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Giovanni Pinosio, foto di Claudio Vianello

AperiBiblio 2022

Blues and Rhythm & Blues Giovedì 4 agosto ore 19.00
Giovanni Pinosio si esibirà con i Gooseberry nel parco della Biblioteca.

Mi chiamo Giovanni Pinosio.
Faccio lo scultore e il cantante.
Insegno scultura e insegno canto.
Due mondi in stretta connessione e di cui non ne farei a meno.

  1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
    A questa domanda vi rispondo con un aneddoto di quando ero piccolo.
    Un pomeriggio, io e mio fratello siamo a casa da soli. Trovo un gomitolo di lana azzurra e comincio a costruire una trama: collego il filo alla maniglia della finestra, poi mi arrampico su un mobile per raggiungere una mensola, e dalla mensola alla porta, e dalla porta alla zampa del tavolo… Alla fine ho riempito la stanza di linee azzurre: mi chiamo Giovanni, ho sette anni e da grande voglio fare l’artista.
    Fare lo scultore e cantare fa parte della mia natura, della mia essenza. Non sarei in grado di scegliere di fare altro, non ne sono disposto.
  2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
    Leggerezza.
  3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
    Ero piccolo. Frequentavo la scuola elementare. In classe avevamo letto un libro ambientato in Africa. Ne rimasi affascinato. Cosi chiesi subito a mia madre di accompagnarmi in biblioteca per sceglierne un altro ambientato negli stessi luoghi.
  4. Come definiresti la biblioteca?
    Crocevia di infiniti mondi
  5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
    Il silenzio, il profumo delle pagine, il colore degli scaffali dato dalle copertine dei libri.
  6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
    Radici di Alex Haley.
  7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale? Si tratta di uno degli ultimi libri che ho letto e che ricorderò sempre come il primo libro che mi ha fatto piangere. “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara.
  8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore? Non saprei. In realtà non sono mai stato un grande lettore e non mi sentirei di consigliarne uno in particolare. Ma inviterei il giovane lettore a sceglierne uno che parli riguardo alla sua passione o al suo sogno.
  9. Leggere fa bene? E perché? Leggere ti porta in un altro mondo in cui puoi venire a contatto con le tue emozioni e conoscerti sotto altri aspetti, più veri e profondi.
  10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
    Quali sono i tuoi prossimi progetti artistici?
Andrea Vanacore, foto di Nicola Ruffato

AperiBiblio 2022

Blues and Rhythm & Blues Giovedì 4 agosto ore 19.00
Andrea Vanacore suonerà nel parco della Biblioteca con i Gooseberry

Andrea Vanacore inizia a dedicarsi al basso all’età di quindici anni, studiando da autodidatta. Approfondisce lo studio delle tecniche specializzandosi nel corso del tempo in Chicago Blues, British Blues, Soul, Funk e riproponendo nell’attività live le sonorità tipiche degli anni ’60/70, sia con il basso elettrico sia con il contrabbasso, avendo come punto di riferimento bassisti come James Jamerson, Willie Dixon, John Paul Jones e Mel Schacher. Rimane influenzato successivamente anche da altri generi come il Reggae (Aston Barrett), riuscendo quindi ad assimilare per poi rielaborare in un linguaggio personale tutti gli stili storici del basso elettrico, dal Delta Blues all’Hard Rock al Reggae.
Nel 2003 collabora con la band Europroject (tributo agli Europe) realizzando il primo demo.
Nel 2004 collabora con il Joyful Gospel Group, con attività sia in studio che live con la realizzazione di tre album. Sempre nel 2004 collabora con la Washington Blues Band con la realizzazione del primo album.
Nel 2013 collabora con la Soul Men Band (tributo ai Blues Brothers) con attività sia studio che live.
Nel 2015 collabora con il gruppo “Pitura Stail” (tributo ai Pitura Freska) portandolo a condividere il palco insieme ai membri originari dei Pitura quali Skardy e Furio, attività tutt’ora in essere.
Oltre a queste attività, Andrea si dedica anche a collaborazioni che lo portano a suonare e registrare con musicisti italiani. Tra le tante collaborazioni, ricordiamo: Skardy, Claudio Bertolin, Matt Sicchieri, Enrico Crivellaro, Stefano Zabeo, Lele Zamperini, Alessandro Brunetta, Nicola Righele.
Ha inoltre partecipato ad alcuni dei più importanti festival blues italiani, come il Malcesine Blues Festival, gli Elvis Days di Treviso, il Vintage Roots di Milano, Suoni di Marca.

