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Maria Grazia Galatà con il poeta Mario Luzi

Marzo Donna 2022 – Lunedì 28 marzo in Biblioteca ore 18.00

L’autrice, poetessa e artista visuale, dialogherà con Francesca Ruth Brandes a partire dal suo libro “L’allarme del crepuscolo” Marco Saya Edizioni

Maria Grazia Galatà, poetessa e artista visuale, nasce a Palermo. Collabora con il giornale di scritture “Il cucchiaio nell’orecchio” fondato da Francesco Gambaro e mentinfuga

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?

Ho scelto quello che faccio perché lo amo

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?

Passione , solo passione

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?

L’immensa biblioteca di mio padre (la mia casa natia) nella quale mi rifugiavo spesso

4. Come definiresti la biblioteca?

L’anima di quello che faccio e studio

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?

L’odore insuperabile dei libri , quelli antichi poi…

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?

Thomas Mann – “La montagna incantata ” avevo 13 anni

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?

Non c’è un solo libro che mi abbia lasciato un ricordo speciale , sono tanti i libri che mi lasciano ricordi e sensazioni uniche

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?

Il Piccolo Principe , è un ottimo inizio

9. Leggere fa bene? E perché?

Aiuta a crescere ad allenare la mente, ad essere più liberi? Anche

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

I prossimi progetti?

Marzo Donna 2022 – Lunedì 21 marzo ore 18.00 in Biblioteca

Incontro dedicato al libro Donne Sante Dee di Antonella Barina e Daniela Zamburlin che dialogheranno con Cristina Giussani titolare della Libreria Editrice Mare di Carta di Venezia

Daniela Zamburlin, giornalista professionista, scrittrice, storica, studiosa di tradizioni popolari, di Venezia e di storia delle donne. Vive e lavora a Venezia.

1.Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?

Ho fatto al giornalista per il fascino che questo mestiere esercitava su di me, non avevo idea della complessità di questa professione. Tuttora dirigo una testata e ne co-dirigo un’altra, entrambe periodiche, perché mi è rimasto il piacere di informare e formare.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?

Importante, perché crea consapevolezza, perché aiuta il pubblico a formarsi un’opinione conoscendo i fatti.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?

Alle scuole elementari, una grande stanza con un armadio di ferro e una porta scorrevole e all’interno ben ordinata una serie di libri che mi sembravano inavvicinabili e intoccabili, tanta era l’energia che proveniva dai volumi.

4. Come definiresti la biblioteca?

Un luogo di conoscenza e fantasia.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?

Il silenzio. L’atmosfera fatta soprattutto di silenzio che avvolge il lettore e l’opera.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?

‘Bambi’, un libro dello scrittore austriaco Felix Salten. Era un’edizione cartonata, con grandi figure. Da adolescente invece ‘Piccole donne’ di May Alcott. Da grande leggevo gli americani, Hemingway, ‘Il vecchio e il mare’. Cresciuta, molti libri di donne a cominciare da Virginia Woolf.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?

‘Cent’anni di solitudine’ di Gabriel Garcia Marquez, il ricordo è quello di un mondo completamene diverso dal mio e nel quale non avrei potuto adattarmi a vivere, ma affascinante e pieno di pathos.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?

C’è stato n periodo in cui regalavo a tutti e tutte ‘Una stanza tutta per sé’ di Virginia Woolf per il messaggio che conteneva: una donna non dovrebbe mai dimenticarsi di se stessa, era un messaggio femminista, che tentava di raggiungere entrambi i sessi.

9. Leggere fa bene? E perché?

Perché ti fa crescere, ti fa conoscere altri mondi, altre vite.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Quale altra professione avresti voluto fare, se tu non avessi fatto la giornalista? Avrei risposto che avrei voluto fare la musicista.

Foto di Alexandra Mitakidis

Marzo Donna 2022 – Lunedì 21 marzo ore 18.00 in Biblioteca

Incontro dedicato al libro Donne Sante Dee di Antonella Barina e Daniela Zamburlin che dialogheranno con Cristina Giussani titolare della Libreria Editrice Mare di Carta di Venezia

Antonella Barina, poeta, drammaturga, giornalista professionista. Vive a Venezia e dagli anni ’70 studia con viaggi e ricerche i miti del divino femminile.

