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Gianluca Ascione

Gianluca Ascione

SPECIALE MESTHRILLER 2018
Laureato in legge, è nato a Treviso nel 1975 e risiede tuttora nel trevigiano. Scrittore dedito alla sperimentazione di diverse tipologie letterarie, si è poi specializzato nella stesura di gialli e noir. I primi approcci di genere risalgono al 2008 in cui ha vinto il premio Gran Giallo Città di Cattolica col racconto “Fino all’ultimo respiro” (ed. I Gialli Mondadori). Nel 2009 ha vinto il concorso per scrittura drammaturgica ReciproCittà, oggetto di una rappresentazione teatrale. Nel 2010 è stato finalista del premio Trichiana-paese del Libro, edito nell’antologia L’Appuntamento (ed. Kellerman). Nel 2012 ha vinto il premio Gran Giallo di Romagna con un racconto dedicato a Diabolik nel cinquantenario del fumetto. Nel 2013 un suo inedito è stato inserito nella raccolta Montevarchi in Giallo e ha pubblicato il suo romanzo d’esordio “Gocce di silenzio” (ed. Tindari-Patti). Nel 2014 ha pubblicato il primo romanzo noir “Polvere & Ombra” (Panda edizioni), finalista al concorso La Provincia in giallo. Nel 2016 ha pubblicato il noir “Rapsodia in rosso” (Panda edizioni), premiato al concorso San Giuliano in Giallo e ha vinto il concorso Rosso d’Inverno. Inoltre ha vinto il concorso Il Castagno con un racconto sulla Grande Guerra.

Nel 2017 ha pubblicato il thriller storico “Le canaglie del Venerabile” (Panda edizioni) che sarà presentato in Biblioteca a Spinea (VE) martedì 13 novembre 2018 a partire delle ore 18,00 nell’ambito del Festival dei libri gialli Mesthriller.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Con la scrittura ho trovato il modo più felice per permettere alla mia immaginazione di non rimanere ingabbiata.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Più che un aggettivo, un’espressione: piacevole fatica.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Primo anno di università, biblioteca storica di Treviso. Ricordo il clima di silente austerità che dominava l’ambiente e di aver ricevuto un gettone numerato che indicava il posto a sedere. Una seduta di legno, dura e disagevole, ma al tempo stesso stimolante. Una sorta di metafora della vita.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo alieno alla banalità in cui soddisfare la voglia di sapere.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La biblioteca è una sorta di “polis armonica”: ci convivono adulti e bambini, uomini e donne, studiosi e semplici lettori. Tutti sono alla ricerca di un qualcosa che appaghi la propria curiosità e nessuno resta deluso.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il primo libro? Accidenti è passato tanto di quel tempo, chi se lo ricorda! Forse “La capanna dello zio Tom” di Harriet Elizabeth Beecher Stowe o “La secchia rapita” di Alessandro Tassoni durante una convalescenza: erano due libri presenti in casa.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Può sembrare retorico, ma ogni libro lascia qualcosa: un sorriso, una lacrima, un brivido, una sensazione di pienezza, il desiderio di conoscenza, la leggerezza prodotta dalla possibilità di estraniarsi dall’ordinario. Sarebbe ingrato e ingiusto nominarne uno solo, umanamente impossibile ricordarli tutti.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Il Nuovo Testamento.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere è conoscenza e la conoscenza rende liberi, oltre a permettere un sano confronto. E qualche volta fa pure bene al cuore: più di così!

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Hai un sogno da realizzare? La risposta, ovviamente, resta avvolta dal mistero…

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Francesco Rrecami

Francesco Recami

SPECIALE MESTHRILLER 2018
Scrittore fiorentino, Francesco Recami con Bianca Sferrazzo, nel 1998 scrive per Giunti “Celti e Vichinghi”. Nel 2000 pubblica due titoli con Mondadori Education: “Assassinio nel Paleolitico” e “Trappola nella neve”.