  1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
    Perché lo sento come una necessità fisica per cercare di trasferire emozioni al pubblico.
  2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
    Bellissima.
  3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
    In biblioteca a Spinea in visita con la scuola elementare Goldoni in veste di alunno.
  4. Come definiresti la biblioteca?
    Rassicurante.
  5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
    Il silenzio che permette la concentrazione.
  6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
    Le Sorelle Materassi.
  7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
    Shining.
  8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
    Lo specchio nello specchio di Michael Ende.
  9. Leggere fa bene? E perché?
    Certamente, amplia il vocabolario personale e più ampio è il vocabolario maggiore è la capacità di elaborare pensieri.
  10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
    Si vive con la musica?
Ivan Furlanetto

AperiBiblio2022

Blues and Rhythm & Blues Giovedì 4 agosto ore 19.00
Ivan Furlanetto si esibirà nel parco della Biblioteca con i Gooseberry

Questo scatto, preso durante un concerto tenutosi presso i lidi Ravennati in occasione della manifestazione “Spiagge Soul” del 2015, mi è molto caro perché rappresenta uno stato d’animo intenso che il fotografo è riuscito a cogliere, nel corso di un brano che ricordo ancora oggi: “Stormy Monday Blues”.
Il titolo riassume lo stato d’animo per la perdita di un affetto. E’ uno dei Blues più suonati perché lascia libero spazio all’espressione del sentimento che si prova nel momento in cui viene suonato il brano.
Il Blues è una musica viscerale, che fa uscire lo stato d’animo delle persone. La semplicità di questa musica nasconde un grande potere mentre la si suona e la si canta. Il Blues ti prende e ti ipnotizza e non puoi farne più a meno.
Questo mi succede ogni volta che suono il Blues.

  1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
    Il mondo della musica e dell’arte riserva ogni giorno molte sorprese ed emozioni, soprattutto davanti al pubblico. Una volta provate queste emozioni, ti faranno amare questo lavoro!
  2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
    Viscerale.
  3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
    Il primo ricordo della biblioteca risale a circa 40 anni fa, quando la maestra delle elementari di allora, ci fece visitare per la prima volta questo stupendo luogo di cultura.
  4. Come definiresti la biblioteca?
    Un luogo denso di cultura.
  5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
    Il silenzio e l’ordine che si trova nella disposizione dei libri.
  6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
    Robinson Crusoe.
  7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
    Il Barone rampante di Italo Calvino.
  8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
    La collina dei Conigli, il Cavaliere inesistente, Le avventure di Sherlock Holmes.
  9. Leggere fa bene? E perché?
    Leggere è un ottimo esercizio mentale che aiuta la memoria e stimola la mente. Leggere aumenta la cultura personale ed aiuta ad esprimersi meglio.
  10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
    Quali suggerimenti daresti per far entrare i giovani in biblioteca al giorno d’oggi.
Marco Manassero, foto di Francesco Greggio

AperiBiblio 2022

Blues and Rhythm&Blues Giovedì 4 agosto ore 19.00
Ascolteremo Marco Manassero con i Gooseberry nel parco della Biblioteca.

Marco Manassero, batterista dei Gooseberry, ci accompegnerà in un viaggio musicale nel quale non solo si ascoltano storie, note e suoni, ma si ballano i pulsanti ritmi del Blues e in particolare il Jump Blues.
Così parla di sè e della musica:

La musica mi accompagna fin da quanto ero bambino: prima come un semplice svago, poi come un momento di relax e successivamente come una professione.
Il mio percorso artistico e professionale è accompagnato da poca fortuna e tanta tanta volontà.

