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Posts Tagged ‘biblioteca di spinea’

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(foto di Diego Feltrin)

Vive professionalmente con la musica dal 1982 svolgendo attività concertistica e didattica in Italia e all’estero. Negli anni ha affinato la sua musicalità studiando con Angelo Amato (allievo di A. Segovia) con il quale ha fatto alcuni esami al conservatorio di Udine. Parallelamente alla chitarra classica iniziava a suonare Blues, Rock, Funky ed altro con alcune band locali. Ha partecipato a corsi con Stefan Grossman, Duck Baker, Henry Defoe (Central Line), anche se la sua principale musicalità si è sviluppata ascoltando ed approfondendo tutti quei musicisti che hanno apportato qualcosa di positivo alla musica.

Visita il sito di Francesco Boldini.
Vai alla Pagina Facebook di Francesco.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Tutto iniziò all’età di 13 anni quando il padre di un mio amico, interessato alla vita sociale di Spinea, venne a sapere che ci sarebbero stati dei corsi di chitarra gratuiti organizzati dal Comune, da qui l’idea di iniziare insieme il corso. La chitarra “Eko Fiesta” che avevo comperato da Maccagnani a Mestre per mio fratello più grande qualche tempo prima, risultò essere una buona opportunità per non pesare sull’economia della famiglia. Poi, a parte le prime difficoltà, suonare mi risultò essere la cosa più facile da fare. A scuola non ero assolutamente un bravo studente, la musica invece mi veniva facile come se facesse parte di me. Mi capitava di parlare con persone più grandi che si lamentavano del fatto di fare lavori che non li soddisfacevano e di quanto bello sarebbe stato svolgere una professione che, oltre a darti da vivere, ti avrebbe appagato e dato soddisfazione mentalmente. Cosi a 15 anni decisi che avrei seguito la musica a qualsiasi costo, anche contro una società che alla domanda “Che lavoro fai?” quando rispondevo “Il musicista” aggiungeva “Sì, ma di lavoro cosa fai?”. Ed eccomi qua dopo quasi 38 anni ancora a studiare nuovi repertori, a fare concerti in giro per il mondo; ancora felice della mia decisione. Anche se la vita è stata un po’ altalenante, ne è valsa la pena, per cui alla domanda rispondo: perché me l’ha consigliato Francesco Boldini!

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Poliedrico.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
E’ stato quando sono iniziati i corsi di chitarra tenuti nella biblioteca di Spinea di cui dicevo prima e visto che arrivavo sempre in anticipo rispetto all’orario delle lezioni, passavo il tempo a sbirciare tra i libri.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo dove si può trovare tutta l’esperienza che l’essere umano ha accumulato, documentando sensazioni, bellezze dal mondo, storie per far passare il tempo alla gente in maniera costruttiva (e distruttiva), chimica, matematica, tutte le materie e tutti i generi. Nelle biblioteche inglesi si trovano partiture di musica da tutto il mondo ed avendo vissuto là ne ho tratto molto profitto. Per cui definisco le biblioteche come luoghi dove se vuoi progredire, trovi tutto il necessario per farlo.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il fatto che all’interno la gente è molto rispettosa, sembra quasi un luogo di culto.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non ricordo di preciso, forse dei fumetti da bambino. Il primo vero libro che ho letto penso sia stato “Zanna Bianca” di Jack London.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Ho avuti dei momenti non continuativi di lettura, ma molti libri mi hanno lasciato qualche cosa: Hermann Hesse con “Siddhartha”, Ian McEwan con “Il giardino di cemento”, e poi Charles Bukowski, Friedrick Nietzsche, Marco Franzoso, Fedor Dostoevskij, biografie di artisti e non, questi sono i primi che mi vengono in mente. Sicuramente tanti testi sulla Musica.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Siddhartha” di Hermann Hesse.

9. Leggere fa bene? E perché?
Fa bene perché oltre al fatto di imparare, capire, sognare, viaggiare, appropriarsi di identità altrui, è l’unico momento in cui noi stessi possiamo con la mente assere al 100% padroni di essa.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Vi dico la risposta, la domanda immaginatela voi:
purtroppo poca gente legge più di questi tempi e se lo fanno, si limitano ad uno, due libri che cercano senza successo di capire e la dimostrazione di questo la si vede tutti i giorni. Qualche libro in più, magari preso in biblioteca, forse renderebbe il mondo migliore di quello che è.

E’ stato veramente un piacere rispondere a queste domande. EVVIVA!!

