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[SPECIALE MESTHRILLER]

Nel 2017 Alessia Gazzola ha pubblicato “Arabesque” per Longanesi.
Martedì 14 novembre alle ore 18,30 l’autrice incontrerà il pubblico nella Biblioteca di Spinea nell’ambito della manifestazione MESTHRILLER.

Alessia Gazzola

Alessia Gazzola

Alessia Gazzola nella vita è medico legale.

“L’allieva” (Longanesi, 2011) è il suo primo romanzo, in cui sono raccontate le disavventure della giovane tirocinante Alice Allevi. La serie con protagonista Alice Allevi, best seller in patria, è stata tradotta in Germania, Francia, Spagna, Turchia, Polonia, Serbia e Giappone e adattata per il piccolo schermo dalla RAI.
Tra le altre sue opere ricordiamo “Sindrome da cuore in sospeso” (2012), “Un segreto non è per sempre” (2012), “Le ossa della principessa” (2014), “Una lunga estate crudele” (2015) e “Arabesque” (2017). Tutti i libri dell’autrice sono pubblicati in Italia da Longanesi.

Visita la pagina Facebook di Alessia Gazzola.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho scelto di fare il medico legale perché mi sembrava la professione adatta a me, ma da qualche tempo ormai mi dedico alla scrittura a tempo pieno, quindi posso dire di aver scelto di fare la scrittrice, e la ragione è semplice: mi dà gioia farlo.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Fortunata, perché è un privilegio poter scrivere e avere dei lettori che aspettano i miei libri.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
In prima media, per una ricerca scolastica su un monumento della mia città, Messina.

4. Come definiresti la biblioteca?
Uno spazio aperto e accogliente per tutti coloro che amano i libri. Mi piace molto portarci le mie figlie che si sentono libere di esplorare, toccare e scegliere i libri; mi fa piacere che loro stesse mi chiedano di andarci.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il profumo della carta e le copertine foderate con cura.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Che io mi ricordi, “Pinocchio” in un’edizione Disney.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Cime Tempestose” di Emily Brontë.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Dipende quanto giovane… per i più piccoli i libri della Lindgren e della Pitzorno, per gli adolescenti Jane Austen e Isabel Allende.

9. Leggere fa bene? E perché?
Perché non fa sentire mai soli.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
L’ultimo libro che ho preso in biblioteca: “Hedda Gabler” di Ibsen, quest’estate.

Alessia Gazzola copertina

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[SPECIALE MESTHRILLER]

Nel 2017 Enrico Pandiani ha pubblicato “Un giorno di festa” per Rizzoli .
Martedì 7 novembre alle ore 21,00 l’autore incontrerà il pubblico nella Biblioteca di Spinea nell’ambito della manifestazione MESTHRILLER.

Enrico Pandiani

Enrico Pandiani

Enrico Pandiani è nato a Torino nel 1956. Inizia la sua carriera di narratore scrivendo e disegnando storie a fumetti che pubblica sul Mago di Mondadori e sulla rivista Orient Express. Abbandonata la strada del fumetto inizia l’attività di grafico editoriale fondando con altri uno studio di comunicazione. Collabora per anni con il quotidiano La Stampa per il quale cura la parte infografica.
Da sempre attratto dalla letteratura di genere poliziesco continua a scrivere per passione.
Ha esordito nella narrativa nel 2009 con il romanzo “Les italiens” con il quale ha inaugurato la saga del commissario Jean Pierre Mordenti arrivata al settimo capitolo nel 2017 con “Un giorno di festa”.
Nel 2013 con “La donna di troppo” ha inziato una nuova serie con protagonista questa volta l’ex agente della Scientifica Zara Bosdaves.

