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Venezia in Giallo, Novembre 2022

Paolo Lanzotti sarà ospite della Biblioteca venerdì 18 novembre alle ore 18.00 e dialogherà con Cristina Giussani attorno al suo ultimo romanzo “Le ragioni dell’ombra : Venezia 1753. Un’indagine di Marco Leon, agente dell’Inquisizione di Stato“.

Nato a Venezia. Laureato in filosofia all’università di Padova.
Insegnante, prima di filosofia, poi d’italiano. Attualmente in pensione.
Lettore onnivoro, con predilezione per la storia e la divulgazione scientifica.
Ama la musica classica e il teatro di prosa.
Risiede ancora a Venezia, ma vive tra Venezia e Padova.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
A costo di cadere un po’ nella retorica credo sia il mestiere ad aver scelto me.
Quand’ero giovane le mie ambizioni erano altre. Sognavo di fare qualcosa in campo musicale.
Ma stiamo parlando dei fatidici anni ’70. A quel tempo il novanta per cento dei giovani aveva lo stesso sogno nel cassetto.
E poi io sono un modesto autodidatta. Non sono mai stato un musicista vero.
Quindi, a un certo punto, ho dovuto rendermi conto che quella strada era sbagliata e mi sono messo a cercarne un’altra.
È stato allora che ho sentito il richiamo. Avevo delle storie in testa.
Non potevo raccontarle in musica, ma perché non provare a farlo con carta e penna?
Tutto è cominciato così.
Col mestiere di scrittore che mi chiamava, spazientito con me per il tempo che avevo perso fino a quel momento inseguendo delle chimere.


2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Certosina. O forse, ossessiva. Ahimè!
Io sono uno di quegli autori che Raymond Calvert – se non ricordo male – definiva “masochisti”.
Ho sempre bisogno di ricominciare da capo, riprendendo il romanzo dalla prima riga.
Sono capace di rileggere dieci volte una pagina solo per cambiare un aggettivo o una virgola.
Taglio, aggiungo, taglio di nuovo e aggiungo ancora. Alla fine, comunque, non sono mai soddisfatto.
Come dico spesso, quando ho terminato di scrivere un romanzo è come se ne avessi scritti dieci.
Calvert aveva ragione. È da masochisti. Ma io non riesco a lavorare diversamente.


3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Il mio primo ricordo è di natura scolastica.
La mia insegnante mi aveva assegnato una ricerca e io ho messo piede nella biblioteca comunale senza sapere bene cosa aspettarmi né tanto meno come funzionasse.
Un classico, vero? L’esperienza è stata disastrosa.
Ero molto giovane e non avevo la più pallida idea di cosa significasse “fare ricerca”.
Nessuno me l’aveva mai insegnato.
Quindi mi sono limitato a scopiazzare qualche pagina qua e là, quasi senza capire cosa stessi facendo.
Per fortuna, poi sono cresciuto.


4. Come definiresti la biblioteca?
Uno scrigno aperto, pieno di tesori.
Troppo retorico e scontato? Be’, io la penso così.


5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Rifacendomi alla risposta precedente, ciò che mi piace di più è il pensiero che una biblioteca dona i suoi gioielli a tutti, indistintamente.
Frequentare una biblioteca azzera ogni distinzione di età, di genere o di condizione sociale.
La biblioteca è generosa, aperta, democratica e tollerante.
Il che è molto più di quanto, in genere, possiamo aspettarci dalla società che ci circonda.


6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Data la mia età, rispondere a una domanda del genere significa fare uno sforzo di memoria davvero grande.
Se ci penso, il primo titolo che mi viene in mente è “Ventimila leghe sotto i mari”.
Ma forse è solo il libro che mi ha colpito di più da bambino.
Non posso essere sicuro che sia stato anche il primo.
Anzi, considerando il tipo di storia che racconta è molto probabile che non lo sia.
Ma, evidentemente, quelli che ho letto in precedenza non mi hanno colpito in modo altrettanto profondo.
Quindi diciamo che è stato il primo.