1)Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?

Pratico il lavoro di scrittura fin da piccola, credo di averlo sempre fatto, coniugato in diverse forme. La poesia è venuta spontanea sui sette anni (erano rimette, alle medie le prime poesie beat), come compendio al vivere, necessità di espressione, ricerca di identità, una metabolizzazione che assomiglia a quella che si fa di notte con sogni. Il giornalismo credo me l’abbia instillato mio padre, maestro a Santa Maria Maggiore, che mi faceva leggere gli articoli di Oriana Fallaci e Ricciardetto: credeva, e anch’io ho creduto negli anni della professione giornalistica, al giornalismo come garanzia costituzionale. Devo dire che una volta laureatami volevo in ogni caso vivere di scrittura e mi sono resa conto che avevo più probabilità di essere assunta in una testata giornalistica piuttosto che vincere un concorso come operatrice ecologica. Le diverse soluzioni drammaturgiche sono venute invece per esigenze più latamente politiche: ho cominciato con testi brevi durante le manifestazioni delle donne negli anni Settanta, ma non sono meno ‘politiche’ le commedie che dal 2016 scrivo ogni anno per il Carnevale di Venezia Il Carnevale è l’unico periodo dell’anno in cui è lecito prendersi gioco del potere, un tempo come anche oggi.

2)Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?

Libera. La mia scrittura è libera, sia perché dove è stata fatta oggetto di censura ha sempre trovato la strada per uscire come l’acqua che supera le porte per quanto siano chiuse (libertà come derivato da liberto, schiavo liberato, il liberto passato dallo status di servo a quella di persona libera), sia perché, coerentemente con il dettato costituzionale e tante carte dei diritti, non pratico alcuna forma di autocensura. Ma a me piace far derivare il termine libertà da libare, godere: il godimento della scrittura. Ho goduto e godo tanto quando scrivo. Aggiungerei: autodeterminata, tanto che per contenerla ho dovuto inventare l’autoeditoria, dove l’autrice o l’autore gestiscono anche la funzione editoriale, chiaramente con dei limiti, primo tra tutti quello della distribuzione, ma anche con piena disponibilità dei propri prodotti e grande libertà di scelta nel promuoverli.

3)Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?

Le alte e ripidissime scale di Palazzo della Provvederia dove era un tempo la Biblioteca di Mestre, di fronte al Municipio. Poco tempo dopo lo scricchiolare del pavimento lucido e fascinosamente sconnesso della Querini Stampalia a Venezia e il suo odore di libri.

4)Come definiresti la biblioteca?

Un grande cervello nel quale possiamo entrare palpeggiandone le pareti, facendo tintinnare campanellini, affondare le mani.

5)Cosa ti piace di più in una biblioteca?

L’odore dei libri antichi. L’esperienza più bella è stata avere tra le mani, con grande emozione, quando stavo scrivendo La Sirena nella Mitologia (Mastrogiacomo, 1980), l’ Hypnerotomachia Poliphili del quindicesimo secolo, stampato da Manuzio. Il terrore di fare una piega, di strapparne per distrazione qualche lembo.

6)Quale è stato il primo libro che hai letto?

La Bella Addormentata, a quattro anni la sapevo a memoria. Subito dopo Il Brutto Anatroccolo, che mi fa piangere ancora adesso. Il primo libro ‘da grandi’ è stata La Noia di Moravia, a dodici anni, i grandi ne parlavano perché era considerato scandaloso.

7)Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?

Credo Il Secondo Sesso di Simone de Beauvoir, che è come leggere cento libri in uno in quanto lei segue il proprio ragionamento, ma espone bene il senso dei libri mai banali che cita. Anche I Sotterranei di Kerouack, liberi da punteggiatura. Le poesie di Majakovskij, così dirette, il poeta a rischio. Speciale sicuramente, anche se non felice, Le 120 giornate di De Sade, cui si ispira Pasolini nella sua ultima opera. Ma anche le illustrazioni di un vecchio libro di Grimm con l’immagine del terribile Drago dalle Sette Teste. Adoro i draghi, vorrei averne uno per amico.