Enrico Pandiani in Rizzoli.
Enrico Pandiani e Les Italiens.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
In realtà non considero scrivere il mio vero mestiere. Anche se l’ho fatto da sempre, da molto prima che mi pubblicassero il primo romanzo. Per me è più una forma di evasione, con una buona componente di infantilismo, perché quando scrivo sono all’interno del romanzo con i miei personaggi. Tuttavia, scrivere mi permette di dire la mia, di raccontare la mia visione del mondo, sapendo che un certo numero di persone leggeranno ciò che ho scritto e magari cambieranno le loro opinioni, oppure penseranno che ho torto marcio.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Potrebbe essere “ricerca”, perché è questo che fa, una persona che scrive, cerca di trovare nuove strade, nuove parole, modi differenti per poter comunicare con gli altri. Penso sia un mestiere nel quale non si finisce mai di imparare e nel quale c’è sempre qualcuno più bravo di te, che può insegnarti qualcosa.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Il mio primo ricordo non è quello di una biblioteca pubblica, ma piuttosto dell’immensa biblioteca di mio nonno. Era una stanza enorme, con scaffali di legno scuro che riempivano le pareti e arrivavano fino al soffitto, carichi di libri all’inverosimile. Metteva soggezione, ma allo stesso stimolava la curiosità e faceva venir voglia di leggere. La biblioteca vera e propria è arrivata dopo, ai tempi dello studio.

4. Come definiresti la biblioteca?
Una parrocchia laica, che raccoglie tutti coloro che hanno voglia di sapere. La biblioteca è come un tempio, incontrano altre persone come te, che amano lo studio e la lettura. È il luogo dove avvengono gli scambi più importanti e dove si formano le persone.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Mi piace il silenzio, l’odore, quella sensazione che puoi avere tutti i libri che vuoi, basta domandare. E mi piace vedere i miei romanzi usati fino all’inverosimile, come qualsiasi libro dovrebbe essere.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Ho un ricordo molto vago. Potrebbe essere stato “Caterina e altre storie” di Elsa Morante, di cui ho una sensazione vivida dei tempi dell’asilo. Ricordo le risate che ci facevamo in particolare su un’illustrazione contenuta nel libro. Ma potrebbe anche essere stato un romanzo di Emilio Salgari.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Senza dubbio “Lo straniero” di Albert Camus. Lo considero il romanzo che mi ha colpito di più, che mi ha dato di più. C’è tutta la storia dell’uomo, tra le sue pagine, la sua imperfezione e la sua fragilità. L’ho letto e riletto tante volte, in italiano e in francese, e lo rileggerò ancora.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Forse consiglierei “Il giovane Holden” di J. D. Salinger, perché è stato il romanzo che mi ha buttato nella vita vera, che, soprattutto, mi ha fatto venir voglia di averne una. Ma gli consiglierei di leggerlo nella vecchia traduzione, perché quella nuova, secondo me, lo spoglia di tutto il suo fascino.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere non fa solo bene, leggere fa crescere la società e l’individuo. Spalanca gli orizzonti, aiuta i rapporti, innaffia la curiosità. Una società che non legge è un organismo che implode, come succede nel nostro paese. Questo perché la lettura è conoscenza e la conoscenza dà consapevolezza, segna la via agli esseri umani.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Potrebbe essere una domanda sull’editoria italiana, su dove ci sta portando e perché. Ma credo che la risposta sarebbe troppo lunga e non interesserebbe a nessuno.

FirmaItaliensSix

[SPECIALE MESTHRILLER 2017]

Nel 2017 Paola Barbato ha pubblicato il thriller “Non ti faccio niente” per edizioni Piemme. Martedì 7 novembre alle ore 18,30 l’autrice incontrerà il pubblico nella Biblioteca di Spinea nell’ambito della manifestazione MESTHRILLER.