7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Dipende da cosa s’intende e a quale epoca si fa riferimento.
Da bambino, oltre al già citato “Ventimila leghe sotto i mari”, sono rimasto colpitissimo da “L’isola del tesoro” e da “Il richiamo della foresta”.
Da adulto ho incontrato diversi romanzi che mi hanno lasciato sensazioni o ricordi particolari.
Tempo permettendo sono un lettore compulsivo e, se fosse per me, avrei sempre un libro in mano.
Se proprio devo citarne uno solo penso a “Il nome della rosa”. Ma, come dicevo, è solo uno.


8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Uno? Come prima, temo sia impossibile rispondere a questa domanda per me.
Di libri da consigliare ne avrei moltissimi. Personalmente indicherei i grandi classici dell’avventure.
Melville, Stephenson, Conrad, London, Salgari, Verne.
Tuttavia mi rendo conto che sarebbe un consiglio a rischio. Io ho una certa età e questi nomi mi vengono spontanei.
Ma probabilmente le nuove generazioni li troverebbero datati, se non addirittura noiosi.
E poi, si sa, il libro consigliato da altri non è quasi mai quello che si preferisce.
Ciascuno di noi legge a modo suo e ciò che piace a qualcuno può non piacere ad altri.
Insomma, meglio che ciascuno scelga per conto proprio.


9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa benissimo, allo spirito e alla mente. Perfino al corpo, in un certo senso.
In quanto al perché, temo che dovrò cadere nel già sentito.
Fa bene perché allarga gli orizzonti mentali, aiutandoci a combattere i pregiudizi.
Fa bene perché ci fa conoscere altri mondi e realtà che non avremmo mai la possibilità di frequentare di persona.
Fa bene perché stimola la fantasia.
Fa bene perché ci permette d’entrare in contatto con opinioni diverse dalle nostre, allenandoci alla tolleranza e al rispetto.
Fa bene semplicemente perché ci diverte e ci fa passare delle ore liete in compagnia di storie appassionanti e personaggi indimenticabili.
Sì, lo so: sono cose sentite mille volte. Ma una verità non ha bisogno d’essere originale, non è vero?


10.  A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Penso che dieci siano sufficienti.
Magari a farmi altre domande ci penseranno i lettori. È sempre la cosa migliore.

Venezia in Giallo, Novembre 2022

Fulvio Luna Romero sarà ospite in Biblioteca venerdì 11 novembre alle ore 18.00, dialogherà con Sara Zanferrari attorno al suo libro “Le regole degli infami“.

Fulvio Luna Romero, che poi in realtà si chiama Alessio, trevisano classe 1977.
Si occupa di risorse umane in una grande azienda, divide il suo tempo tra la famiglia, il triathlon e una rock band.
Ha pubblicato per Piazza Editore e Laurana, nel 2021 l’esordio con Marsilio editore.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Anni fa leggevo moltissimo, ma leggevo soltanto autori stranieri. Mi affascinavano le storie nere, ma l’assenza di internet, parliamo di inizio del secolo, mi limitavo nella ricerca di storie italiane.
Così, una mattina, ho deciso di scrivermela io. E da lì è iniziata l’avventura.
2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Irrinunciabile.
3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Alle scuole medie, entrai in quella del mio istituto per fare delle fotocopie. Era un istituto religioso, ricordo questi scaffali vetrati pieni di libri scuri. Ricordo il silenzio e i tavoli che profumavano di cera.
4. Come definiresti la biblioteca?
Mi rifaccio al titolo di un romanzo di Ken Follett: un luogo chiamato libertà.
5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Puoi starci delle ore soltanto a cercare qualcosa, dimenticando tutto il resto.
6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Traditori di tutti” di Giorgio Scerbanenco. Ero in quarta elementare.
7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“L’inverno di Frankie Machine” di Don Winslow.
8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Carlo Lucarelli: Misteri italiani.
9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere è l’unico modo che abbiamo per salvarci.
La lettura è una scusa per imparare, per supplire a tutte le carenze culturali. Non possiamo aspettarci che la formazione la facciano solo la scuola, o la tv o i social.
Leggere è fondamentale per capire il mondo, le dinamiche… ma anche, semplicemente, per poter sostenere un discorso, e per non aver paura di tutto ciò che ci troveremo ancora ad affrontare.
Apre la mente, la tiene allenata.
Ci permette di sconfiggere l’ignoranza che, a mio avviso, è il peggior male dei nostri tempi.
10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Fulvio, c’è un libro che avresti voluto scrivere tu?
E io avrei risposto: George Orwell, 1984.