  1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
    In realtà ho sempre scelto di definirmi musicista, anche se nella vita sono impegnato in un altro ambito.
    “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neanche un giorno in tutta la tua vita”, diceva il saggio Confucio: io sono dell’idea che puoi anche scegliere di amare il lavoro che fai.
  2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
    Innovazione, progresso, futuro.
  3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
    Da bambino ci trasferimmo in un paese di periferia: la chiesa parrocchiale era ancora in fase di costruzione ed i riti domenicali si svolgevano nell’edificio che ospitava la biblioteca comunale.
  4. Come definiresti la biblioteca?
    La biblioteca è un luogo di cultura, conoscenza ed informazione.
  5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
    In primis il silenzio. In secondo luogo la sensazione personale di poter avere accesso ad una quantità enorme di conoscenza.
  6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
    Al di fuori dell’ambito scolastico, “La notte del leopardo” di Wilbur Smith.
  7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
    Senza ombra di dubbio “Il popolo del Blues” di Amiri Baraka.
  8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
    “Croniche Epafaniche” Di Francesco Guccini.
  9. Leggere fa bene? E perché?
    Perché stimola la fantasia, l’immaginazione e contestualmente la conoscenza.
  10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
    Questa intervista è molto completa, ho risposto alle domande con grande piacere.


Ettore Martin

AperiBiblio 2022

Musica Jazz Giovedì 21 luglio ore 19.00
Ettore Martin si esibirà nel parco della Biblioteca con gli Organ Time Trio.

Ettore Martin, sassofonista, compositore e arrangiatore di Vicenza, suona professionalmente jazz da oltre
vent’anni ed ha all’attivo più di 30 incisioni di cui 6 a proprio nome.
Nel 1999 e nel 2016 vince il Concorso Internazionale di Arrangiamento e Composizione per Orchestra Jazz di Barga (LU) dove è stato finalista dal 2010 al 2014; nel 2006 e nel 2014 è stato finalista anche al Concorso ‘Scrivere in Jazz’ di Sassari. Come solista ha suonato in molti paesi del mondo (Vancouver, Melbourne, Vienna, Cracovia, Praga, Sofia, Hong-Kong, Jakarta, Samarcanda..) sia col quartetto del pianista triestino Roberto Magris che con il proprio progetto SENZAPAROLE (Abeat, 2005) sulla canzone
italiana d’autore con quartetto jazz + quartetto d’archi. Da più di trent’anni insegna sassofono e
musica d’insieme a Vicenza, Scuola Thelonious.
Dirige la Green Orchestra di Conselve (PD) con un particolare progetto orchestrale sulle canzoni dei Beatles e collabora da molti anni con l’Orchestra Jazz del Veneto che vanta prestigiose collaborazioni tra cui Paolo Fresu e Fabrizio Bosso.

  1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
    Mi ci sono trovato dentro, per fortuna.
  2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
    Libertà.
  3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
    La biblioteca della scuola, ero molto piccolo.
  4. Come definiresti la biblioteca?
    Un luogo dove si può sognare.
  5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
    Il silenzio e il profumo dei libri.
  6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
    Non ricordo.
  7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
    L’insostenibile leggerezza dell’essere.
  8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
    Le otto montagne.
  9. Leggere fa bene? E perché?
    Aiuta a sviluppare la propria immaginazione.
  10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
    Queste mi sembrano sufficienti.


Foto Academy Model Management

AperiBiblio 2022

Street Musica Americana Giovedì 14 luglio ore 19.00
Giacomo Jack Fish Casarin si esibirà nel parco della Biblioteca con i Fish and Chicks.

Giacomo “Jack Fish” Casarin, chitarra e voce, astro nascente del country italiano, ha partecipato a vari festival country di livello nazionale (Countryfest prad, McAntony memorial ecc.) e a festival rockabilly in tutta Europa (Summer Jamboree, Waldorf Rockabilly Weekender ecc.)

  1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
    Perché da quando ho preso in mano uno strumento ho sentito che non potevo fare altro.
  2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
    Esplosiva.
  3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
    Ero alle elementari e la maestra ci portò nella biblioteca della scuola.
  4. Come definiresti la biblioteca?
    Il posto migliore dove trovare se stessi… gratuitamente.
  5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
    Che puoi scegliere tra l’intrattenimento o lo studio gratuito.
  6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
    Ehhhhh. Ciao!
  7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
    L’insostenibile leggerezza dell’essere.
  8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
    Il richiamo della foresta.
  9. Leggere fa bene? E perché?
    Stimola la concentrazione e coltiva la pazienza, in più portare a termine un libro è una piccola impresa che, a differenza di un film, non tutti sono in grado di fare. Aumenta di conseguenza l’autostima.
  10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
    Nessuna, sono un uomo d’azione.