Paola Barbato ph Massimo Mancini

Paola Barbato

Fino al 1996 non ho mai pensato che tutte le pagine che avevo scritto, tra fumetti, testi teatrali, autobiografie, diari, lettere, un romanzo completo e innumerevoli racconti, potessero diventare un lavoro. La vigilia di Natale una signora che aveva letto i miei scritti mi prese di petto e mi intimò di presentarli a varie case editrici. Nel gennaio 1997 girai tutta Milano con ventuno dattiloscritti dentro due zaini. Ne consegnai venti (la Rizzoli era troppo lontana da raggiungere). Invece di portarmi a casa il ventunesimo plico passai dalla Sergio Bonelli Editore e lo lasciai in portineria per la redazione di Dylan Dog, di cui ero lettrice.
Alcuni mesi dopo mi chiamò l’allora editor di Dylan Dog, Mauro Marcheselli, ora capo redattore centrale, per propormi di scrivere alcune pagine di sceneggiatura. Ne scrissi una intera e dopo qualche correzione Mauro approvò un soggetto che si trasformò nell’albetto di Groucho “Il cavaliere di sventura” allegato allo Speciale “La preda umana”. Era il 1998 e debuttavo come sceneggiatrice.
Il battesimo del fuoco avvenne l’anno dopo con l’albo numero 157, “Il sonno della ragione” e da allora faccio parte in maniera stabile dello staff dell’Indagatore dell’Incubo.
Nel frattempo non ho mai smesso di scrivere in prosa e nel 2005 decisi di pubblicare a puntate un romanzo su un sito di racconti. Tenevo anche un blog e lì avvennero due cose: conobbi il futuro padre delle mie figlie, Matteo Bussola, e Giuseppe Genna all’epoca alla Rizzoli (ironia della sorte) che si dichiarò interessato al mio romanzo.
Nel 2006 venne pubblicato per la BUR “Bilico”, nel 2008 “Mani Nude” per Rizzoli (che vinse il Premio Scerbanenco) e “Il filo rosso”, Rizzoli nel 2010.
Nel 2009 ho co-sceneggiato per la Filmmaster la fiction “Nel nome del male” con protagonista Fabrizio Bentivoglio, trasmessa da Sky nel giugno 2009 per la regia di Alex Infascelli.
Nel 2011 ho deciso di tentare un esperimento di fumetto sul web, spinta dalla curiosità di scoprire se una storia “romantica” in stile shojo manga, ma ambientata in Italia, potesse interessare il pubblico (cosa esclusa a priori dalle case editrici). E’ nata così la serie dal titolo “DAVVERO”.

Visita il sito di Paola Barbato.
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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
E’ stato il mestiere a scegliere me, scrivere è sempre stato un fatto naturale, non avevo pensato a farne una professione, per me era il canale di comunicazione primario. Poi è avvenuto tutto un po’ per caso.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Liberatorio.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Mi ci portarono da piccola, forse a sei-sette anni. Ricordo una sorta di panico perché i libri erano troppi e non ero in grado di sceglierne uno.

4. Come definiresti la biblioteca?
Ho avuto modo di lavorarci per alcuni anni e la vedo come un approdo, un rifugio, un posto dove trovare tempi, spazi, pace. Mi ha sempre trasmesso molta serenità e senso del rispetto.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’accesso a tanti mondi diversi in maniera tutto sommato semplice.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non ne sono certissima, credo uno di Emilio Salgari passatomi da mio padre, forse “Il corsaro nero”.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Il treno del sole” di Renée Reggiani, letto in prima media. Mi colpì moltissimo non solo per la storia ma per come venivano strutturati i personaggi.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Indubbiamente la saga di “Harry Potter” di J.K. Rowling, che non è solo divertente ma anche scritta benissimo.

9. Leggere fa bene? E perché?
Consente di uscire dalla propria vita e viverne altre, nel bene e nel male, perché alle storie dei libri non si assiste, ci si entra dentro.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Mi piacerebbe che mi si chiedesse quale libro mi ha trascinato dentro maggiormente.

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Non ti faccio niente (Piemme, 2017)

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Lucrezia© di Silvia Ziche

Silvia Ziche pubblica le prime tavole su Linus nel 1987. Approda poi sulle pagine di Cuore, Smemoranda, Topolino, Comix.
Nel tempo si sono susseguite varie altre collaborazioni a periodici, più alcune uscite in libreria. In generale, alterna la scrittura di lunghe storie a puntate (Disney), alla ideazione di strisce e vignette.
Prosegue, in parallelo, una costante collaborazione con le testate Disney e una produzione autonoma.
Il suo personaggio più recente, Lucrezia, appare settimanalmente sulle pagine di Donna Moderna e, saltuariamente, in libreria.