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Andrea D’Alpaos

Nato e tuttora residente a Venezia, ho conseguito il diploma di maturità artistica ad indirizzo musicale, presso il Liceo Musicale B. Marcello e quindi la Laurea in Lettere a indirizzo artistico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Venezia. Parallelamente ho approfondito gli studi musicali conseguendo la Licenza di Teoria e solfeggio, il diploma di Storia della musica, il diploma di Armonia complementare.
Ho ottenuto anche l’abilitazione per la professione di accompagnatore turistico e la licenza di guida turistica in lingua inglese e francese.
Parallelamente tengo lezioni tematiche di storia dell’arte e storia della musica.
Dal 1992 al 1998 ho fondato e diretto il Coro Venice Gospel Ensemble di Venezia, e sono autore/arrangiatore di gran parte dei brani del repertorio del gruppo.
Attualmente dirigo il Coro Joy Singers, nato nel 1998, con il quale svolgo un’intensa attività concertistica.

Giocare, osservare, esplorare…

Se a questi elementi aggiungiamo la curiosità posso dire che questo basta a riassumere sia la mia infanzia sia quello che sono adesso.
Ho studiato musica (giocare) e storia dell’arte (osservare), coltivando da prestissimo la passione per i viaggi (esplorare).
Oggi faccio musica (aiuta l’anima), faccio la guida turistica (aiuta a pagare le bollette!) e viaggio (aiuta a capire le cose e le persone).

Andrea D’Alpaos in Facebook
Il coro Joy Singers in un flashmob musicale in Biblioteca a Spinea.
Servizio di Tele Venezia sul flashmob in biblioteca.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho avuto la grande fortuna di avere dei genitori che hanno dato a noi figli la possibilità di studiare e di scegliere senza imposizioni o pressioni.
Ho potuto seguire il mio istinto… e la musica ha preso il sopravvento, in particolare tutto il mondo della musica corale. Non è stata una strada facile, l’arte in Italia non è considerata un mestiere ma fare musica è una necessità interiore.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Se posso usare dei sostantivi direi:
creatività
perseveranza
umiltà
Con creatività intendo la capacità/fortuna di poter suggerire un diverso e nuovo punto di vista. Le note sono immutate da secoli quindi credo sia impossibile scrivere una sequenza di note che non sia già stata scritta. Si cerca di raccontare in maniera diversa. Per fortuna ci sono delle combinazioni di suoni, delle armonie e dei timbri sonori che ancora toccano universalmente le corde dell’anima di chi ascolta… è quello lo scopo della narrazione (sia essa musica, pittura, scrittura).

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Sicuramente la biblioteca comunale di Murano quando ero alla scuola media e vi si andava per “fare ricerche”.
Ma forse la prima “biblioteca” è stata lo scaffale di casa dove venivano custodite le due enciclopedie, vere icone degli anni ’70: CONOSCERE e I QUINDICI !
Quando mia mamma prendeva quei volumi (non più di uno o due alla volta) cominciava sempre un nuovo viaggio che ci portava verso nuove scoperte o a rivivere luoghi già visitati, battaglie, personaggi mitici.

4. Come definiresti la biblioteca?
E’ un punto di partenza per viaggiare nel tempo, nello spazio e anche un rifugio, un luogo dove ritrovare un’altra dimensione, dove le corse e i problemi del quotidiano restano fuori per dar vita a un tempo scandito dalla nostra curiosità.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La cortesia “universale” di qualsiasi bibliotecario/bibliotecaria incontrati negli anni.
Li ho sempre visti come custodi speciali di tanti tesori a disposizione di tutti e ho sempre avuto l’idea che sapessero tutto di ogni singolo volume.
Ricordo poi il “silenzioso scricchiolìo” dei pavimenti in legno della Querini a Venezia e l’idea di avere dei tavoli immensi a disposizione dove poter creare il mio piccolo regno: all’esterno le mura fatte dai tanti libri scelti; all’interno mille penne stilografiche e matite, quadernoni con fogli sganciabili e la merendina!
Per fortuna non esistevano ancora i telefonini.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non so se valga come risposta ma dico assolutamente tutte le Fiabe Sonore…
“A mille ce n’èeee!”.
Lette e ascoltate milioni di volte perdendomi dentro quelle bellissime illustrazioni di insuperata qualità.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Purtroppo ho una pessima memoria. Delle cose ricordo solo le sensazioni.
Comunque hanno sicuramente lasciato un segno “Le Avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain, e “Don Chisciotte” di Cervantes.
Sono affascinato da avventure e viaggi e da quello che si definisce romanzo picaresco.
Poi cito “Il Profumo” di Süskind per la maestria dell’autore nel raccontare e descrivere qualcosa che riguarda l’olfatto.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Consiglierei solo di leggere il più possibile con curiosità.
Leggere e viaggiare, leggere è viaggiare.
Più si conosce meno si dipende dagli altri… ciò significa poter scegliere.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere significa comunicare a distanza e soprattutto ascoltare. Ascoltiamo un’idea, un punto di vista, una storia. Possiamo limitarci a questo o anche pensare a chi sta dall’altra parte. Leggere è provare a trovare un punto d’incontro. Non sempre funziona ma è bello provarci.
Condivido quanto scritto in questo blog da Miriam Spera:
“leggere è l’incontro/confronto con l’Altro”.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
La domanda è:
Vorresti che chi ci governa proteggesse e incoraggiasse le arti, la musica, la scrittura in quanto beni fondamentali per l’umanità?
La risposta è:
Sìissimo!!!
(Scusate la banalità della risposta e l’uso sgrammaticato del Sì).