Venezia in Giallo, Novembre 2022

Incontreremo Michele Catozzi in Biblioteca sabato 26 novembre alle ore 17.00
L’autore in dialogo con Stefano Cosmo, ci farà conoscere da vicino il commissario Aldani, protagonista dei suoi romanzi “Marea tossica” e “Muro di Nebbia

Nato a Mestre nel 1960, Michele Catozzi ha vissuto a lungo in Veneto.
Ha passato molti anni a Treviso, dove si è occupato di editoria e giornalismo.
Dopo aver scritto diversi racconti, pubblicati in antologie e riviste, nel 2015 ha pubblicato Acqua morta, il primo romanzo della serie che vede come protagonista il commissario Nicola Aldani della Questura di Venezia, apparso in TEA, cui hanno fatto seguito Laguna nera (2017), Marea tossica (2019) e Muro di nebbia (2021).
Nella vita reale Michele Catozzi è un ingegnere informatico.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Da anni mi destreggio tra i mestieri di ingegnere informatico, di giornalista e di romanziere.
Il primo l’ho scelto per passione, il secondo per curiosità, il terzo per vocazione. O viceversa?

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
L’anima informatica dice “razionale”, quella giornalistica suggerisce “lucida”, quella autoriale opta per “creativa”.
Il che è già un bel guazzabuglio. Sia detto en passant, non è affatto facile conciliare queste tre anime, anche se l’ibridazione tra informatico e romanziere mi ha consentito di produrre il cyber thriller Netcrash. L’ibridazione tra giornalista e autore ha invece prodotto (e continua a produrre) l’Eco dell’Altana, una meta-rivistina curata da un personaggio (un giornalista di cronaca nera, ça va sans dire) dei romanzi del commissario Aldani. Ci sono anch’io e l’amico commissario. Sì, perché Aldani esiste davvero, lo sapevate?

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La vecchia sede della biblioteca di Mestre, alla Provvederia in via Palazzo, cui si accedeva dalla ripida scala di pietra esterna.
Era come per un mortale salire all’Olimpo, con lo stesso timore reverenziale. Come entrare nel tempio del silenzio.
Prima di lasciare Mestre per Treviso feci però in tempo a frequentare, da liceale, la nuova sede all’inizio di via Piave, dove la prescrizione del silenzio ancora vigeva, ma meno inflessibile. I tempi stavano cambiando.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo votato all’accumulo seriale di volumi a beneficio di tutti.
E anche l’unico dove puoi trovare la leggendaria Enciclopedia Treccani. D’altra parte sono stato segnato da piccolo dalle enciclopedie (vedi oltre)

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’accumulo seriale di volumi, per l’appunto. Sì, lo so, detto così ha un che di patologico, ma tant’è…

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non so se vale come libro: l’enciclopedia Garzanti in cinque volumi del 1959 che girava per casa. Copertina rigida blu notte.
Ci passavo sopra le ore saltando da una voce all’altra, da un tomo all’altro, travolto dal fascino di quell’ipertesto ante litteram. Incredibilmente ancora ricordo l’ultima voce: Zworykin, un russo-americano che nel 1933 inventò l’iconoscopio per gli apparecchi televisivi…

