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Alberto Pinton

Alberto Pinton

Alberto Pinton si esibisce sulla scena jazz europea e mondiale fin dalla metà degli anni ’80.
Con la formazione “Alberto Pinton-Noi siamo” ha recentemente realizzato il cd di composizioni originali “Resiliency” per la Moserobie Music Production. Precedenti lavori discografici sono stati prodotti con i gruppi Alberto Pinton Quintet, Alberto Pinton Clear Now, Dog Out, Pinton Kullhammar Zetterberg Nordeson, Alberto Pinton Nascent.
Ha partecipato ad innumerevoli registrazioni suonando ogni tipo di flauti, clarinetti e sassofoni, ma il suo strumento principale rimane il sassofono baritono.
Si è diplomato con Laurea in Sassofono (Summa Cum Laude) Al Berklee College of Music di Boston e ha conseguito un Master in Sassofono alla Manhattan School of Music di New York. Ha studiato sassofono e teoria con Hamiet Bluiett, Joe Temperley, George Garzone, Joe Viola, Herb Pomeroy.
Ha suonato e si è esibito con, tra gli altri, Kenny Wheeler, John Surman, John Warren, Bob Brookmeyer, Maria Schneider, Jerry Bergonzi, Lennart Åberg, Nils Landgren, Kenny Werner, Tim Hagans, Peter Erskine, Joe Lovano.
Originario di Venezia, attualmente vive a Stoccolma in Svezia.

Visita il sito web di Alberto Pinton.
Vai alla pagina Facebook di Alberto.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Intuitivamente ho sempre più la sensazione che lavorare con la musica, improvvisata e jazz, abbia scelto me.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Mi vengono subito in mente tre sostantivi: tenacia, modestia, disciplina.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Sono cresciuto negli anni 60 e 70 a Porto Marghera, non c’era niente, a quel che mi ricordo. Ma la prima volta che sono entrato in una biblioteca è stato quando i locali si trasferirono da non so dove a via Beccaria. Probabilmente andavo alle medie. Ma ho sempre letto, e da piccolo leggevo i libri di mia sorella, dato che mamma e papà non avevano libri propri a casa, che io ricordi.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo di riflessione, curiosità, raccoglimento, crescita.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non ricordo assolutamente. So di aver letto “Pel di carota” di Jules Renard, almeno 4 o 5 volte, durante un’estate. Avrò avuto 7-8 anni? Non so assolutamente perché.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Uomini e topi” di John Steinbeck, letto in italiano e poi in lingua originale, come da adulto cerco di fare il più possibile.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Il signore delle mosche” di William Golding.

9. Leggere fa bene? E perché?
Per me leggere è importantissimo. Mi rendo conto di essere un lettore “peggiore” di prima, dato che spendo più tempo al computer o cellulare, e gli occhi non sono più quelli di una volta. Ma compro e leggo libri da sempre.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Come vivo la differenza tra leggere un libro virtualmente o tenendolo in mano, fatto di carta?
Differenza per me importante, ma che allo stesso tempo sembra diminuire sempre di più. Ci si abitua a tutto.

Mattia Poggi, Mitì Vigliero, Patrizia Traverso

Mitì Vigliero

Nata a Torino nel 1957, dal 1980 vive a Genova.
Mitì Vigliero è giornalista, storica e scrittrice, ha pubblicato romanzi, saggi storici, gastronomici e umoristici per Mondadori, Rizzoli, Marsilio, Idealibri.
Nel 1991, ha pubblicato “Lo Stupidario della Maturità”, un libro che aveva tutte le intenzioni di risultare un feroce e satirico atto di accusa nei confronti della scuola italiana, ma che è immediatamente diventato un best seller della narrativa umoristica, dando vita a una lunga sequela di imitazioni.
Mitì Vigliero è l’unica scrittrice donna ad essere stata premiata due volte al Festival Internazionale dell’Umorismo di Bordighera.