8)Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?

Quello che può scrivere lui o lei, la lettrice. E tutti quelli che servono per approfondire quello che lo o la appassiona. Non c’è vergogna, poi, a lasciare lì un libro che sembrava interessante e invece non ci dice niente. La lettura incompiuta ha sempre dei motivi e non bisogna gravarsi del senso di colpa di non aver terminato un libro, nulla deve gravare sul piacere di leggere.

9)Leggere fa bene? E perché?

Aderisco ad una risposta che tanti danno: è come vivere migliaia di vite. Aggiungo: fa bene perché un po’ alla volta ti rendi conto che un testo è un universo con coordinate proprie ed è piacevole – se il libro piace – scivolarci dentro come un lillipuziano. E poi perché impari che puoi interpretare in tanti modi la tua stessa vita, renderti conto che delle vittorie sono state in realtà delle sconfitte e delle sconfitte sono state delle vittorie. Uscivo una sera da una redazione, una giornata faticosa e nessuno che mi proteggesse. Per di più pioveva. Ho aperto l’ombrello ed era rotto, squarciato. Allora ho pensato una cosa che è diventata il mio mantra: “Un ombrello rotto è un ombrello da cui si vede il cielo”. Pioveva, ma si vedevano luminose un bel po’ di stelle.

10)A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Cosa stai leggendo. Adesso ho difficoltà a leggere perché, a parte in biblioteca dove per un’altra serie di difficoltà oggi non mi è facile andare, a casa ho sempre letto distesa pancia a terra e adesso in questa posizione mi fa male la schiena. Così leggo meno a lungo, ma leggo tanti libri contemporaneamente. Ho imparato che un libro aperto a caso ti dà sempre la risposta che cerchi, se no non è un buon libro. L’ultimo che mi ha dato una risposta molto esaustiva è stato Lo specchio delle Anime Semplici di Margherita Porete. Ero afflitta da una domanda senza risposta. Fuori dallo studio, sulle scale, c’era una piramide di libri. Non so se sono stati i gatti a farla cadere o se è crollata da sola mentre soffrivo all’apice dei miei dubbi. I libri erano tutti rovesciati sui gradini. Era rimasta solo la base della piramide, dove spiccava centrale un unico libro, quello. Gli ho detto: vuoi rispondermi tu? L’ho aperto e ho avuto la risposta all’interrogativo esistenziale che avevo da decenni.

Mercoledì 16 marzo 2022 ore 18.00 in Biblioteca a Spinea
Saveria Chemotti e Mario Coglitore dialogheranno con la giornalista Sara Zanferrari a partire dal loro nuovo libro “Il giogo dei ruoli

Sono nato a Venezia 59 anni fa e tra quelle pietre ancora vivo. Lettore per passione, studioso per scelta e scrittore per caso, da molti anni caracollo, e qualche volta cado, tra sintassi e grammatiche che non finiscono mai di stupirmi. Per vivere faccio un altro lavoro, e ho dovuto spesso cimentarmi con la tastiera utilizzando i tempi morti. Ho insegnato per dieci anni all’università ed è una cosa che mi manca veramente tanto.
Senza scrivere non riuscirei a stare. Ma soprattutto non ci riuscirei senza leggere.

Mario Coglitore ha insegnato Relazioni internazionali e Storia contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Attualmente collabora con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Area di Filosofia politica. Ha scritto monografie, saggi e articoli di argomento filosofico, storico e storico-culturale.

Sul versante della narrativa con Cleup ha pubblicato: Tris. Per una teoria dei sussurranti (pamphlet semi-serio) (2016) e In seconda fila. Schizzi d’autore (2020). Per Il Poligrafo è uscito Viaggi coloniali. Politica, letteratura e tecnologia in movimento tra Ottocento e Novecento (2020)

1)Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?

Ho scelto di scrivere perché in questo modo consolo le mie pene.

2) Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?

Curiosa e a volte stupefacente.

3) Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?

Durante gli anni del liceo, le vecchie sale della Querini Stampalia di Venezia. Odorose e affascinanti.