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
La memoria vacilla, ma la butto lì: Viaggio al centro della terra di Verne e un vecchio giallo Mondadori (di quelli col testo su due colonne per pagina) di cui non ricordo il titolo, ma di cui però rammento un particolare (allarme spoiler!): l’assassino nasconde le tracce di una puntura mortale al braccio della vittima sotto la bruciatura di una stufa.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Aiuto! Quando mi vengono chiesti consigli di lettura di solito entro in un loop di indecisione infinito. Trattandosi poi di giovani lettori, un mondo imperscrutabile, entro in crisi.
Credo che non esista il libro perfetto per tutti, ma che ognuno debba scovare il proprio. L’unico modo è leggere “qualunquemente” (come direbbe un famoso Cetto…) e applicare i geniali “Diritti del lettore” enunciati da Daniel Pennac. In particolare il diritto di non leggere (perché la lettura dev’essere una scelta), il diritto di saltare le pagine e quello di non finire il libro (perché ce ne sono tanti altri), il diritto di leggere qualsiasi cosa. Un grande, Pennac.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa benissimo, perché impari parole, e le parole sono essenziali per esprimere pensieri. Senza parole non siamo nulla.
E i libri sono pieni di parole.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
“Quando esce il tuo prossimo romanzo?” No no, dai, scherzo! Ma anche no… È la domanda che spesso mi rivolgono i lettori.
Un incubo, a volte, ma anche un grande stimolo per continuare a scrivere.

Maratona di lettura 2022 Il Veneto

Simone Sambo sarà ospite in Biblioteca venerdì 30 settembre alle ore 18.00 e dialogherà con Stefano Marchiori, CAI di Mirano, attorno alla sua antologia di racconti “Sessanta metri di corda”.

Simone Sambo è nato a Venezia nel 1973. Laureato in Economia e Commercio, nel 2001 ha partecipato al concorso di “Raccontare Venezia” pubblicando il suo primo racconto.
In seguito è stato scelto per la raccolta di autori veneziani “Raccontare Venezia 2” nel 2016 e nel 2019 il suo racconto “Campo di cuori” è stato votato come il migliore della raccolta “Venezia Futura”.
Nel 2019 ha pubblicato il suo primo libro “Venezia ha mille luci”, uno sguardo sulla città e sui suoi abitanti nell’arco di 30 anni di storie di vita.
Nel 2022 è uscito la sua seconda opera “Sessanta metri di corda” dedicata al mondo della montagna, dalle Dolomiti agli Appennini.
Oltre ad essere un fine conoscitore dei segreti e della memoria storica di Venezia, è un abile alpinista con oltre 100 scalate all’attivo, un camminatore solitario , pittore e regista di cortometraggi sulle Alpi.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Mia madre dice sempre che ho scelto di fare lo scrittore perché il mio vero lavoro non mi piace.
Io penso che questa sia solo una faccia della medaglia. In realtà c’è un sentimento molto più profondo che mi spinge a scrivere: raccontare le mie verità, che spesso sono scomode o nascoste agli occhi della gente, con storie fuori dalle rotte comuni.
2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Artigianale.
3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
A Venezia, alle elementari la maestra ci portò nella biblioteca comunale, che allora si trovava alla Pietà. Mi sembrava il paradiso: c’erano bellissimi libri di storia , preistoria e scienze. Allora erano quelle le materie che mi interessavano.
4. Come definiresti la biblioteca?
Il mio rifugio.
5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio, la vertiginosa disponibilità di migliaia di libri tutti a portata di mano.
6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Ventimila leghe sotto i mari, di Jules Verne.
7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Viaggio a Ixtlan di Carlos Castaneda.
8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
La Storia Infinita di Micael Ende.
9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere ci fa crescere, espande il raggio della nostra conoscenza e ci rende liberi.
10.  A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Qual è il primo scrittore che hai conosciuto? E’ stato Guido Petter, a una rassegna di incontri promosso dalla biblioteca di Venezia quando andavo alle elementari. Avevo letto “I ragazzi della banda senza nome”. Era una persona molto colta anche se aveva scritto libri per ragazzi, e ascoltandolo capii che per fare lo scrittore avrei dovuto studiare moltissimo.