Visita il sito di Mitì Vigliero.
Miti Vigliero in Wikipedia.
Leggi il Blog di Mitì.
Segui Mitì in Twitter.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per una questione “mentale”; il mio cervello si è sempre rifiutato di capire e interessarsi a qualsiasi materia contenesse dei numeri. Assolutamente negata per le materie matematico-fisico-chimiche ecc, non mi restavano che quelle letterarie. Scherzi a parte, scrivere, leggere, ricercare e raccontare storie, comunicare attraverso la parola scritta e orale è sempre stata la mia passione innata. Non avrei saputo né soprattutto voluto fare altro.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Forse eclettica. Nella scrittura e nella ricerca mi occupo di svariati argomenti, specializzarmi in uno solo mi annoia. Tutti però devo avere la caratteristica di essere già esistenti nel passato. Delle cose umane (tutte, dai sentimenti alla politica agli oggetti) mi piace la loro storia, scoprire come sono cambiate nel tempo. Conoscere ieri per capire l’oggi, è basilare. Tutto però analizzato sempre con una sorta di distacco sorridente dato dall’ironia; l’umanità è tutto tranne che perfetta, occorre coglierne i limiti.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Forse quella della scuola elementare a Torino; un po’ una delusione per me, visto che i libri presenti li avevo quasi tutti a casa. La mia è sempre stata, per generazioni, una famiglia di grandi lettori; “avidi”, direi. E di collezionisti di libri; ho imparato a leggere da piccolissima sui libri d’infanzia dei miei genitori e dei vari nonni, conservati accuratamente. E li ho ancora tutti.

4. Come definiresti la biblioteca?
Per me, di qualunque dimensione sia, è sempre una Wunderkammer, una camera delle meraviglie piena di curiosità tutte da scoprire.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La luce e il silenzio; quel senso di introspezione e quiete che assomiglia molto a quello che si prova immediatamente, in una città caotica e rumorosa, entrando in una chiesa qualunque.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
A parte quelli di filastrocche illustrate dalla Mariapia (Maria Pia Franzoni Tomba) o i “Piccolissimi” della Salani letti a 3, 4 anni, il mio primo libro “da grandi” a 6 anni è stato “Il Corrierino delle Famiglie” di Giovannino Guareschi, seguito a ruota da tutti i suoi altri.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Uno solo? Impossibile rispondere.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Quando insegnavo, durante le vacanze estive davo come compito ai miei ragazzi di leggere minimo quindici libri. Ma non davo titoli; l’importante è che leggessero quello che più gradivano. Che fossero gialli, fantasy, romanzi storici, letteratura “rosa” non aveva importanza; i testi “sacri”, quelli che servono per i programmi d’italiano, li analizzavamo insieme in classe. Perché leggere per un adolescente, soprattutto nella vita quotidiana extrascolastica, deve essere un piacere, mai un’imposizione. Ovviamente di questi libri esigevo per ciascuno un riassunto scritto, minimo dieci pagine (e sì, ero una prof esigentissima…)

9. Leggere fa bene? E perché?
Perché nella vita insegna a esprimersi correttamente e brillantemente sia nella parola scritta che in quella orale; perché arricchisce il vocabolario personale di termini nuovi; perché fa pensare, riflettere; perché permette di riconoscere nella realtà accadimenti, ragionamenti, situazioni trovate descritte nei libri e magari aiuta a comportarsi di conseguenza. Insomma: leggere fa bene e basta.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Direi nessuna.