4) Come definiresti la biblioteca?

Una piazza dove incontrare le differenze e la cultura delle differenze. Il miglior trekking per scaffali possibile.

5) Cosa ti piace di più in una biblioteca?

Ogni singolo quadro d’insieme; il silenzio. Lo scrocchiare della carta.

6) Quale è stato il primo libro che hai letto?

Credo La spada di Zorro.

7) Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?

Più di uno, ma dovendo suggerire un titolo: Philip K. Dick, Un oscuro scrutare.

8) Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?

Isaac Asimov, Io Robot

9) Leggere fa bene? E perché?

Moltissimo. Riconcilia con il mondo, amplia gli orizzonti mentali, commuove, esalta, coinvolge, ti fa innamorare. Ti riconcilia con la tua lingua, qualunque sia. Consente di impararne di nuove.

10) A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Direi che queste sono state sufficienti…

Valter Esposito, giornalista pubblicista, è stato responsabile dell’ufficio stampa del Polo Museale del Veneto. Collabora dal 1985 con “La Nuova di Venezia e Mestre” e ha collaborato per diversi anni con la “Gazzetta dello Sport” e altri periodici sportivi nazionali.

SPECIALE MARZO DONNA 2022
Versi, scritture, incontri

Lunedì 14 marzo 2022 ore 18.00 in Biblioteca

Francesca Ruth Brandes e Valter Esposito hanno pubblicato insieme il libro di poesia “E viva!” per Zacinto Edizioni, ma per l’occasione Valter Esposito condurrà gli ascoltatori lungo il pensare poetico di Francesca Ruth Brandes, dialogando con lei attraverso le sue opere.

Valter Esposito ha pubblicato biografie di personaggi legati al mondo dello sport e opere di narrativa e poesia tra le quali ricordiamo, per i tipi di Cleup, Gli amori in versi, 2016; Le emozioni perdute, 2017; Dove vivere è sognare, 2019 e la biografia Arturo Collodel. Se tornassi indietro farei il contadino, 2018

1) Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?

Premetto che faccio il giornalista da trentacinque anni. Il “passaggio” verso la scrittura prima in prosa e dopo in poesia è stato quasi obbligato, una sorta di liberazione.

2) Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?

Credo l’essere sincero, spontaneo e in parte malinconico.

3) Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?

In prima media quando con alcuni compagni andavamo nell’allora biblioteca di Mestre che si trovava in via Palazzo e dovevi salire una lunga scala posizionata all’esterno dell’edificio.

4) Come definiresti la biblioteca?

La biblioteca (tra l’altro in quella di Mestre la Vez ci lavora mia moglie) è un luogo stupendo, la vera e propria casa dei libri dove poter dare sfogo alla mente. Dove dai bambini agli adulti possono trovare ciò che non si può trovare in altri luoghi. Allo stesso tempo rappresenta un bel momento di aggregazione silenziosa.

5) Cosa ti piace di più in una biblioteca?

Il silenzio e l’accoglienza.

6) Quale è stato il primo libro che hai letto?

Sono incerto sulla risposta tra “Pinocchio” (il più bel romanzo di tutta la storia della letteratura) e “Cuore”. Poi magari mi torna in mente qualcos’altro ma teniamo buoni questi due titoli.

7) Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?

Forse mi ripeto ma “Pinocchio” senz’altro me lo porto dentro, poi venendo ai giorni nostri sicuramente “Il museo dell’innocenza” di Ohran Pamuk e “L’idiota” di Dostoewskij.

8) Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?

Sicuramente tutti i libri dedicati ai ragazzi dai “Tre moschettieri” a “Robinson Crosue” e poi “L’isola del tesoro”, “Robin Hood”, i classici per ragazzi tutti. Senza ovviamente dimenticare “I promessi sposi”, crescendo “Il giovane Holden”.

9) Leggere fa bene? E perché?

Perché è la miglior medicina per la nostra mente e per il nostro cuore… e non serve nessuna ricetta medica.