Chicca Maralfa

Maratona di lettura 2022 Il Veneto Legge

Chicca Maralfa dialogherà con Michela Valsecchi attorno a “Lo strano delitto delle sorelle Bedin” sabato 17 settembre alle ore 17.00 nel parco della Biblioteca.

È nata e vive a Bari. Giornalista professionista, è responsabile dell’ufficio stampa di Unioncamere Puglia e della Camera di Commercio di Bari. Ha collaborato stabilmente per anni con la «Gazzetta del Mezzogiorno», scrivendo di cultura e di attualità e per i periodici specializzati «Ciao 2001» e «Music». Per Antenna Sud e Rete 4 (nella trasmissione di Alessandro Cecchi Paone, Giorno per giorno) si è occupata di cronaca bianca e nera.
Ha esordito nella narrativa nel 2018 con la commedia nera Festa al trullo, e nel 2021 ha pubblicato il suo primo giallo, Il segreto di Mr. Willer, finalista a vari premi letterari.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho sempre avuto la passione per la scrittura, una passione che si è consolidata nell’ultimo anno del Liceo Classico, studiando in particolare la cultura del Novecento. L’attenzione sull’uomo essere sociale, i suoi dilemmi interiori, il racconto dei suoi “tumulti” spirituali e psichici attraverso l’arte in tutte le sue manifestazioni hanno avuto un forte impatto sulla mia formazione. Mi sono specchiata nell’utilità e nella necessità del racconto, scritto e visivo in tutte le sue manifestazioni, come strumento di condivisione e in parte di espiazione di ogni genere di esperienza, positiva e negativa. Poter manifestare i propri sentimenti, rendere collettiva un’esperienza individuale, anche nella mistificazione dei protagonisti, è a suo modo una forma di cura e si riappacificazione con i tanti sé che compongono ciascuno di noi. Ho scelto di scrivere per darmi pace. E fino ad oggi è il metodo più efficace che abbia trovato.
2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Un aggettivo solo mi pare difficile da trovare. Parlando della mia attività a trecentosessanta gradi direi che io scrivo. Scrivo come giornalista, come addetto stampa, come ghost writer, come scrittrice. C’è stato un periodo in cui mi sono anche divertita a fare il copy writer. Scrivo quasi sempre allo stesso modo, cercando di andare in profondità, raccontando emozioni e non solo fatti. A seconda del ruolo che ricopro devo seguire delle regole, questo è ovvio, ma ci metto sempre la stessa passione.
3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
In quella della mia scuola, il Liceo Classico Leonardo da Vinci di Molfetta, in provincia di Bari. Ci andavo per fare le ricerche, quando non bastavano i testi disponibili in casa. Ne feci su Samuel Beckett, per una tesina di fine anno. E’ stato come rinascere. Avevo incontrato la vera me. Ricordo l’illuminazione, non sempre felice, ma che stimolava la concentrazione sulle letture. E poi i dorsi sequenziali dei volumi antichi, sugli scaffali in alto. C’era un uomo che era sempre lì, a leggere. Non ho mai capito chi fosse ma era un tipo molto interessante dal mio punto di vista di adolescente. Mi sarebbe piaciuto avere il suo tempo senza tempo, per leggere così tanto.
4. Come definiresti la biblioteca?
Un santuario laico.
5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Non tutte le biblioteche sono uguali, ve ne sono alcune di molto moderne e altre più antiche, ma condividono l’ampia offerta culturale e un’atmosfera che invita alla riflessione e al silenzio. Ve ne è tanto bisogno in questi tempi frenetici e chiassosi da tanti punti di vista.
6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Il libro “Cuore.
7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Solo uno? E’ complicato. Direi “Il lamento di Portnoy” di Philip Roth.
8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Il giovane Holden” di Salinger.
9. Leggere fa bene? E perché?
Certo. Dà una marcia in più, apre la mente e l’animo, è un potente strumento di conoscenza e alimenta lo spirito critico.
10.  A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Nessuna, mi sembra di aver detto tutto. Grazie.