Paolo Navarro 1

Paolo Navarro Dina

Nato nel 1962 a Roma, mi sono laureato in Storia Contemporanea con 110 e lode all’Università Ca’ Foscari di Venezia.
La mia prima esperienza lavorativa è stata nella redazione del settimanale “Venezia 7” dove mi sono occupato di cronaca cittadina. Successivamente ho lavorato per alcuni anni in una televisione privata locale, Antenna Tre Nordest, sempre nell’ambito della cronaca e politica locale.
Nel 1988 ho iniziato la collaborazione con “Il Gazzettino” di Venezia lavorando nell’ufficio cronaca della città di Mestre e successivamente in quella di Venezia-centro storico.
Dopo alcuni contratti di “sostituzione ferie” durante l’estate, nel novembre del 1993 sono entrato con contratto part-time nella redazione di Venezia.
Nel 1996 sono stato assunto praticante e trasferito nella redazione periferica di Belluno dove sono rimasto fino al 2000 occupandomi di politica locale e regionale, turismo, cultura, politica sociale e sanitaria. Sono poi rientrato a Venezia per seguire servizi pubblici, politica locale e cronaca nera.
Nel 2001 sono passato alla cronaca nera nella redazione di Mestre.
Nel marzo 2007 sono stato trasferito agli esteri, iniziando a seguire le questioni di politica internazionale con particolare riferimento all’Unione Europa, il Consiglio d’Europa e le vicende dell’area balcanica e del Medio Oriente.
Dal 2010 sono ritornato nell’organico della cronaca di Venezia dove sono rimasto fino al 2017 per poi essere trasferito alla redazione centrale cultura.
Dal 2010 sono Coordinatore del Tavolo delle Associazioni Comunali per il Giorno della Memoria e socio dell’Ateneo Veneto.
Da dicembre 2013 sono consigliere della Comunità ebraica di Venezia, carica che detengo tutt’ora con delega alle Pubbliche relazioni e Comunicazione.

Paolo Navarro Dina in Facebook.
Segui Paolo in Twitter.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho scelto questo lavoro perché in casa mia entravano molti giornali. Mio padre lavorava alla Rai, nella sede centrale di Roma e doveva essere sempre informato. Poi crescendo è diventata una passione che mi rimane ancora. Ricordo ancora quando il quotidiano era composto in foglioni e che distendevo le pagine sul pavimento per essere più comodo nella lettura. Mi accucciavo in cucina o nel salotto di casa e iniziavo a leggere senza scompaginare le pagine.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Uso più di un aggettivo: tumultuosa, frizzante, affascinante e favolosa.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La prima biblioteca che ho vissuto intensamente è stata la Querini Stampalia di Venezia con le sue stanze suggestive, piene di storia, con i libri, tanti libri in esposizione che si potevano tranquillamente sfogliare e leggere. Quante volte negli intervalli, perché era la mia biblioteca preferita in periodo universitario, ho sottratto tempo allo studio, per leggere uno dei volumi esposti.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo dove poter capire l’evoluzione del pensiero (nel bene e nel male) dell’uomo. Un luogo che offre spunti per conoscere e interpretare il presente.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’organizzazione del luogo e la libertà di scegliere.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il primo libro che ho letto tutto d’un fiato “Narciso e Boccadoro” di Hermann Hesse.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Devo dire che sono molti. Da “La Famiglia Moskat” di Isaac Singer a “Molto forte incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer. Ma quello che amo di più è senz’altro “Il commesso” di Bernard Malamud.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Consiglierei “Austerlitz” di W.G Sebald.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa benissimo. Perché serve a sentirsi vivi.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Ci sono sempre domande.
Purtroppo non sempre abbiamo le risposte.