10) A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Del perché, purtroppo, si legge sempre meno. Dai quotidiani ai romanzi, dalle poesie ai saggi. In Italia, in particolare proprio i giovani leggono poco e quando lo fanno magari leggono sui tablet. E’ così bello leggere un libro appena acquistato in libreria, sentire il profumo della carta e questo vale anche per i giornali. Personalmente continuo ad acquistarne due tutte le mattine…

Foto di Umberto Cornale

SPECIALE MARZO DONNA 2022
Versi, scritture, incontri

Lunedì 14 marzo 2022 ore 18.00 in Biblioteca

Francesca Ruth Brandes e Valter Esposito hanno pubblicato insieme il libro di poesia “E viva!” per Zacinto Edizioni, ma per l’occasione Valter Esposito ci condurrà lungo il pensare poetico di Francesca Ruth Brandes, dialogando con lei attraverso le sue opere.

Scrivo per necessità intima. Mi piacciono la carta, le penne, le tastiere … è un po’ come ballare. Faccio la giornalista perché sono curiosa, perché mi piace la gente, perché è un modo felice di ragionare. Così poi scrivo anche d’altro: d’arte, ad esempio, di libri, di danza. Amo anche la poesia, e ogni tanto ci provo.

Francesca Ruth Brandes vive e opera a Venezia. Giornalista e curatrice d’arte, ha scritto e condotto per RadioRai programmi di attualità culturale. Si è spesso occupata di tematiche ebraiche. Tra le pubblicazioni, si possono ricordare: Canto a più grida, Venezia, 2005; Piccole benedizioni, Padova, 2006; Tikkun, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2008; Trasporto, LietoColle, Faloppio, 2009; L’undicesimo giorno, LietoColle, Faloppio, 2012; Storie dal giardino, La Vita Felice, Milano, 2017. Nel 2020, insieme a Valter Arnaldo Esposito, ha pubblicato la raccolta di poesie E Viva! per Zacinto Edizioni.

1.Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?

Perché sono curiosa e mi piace raccontare storie

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?

Estremamente varia

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?

Ripenso alla biblioteca della Querini. Stampalia, al profumo di legno lucidato, ai pomeriggi sereni dei miei anni universitari…

4. Come definiresti la biblioteca?

Casacasacasa!

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?

Il profumo di libertà che vi si respira.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?

“L’isola del tesoro” di Stevenson e “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?

Sicuramente “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?

“Moby Dick” di Herman Melville

9. Leggere fa bene? E perché?

Leggere apre la testa, consente di difendersi meglio di qualsiasi altra arma. Leggere rende liberi.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Quale libro ti piacerebbe scrivere?

SPECIALE MARZO DONNA 2022
Versi, scritture, incontri

Mercoledì 16 marzo 2022 ore 18.00 in Biblioteca
Saveria Chemotti e Mario Coglitore dialogheranno con la giornalista Sara Zanferrari a partire dal loro nuovo libro “Il giogo dei ruoli

Saveria Chemotti ha insegnato Letteratura italiana moderna e contemporanea e Letteratura italiana di genere e delle donne presso l’Università di Padova. Ha scritto numerosi saggi sulla narrativa e la poesia del Novecento italiano e dedicato molte ricerche alla storia e alla scrittura delle donne.

Ha pubblicato i romanzi: La passione di una figlia ingrata (2014), Ti ho cercata in ogni stanza (2016), Siamo tutte ragazze madri (2018) con l’editrice L’Iguana; A che punto è il giorno. Racconti (Apogeo, 2019); Quella voce poco fa (Iacobelli, 2019). Per Il Poligrafo dirige la collana “Soggetti rivelati. Ritratti, storie, scritture di donne”. Vive e lavora a Padova.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?

La passione per la letteratura e la scrittura ha caratterizzato tutto il mio percorso di studi e di è trasformata in ricerca con particolare interesse per la scrittura ottonovecentesca e la scrittura delle donne. L’insegnamento all’università di Padova ha reso possibile la mia attività di docente e di studiosa.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?

Curiosa e tenace.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?

La lettura dei libri conservati nella piccola biblioteca dell’Istituto Magistrale di Trento. La lettura di Elio Vittorini e di Danilo Dolci.

4. Come definiresti la biblioteca?

Una banca per investire e arricchirsi.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?