 

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Monica Silva

Monica Silva da anni svolge workshop sulla psicologia del ritratto in Italia e all’estero base solida sulla quale svolge i suoi lavori. Predilige ritrarre i soggetti attraverso una profonda lettura della società di oggi. Le sue fotografie sono state pubblicate sulle più importanti testate nazionali ed internazionali.

Scopre di più su Monica Silva nel suo sito.
Guarda il video del suo speech al TEDxRovigo.
Monica in Twitter.
Instagram.
Facebook.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché la fotografia per me è vita, ha salvato la mia esistenza. Viene da dentro, non posso vivere senza!!

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Creativa.

 

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“My Hidden Ego” di Monica Silva

 

 

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
L’odore dei libri. È orgasmico!! Passerei ore ad odorare le pagine dei libri antichi per scoprire le tracce dei precedenti lettori. E’ un po’ animalesco ma sincero.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo sacro dove elevare lo spirito. Quando entro in una biblioteca o una libreria, lascio che sia il libro a scegliere me. Quando ciò accade contiene sempre il messaggio di cui ho bisogno. E’ per questo che trovo che sia un luogo sacro.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Scoprire che ho tanto da imparare. Perché per quanto si legga non sappiamo mai abbastanza. Ciò mi aiuta a tenere i piedi per terra, ad essere umile.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
La Bibbia. Non per scelta ma per imposizione. Poi il primo libro che ho letto per scelta personale, che mi ricordo come se fosse oggi, fu un giallo di Agatha Christie “I Sette Quadranti” e da lì in poi ho letto quasi tutti i suoi gialli.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Il nome della rosa” di Umberto Eco. Mi ha letteralmente trasportata nel 1300, epoca in cui si svolge la storia. Era talmente reale che sentivo gli odori ed il rumore che faceva la penna sulla pergamena.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Il mio nome è Usher Lev” di Chaim Potok del 1972. Parla di vita vissuta, di arte, di dolore, di allegria, di religione, di viaggi e molto altro. Un libro fantastico!

9. Leggere fa bene? E perché?
Apre la mente delle persone. Insegna a non avere pregiudizi. Insegna a viaggiare con la fantasia. Questo permette alle persone di essere meno incattivite con la vita.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Cosa accadrà alla letteratura tra qualche anno visto che la tecnologia sta trasformando le abitudini dei lettori oggi?

E questa è una domanda per la quale lascio al lettore la risposta  😉

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Alex Cendron

Nasco già attore il 2 agosto di qualche anno, e non riesco a dimenticarmi della mia vocazione prima degli undici, forse dodici anni. Poi vivo chiedendomi il perché fino circa agli abbondanti ventitre, poi qualcuno mi chiede: perché?
Prendo il treno, vado a Udine e faccio il provino per entrare nell’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe.
Passo i successivi tre anni a spiegare ad amici e parenti che “drammatica” non indica il contrario di “comica” e alla fine mi diplomo.
Mi interrogo continuamente se la vocazione che sento dentro di me abbia un corrispettivo reale fuori di me di talento e doti. Ultimamente mi chiedo perché chiederselo e vivo felice per il presente, con grandi speranze per il futuro ma sempre e comunque chiedendomi perché.
Ecco perché mi dedico per diletto alla Tuttologia, scienza che mi permette di studiare qualsiasi argomento accenda la mia curiosità, come maschere, tarocchi, emozioni, neuroscienze, mentalismo, ukulele, pareidolia, ma anche cucina, psicologia, cucito, informatica, etc…etc…

Avete capito perché?