Visita il sito di Silvia Ziche.
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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché non avrei potuto fare nient’altro. Fin da piccolissima ero affascinata dai fumetti, da questi racconti disegnati in cui mi immergevo, vivendoli come se fossero reali. Non c’è stato un momento in cui ho pensato a cosa avrei voluto fare da grande, o in cui ho preso una decisione: semplicemente, l’ho fatto. E spero che le mie storie a fumetti possano avere su qualche giovane lettore lo stesso effetto che avevano su di me le storie che leggevo da bambina. La cosa mi renderebbe felice.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Totalizzante.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Avrò avuto sette, otto anni al massimo. Mia mamma regalò a me e a mio fratello la tessera della biblioteca comunale. Ci passavo pomeriggi interi a sfogliare libri, a sceglierli… insomma, a prendere confidenza con la lettura.

4. Come definiresti la biblioteca?
E’ un posto dove chiunque può “assaggiare” i libri, prenderli e riportarli, trovando il proprio gusto e il proprio percorso di lettura. E’ un posto dove si può imparare a scegliere i libri, senza problemi di costi.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La quantità di libri. Trovo che siano bellissimi.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non me lo ricordo. Probabilmente qualche libro per bambini, regalo di Natale di qualche zia. Di sicuro tanti “Topolino”. Poi alcuni libri del ciclo salgariano dei Pirati della Malesia, letti ad alta voce da mia mamma quando ancora non sapevo leggere da sola.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Le correzioni” di Jonathan Franzen. Deve avermi toccato qualche nervo scoperto. Ci sono proprio caduta dentro, non riuscivo a staccarmene, ero coinvolta emotivamente nelle vicende dei personaggi. Una recente rilettura mi ha fatto lo stesso effetto.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Gli consiglierei un bel libro d’avventura. Non so se ora “Le tigri di Mompracem” di Salgari potrebbe avere lo stesso fascino che ha esercitato su di me. Forse meglio qualcosa di più attuale, come “Harry Potter” della Rowling. Insomma, gli consiglierei un libro avvincente, perché credo che prima di tutto si debba imparare che la lettura è divertimento, non imposizione. E che il divertimento della lettura ci può poi portare anche in terreni più difficili e accidentati. Ma solo se abbiamo imparato, in giovane età, che la lettura è prima di tutto un piacere.

9. Leggere fa bene? E perché?
Fa benissimo. E’ l’unico modo che abbiamo per poter vivere altre vite, altre epoche, emozioni che non ci appartengono. I libri ci rendono empatici, ci fanno partecipare al dolore e alla felicità dei personaggi di cui ci raccontano le storie. Arricchiscono la nostra gamma di sentimenti, e la nostra conoscenza delle persone e del mondo.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Leggere fumetti in giovane età può avvicinare alla lettura di romanzi e saggi?
Sì, credo di sì. Con me ha funzionato.

francesco-boldini

(foto di Diego Feltrin)

Vive professionalmente con la musica dal 1982 svolgendo attività concertistica e didattica in Italia e all’estero. Negli anni ha affinato la sua musicalità studiando con Angelo Amato (allievo di A. Segovia) con il quale ha fatto alcuni esami al conservatorio di Udine. Parallelamente alla chitarra classica iniziava a suonare Blues, Rock, Funky ed altro con alcune band locali. Ha partecipato a corsi con Stefan Grossman, Duck Baker, Henry Defoe (Central Line), anche se la sua principale musicalità si è sviluppata ascoltando ed approfondendo tutti quei musicisti che hanno apportato qualcosa di positivo alla musica.