Gli scaffali con i libri in ordine e i tavoli per leggere. Il silenzio che si colora di parole che si trasformano in pensieri che ci riscaldano e ci sorreggono. Anche le persone chine sulle pagine mentre prendono appunti.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?

Non lo ricordo, ma mi ha colpito molto Il sentiero dei nidi di ragno di Calvino. Lo ricollegavo ai nidi dei miei boschi in Trentino. In modo, certo, assurdo, ma ero una ragazzina delle medie.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?

Le lettere dal carcere di Antonio Gramsci, un intellettuale e uomo politico che ho studiato e studio ancora.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?

Le poesie di Antonia Pozzi, una delle più grandi poetesse del Novecento, ma anche Una donna Sibilla Aleramo, che ha tracciato il percorso imprescindibile della scrittura delle donne italiane.

9. Leggere fa bene? E perché?

Perché apre a viaggi verso altri mondi, altre personalità e ci aiuta a riconoscerci.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Chi sto leggendo: Margaret Atwood e Amélie Nothomb

Marino Marini

Per quasi dieci anni ho curato nel miglior modo possibile questo blog ed è giunto il momento di passare la mano a chi mi sostituirà poiché a breve andrò in pensione.
Nasco una mattina di piena estate in un campo profughi per esuli istriani e dalmati ad Altamura (Bari) nel lontano 1958. Con la famiglia mi trasferisco nel 1961 in Danimarca dove rimaniamo fino al 1969, quando decidiamo di fare ritorno in Italia. Da allora vivo e ho lavorato in provincia di Venezia.
Attratto fin da bambino da tutte le espressioni artistiche e creative, disegno ritratti realistici e dipingo quadri distrattamente astratti, suono la chitarra e canto. Ho lavorato come attore, regista e scenografo in teatro. Per un fecondo periodo ho pubblicato vignette satiriche su periodici e quotidiani locali e nazionali. Mi sono occupato di organizzazione e gestione di iniziative culturali.
Dal 2002 a tutto il 2021 sono stato in pianta stabile nella Biblioteca Comunale di Spinea (VE)

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?

Prima di fare il bibliotecario ho fatto molti altri mestieri. Alcuni per necessità, altri per passione. Lavorare tra i libri però è sempre stato un sogno che ad un certo punto, per una serie di fortunate circostanze, si è avverato e sono diventato, come mi piace definirmi, un “riciclatore di cultura”. Mi sono occupato prevalentemente delle sezioni Mediateca e Fumetti, dell’organizzazione di eventi, incontri letterari, laboratori e ho curato questo blog.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?

Coinvolgente e appassionante ma anche impegnativo. Insomma, è bello ma ci si deve dedicare tempo ed energie sia fisiche che mentali.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?

Da bambino negli anni ’60 in Danimarca dove ho vissuto l’infanzia. Una piccola biblioteca con le vetrate sul mare dell’Isefjord nel nord dell’isola dello Sjælland in cui ho scoperto, consultando un atlante, dove era l’Italia.

4. Come definiresti la biblioteca?

Un luogo che insegna la libertà della conoscenza. Una piazza coperta del sapere (Antonella Agnoli docet) dove rifugiarsi quando piove ignoranza.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?

Il silenzio, le parole sussurrate, la disponibilità, la condivisione, l’apertura, la tolleranza, il rispetto reciproco e le relazioni. E poi il fatto che in biblioteca la cultura non è solamente esposta e data in prestito, ma la si crea, la si produce e la si propone facendo in modo che sia alla portata di chiunque.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?

Se per primo libro si intende uno in cui prevalgono le parole sulle illustrazioni, allora è stato “Emil da Lonneberga” (Emil fra Lønneberg, in danese) dell’autrice svedese Astrid Lindgren conosciuta in Italia soprattutto per “Pippi Calzelunghe”. Me lo regalò mia sorella l’ultimo Natale che trascorremmo in Danimarca.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?

Sicuramente “Demian” di Hermann Hesse, soprattutto perché me lo fecero leggere a 14 anni e non lo capii, anzi, rischiai di disamorarmi dalla lettura per la frustrazione che provai. Poi però lo rilessi qualche anno più tardi e feci pace con Hesse di cui ho letto quasi tutto.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?