Ma la sua popolarità arriva con l’editore Sellerio, e particolarmente con il ciclo di romanzi dedicati al pensionato Amedeo Consonni: “L’errore di Platini” (2006), “Il correttore di bozze” (2007), “Il superstizioso” (2008, finalista al Premio Campiello 2009), “Il ragazzo che leggeva Maigret” (2009, con il quale vince il Premio Scrittore Toscano), “Prenditi cura di me” (2010), “La casa di ringhiera” (2011), “Gli scheletri nell’armadio” (2012), “Il segreto di Angela” (2013), “Il caso Kakoiannis-Sforza” (2014). Il suo racconto “Il mostro del Casoretto” appare nell’antologia Sellerio “La scuola in giallo”, del 2014. Del 2015 è invece il romanzo “Piccola enciclopedia delle ossessioni”, sempre per la casa editrice palermitana.

Del 2018 è l’ultimo romanzo “Il diario segreto del cuore” che sarà presentato martedì 6 novembre a partire dalle ore 18,00 in Biblioteca a Spinea (VE), nell’ambito del Festival dei libri gialli, noir e thriller MESTHRILLER.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Dunque, di mestiere io faccio l’editor, soprattutto in settori scientifici, biologia molecolare, genetica e biochimica. Non l’ho mica scelto, mi ci sono trovato, essendo io laureato in filosofia antica. L’altro mestiere, ma alcuni inorridiscono a chiamarlo mestiere, è scrivere narrativa. Io non inorridisco e anche questo non l’ho scelto, mi ci sono trovato scrivendo.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Se si intende quella di scrittura direi ansiolitico.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Quando ero ragazzo frequentavo la Biblioteca di Bagno a Ripoli, località in provincia di Firenze, dove per combinazione sono nati i miei figli. Eppure io abitavo da un’altra parte. Vorrà dire qualche cosa? Non credo.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo di aggregazione. Non sempre lo è ma spesso lo è.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Prendo i libri a prestito, li leggo, quelli che mi piacciono me li compro.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non me lo ricordo. Uno dei primi “La teleferica misteriosa” di Aldo Franco Pessina.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Bah, diversi, per esempio “Le gomme” Alain di Robbe-Grillet. Ma quelli che mi lasciano un ricordo più duraturo di solito sono quelli che scrivo io.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Uno di saggistica. Per esempio Walter Benjamin, “L’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica”.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere narrativa toglie l’ansia, almeno in parte. Leggere testi informativi, argomentativi, scientifici fa crescere il cervello. Leggere schifezze non fa bene.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Quelle tipiche domande che suonano “È vero che a un certo punto nella scrittura è il personaggio stesso che detta la storia?”. La risposta sarebbe: “E chi l’ha detta questa scemenza?”.

Alessandro Sbrogio BN

Alessandro Sbrogiò

SPECIALE MESTHRILLER 2018
Nato a Catania nel 1963, a 21 anni si è trasferito nel Veneto dove ha conseguito il diploma di contrabbasso presso il Conservatorio di Venezia. E’ stato uno dei fondatori della Venice Baroque Orchestra, con cui ha inciso per Sony American e DOG, e ha collaborato con nomi di primo piano nell’ambito della cultura musicale antica. Abbandonata l’attività concertistica, si è occupato di progetti culturali nell’ambito della rete Doc. Contemporaneamente ha proseguito la sua attività di musicista dedicandosi alla composizione con specifico interesse per il teatro, la danza e il cinema. E’ uno dei fondatori di Magister Espresso Orchestra e con questa formazione ha registrato e prodotto il CD di sue composizioni “Banda Vaga”, edizioni Freecom Music.