PUNTA DELLA DOGANA

MIRIAM Spera

Miriam Spera

Allieva di Edda Albertini, in teatro ha recitato con Ugo Pagliai, Paola Gassman, Valeria Moriconi, Pino Micol, Gianrico Tedeschi, Manuela Kustermann, Silvano Tranquilli, affrontando testi di Pirandello, Shakespeare, Calderon de la Barca, Thornton Wilder, Agatha Christie. Diretta da Luca Tintori è stata la protagonista di “Figli di un dio minore” di Mark Medoff, spettacolo per il quale ha studiato la lingua dei segni.
Nel 2007 nasce il sodalizio con il regista Rosario Tronnolone che l’ha diretta in “Persona” di Bergman, “Il Leone d’Inverno” di Goldman, “La Voce Umana” di Cocteau, “Tradimenti” di Pinter, “Hedda Gabler” di Ibsen, “Pietà” di A. Saalbach e in “Giovanna d’Arco” di M. L. Spaziani. Per il Teatro Integrato Europeo ha interpretato con Patryk Pawlak “Helver’s Night” di Villqist, spettacolo bi-lingue (Italiano e Polacco) per la regia di Mariagiovanna Rosati Hansen.
Ha firmato la regia di “Variazioni enigmatiche” di Schmitt.
È autrice di: “Anelli d’inchiostro” “Čechovskaja”, “Il Gabinetto del dottor Poquelin”, “Nel cerchio di gesso”. Ha scritto e pubblicato, per Intermedia Edizioni, “Physique des rôles” e “La recita di Lolek” (dei quali è anche interprete per la regia di Renato Cecchetto).
Parallela al teatro, la sua attività in RAI e alla Radio Vaticana. Ha prestato la voce all’Audioteca dell’Unione Italiana Ciechi nella produzione “Il Libro Parlato”. Come dialoghista si è occupata di programmi per la Disney dedicati all’infanzia e all’adolescenza. Come giornalista pubblicista ha scritto per il programma radiofonico “A Tutto Libro” e curato la parte critica dei cataloghi dello scultore Ennio Tesei. Nel 2008 ha dato vita a “Come in Uno Specchio”, associazione culturale che attraverso spettacoli, stage e corsi di formazione, si prefigge di evidenziare il valore sociale e spirituale del teatro.

Visita la pagina Facebook di Miriam.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per scontentezza. Di fronte a un reale che imponeva e impone di scegliere uno o pochi ruoli da interpretare per tutta la vita, soffocando le molteplici parti che compongono un essere umano, recitare rappresentava e rappresenta una sorta di passaporto. Viaggiare in altri animi potendo ritornare, comunque, a se stessi. Scrivere per il Teatro mi offre, poi, la possibilità di creare “il mondo che vorrei”.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Disvelatrice.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Una piccola, privata, appartenente a una coppia di amici dei miei genitori. Anziani, senza prole, i due vi trascorrevano i momenti successivi al loro risveglio. L’immagine di loro intenti a bere il caffè, circondati dai libri, mi ispira ancora un senso di completezza. Di felicità.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un pianeta.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’odore.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Una raccolta di fiabe di tutti i paesi del mondo.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
La tetralogia “Giuseppe e i suoi fratelli” di Thomas Mann.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“La Storia” di Elsa Morante.

9. Leggere fa bene? E perché?
Fa bene e fa male. Perché è sempre un incontro, imprevedibile, con l’Altro.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Nel futuro vedi biblioteche?
Sì. Così come vedo orti e giardini.

Miriam Spera physique

la copertina di “Physique des roles”

 

 

 

 

 

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Sara Rattaro

Sara nasce in una famiglia di commercianti genovesi specializzati in ottica.

Laureata in Scienze Biologiche e in Scienza della Comunicazione, esordisce nella scrittura con il romanzo “Sulla sedia sbagliata” nel 2009 per l’editore Mauro Morellini.
Nel 2011 scrive il suo secondo romanzo “Un uso qualunque di te”. Nello stesso anno incontra l’agente letterario Silvia Meucci con la quale instaura un rapporto lavorativo e personale bello e proficuo. Il romanzo viene scelto da Giunti Editore. Il libro esce il 14 marzo 2012 con 20.000 copie vendute in una settimana e viene tradotto in nove lingue. Una confessione tutta al femminile di Viola, mamma e moglie controversa che insieme alla figlia Luce e al marito Carlo danno vita ad una storia che “esplode nella testa e nel cuore”, diventando un vero fenomeno del passaparola tra i lettori.
Con il suo terzo romanzo Sara incontra Garzanti che nel maggio 2013 pubblica il best seller “Non volare via” che entra immediatamente nelle classifiche permanendovi per molte settimane. All’estero si conferma in Europa e vola oltreoceano conquistando anche il Brasile.
Nel settembre del 2014, sempre con Garzanti, pubblica “Niente è come te”, una storia vera che tratta di un tema molto delicato: la sottrazione internazionale dei minori. E’ l’emozionante storia di un papà e di una figlia, Francesco e Margherita, che si rincontrano dopo 10 anni.
Nel 2015 Garzanti ha ripubblicato il suo primo romanzo “Sulla sedia sbagliata”.
A Marzo 2016 è stato pubblicato “Splendi più che puoi”, un romanzo che affronta con delicatezza il difficile argomento della violenza di genere: una storia toccante, profonda e carica di speranza.
Sara ha vinto il Premio Città di Rieti 2014 con il libro “Non volare via” e il Premio Bancarella 2015 con il libro “Niente è come te”. Nel 2016 si è aggiudicata il Premio Rapallo Carige per la Donna Scrittrice con il romanzo “Splendi più che puoi”.
Nella Primavera del 2017 verrà pubblicato il nuovo romanzo di Sara, edito da Sperling & Kupfer.