Innanzitutto gli/le consiglierei di leggere.

Libri, fumetti, e-book, riviste, quotidiani, perché leggere e informarsi sono il nutrimento più importante di cui abbiamo bisogno. Ad un giovane suggerirei di leggere i classici, non solo perché raccontano storie coinvolgenti ma semplicemente perché sono scritti bene ed educano quindi a riconoscere e ad assorbire la qualità. Allora, basandomi sui miei gusti personali, direi “Il Conte di Montecristo” e “I tre Moschettieri” di Alexandre Dumas, “Piccole donne” di Louisa May Alcott, “Le tigri di Mompracem” e tutto la serie con Sandokan di Emilio Salgari, la trilogia “I figli del capitano Grant”, “20000 leghe sotto i mari” e “L’isola misteriosa” di Jules Verne, tutto Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, i racconti e i romanzi del Ciclo dei Robot di Isaac Asimov, giusto per incominciare nel modo migliore.

9. Leggere fa bene? E perché?

Svelo un segreto: questa domanda è stata pensata come retorica poiché contiene la risposta già al suo interno.

Ovvio che leggere fa bene! Leggere è un vaccino contro le cattive influenze. Per quanto mi riguarda lo renderei obbligatorio per legge!

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

In tanti anni l’ho chiesto a centinaia di intervistati e ora mi rendo conto che forse 9 sono sufficienti!

Antonella Lattanzi (foto di ©Cristiano Gerbino)

MARZO DONNA 2021

Incontro con l’autrice lunedì 29 marzo 2021 alle ore 18,00 in diretta streaming sulla pagina Facebook della Biblioteca di Spinea.
Intervista a cura di Sara Zanferrari.

Antonella Lattanzi è nata a Bari e vive a Roma. Esordisce nel 2004 con i racconti “Col culo scomodo” per poi dedicarsi al folclore della sua regione d’origine con “Leggende e racconti popolari della Puglia” e “Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità della Puglia”.
Il suo primo romanzo è “Devozione” del 2010 al quale hanno fatto seguito “Prima che tu mi tradisca” (finalista al Premio Stresa 2013) e “Una storia nera” nel 2017, vincitore del Premio Cortina d’Ampezzo. Attiva anche in televisione (ha collaborato al programma Le invasioni barbariche) e nella carta stampata (collabora con Tuttolibri de La Stampa e con Il Venerdì de La Repubblica).
In ambito cinematografico è autrice della sceneggiatura (assieme al regista e a Filippo Gravinio) del film “Fiore” di Claudio Giovannesi del 2013, di “2night” di Ivan Silvestrini del 2016 e “Il campione” di Leonardo D’Agostini.
Nel 2021 pubblica per HarperCollins il romanzo “Questo giorno che incombe”, presentato al Premio Strega da Domenico Starnone.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché amo quando qualcuno mi racconta le storie, e amo leggere le storie. Perché ci sono dei libri che hanno cambiato la mia vita, letteralmente, che mi hanno spinto a prendere delle decisioni importanti che altrimenti non avrei avuto il coraggio di prendere. Perché la parola scritta è il mezzo più potente che abbiamo, per me, per cercare di comprendere il mondo.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Un verbo. Scoprire.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Non è il primo ma è tra i più importanti. Quando mi ero appena trasferita a Roma, andavo a studiare spessissimo nella biblioteca “Goffredo Mameli”, al Pigneto. Lì mi sentivo a casa. Avevo il mio posto, il mio tempo, il mio spazio. Potevo conoscere libri sconosciuti o che non avrei potuto acquistare, al tempo. Era la mia casa per la maggior parte della giornata.