 

Visita la pagina Facebook di Alex Cendron.
Alex in Instagram: @alexcendron
Alex in Twitter: @AlexCendron
Vai al sito e al blog di Alex.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché è sempre stato il mio sogno, fin da piccolo; perché fare l’attore ti permette di fare molte cose assieme, studiare continuamente, lavorare su te stesso, conoscere e approfondire il mondo e le persone.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Paradossale.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ricordo una biblioteca che frequentavo da piccolo, ai tempi delle elementari, e se devo essere sincero, così di primo acchito ti direi che ricordo con fascino dei simboli colorati che venivano attaccati al dorso del libro e che ne indicavano la catalogazione.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo indispensabile a tutti, un luogo che dovrebbe avere una succursale in ogni casa, in ogni quartiere in ogni città. Fosse per me, e fosse possibile, ne terrei una in tasca: la diffusione e la condivisione del patrimonio culturale di una civiltà è condizione necessaria e indispensabile per la crescita delle società stessa.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Beh, se tralascio l’ovvio e impagabile valore di trovare ciò che la mia curiosità brama, io adoro la vista dei libri, tanti, tutti diversi e in qualche maniera uguali. Adoro l’ordine e il clima pacato e di studio che contiene.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non ricordo il primo libro letto, ma ricordo che i primi libri letti con piacere, e non per obbligo, furono i gialli, dei gialli Mondadori.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Domanda davvero difficile, sono molti, moltissimi i libri che hanno lasciato e lasciano ricordi speciali, che in genere sono quelli che attraverso la bibliografia mi aprono altre possibili letture, in una rete che si plasma e specchia la rete delle mie conoscenze, e del mio essere. Un libro in particolare, se devo andare a pescare nei più lontani ricordi, è di certo “Poirot a Styles Court” (The Mysterious Affair at Styles) che è anche il primo romanzo giallo di Agatha Christie e che fu il centro della mia tesina di terza media.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Un bellissimo libro che ho letto da poco (relativamente poco perché non leggo moltissima narrativa, in genere leggo saggistica) è “L’amico immaginario” di Matthew Dicks, davvero notevole, avvincente e che da possibili “letture” su più piani.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa molto molto bene, perché ti permette di viaggiare in posti e luoghi che difficilmente potresti raggiungere, e non parlo solo di esotici paesi dai nomi difficili, i posti più irraggiungibili al mondo sono la mente delle altre persone, i tempi che non ci sono più o che ancora hanno da venire. Leggere ti fa salire sulle spalle di qualcun altro e toccare altezze che non toccheresti mai da solo. E poi è il primo passo per scrivere.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
La domanda che avrei voluto ricevere è: “Sai cos’è il codice Dewey?”
Certo che lo so, senza assillarvi sulla storia del suo inventore, vi dirò che è un geniale codice di catalogazione usato in quasi tutte le biblioteche del mondo, che viene riportato sull’etichetta alla costa del libro e che lo cataloga in una certa categoria. Lo so perché un paio di anni fa, ho dovuto/voluto catalogare la mia personale biblioteca, che oramai supera i 1400 volumi, perché iniziava a diventare di difficile consultazione. E si, se te lo fossi chiesto, ho ancora la mia copia di “Poirot a Styles Court” (823 POI) e de “L’amico immaginario” (813 AMI).

 

Alex Cendron è attualmente in tourneé con lo spettacolo “The Pride” di Alexi Kaye Campbell per la regia di Luca Zingaretti.

Al Teatro Strehler di Milano fino al 4 dicembre; in Veneto dal 7 all’11 dicembre al Teatro Verdi di Padova e il 12 e 13 dicembre al Teatro Astra di San Donà di Piave.

Calendario completo nel sito dello spettacolo.