Gianni Pasin originario di San Donà di Piave, è un imprenditore del Nordest. Master Italia, l’azienda che ha creato 25 anni fa con il marchio Atlantis Caps, è diventata leader mondiale della commercializzazione dei cappelli d’alta qualità.

Spirito libero, curioso e intraprendente, nel corso della sua movimentata vita, Pasin ha viaggiato in quasi 100 Paesi, sempre alla ricerca del bello e del nuovo. Ma le radici sono rimaste fortemente ancorate al Veneto, terra di cui è innamorato.

Il mondo su due ruote

Martedì 31 maggio 2022, alle ore 18.00 Gianni Pasin sarà in Biblioteca per parlare di “Rotta su Venezia“, un viaggio in barca e in bici solcando le lagune, i Fiumi e i canali della Litoranea Veneta

1.Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?

Ho sempre sognato e voluto fare il venditore fin da ragazzo, e pur con un percorso articolato ci sono riuscito

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?

Creativo, costruzione, relazioni umane, conoscenza del mondo-mercato-tendenze

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?

Sentivo parlare di Querini Stampalia, un luogo lontano. A san Dona’ era un luogo dove non si poteva parlare.

4. Come definiresti la biblioteca?

Culla del sapere

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?

Il sapere che racchiude cio’ che pensavano le grandi menti

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?

Forse il libro ‘’Cuore’’

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?

‘’I fiumi scendono ad Oriente’’ pura avventura e scoperta

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?

Marco Polo

9. Leggere fa bene? E perché?

Ci permette di vedere e conoscere cpon occhi di altri, vedere cio’ che non potremo vedere. Ed in ogni caso un confronto

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Hai mai pensato, nella tua vita, che un giorno un libro scritto da te sarebbe stato inserito in una Biblioteca???

Maria Grazia Galatà con il poeta Mario Luzi

Marzo Donna 2022 – Lunedì 28 marzo in Biblioteca ore 18.00

L’autrice, poetessa e artista visuale, dialogherà con Francesca Ruth Brandes a partire dal suo libro “L’allarme del crepuscolo” Marco Saya Edizioni

Maria Grazia Galatà, poetessa e artista visuale, nasce a Palermo. Collabora con il giornale di scritture “Il cucchiaio nell’orecchio” fondato da Francesco Gambaro e mentinfuga

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?

Ho scelto quello che faccio perché lo amo

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?

Passione , solo passione

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?

L’immensa biblioteca di mio padre (la mia casa natia) nella quale mi rifugiavo spesso

4. Come definiresti la biblioteca?

L’anima di quello che faccio e studio

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?

L’odore insuperabile dei libri , quelli antichi poi…

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?

Thomas Mann – “La montagna incantata ” avevo 13 anni

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?

Non c’è un solo libro che mi abbia lasciato un ricordo speciale , sono tanti i libri che mi lasciano ricordi e sensazioni uniche

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?

Il Piccolo Principe , è un ottimo inizio

9. Leggere fa bene? E perché?

Aiuta a crescere ad allenare la mente, ad essere più liberi? Anche

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

I prossimi progetti?

Marzo Donna 2022 – Lunedì 21 marzo ore 18.00 in Biblioteca

Incontro dedicato al libro Donne Sante Dee di Antonella Barina e Daniela Zamburlin che dialogheranno con Cristina Giussani titolare della Libreria Editrice Mare di Carta di Venezia

Daniela Zamburlin, giornalista professionista, scrittrice, storica, studiosa di tradizioni popolari, di Venezia e di storia delle donne. Vive e lavora a Venezia.

1.Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?

Ho fatto al giornalista per il fascino che questo mestiere esercitava su di me, non avevo idea della complessità di questa professione. Tuttora dirigo una testata e ne co-dirigo un’altra, entrambe periodiche, perché mi è rimasto il piacere di informare e formare.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?

Importante, perché crea consapevolezza, perché aiuta il pubblico a formarsi un’opinione conoscendo i fatti.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?