“Cadenze d’inganno”, vincitore del Premio Lorenzo da Ponte 2017 indetto dalla casa editrice Diatsema, è la sua prima pubblicazione. Il romanzo sarà presentato martedì 6 novembre a partire dalle ore 18,00 in Biblioteca a Spinea (VE), nell’ambito del Festival dei libri gialli, noir e thriller MESTHRILLER.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
In realtà nella vita si crede di scegliere, ci si accorge solo dopo che è tutto un susseguirsi di eventi, un allinearsi (o no) di pianeti, di varianti, ostacoli, cambi direzione e quanto ne segue. Il mio momento di scelta è stato quando ho deciso di frequentare il Conservatorio, ovviamente perché ho sempre amato suonare. Poi è stato tutto un evolversi di situazioni: ho fatto a lungo il concertista e al momento mi occupo di progetti culturali nell’ambito della grande rete Doc: è un lavoro che mi riempie di soddisfazione. Ho la certezza di supportare tantissimi artisti e più artisti attivi ci sono migliore è la nostra società. La musica, e anche la scrittura, rimangono comunque centrali nella mia vita e dedico loro tutto il mio tempo libero.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
A volte mi sento come Mr Wolf in Pulp Fiction, uno che risolve problemi, solo che io mi occupo di artisti, lavoratori dello spettacolo e cultura.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Quella della mia scuola elementare in Sicilia: in realtà un armadietto con qualche decina di volumi. Al bidello parve strano quando gli chiesi di prestarmi un libro, riuscii a leggerli tutti.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un paradiso in cui perdersi.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Adoro vedere gli scaffali colmi di libri che arrivano in alto: credo siano una bella metafora della lettura. Mi da anche frustrazione: è un grande dispiacere sapere di non poterli leggere tutti.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il primo me lo hanno letto, “Le Mille e una Notte”, indimenticabile. Il primo che ho letto da solo, di cui ho un ricordo preciso, è stata una fiaba per bambini dal titolo “Nano Pancetta” di Adelaide Cremonini, ma preferivo di gran lunga le Mille e una Notte.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Sicuramente “Frammenti da un discorso amoroso” di Roland Barthes. Mi ha aperto le porte di tanta altra letteratura e saggistica.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
A un giovane non potrei che consigliare Italo Calvino, magari “Il Barone Rampante”. Avvincente e perfetto.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere concima il cervello e la coscienza. Ed è anche terapeutico.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Che mi fosse chiesto come mi definisco in questo momento della mia vita: ecco, a riguardo della musica e della scrittura, mi piace definirmi un “Nobile Dilettante”, anche se mi affretto a precisare che, purtroppo, nobile non sono.

 