4. Come definiresti la biblioteca?
Casa, viaggio, scoperta, emozione.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio caldo, la possibilità di scoprire mondi che fino a quel momento non conosci. La consapevolezza di trovarmi con persone come me. Le infinità possibilità di lettura e di conoscenza.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non me lo ricordo… Leggo libri e fumetti da quando mi ricordo, perché i miei genitori hanno educato me e mia sorella all’amore per la lettura. Alla necessità della lettura. Ma il libro più importante per me quando ero molto piccola è stato “La storia infinita” di Michael Ende. E’ stato il primo libro “lungo” che ho letto. Ero convinta che fosse un’impresa troppo ardua per me. Poi ci sono caduta dentro e ne sono riemersa innamorata, cambiata. Più adulta. E consapevole di quanto per me i libri fossero imprescindibili.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Madame Bovary” di Gustave Flaubert. L’ho letto non so più quante volte. Ogni volta è un libro nuovo. Dentro Madame Bovary c’è tutto. Si ride fino alle lacrime, si piange disperati, c’è la suspense, c’è un uso degli stili e della lingua che non c’era mai stato prima. Ci siamo noi, dentro una donna che cercare disperatamente di essere felice e invece viene soverchiata dal Desiderio. Senza riuscire a trovarsi mai.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Il buio oltre la siepe” di Harper Lee. “Il giovane Holden” di J.D. Salinger. “La storia infinita” di Michael Ende.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere è vita. E’ acqua sempre nuova. E’ mettersi in discussione sempre, e sempre essere in viaggio.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Un altro libro che consigli?
“Sotto il vulcano” di Malcolm Lowry. Una discesa agli inferi ma anche un viaggio dentro di noi, i nostri demoni, le nostre dipendenze, i nostri sbagli. Un libro incredibile.

Gianni Montieri (foto di Anna Toscano)

Ho vissuto in tre posti: Napoli, Milano, Venezia, e da ognuno di questi luoghi vengo.
La cosa che amo di più fare è leggere, lo scrivere viene in un secondo momento. Amo passare molto tempo nelle storie degli altri e poi raccontarle. Non smetto mai di guardarmi intorno. Ogni volta che scrivo una poesia è una conquista, un riparo, una ricerca che si compie, una piccola sofferenza, un gioco di memoria e di sponda, una gioia. Quando scrivo un articolo su un libro o di sport mi diverte far convergere al suo interno tante cose: poesia, cinema, fotografia, intuizioni. Mi piace camminare per Venezia, dove vivo adesso, e non smettere di stupirmi, non smettere di essere grato.

Tutto quello che c’è da sapere di me lo trovate nel mio sito.

  1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?

Non saprei dire il perché ma so che scrivere, ancor di più leggere o raccontare un libro, mi fa sentire – almeno ogni tanto – bene. In alternativa, avrei giocato a calcio ma non ne sono stato altrettanto capace.

  1. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?

Parliamo di attitudine, direi attenzione e cura

  1. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?

La piccola biblioteca della scuola media di Giugliano il mio paese d’origine, c’erano pochissimi libri ma era bello venire a conoscenza di un posto dove quei volumi potessero stare insieme, al sicuro.

  1. Come definiresti la biblioteca?

Qualcosa di molto vicino al concetto di casa.

  1. Cosa ti piace di più in una biblioteca?

Il silenzio e poi alzarmi e avvicinarmi a uno scaffale, prendere un libro, sfogliarlo, portarmelo al tavolo, più tardi riporlo.

  1. Quale è stato il primo libro che hai letto?

Dopo le fiabe, quasi certamente “Moby Dick” di Herman Melville.

  1. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?

Sono parecchi, ma direi che proprio “Moby Dick” occupa un posto speciale; quel romanzo ha aperto una porta, dopo è bastato entrare.

  1. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?

Moby Dick, L’isola di Arturo di Elsa Morante, Il giovane Holden di Salinger, poi qualcosa di Nick Hornby e di Irvin Welsh. E poi andare per scaffali e annusare i libri di poesia, aprirli a caso.

  1. Leggere fa bene? E perché?

“Leggere è sempre più importante che scrivere” afferma Bolaño. Sono d’accordo con lui. Leggere fa bene sì, perché non saprei. Forse perché conforta, illumina, appassiona, insegna, diverte, e chissà quante altre cose ancora.

  1. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Quando ci ritroviamo tutti di persona a Spinea in biblioteca? Prestissimo, avrei risposto.

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