Visita il sito di Francesco Boldini.
Vai alla Pagina Facebook di Francesco.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Tutto iniziò all’età di 13 anni quando il padre di un mio amico, interessato alla vita sociale di Spinea, venne a sapere che ci sarebbero stati dei corsi di chitarra gratuiti organizzati dal Comune, da qui l’idea di iniziare insieme il corso. La chitarra “Eko Fiesta” che avevo comperato da Maccagnani a Mestre per mio fratello più grande qualche tempo prima, risultò essere una buona opportunità per non pesare sull’economia della famiglia. Poi, a parte le prime difficoltà, suonare mi risultò essere la cosa più facile da fare. A scuola non ero assolutamente un bravo studente, la musica invece mi veniva facile come se facesse parte di me. Mi capitava di parlare con persone più grandi che si lamentavano del fatto di fare lavori che non li soddisfacevano e di quanto bello sarebbe stato svolgere una professione che, oltre a darti da vivere, ti avrebbe appagato e dato soddisfazione mentalmente. Cosi a 15 anni decisi che avrei seguito la musica a qualsiasi costo, anche contro una società che alla domanda “Che lavoro fai?” quando rispondevo “Il musicista” aggiungeva “Sì, ma di lavoro cosa fai?”. Ed eccomi qua dopo quasi 38 anni ancora a studiare nuovi repertori, a fare concerti in giro per il mondo; ancora felice della mia decisione. Anche se la vita è stata un po’ altalenante, ne è valsa la pena, per cui alla domanda rispondo: perché me l’ha consigliato Francesco Boldini!

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Poliedrico.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
E’ stato quando sono iniziati i corsi di chitarra tenuti nella biblioteca di Spinea di cui dicevo prima e visto che arrivavo sempre in anticipo rispetto all’orario delle lezioni, passavo il tempo a sbirciare tra i libri.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo dove si può trovare tutta l’esperienza che l’essere umano ha accumulato, documentando sensazioni, bellezze dal mondo, storie per far passare il tempo alla gente in maniera costruttiva (e distruttiva), chimica, matematica, tutte le materie e tutti i generi. Nelle biblioteche inglesi si trovano partiture di musica da tutto il mondo ed avendo vissuto là ne ho tratto molto profitto. Per cui definisco le biblioteche come luoghi dove se vuoi progredire, trovi tutto il necessario per farlo.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il fatto che all’interno la gente è molto rispettosa, sembra quasi un luogo di culto.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non ricordo di preciso, forse dei fumetti da bambino. Il primo vero libro che ho letto penso sia stato “Zanna Bianca” di Jack London.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Ho avuti dei momenti non continuativi di lettura, ma molti libri mi hanno lasciato qualche cosa: Hermann Hesse con “Siddhartha”, Ian McEwan con “Il giardino di cemento”, e poi Charles Bukowski, Friedrick Nietzsche, Marco Franzoso, Fedor Dostoevskij, biografie di artisti e non, questi sono i primi che mi vengono in mente. Sicuramente tanti testi sulla Musica.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Siddhartha” di Hermann Hesse.

9. Leggere fa bene? E perché?
Fa bene perché oltre al fatto di imparare, capire, sognare, viaggiare, appropriarsi di identità altrui, è l’unico momento in cui noi stessi possiamo con la mente assere al 100% padroni di essa.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Vi dico la risposta, la domanda immaginatela voi:
purtroppo poca gente legge più di questi tempi e se lo fanno, si limitano ad uno, due libri che cercano senza successo di capire e la dimostrazione di questo la si vede tutti i giorni. Qualche libro in più, magari preso in biblioteca, forse renderebbe il mondo migliore di quello che è.

E’ stato veramente un piacere rispondere a queste domande. EVVIVA!!

JoySingers2017Goldoni90

Andrea D’Alpaos

Nato e tuttora residente a Venezia, ho conseguito il diploma di maturità artistica ad indirizzo musicale, presso il Liceo Musicale B. Marcello e quindi la Laurea in Lettere a indirizzo artistico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Venezia. Parallelamente ho approfondito gli studi musicali conseguendo la Licenza di Teoria e solfeggio, il diploma di Storia della musica, il diploma di Armonia complementare.
Ho ottenuto anche l’abilitazione per la professione di accompagnatore turistico e la licenza di guida turistica in lingua inglese e francese.
Parallelamente tengo lezioni tematiche di storia dell’arte e storia della musica.
Dal 1992 al 1998 ho fondato e diretto il Coro Venice Gospel Ensemble di Venezia, e sono autore/arrangiatore di gran parte dei brani del repertorio del gruppo.
Attualmente dirigo il Coro Joy Singers, nato nel 1998, con il quale svolgo un’intensa attività concertistica.