davide chiarantini

Davide Chiarantini con Barbara Giuliani

Più che uno scrittore preferisco definirmi un sognatore, che scrive dei suoi sogni e di quello che ascolto nei miei pensieri. E lo faccio meglio navigando, con la fantasia e nella realtà, su una piccola barca di appena sei metri che veleggia tra le isole del Tirreno. Sono poi designer di servizi, velista, viaggiatore, musicista, padre, compagno di una donna coraggiosa e folle, come tutte le grandi donne. Realtà che si mischiano continuamente in un insieme sistemico tendente al caos.
Ho cominciato a scrivere prestissimo, dato che mia madre mi insegnò la scrittura già a quattro anni, e mio padre pittore a tradurre in tratti idee, emozioni e colori. Fin da piccolo immaginavo e scrivevo storie, racconti, poesie, mi inventavo giornalini per la scuola o per i team sportivi dove facevo attività agonistica, scrivevo i testi in un paio di Radio “libere”, come si diceva allora (sono del 1961), divoravo libri, fumetti, musica di tutti i generi.
Ogni viaggio di piacere o di lavoro diventava un racconto, scritto su quaderni e arricchito di disegni, quando ancora non esistevano le tecnologie digitali che ora permettono di fissare qualsiasi istante. Ma in fondo l’immagine che più rimane impressa è quella generata da un racconto.
Con l’avvento dei social, ho cominciato a raccontare le avventure vissute sulla mia piccola barca, sempre più seguite e richieste. Alla base dei racconti, la consapevolezza che si può andare in barca a vela anche con budget minimi, dimostrando che non è la barca che fa il marinaio, ma è l’uomo al timone, con le sue scelte, la sua tecnica e la sua passione, a fare la differenza. L’ebook “Sei per due – La vela possibile” è tra i testi di vela più venduti, grazie anche all’editore Studia Rapido, che ha creduto nei miei racconti. Non è un manuale tecnico, anche se svela tanti trucchi per vivere il mare su una piccola imbarcazione senza farsi mancare alcun comfort, ma è soprattutto un racconto di passione per la vela e per il mare, in tutte le sue manifestazioni. Gli incontri con i delfini e le balenottere, i cieli stellati, le tempeste improvvise, l’ozio delle bonacce. “Sei per due” in fondo mette al centro l’uomo e le sue capacità, in una sorta di liberazione dal superfluo che lo pone di fronte alla Natura con pochi mezzi ma sfruttati al meglio con perizia, con approccio tra il filosofico e il nologo, in un contesto di libertà anche dalle convenzioni e non solo nelle rotte da seguire.
I racconti proseguono sul blog Sei Per Due dove vivono nuove avventure, trucchi, consigli e normativa per vivere il mare da appassionati di quelli che sono anche un po’ pirati veri.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché l’ho sempre fatto. Anche se non è il mio lavoro principale, ho sempre scritto perché adoro sognare. Quindi non l’ho scelto, è lui che ha scelto me, fin da quando inventavo bugie perfette da ragazzino. E’ come se avessi accanto un altro me, pronto a raccontarmi storie e fantasie, rime e poesie, personaggi e disegni. Forse dovrei chiedere a lui.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Coinvolgente. Sia per me, sia per chi legge le mie storie. Quando scrivo entro nel personaggio, nelle situazioni, ne sento gli odori, il ritmo, ne vedo i colori.
Il commento che più mi gratifica da parte di chi legge è quello che suona più o meno così: “nel leggerti sembra di essere a bordo con te”.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Il primissimo è quello della biblioteca della scuola, alle medie. Rimanevo incantato nell’osservare i libri e leggerne i titoli dal dorsetto, curiosando anche su come erano stati catalogati. Poi l’austera biblioteca di Giurisprudenza alla Sapienza. E ancora la Biblioteca Nazionale a Roma, dove ancora adesso mi rifugio ogni tanto per trovare silenzio e quiete se, capitando in zona, devo concentrarmi e scrivere. Per ultima, la bibioteca di reperti dell’altro secolo e più, nella società di Service Design, dove ho la fortuna di lavorare come primo lavoro: si respira quell’aria di racconti e personaggi anche lì, di quelli che sembrano prendere forma nella stanza.

4. Come definiresti la biblioteca?
Quel luogo magico di sogno e conoscenza che si unisce con tutte le bilbioteche del mondo in un sapere Universale. Una evoluzione della biblioteca scoperta da Guglielmo da Baskerville ne “Il nome della Rosa”.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Lo stimolo allo studio, la curiosità della scoperta, il contatto con i libri, il lasciarsi tentare da ciò che ancora non si conosce e accarezzare da ciò che si conosce già.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
La collana enciclopedica “Conoscere”, che sfogliavo fin da piccolissimo, riconoscendo le figure prima ancora dei testi. La conoscevo talmente a memoria da sapere in quale volume era un determinato argomento. Parlando di libri veri e propri il primo è stato, credo, “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Il barone rampante”, di Italo Calvino, la ribellione alle convenzioni, fino all’ultimo respiro.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Tutti, così da sviluppare il proprio spirito critico di persona consapevole e autonoma. Ogni libro, anche il peggiore, può dare degli spunti, se non altro per riconoscerlo come tale. Non esistono libri da consigliare, esiste un consiglio: leggere, tutto e tanto. Il leggere viene subito dopo il respirare.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa bene perché fa immaginare, imparare, gioire, piangere, amare, odiare. Leggere rende consapevoli, insegna, prepara, costruisce. Leggere rende liberi più della libertà fisica, perché il pensiero generato dalla lettura vola ovunque e vede ovunque. Chi non legge non sa, soprattutto di sé stesso.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Cosa fai nella vita?