Giovanni Pinosio, foto di Claudio Vianello

AperiBiblio 2022

Blues and Rhythm & Blues Giovedì 4 agosto ore 19.00
Giovanni Pinosio si esibirà con i Gooseberry nel parco della Biblioteca.

Mi chiamo Giovanni Pinosio.
Faccio lo scultore e il cantante.
Insegno scultura e insegno canto.
Due mondi in stretta connessione e di cui non ne farei a meno.

  1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
    A questa domanda vi rispondo con un aneddoto di quando ero piccolo.
    Un pomeriggio, io e mio fratello siamo a casa da soli. Trovo un gomitolo di lana azzurra e comincio a costruire una trama: collego il filo alla maniglia della finestra, poi mi arrampico su un mobile per raggiungere una mensola, e dalla mensola alla porta, e dalla porta alla zampa del tavolo… Alla fine ho riempito la stanza di linee azzurre: mi chiamo Giovanni, ho sette anni e da grande voglio fare l’artista.
    Fare lo scultore e cantare fa parte della mia natura, della mia essenza. Non sarei in grado di scegliere di fare altro, non ne sono disposto.
  2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
    Leggerezza.
  3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
    Ero piccolo. Frequentavo la scuola elementare. In classe avevamo letto un libro ambientato in Africa. Ne rimasi affascinato. Cosi chiesi subito a mia madre di accompagnarmi in biblioteca per sceglierne un altro ambientato negli stessi luoghi.
  4. Come definiresti la biblioteca?
    Crocevia di infiniti mondi
  5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
    Il silenzio, il profumo delle pagine, il colore degli scaffali dato dalle copertine dei libri.
  6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
    Radici di Alex Haley.
  7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale? Si tratta di uno degli ultimi libri che ho letto e che ricorderò sempre come il primo libro che mi ha fatto piangere. “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara.
  8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore? Non saprei. In realtà non sono mai stato un grande lettore e non mi sentirei di consigliarne uno in particolare. Ma inviterei il giovane lettore a sceglierne uno che parli riguardo alla sua passione o al suo sogno.
  9. Leggere fa bene? E perché? Leggere ti porta in un altro mondo in cui puoi venire a contatto con le tue emozioni e conoscerti sotto altri aspetti, più veri e profondi.
  10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
    Quali sono i tuoi prossimi progetti artistici?
Andrea Vanacore, foto di Nicola Ruffato

AperiBiblio 2022

Blues and Rhythm & Blues Giovedì 4 agosto ore 19.00
Andrea Vanacore suonerà nel parco della Biblioteca con i Gooseberry

Andrea Vanacore inizia a dedicarsi al basso all’età di quindici anni, studiando da autodidatta. Approfondisce lo studio delle tecniche specializzandosi nel corso del tempo in Chicago Blues, British Blues, Soul, Funk e riproponendo nell’attività live le sonorità tipiche degli anni ’60/70, sia con il basso elettrico sia con il contrabbasso, avendo come punto di riferimento bassisti come James Jamerson, Willie Dixon, John Paul Jones e Mel Schacher. Rimane influenzato successivamente anche da altri generi come il Reggae (Aston Barrett), riuscendo quindi ad assimilare per poi rielaborare in un linguaggio personale tutti gli stili storici del basso elettrico, dal Delta Blues all’Hard Rock al Reggae.
Nel 2003 collabora con la band Europroject (tributo agli Europe) realizzando il primo demo.
Nel 2004 collabora con il Joyful Gospel Group, con attività sia in studio che live con la realizzazione di tre album. Sempre nel 2004 collabora con la Washington Blues Band con la realizzazione del primo album.
Nel 2013 collabora con la Soul Men Band (tributo ai Blues Brothers) con attività sia studio che live.
Nel 2015 collabora con il gruppo “Pitura Stail” (tributo ai Pitura Freska) portandolo a condividere il palco insieme ai membri originari dei Pitura quali Skardy e Furio, attività tutt’ora in essere.
Oltre a queste attività, Andrea si dedica anche a collaborazioni che lo portano a suonare e registrare con musicisti italiani. Tra le tante collaborazioni, ricordiamo: Skardy, Claudio Bertolin, Matt Sicchieri, Enrico Crivellaro, Stefano Zabeo, Lele Zamperini, Alessandro Brunetta, Nicola Righele.
Ha inoltre partecipato ad alcuni dei più importanti festival blues italiani, come il Malcesine Blues Festival, gli Elvis Days di Treviso, il Vintage Roots di Milano, Suoni di Marca.