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Alex Cendron in scena con Luca Zingaretti (foto di Daniele Romano)

 

 

 

 

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Red Canzian

Sono nato a Quinto di Treviso il 30 novembre 1951, in una vecchia e grande villa veneta, Villa Borghesan. Ho due figli: Chiara avuta dalla mia prima moglie Delia Gualtiero e Philipp, figlio “portato in dote” dalla mia seconda moglie, Beatrix Niedewieser. E nel mio stato di famiglia vorrei inserire anche la mia scelta “vegana”, che a volte viene condivisa da mia moglie, talvolta dai miei figli, ma senza mai imporre niente a nessuno. Per me è fondamentale sedermi a tavola e non sentire il peso di aver provocato, anche se indirettamente, sofferenza ad un altro essere vivente. E’ così bello poter dire “Cosa mangiamo stasera” e non “Chi mangiamo stasera”.
Da chitarrista autodidatta, ho iniziato a suonare verso i 13 anni. Con la mia prima band, che all’inizio si chiama “I Prototipi” per poi diventare “Capsicum Red“, abbiamo inaugurato quello che era considerato il Piper di Treviso, il mitico “New Time”. Nel novembre del 1972 venni convocato dai Pooh che stavano cercando il nuovo bassista e avevano già visionato un centinaio di musicisti. Il provino avvenne nella lavanderia di un hotel di Roncobilaccio, anzi più che una lavanderia era un magazzino pieno di scaffali di carta igienica, ottimo “fonoassorbente”. Pur non avendo mai suonato il basso, mi scelsero, ma il mio provino in realtà l’ho fatto cantando alla chitarra un mio brano! A febbraio del 1973 il debutto con i Pooh e il resto e storia.
Dipingo da sempre: disegno con la mano sinistra, ma scrivo con la destra. La mia pittura subisce continui mutamenti assecondando i cambiamenti che, per fortuna, la vita mi riserva.
Ho pubblicato i libri “Magia dell’albero” (Ed. Blu Notte, 1992 – rieditato in digitale nel 2013), “Storia di vita e di fiori” (Ed. Blu Notte, 1997– rieditato in digitale nel 2013), l’autobiografia “Ho visto sessanta volte fiorire il calicanto” (Mondadori, 2012).

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Sarebbe più giusto dire che “ci siamo” scelti. A me principalmente piaceva dipingere ma anche cantare, poi un giorno Walter, un mio amico, è arrivato a scuola, penso fossimo in prima media, con una chitarra elettrica rossa, stupenda… e da allora non sono più riuscito a “liberarmi“ della musica!

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
E’ un’attività dell’anima, solo così può arrivare al cuore della gente. Un lavoro molto serio che viene malissimo se lo fai troppo seriamente, e come tutte le “droghe” crea assuefazione, questa però buona.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Qualcuno che mi guardava male perché avevo fatto cadere la sedia con la cartella dei libri. Era un luogo così intenso. Le biblioteche sono un po’ come le chiese: ci vai anche solo per sentirti bene, anche se non devi pregare, è questo ad affascinarmi; so che comunque, se ci entro, qualcosa lo porterò con me sempre.

4. Come definiresti la biblioteca?
L’incontro di mille mestieri che alla fine diventano sapere: da chi fa la carta a chi fa l’inchiostro, a chi stampa quello che un altro ha scritto e pensato, e tutti gli attori di questa storia sono al tuo servizio, per aiutarti a diventare migliore.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio, la luce soffusa e concentrata solo dove serve, e il legno. Alla fine degli anni ’60 ho vissuto per qualche tempo a Londra e andavo sempre in una biblioteca vecchissima e bellissima, tutta in boiserie di quercia… che voglia di ritornarci!

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
“Il Barone Rampante” di Italo Calvino, anche se forse venivo dalla lettura di “Tarzan” di Edgar Rice Burroughs.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“I pilastri della terra”, un assoluto capolavoro scritto da Ken Follet. Meraviglioso e, credo, irripetibile anche per l’autore!!

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Il Piccolo Principe“ di Antoine de Saint-Exupéry rimane sempre un bel partire. Tra l’altro ho scritto anche la prefazione di un’edizione recente di questo libro, pubblicato nella collana Caratteri Nobili per l’editore Antilia.

9. Leggere fa bene? E perché?
Innanzitutto perché non fa male. Se poi vogliamo essere un po’ più seri, leggere fa bene alla mente, la tiene allenata a capire; leggere ti trattiene in un mondo più poetico di quello reale, perché mai uno scrittore potrà avere la crudeltà e la freddezza di certe cose che la vita ci riserva. Anche le peggiori, scritte e raccontate, assumono un peso diverso, meno doloroso.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Forse potevate chiedermi perché scrivo e forse vi avrei risposto che chi come me ama leggere, spera anche di avere qualcosa da dire che interessi a qualcun altro. Ecco il perché dei miei primi tre libri pubblicati, ecco perché il quarto in arrivo a marzo 2017 sull’etica vegana. Ci sarà una prima parte scritta da me e una seconda, più visiva, con cinquanta ricette vegane realizzate da mia figlia Chiara, che saranno una reinterpretazione dei grandi piatti “vegani” italiani… quando la gente sapeva mangiare rispettando l’ambiente e gli animali.