Non lo so, lo sto leggendo via via. Ogni pagina è una scoperta.

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Saturno Buttò

Nato a Portogruaro nel 1957, Saturno Butto’ studia al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Venezia, diplomandosi nel 1980. La sua opera e’ caratterizzata da una personalissima interpretazione formale dell’arte sacra europea e da una perizia tecnica impeccabile, che ricorda quella dei grandi maestri della nostra tradizione pittorica.

“Io ritraggo persone. Mi interesso dell’identità e delle implicazioni psicologiche.
Non mi preoccupo della reazione che il pubblico ha davanti alle mie opere.
Lavoro per me stesso e un fine catartico non lo escluderei.
Dipingendo cerco qualche cosa che mi emozioni e che soddisfi le mie curiosità: sono attratto da quello che non conosco, spesso dal lato negativo della psicologia umana”, in perfetto accordo con quanto sosteneva Geoffrey Hartman: “La grande arte è sempre scortata dalle sue due oscure sorelle, l’empietà e la pornografia”.Microsoft Word - manifesto .docx

Saturno Buttò, con la mostra “Ieratico/Eretico”, esporrà una selezione dei suoi quadri dal 6 al 21 ottobre 2018 a Spinea (VE) presso lo spazio espositivo dell’Oratorio Santa Maria Assunta in via Rossignago, nell’ambito della rassegna “Paradisum Theatrum 2018” a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella.
Presentazione e testo critico a cura di Barbara Codogno e Boris Brollo.
All’inaugurazione di sabato 6 ottobre alle ore 18,30, con la presenza  dell’autore.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Non so neppure se definirlo un lavoro, anche se ora mi guadagno da vivere con la pittura. Non credo di aver scelto nulla, solo che “l’esercizio creativo” mi ha sempre accompagnato, giorno dopo giorno. Non ho fatto altro che assecondare il piacere di creare immagini.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Non saprei, spesso mi sento dire che è “inquietante”, ma non mi interessa molto.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Credo quella della scuola o forse della parrocchia, giù di lì comunque, anche se non ricordo bene.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo evocativo.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il clima ovattato.

6.Quale è stato il primo libro che hai letto?
Credo sia stato “I ragazzi della via Pal” di Ferenc Molnàr.

7.Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Alcuni per la verità. In un periodo dove non vedevo l’ora di ritrovarmi, la sera, per continuare la lettura, cosa che non mi succede più, purtroppo. Cito: “Le due inglesi e il continente” e “Jules e Jim” ambedue di Henri-Pierre Roché.

8.Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Narciso e Boccadoro” di Herman Hesse.

9.Leggere fa bene? E perché?
Ma naturalmente sì, fa benissimo! Soprattutto in tempi come questi, dove tutto è banalizzato e reso superficiale dai social. Un ottimo esercizio per distinguersi ed imparare a comunicare con gli altri in un modo più personale.

10.A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Non mi piacciono le interviste, mi presto mio malgrado. Dunque, mi bastano queste.

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“Angeli” – Saturno Buttò

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“Roberta 2018” – Saturno Buttò

Emanuela Canepa

Emanuela Canepa

 

Nata a Roma dove si è laureata in Storia Medievale, vive a Padova dal 2000.
Lavora come bibliotecaria per l’Università e si occupa di assessment in psicologia.
Nel 2017 ha vinto la XXX edizione del Premio Calvino con il romanzo “L’animale femmina“, pubblicato da Einaudi Stile Libero ad aprile del 2018.

Visita la pagina Facebook di Emanuela Canepa.