Visita il sito di Sara Rattaro.
Vai alla pagina Facebook di Sara.
Sara Rattaro in Twitter.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per passione. Da ragazza amavo scrivere ma ero terrorizzata dal far leggere i miei lavori. Avevo paura del giudizio degli altri. Un giorno, una decina di anni fa, mi sono fatta coraggio ed è iniziata l’avventura.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Spontaneo.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ero una studentessa e andavo spesso nelle biblioteche della mia città a consultare i libri per approfondire le materie da studiare.

4. Come definiresti la biblioteca?
E’ un luogo intenso.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’odore di carta stampata.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Zanna bianca” di Jack London.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“La notte di Lisbona” di Erich Maria Remarque, perché me lo leggeva mio nonno.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Tutti i libri di Remarque.

9. Leggere fa bene? E perché?
Cura l’anima, fa sognare e ti permette di essere in due posti contemporaneamente.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Cosa consiglieresti ad un esordiente per sopravvivere nel mondo degli scrittori?
Determinazione e tanta umiltà.

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La copertina di “Splendi più che puoi”, ed. Garzanti.

Sara Rattaro sarà ospite della Biblioteca di Spinea mercoledì 8 marzo 2017 alle ore 20,45 per un incontro durante il quale si parlerà del suo romanzo “Splendi più che puoi”.
Info: info@biblioteca-spinea.it
tel. 041 994691

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Monica Silva

Monica Silva da anni svolge workshop sulla psicologia del ritratto in Italia e all’estero base solida sulla quale svolge i suoi lavori. Predilige ritrarre i soggetti attraverso una profonda lettura della società di oggi. Le sue fotografie sono state pubblicate sulle più importanti testate nazionali ed internazionali.

Scopre di più su Monica Silva nel suo sito.
Guarda il video del suo speech al TEDxRovigo.
Monica in Twitter.
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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché la fotografia per me è vita, ha salvato la mia esistenza. Viene da dentro, non posso vivere senza!!

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Creativa.

 

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“My Hidden Ego” di Monica Silva

 

 

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
L’odore dei libri. È orgasmico!! Passerei ore ad odorare le pagine dei libri antichi per scoprire le tracce dei precedenti lettori. E’ un po’ animalesco ma sincero.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo sacro dove elevare lo spirito. Quando entro in una biblioteca o una libreria, lascio che sia il libro a scegliere me. Quando ciò accade contiene sempre il messaggio di cui ho bisogno. E’ per questo che trovo che sia un luogo sacro.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Scoprire che ho tanto da imparare. Perché per quanto si legga non sappiamo mai abbastanza. Ciò mi aiuta a tenere i piedi per terra, ad essere umile.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
La Bibbia. Non per scelta ma per imposizione. Poi il primo libro che ho letto per scelta personale, che mi ricordo come se fosse oggi, fu un giallo di Agatha Christie “I Sette Quadranti” e da lì in poi ho letto quasi tutti i suoi gialli.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Il nome della rosa” di Umberto Eco. Mi ha letteralmente trasportata nel 1300, epoca in cui si svolge la storia. Era talmente reale che sentivo gli odori ed il rumore che faceva la penna sulla pergamena.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Il mio nome è Usher Lev” di Chaim Potok del 1972. Parla di vita vissuta, di arte, di dolore, di allegria, di religione, di viaggi e molto altro. Un libro fantastico!