  1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
    Perché lo sento come una necessità fisica per cercare di trasferire emozioni al pubblico.
  2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
    Bellissima.
  3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
    In biblioteca a Spinea in visita con la scuola elementare Goldoni in veste di alunno.
  4. Come definiresti la biblioteca?
    Rassicurante.
  5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
    Il silenzio che permette la concentrazione.
  6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
    Le Sorelle Materassi.
  7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
    Shining.
  8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
    Lo specchio nello specchio di Michael Ende.
  9. Leggere fa bene? E perché?
    Certamente, amplia il vocabolario personale e più ampio è il vocabolario maggiore è la capacità di elaborare pensieri.
  10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
    Si vive con la musica?
Ivan Furlanetto

AperiBiblio2022

Blues and Rhythm & Blues Giovedì 4 agosto ore 19.00
Ivan Furlanetto si esibirà nel parco della Biblioteca con i Gooseberry

Questo scatto, preso durante un concerto tenutosi presso i lidi Ravennati in occasione della manifestazione “Spiagge Soul” del 2015, mi è molto caro perché rappresenta uno stato d’animo intenso che il fotografo è riuscito a cogliere, nel corso di un brano che ricordo ancora oggi: “Stormy Monday Blues”.
Il titolo riassume lo stato d’animo per la perdita di un affetto. E’ uno dei Blues più suonati perché lascia libero spazio all’espressione del sentimento che si prova nel momento in cui viene suonato il brano.
Il Blues è una musica viscerale, che fa uscire lo stato d’animo delle persone. La semplicità di questa musica nasconde un grande potere mentre la si suona e la si canta. Il Blues ti prende e ti ipnotizza e non puoi farne più a meno.
Questo mi succede ogni volta che suono il Blues.

  1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
    Il mondo della musica e dell’arte riserva ogni giorno molte sorprese ed emozioni, soprattutto davanti al pubblico. Una volta provate queste emozioni, ti faranno amare questo lavoro!
  2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
    Viscerale.
  3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
    Il primo ricordo della biblioteca risale a circa 40 anni fa, quando la maestra delle elementari di allora, ci fece visitare per la prima volta questo stupendo luogo di cultura.
  4. Come definiresti la biblioteca?
    Un luogo denso di cultura.
  5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
    Il silenzio e l’ordine che si trova nella disposizione dei libri.
  6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
    Robinson Crusoe.
  7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
    Il Barone rampante di Italo Calvino.
  8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
    La collina dei Conigli, il Cavaliere inesistente, Le avventure di Sherlock Holmes.
  9. Leggere fa bene? E perché?
    Leggere è un ottimo esercizio mentale che aiuta la memoria e stimola la mente. Leggere aumenta la cultura personale ed aiuta ad esprimersi meglio.
  10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
    Quali suggerimenti daresti per far entrare i giovani in biblioteca al giorno d’oggi.
Marco Manassero, foto di Francesco Greggio

AperiBiblio 2022

Blues and Rhythm&Blues Giovedì 4 agosto ore 19.00
Ascolteremo Marco Manassero con i Gooseberry nel parco della Biblioteca.