Emanuela in Instagram: lamanucanepa

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
In effetti è lui ha scelto me. Quando mi sono trasferita a Padova ho tentato diversi concorsi e per prepararmi andavo in biblioteca. In quella del Liviano, alla facoltà di Lettere, ho fatto amicizia con una bibliotecaria che mi ha dato alcune dritte per prepararmi al meglio ai concorsi banditi dall’università. Ho provato ed è andata bene.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Paziente. E non è una qualità di cui sono particolarmente dotata.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Sono nata a Roma alla fine degli anni ’60. Il concetto di biblioteca di quartiere era inesistente, ed è rimasto tale per vent’anni ancora. In compenso c’era un numero immenso di straordinarie biblioteche storiche: la Vallicelliana, la Casanatense, la Vaticana, l’Angelica, solo per dire le più famose. La prima davvero imponente in cui sono entrata è stata la biblioteca dell’École Française a Palazzo Farnese. Era talmente bella che credevo di morire. I primi due giorni l’ho girata in lungo e in largo, come fosse uno scavo di carta. Ci ho messo un po’ per ritrovare la calma e mettermi seduta a studiare.

4. Come definiresti la biblioteca?
Più che un luogo le biblioteche sono stati dell’anima. Mi piace usare le parole di Rilke: È bello stare in mezzo a uomini che leggono.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il fatto che anche se sei in compagnia non occorre parlare ed è fisiologico leggere. Non mi serve molto altro per essere felice.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Onestamente non saprei perché è passato parecchio tempo, purtroppo. Posso dire qual è il primo che ricordo, però. La “Trilogia” di Italo Calvino. Un ricordo indelebile. È il libro che mi ha fatto capire che tutti possiamo avere una seconda vita sulla carta.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“L’opera al nero” di Marguerite Yourcenar. Ho pensato che se al mondo esistevano una scrittrice simile e un personaggio come Zenone, poteva valere la pena qualsiasi cosa.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Gli consiglierei di non accettare consigli. Da nessuno. E di mettersi a leggere solo quello che attira la sua attenzione. Consigliare i giovani mi pare rischiosissimo per una vocazione anarchica come deve necessariamente essere la lettura.

9. Leggere fa bene? E perché?
Non so se mi sento di sottoscrivere quest’affermazione. Preferisco pensare che fa bene essere se stessi. Fa bene la ricerca della verità. Fa bene per quanto possibile evitare la dissimulazione di sentimenti o intenzioni sincere in nome di astratti timori o galatei. Per tutte questi percorsi la lettura è una fonte inesauribile di suggerimenti, e può essere di enorme aiuto. Però se poi uno trova un’altra strada per fare la stessa cosa, non mi sento di metterla in una condizione gerarchicamente inferiore alla lettura. A parte il fatto che dire che leggere fa bene per principio è un po’ assolutorio. Il mondo è pieno di gente a cui leggere non ha fatto bene per nulla. Anzi. Come ogni input, leggere è un’attività neutra. Può fare bene o male a seconda della cornice in cui la inscrivi.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Adesso che hai pubblicato un libro, c’è un vantaggio tangibile a cui non avevi pensato quando scrivevi solo per te?
Sì, uno, enorme: un sacco di editori – non solo il mio, intendo – ti spediscono i libri a casa. Gratis. Ancora non ci credo.

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L’animale femmina – Einaudi, 2018