Giocare, osservare, esplorare…

Se a questi elementi aggiungiamo la curiosità posso dire che questo basta a riassumere sia la mia infanzia sia quello che sono adesso.
Ho studiato musica (giocare) e storia dell’arte (osservare), coltivando da prestissimo la passione per i viaggi (esplorare).
Oggi faccio musica (aiuta l’anima), faccio la guida turistica (aiuta a pagare le bollette!) e viaggio (aiuta a capire le cose e le persone).

Andrea D’Alpaos in Facebook
Il coro Joy Singers in un flashmob musicale in Biblioteca a Spinea.
Servizio di Tele Venezia sul flashmob in biblioteca.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho avuto la grande fortuna di avere dei genitori che hanno dato a noi figli la possibilità di studiare e di scegliere senza imposizioni o pressioni.
Ho potuto seguire il mio istinto… e la musica ha preso il sopravvento, in particolare tutto il mondo della musica corale. Non è stata una strada facile, l’arte in Italia non è considerata un mestiere ma fare musica è una necessità interiore.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Se posso usare dei sostantivi direi:
creatività
perseveranza
umiltà
Con creatività intendo la capacità/fortuna di poter suggerire un diverso e nuovo punto di vista. Le note sono immutate da secoli quindi credo sia impossibile scrivere una sequenza di note che non sia già stata scritta. Si cerca di raccontare in maniera diversa. Per fortuna ci sono delle combinazioni di suoni, delle armonie e dei timbri sonori che ancora toccano universalmente le corde dell’anima di chi ascolta… è quello lo scopo della narrazione (sia essa musica, pittura, scrittura).

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Sicuramente la biblioteca comunale di Murano quando ero alla scuola media e vi si andava per “fare ricerche”.
Ma forse la prima “biblioteca” è stata lo scaffale di casa dove venivano custodite le due enciclopedie, vere icone degli anni ’70: CONOSCERE e I QUINDICI !
Quando mia mamma prendeva quei volumi (non più di uno o due alla volta) cominciava sempre un nuovo viaggio che ci portava verso nuove scoperte o a rivivere luoghi già visitati, battaglie, personaggi mitici.

4. Come definiresti la biblioteca?
E’ un punto di partenza per viaggiare nel tempo, nello spazio e anche un rifugio, un luogo dove ritrovare un’altra dimensione, dove le corse e i problemi del quotidiano restano fuori per dar vita a un tempo scandito dalla nostra curiosità.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La cortesia “universale” di qualsiasi bibliotecario/bibliotecaria incontrati negli anni.
Li ho sempre visti come custodi speciali di tanti tesori a disposizione di tutti e ho sempre avuto l’idea che sapessero tutto di ogni singolo volume.
Ricordo poi il “silenzioso scricchiolìo” dei pavimenti in legno della Querini a Venezia e l’idea di avere dei tavoli immensi a disposizione dove poter creare il mio piccolo regno: all’esterno le mura fatte dai tanti libri scelti; all’interno mille penne stilografiche e matite, quadernoni con fogli sganciabili e la merendina!
Per fortuna non esistevano ancora i telefonini.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non so se valga come risposta ma dico assolutamente tutte le Fiabe Sonore…
“A mille ce n’èeee!”.
Lette e ascoltate milioni di volte perdendomi dentro quelle bellissime illustrazioni di insuperata qualità.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Purtroppo ho una pessima memoria. Delle cose ricordo solo le sensazioni.
Comunque hanno sicuramente lasciato un segno “Le Avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain, e “Don Chisciotte” di Cervantes.
Sono affascinato da avventure e viaggi e da quello che si definisce romanzo picaresco.
Poi cito “Il Profumo” di Süskind per la maestria dell’autore nel raccontare e descrivere qualcosa che riguarda l’olfatto.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Consiglierei solo di leggere il più possibile con curiosità.
Leggere e viaggiare, leggere è viaggiare.
Più si conosce meno si dipende dagli altri… ciò significa poter scegliere.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere significa comunicare a distanza e soprattutto ascoltare. Ascoltiamo un’idea, un punto di vista, una storia. Possiamo limitarci a questo o anche pensare a chi sta dall’altra parte. Leggere è provare a trovare un punto d’incontro. Non sempre funziona ma è bello provarci.
Condivido quanto scritto in questo blog da Miriam Spera:
“leggere è l’incontro/confronto con l’Altro”.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
La domanda è:
Vorresti che chi ci governa proteggesse e incoraggiasse le arti, la musica, la scrittura in quanto beni fondamentali per l’umanità?
La risposta è:
Sìissimo!!!
(Scusate la banalità della risposta e l’uso sgrammaticato del Sì).