Marco Manassero, batterista dei Gooseberry, ci accompegnerà in un viaggio musicale nel quale non solo si ascoltano storie, note e suoni, ma si ballano i pulsanti ritmi del Blues e in particolare il Jump Blues.
Così parla di sè e della musica:

La musica mi accompagna fin da quanto ero bambino: prima come un semplice svago, poi come un momento di relax e successivamente come una professione.
Il mio percorso artistico e professionale è accompagnato da poca fortuna e tanta tanta volontà.

  1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
    In realtà ho sempre scelto di definirmi musicista, anche se nella vita sono impegnato in un altro ambito.
    “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neanche un giorno in tutta la tua vita”, diceva il saggio Confucio: io sono dell’idea che puoi anche scegliere di amare il lavoro che fai.
  2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
    Innovazione, progresso, futuro.
  3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
    Da bambino ci trasferimmo in un paese di periferia: la chiesa parrocchiale era ancora in fase di costruzione ed i riti domenicali si svolgevano nell’edificio che ospitava la biblioteca comunale.
  4. Come definiresti la biblioteca?
    La biblioteca è un luogo di cultura, conoscenza ed informazione.
  5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
    In primis il silenzio. In secondo luogo la sensazione personale di poter avere accesso ad una quantità enorme di conoscenza.
  6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
    Al di fuori dell’ambito scolastico, “La notte del leopardo” di Wilbur Smith.
  7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
    Senza ombra di dubbio “Il popolo del Blues” di Amiri Baraka.
  8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
    “Croniche Epafaniche” Di Francesco Guccini.
  9. Leggere fa bene? E perché?
    Perché stimola la fantasia, l’immaginazione e contestualmente la conoscenza.
  10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
    Questa intervista è molto completa, ho risposto alle domande con grande piacere.


Ettore Martin

AperiBiblio 2022

Musica Jazz Giovedì 21 luglio ore 19.00
Ettore Martin si esibirà nel parco della Biblioteca con gli Organ Time Trio.

Ettore Martin, sassofonista, compositore e arrangiatore di Vicenza, suona professionalmente jazz da oltre
vent’anni ed ha all’attivo più di 30 incisioni di cui 6 a proprio nome.
Nel 1999 e nel 2016 vince il Concorso Internazionale di Arrangiamento e Composizione per Orchestra Jazz di Barga (LU) dove è stato finalista dal 2010 al 2014; nel 2006 e nel 2014 è stato finalista anche al Concorso ‘Scrivere in Jazz’ di Sassari. Come solista ha suonato in molti paesi del mondo (Vancouver, Melbourne, Vienna, Cracovia, Praga, Sofia, Hong-Kong, Jakarta, Samarcanda..) sia col quartetto del pianista triestino Roberto Magris che con il proprio progetto SENZAPAROLE (Abeat, 2005) sulla canzone
italiana d’autore con quartetto jazz + quartetto d’archi. Da più di trent’anni insegna sassofono e
musica d’insieme a Vicenza, Scuola Thelonious.
Dirige la Green Orchestra di Conselve (PD) con un particolare progetto orchestrale sulle canzoni dei Beatles e collabora da molti anni con l’Orchestra Jazz del Veneto che vanta prestigiose collaborazioni tra cui Paolo Fresu e Fabrizio Bosso.

  1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
    Mi ci sono trovato dentro, per fortuna.
  2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
    Libertà.
  3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
    La biblioteca della scuola, ero molto piccolo.
  4. Come definiresti la biblioteca?
    Un luogo dove si può sognare.
  5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
    Il silenzio e il profumo dei libri.
  6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
    Non ricordo.
  7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
    L’insostenibile leggerezza dell’essere.
  8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
    Le otto montagne.
  9. Leggere fa bene? E perché?
    Aiuta a sviluppare la propria immaginazione.
  10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
    Queste mi sembrano sufficienti.


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