Piergiorgio Pulixi

Piergiorgio Pulixi

Nato a Cagliari nel 1982 e vive a Milano. Fa parte del collettivo di scrittura Sabot creato da Massimo Carlotto. Insieme allo stesso Carlotto e ai Sabot ha pubblicato “Perdas de Fogu” (edizioni E/O 2008), e singolarmente il romanzo “Donne a Perdere” (Edizioni E/O 2010).
È autore della saga poliziesca di Biagio Mazzeo iniziata col noir “Una brutta storia” (Edizioni E/O 2012), e proseguita con “La notte delle pantere” (Edizioni E/O 2014), “Per sempre” (edizioni E/O 2015), e chiusa col romanzo finale della quadrilogia “Prima di dirti addio” (Edizioni E/O 2016) romanzo vincitore del Premio Corpi Freddi Awards 2016, menzione speciale della giuria al Premio Metamorfosi 2016, e vincitore del Premio Garfagnana in Giallo 2016.
Nel 2014 per Rizzoli ha pubblicato anche il romanzo “Padre Nostro” e il thriller psicologico “L’appuntamento” (Edizioni E/O).
Nel 2015 ha dato alle stampe “Il Canto degli innocenti” (Edizioni E/O), primo libro della serie thriller “I Canti del Male”. Nel 2015 e nel 2016 Pulixi è stato premiato ai Corpi Freddi Awards come miglior autore italiano dell’anno. Nel 2016 vince il Premio Serravalle Noir 2016.
Nel 2016 scrive insieme a Massimo Carlotto “Lovers Hotel” la prima serie audio originale in sei puntate che verrà diffusa sulla piattaforma Audible. Sempre nel 2016 vince il Premio Vanity Fair per il miglior personaggio letterario femminile per il suo commissario Carla Rame.
Nel 2017 pubblica la sua prima antologia di racconti intitolata “L’ira di Venere” (CentoAutori Edizioni) e il romanzo “La scelta del buio ” (Edizioni E/O).
Nel 2018 pubblica per Rizzoli il thriller “Lo stupore della notte”.

Sabato 7 giugno 2018 Piergiorgio Pulixi sarà, nell’ambito della Notte Gialla, nella Biblioteca di Spinea per presentare il libro “Lo stupore della notte”.
Conduce Stefano Cosmo.
Aperitivo con l’autore alle ore 20,00 – Incontro con il pubblico ore 21,00.

Visita la pagina Facebook di Piergiorgio Pulixi

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché forse non avrei potuto fare altro. Sono stato da sempre un grande lettore. La passione per i libri e per le storie mi ha accompagnato per tutta l’infanzia e l’adolescenza. Sono innamorato delle parole, del loro fascino e del loro potere. Questo innamoramento mi ha portato a scrivere il primo romanzo e da lì non sono più riuscito a smettere. Così come la lettura anche la scrittura dà dipendenza. È una dipendenza che va gestita con professionalità e cum grano salis.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Sorprendente.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La maestosità degli scaffali e lo scintillio di colori delle copertine della Sezione per ragazzi: vuoi per la mia bassa statura, ma quel luogo mi sembrava immenso. Un paradiso per un bambino. Un rifugio e un ponte per tanti altri mondi.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un imprescindibile centro di resistenza culturale, uno dei pochi luoghi in cui la parola democrazia ha davvero senso.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La sensazione di sentirsi a casa, di poter trascorrere tutto il tempo che vuoi a scegliere, annusare, studiare e cercare ciò che più ti interessa o ti affascina senza che nessuno ti stia col fiato sul collo. In una parola sola, la libertà.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Il corsaro nero” di Emilio Salgari.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Ultimamente mi capita di pensare spesso a “La natura della grazia” di William Kent Krueger: penso alla grazia, a come andrebbe ricercata ogni giorno, perché viviamo di attimi che scorrono via, ed è meglio viverli fino in fondo uno per uno, con grazia appunto.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas perché è un libro mondo: possiede l’incanto, la grazia e tutte le qualità che un buon libro dovrebbe avere. Intrattenimento garantito.

9. Leggere fa bene? E perché?
Fa benissimo. Perché allena due muscoli dell’anima che diversamente si atrofizzerebbero: il muscolo dell’immaginazione e dell’empatia. Leggere significa entrare nel cuore e nell’animo di altre persone; immedesimarsi in esse e provare a osservare il mondo attraverso i loro occhi. Questo amplia gli orizzonti esperienziali dei lettori, affila il loro intuito, rendendoli delle persone più ricche di sentimenti e di intelligenza emotiva.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Alla domanda “Qual è il tuo sogno?”, e avrei risposto:
far innamorare le persone della lettura.

 

cop lo stupore della notte

Lo stupore della notte – Ed. Rizzoli 2018

 

 

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