Alle scuole elementari, una grande stanza con un armadio di ferro e una porta scorrevole e all’interno ben ordinata una serie di libri che mi sembravano inavvicinabili e intoccabili, tanta era l’energia che proveniva dai volumi.

4. Come definiresti la biblioteca?

Un luogo di conoscenza e fantasia.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?

Il silenzio. L’atmosfera fatta soprattutto di silenzio che avvolge il lettore e l’opera.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?

‘Bambi’, un libro dello scrittore austriaco Felix Salten. Era un’edizione cartonata, con grandi figure. Da adolescente invece ‘Piccole donne’ di May Alcott. Da grande leggevo gli americani, Hemingway, ‘Il vecchio e il mare’. Cresciuta, molti libri di donne a cominciare da Virginia Woolf.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?

‘Cent’anni di solitudine’ di Gabriel Garcia Marquez, il ricordo è quello di un mondo completamene diverso dal mio e nel quale non avrei potuto adattarmi a vivere, ma affascinante e pieno di pathos.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?

C’è stato n periodo in cui regalavo a tutti e tutte ‘Una stanza tutta per sé’ di Virginia Woolf per il messaggio che conteneva: una donna non dovrebbe mai dimenticarsi di se stessa, era un messaggio femminista, che tentava di raggiungere entrambi i sessi.

9. Leggere fa bene? E perché?

Perché ti fa crescere, ti fa conoscere altri mondi, altre vite.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Quale altra professione avresti voluto fare, se tu non avessi fatto la giornalista? Avrei risposto che avrei voluto fare la musicista.

Foto di Alexandra Mitakidis

Marzo Donna 2022 – Lunedì 21 marzo ore 18.00 in Biblioteca

Incontro dedicato al libro Donne Sante Dee di Antonella Barina e Daniela Zamburlin che dialogheranno con Cristina Giussani titolare della Libreria Editrice Mare di Carta di Venezia

Antonella Barina, poeta, drammaturga, giornalista professionista. Vive a Venezia e dagli anni ’70 studia con viaggi e ricerche i miti del divino femminile.

1)Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?

Pratico il lavoro di scrittura fin da piccola, credo di averlo sempre fatto, coniugato in diverse forme. La poesia è venuta spontanea sui sette anni (erano rimette, alle medie le prime poesie beat), come compendio al vivere, necessità di espressione, ricerca di identità, una metabolizzazione che assomiglia a quella che si fa di notte con sogni. Il giornalismo credo me l’abbia instillato mio padre, maestro a Santa Maria Maggiore, che mi faceva leggere gli articoli di Oriana Fallaci e Ricciardetto: credeva, e anch’io ho creduto negli anni della professione giornalistica, al giornalismo come garanzia costituzionale. Devo dire che una volta laureatami volevo in ogni caso vivere di scrittura e mi sono resa conto che avevo più probabilità di essere assunta in una testata giornalistica piuttosto che vincere un concorso come operatrice ecologica. Le diverse soluzioni drammaturgiche sono venute invece per esigenze più latamente politiche: ho cominciato con testi brevi durante le manifestazioni delle donne negli anni Settanta, ma non sono meno ‘politiche’ le commedie che dal 2016 scrivo ogni anno per il Carnevale di Venezia Il Carnevale è l’unico periodo dell’anno in cui è lecito prendersi gioco del potere, un tempo come anche oggi.

2)Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?

Libera. La mia scrittura è libera, sia perché dove è stata fatta oggetto di censura ha sempre trovato la strada per uscire come l’acqua che supera le porte per quanto siano chiuse (libertà come derivato da liberto, schiavo liberato, il liberto passato dallo status di servo a quella di persona libera), sia perché, coerentemente con il dettato costituzionale e tante carte dei diritti, non pratico alcuna forma di autocensura. Ma a me piace far derivare il termine libertà da libare, godere: il godimento della scrittura. Ho goduto e godo tanto quando scrivo. Aggiungerei: autodeterminata, tanto che per contenerla ho dovuto inventare l’autoeditoria, dove l’autrice o l’autore gestiscono anche la funzione editoriale, chiaramente con dei limiti, primo tra tutti quello della distribuzione, ma anche con piena disponibilità dei propri prodotti e grande libertà di scelta nel promuoverli.

3)Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?

