione. Non sempre lo è ma spesso lo è.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Prendo i libri a prestito, li leggo, quelli che mi piacciono me li compro.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non me lo ricordo. Uno dei primi “La teleferica misteriosa” di Aldo Franco Pessina.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Bah, diversi, per esempio “Le gomme” Alain di Robbe-Grillet. Ma quelli che mi lasciano un ricordo più duraturo di solito sono quelli che scrivo io.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Uno di saggistica. Per esempio Walter Benjamin, “L’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica”.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere narrativa toglie l’ansia, almeno in parte. Leggere testi informativi, argomentativi, scientifici fa crescere il cervello. Leggere schifezze non fa bene.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Quelle tipiche domande che suonano “È vero che a un certo punto nella scrittura è il personaggio stesso che detta la storia?”. La risposta sarebbe: “E chi l’ha detta questa scemenza?”.

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