 

Alberto Pinton

Alberto Pinton

Alberto Pinton si esibisce sulla scena jazz europea e mondiale fin dalla metà degli anni ’80.
Con la formazione “Alberto Pinton-Noi siamo” ha recentemente realizzato il cd di composizioni originali “Resiliency” per la Moserobie Music Production. Precedenti lavori discografici sono stati prodotti con i gruppi Alberto Pinton Quintet, Alberto Pinton Clear Now, Dog Out, Pinton Kullhammar Zetterberg Nordeson, Alberto Pinton Nascent.
Ha partecipato ad innumerevoli registrazioni suonando ogni tipo di flauti, clarinetti e sassofoni, ma il suo strumento principale rimane il sassofono baritono.
Si è diplomato con Laurea in Sassofono (Summa Cum Laude) Al Berklee College of Music di Boston e ha conseguito un Master in Sassofono alla Manhattan School of Music di New York. Ha studiato sassofono e teoria con Hamiet Bluiett, Joe Temperley, George Garzone, Joe Viola, Herb Pomeroy.
Ha suonato e si è esibito con, tra gli altri, Kenny Wheeler, John Surman, John Warren, Bob Brookmeyer, Maria Schneider, Jerry Bergonzi, Lennart Åberg, Nils Landgren, Kenny Werner, Tim Hagans, Peter Erskine, Joe Lovano.
Originario di Venezia, attualmente vive a Stoccolma in Svezia.

Visita il sito web di Alberto Pinton.
Vai alla pagina Facebook di Alberto.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Intuitivamente ho sempre più la sensazione che lavorare con la musica, improvvisata e jazz, abbia scelto me.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Mi vengono subito in mente tre sostantivi: tenacia, modestia, disciplina.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Sono cresciuto negli anni 60 e 70 a Porto Marghera, non c’era niente, a quel che mi ricordo. Ma la prima volta che sono entrato in una biblioteca è stato quando i locali si trasferirono da non so dove a via Beccaria. Probabilmente andavo alle medie. Ma ho sempre letto, e da piccolo leggevo i libri di mia sorella, dato che mamma e papà non avevano libri propri a casa, che io ricordi.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo di riflessione, curiosità, raccoglimento, crescita.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non ricordo assolutamente. So di aver letto “Pel di carota” di Jules Renard, almeno 4 o 5 volte, durante un’estate. Avrò avuto 7-8 anni? Non so assolutamente perché.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Uomini e topi” di John Steinbeck, letto in italiano e poi in lingua originale, come da adulto cerco di fare il più possibile.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Il signore delle mosche” di William Golding.

9. Leggere fa bene? E perché?
Per me leggere è importantissimo. Mi rendo conto di essere un lettore “peggiore” di prima, dato che spendo più tempo al computer o cellulare, e gli occhi non sono più quelli di una volta. Ma compro e leggo libri da sempre.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Come vivo la differenza tra leggere un libro virtualmente o tenendolo in mano, fatto di carta?
Differenza per me importante, ma che allo stesso tempo sembra diminuire sempre di più. Ci si abitua a tutto.

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