9. Leggere fa bene? E perché?
Apre la mente delle persone. Insegna a non avere pregiudizi. Insegna a viaggiare con la fantasia. Questo permette alle persone di essere meno incattivite con la vita.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Cosa accadrà alla letteratura tra qualche anno visto che la tecnologia sta trasformando le abitudini dei lettori oggi?

E questa è una domanda per la quale lascio al lettore la risposta  😉

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Max Paiella (foto di Masimiliano Fusco)

Ho iniziato il mio percorso professionale come disegnatore e quando mi capitava di vedere un comico esibirsi mi vergognavo per lui, dicevo tra me e me: “Ma come fa a fare sto lavoro?”.
Poi, mentre frequentavo l’Accademia di Belle Arti di Roma negli anni ’90, ho iniziato a cantare e suonare la chitarra e dopo avere terminato gli studi ho incominciato a lavorare nei locali notturni della capitale.
Le prime apparizioni televisive sono state in “I ragazzi del muretto” su Rai2, “Linda e il brigadiere” con Nino Manfredi su Rai1, “Telenauta 69” con Lillo e Greg” e “Mhhhh” di e con Serena Dandini. Ho debuttato al cinema nel 2001 con “Blek Giec” di Enrico Caria.
All’epoca svolgevo parallelamente anche l’attività di storyboarding per il cinema e la pubblicità.
Nel 2001 ho iniziato a frequentare La Fattoria dei Comici, laboratorio teatrale del teatro Ambra Jovinelli. Nel frattempo suonavo con Renzo Arbore e i Swing Maniacs, con cui ho fatto due dischi, numerose tournée e programmi televisivi tra cui lo spettacolo di varietà “Meno siamo meglio stiamo” su Rai1.
Dal 2004 sono ospite fisso nella trasmissione radiofonica “Il Ruggito del Coniglio” di Marco Presta e Antonello Dose in cui interpreto numerosi personaggi, sketch e momenti musicali.
La mia attività musicale proseguiva con “The Blues Willies” assieme a Claudio Greg Gregori.
Ho anche portato in scena spettacoli teatrali scritti da me: “Serenate Coniglie” al Teatro Dei Satiri di Roma, “Max paiella show” al Piccolo Brancaccio “Max Paiella Recital” al Teatro Ambra alla Garbatella.
Ho preso parte a tre edizioni di “Parla con me” condotte da Serena Dandini su Rai3 .
Nel 2010 ho vinto il prestigioso Premio della Satira di Forte Dei Marmi per l’imitazione di Augusto Minzolini, allora direttore del tg1. Lo stesso anno inizia la mia partecipazione a “610” di Lillo, Greg e Alex Braga in onda su Radio2 Rai.
Tra il 2012 e il 2013 ho partecipato a “The show must go off” condotto da Serena Dandini su La7.
Ho collaborato con Diego Bianchi a Gazebo, in onda su Rai3.
Tra il 2013 e il 2015 è andata in onda la mia trasmissione radiofonica “Max Paiella tutto compreso” sempre su Radio2 Rai.
Probabilmente ho dimenticato qualcosa, non me ne abbiate! Sono solo un fantasista!!!

Visita il sito di Max Paiella.
Vai alla pagina Facebook di Max.
Max Paiella in Twitter: @MaxPaiella

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
È lui che ha scelto me, in alternativa non avrei potuto fare molto altro se non insegnare disegno e fare storyboards.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Se può andare bene anche un sostantivo, direi Fantasista.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ero alla Biblioteca Teatrale del Burcardo a Roma per un esame di scenografia.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo dove il silenzio è piuttosto vivace.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La quiete apparente.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Il barone rampante” di Italo Calvino.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Uno qualsiasi di Ennio Flajano.

9. Leggere fa bene? E perché?
Perché arricchisce le emozioni.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
“Quanti libri hai iniziato e lasciato a metà?”
Troppi, ma i due terzi li finirò.

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