Le alte e ripidissime scale di Palazzo della Provvederia dove era un tempo la Biblioteca di Mestre, di fronte al Municipio. Poco tempo dopo lo scricchiolare del pavimento lucido e fascinosamente sconnesso della Querini Stampalia a Venezia e il suo odore di libri.

4)Come definiresti la biblioteca?

Un grande cervello nel quale possiamo entrare palpeggiandone le pareti, facendo tintinnare campanellini, affondare le mani.

5)Cosa ti piace di più in una biblioteca?

L’odore dei libri antichi. L’esperienza più bella è stata avere tra le mani, con grande emozione, quando stavo scrivendo La Sirena nella Mitologia (Mastrogiacomo, 1980), l’ Hypnerotomachia Poliphili del quindicesimo secolo, stampato da Manuzio. Il terrore di fare una piega, di strapparne per distrazione qualche lembo.

6)Quale è stato il primo libro che hai letto?

La Bella Addormentata, a quattro anni la sapevo a memoria. Subito dopo Il Brutto Anatroccolo, che mi fa piangere ancora adesso. Il primo libro ‘da grandi’ è stata La Noia di Moravia, a dodici anni, i grandi ne parlavano perché era considerato scandaloso.

7)Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?

Credo Il Secondo Sesso di Simone de Beauvoir, che è come leggere cento libri in uno in quanto lei segue il proprio ragionamento, ma espone bene il senso dei libri mai banali che cita. Anche I Sotterranei di Kerouack, liberi da punteggiatura. Le poesie di Majakovskij, così dirette, il poeta a rischio. Speciale sicuramente, anche se non felice, Le 120 giornate di De Sade, cui si ispira Pasolini nella sua ultima opera. Ma anche le illustrazioni di un vecchio libro di Grimm con l’immagine del terribile Drago dalle Sette Teste. Adoro i draghi, vorrei averne uno per amico.

8)Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?

Quello che può scrivere lui o lei, la lettrice. E tutti quelli che servono per approfondire quello che lo o la appassiona. Non c’è vergogna, poi, a lasciare lì un libro che sembrava interessante e invece non ci dice niente. La lettura incompiuta ha sempre dei motivi e non bisogna gravarsi del senso di colpa di non aver terminato un libro, nulla deve gravare sul piacere di leggere.

9)Leggere fa bene? E perché?

Aderisco ad una risposta che tanti danno: è come vivere migliaia di vite. Aggiungo: fa bene perché un po’ alla volta ti rendi conto che un testo è un universo con coordinate proprie ed è piacevole – se il libro piace – scivolarci dentro come un lillipuziano. E poi perché impari che puoi interpretare in tanti modi la tua stessa vita, renderti conto che delle vittorie sono state in realtà delle sconfitte e delle sconfitte sono state delle vittorie. Uscivo una sera da una redazione, una giornata faticosa e nessuno che mi proteggesse. Per di più pioveva. Ho aperto l’ombrello ed era rotto, squarciato. Allora ho pensato una cosa che è diventata il mio mantra: “Un ombrello rotto è un ombrello da cui si vede il cielo”. Pioveva, ma si vedevano luminose un bel po’ di stelle.

10)A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Cosa stai leggendo. Adesso ho difficoltà a leggere perché, a parte in biblioteca dove per un’altra serie di difficoltà oggi non mi è facile andare, a casa ho sempre letto distesa pancia a terra e adesso in questa posizione mi fa male la schiena. Così leggo meno a lungo, ma leggo tanti libri contemporaneamente. Ho imparato che un libro aperto a caso ti dà sempre la risposta che cerchi, se no non è un buon libro. L’ultimo che mi ha dato una risposta molto esaustiva è stato Lo specchio delle Anime Semplici di Margherita Porete. Ero afflitta da una domanda senza risposta. Fuori dallo studio, sulle scale, c’era una piramide di libri. Non so se sono stati i gatti a farla cadere o se è crollata da sola mentre soffrivo all’apice dei miei dubbi. I libri erano tutti rovesciati sui gradini. Era rimasta solo la base della piramide, dove spiccava centrale un unico libro, quello. Gli ho detto: vuoi rispondermi tu? L’ho aperto e ho avuto la risposta all’interrogativo esistenziale che avevo da decenni.

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