Grazie a Red Canzian per la generosa partecipazione e ad Alex De Benedictis per la preziosa collaborazione.

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consigli lettura

Chi nel corso dell’anno non riesce a leggere quanto vorrebbe, nei momenti liberi cerca di recuperare il terreno perduto.

Per coloro i quali non sanno da dove cominciare (o ricominciare) a leggere, proponiamo una bibliografia estrapolata da alcuni dei consigli generosamente dispensati dai personaggi (una piccola rappresentanza) che negli ultimi anni hanno risposto alle dieci domande di LETTO&DETTO.

Augurandoci che l’elenco possa essere d’ispirazione per le vostre scelte di lettura, vi aspettiamo numerosi a seguire le nuove interviste che a breve pubblicheremo.

Buone letture a tutti!
Milo Manara [disegnatore]
Senza famiglia di Hector Malot
Delitto e castigo di Dostoevskij

Tiziano Scarpa [scrittore]
Ho servito il re d’Inghilterra di Bohumil Hrabal

Marco Caneschi [scrittore]
La versione di Barney di Mordecai Richler

Mau Di Tollo [musicista]
Il Lato A Sud Del Cielo di Daniele Cutali
(… e gli scritti di Nichiren Daishonin)

Massimo Carlotto [scrittore]
Cicatrici di Juan José Saer
I viceré di Federico De Roberto

Matteo Strukul [scrittore]
La gabbia delle scimmie di Victor Gischler
The heroes di Joe Abercrombie

Gianmaria Testa [cantautore]
Casa d’altri di Silvio d’Arzo
La malora di Beppe Fenoglio

Massimiliano Nuzzolo [scrittore]
Cipì di Mario Lodi
Ragazzo Etrusco di Teresa Bongiorno

Dario De Santis [doppiatore-scrittore]
La Trilogia Galattica di Isaac Asimov
Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne

Cinzia Poli [disegnatrice-conduttrice radiofonica]
Infinite Jest di David Foster Wallace
Il miglior amico dell’orso di Arto Paasilinna
Titoli di coda di Cinzia Poli (ndr: aggiungiamo noi)

Bruno Berni [traduttore]
Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcìa Màrquez
Il nome della rosa di Umberto Eco
Faust di J.W. von Goethe

Simona Vinci [scrittrice]
La diga sul Pacifico di Marguerite Duras
Skellig di David Almond
Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino

Alessandro Maso “Ciaci el kinder” [disegnatore]
(ndr: Ciaci non consiglia alcun titolo ma suggerisce un percorso di autori)
Apuleio, Boccaccio (e dunque Chaucer), Rabelais, Cervantes, Swift, Sterne, Dickens e Gogol

Catena Fiorello [scrittrice]
Un giorno di felicità di Isaaac B. Singer
La vita davanti a sé di Romain Gary
Una barca nel bosco di Paola Mastrocola

Moni Ovadia [attore-scrittore]
Le Settantacinque Poesie di Kostantinos Kavafis
(ndr: Ovadia non cita altri autori ma suggerisce di leggere la Bibbia, il Manifesto del partito comunista e tanti poeti)

Natalino Balasso [attore]
I fiori blu di Raymond Queneau
L’idiota di Fedor M. Dostoevskij
Elogio della fuga di Henri Laborit

Gigi Masin [musicista]
Caino di George Byron
Maledetti da Dio di Sven Hassel
Canti pisani di Ezra Pound

Angela Milanese [cantante-musicista]
Le ore di Michael Cunningham
Lezioni americane di Italo Calvino
L’isola di Arturo di Elsa Morante

Lino Patruno [musicista]
Il Jazz di Iain Lang
(poesie) di Giacomo Leopardi
I dolori del giovane Werther di J.W. von Goethe

Walter Pistarini [scrittore]
Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert M. Pirsig
Il mio credo di Hermann Hesse
E venne chiamata due cuori di Marlo Morgan

Diego Landi [fotografo]
Juke box all’idrogeno di Allen Ginsberg
Novecento di Alessandro Baricco
L’eleganza del riccio di Muriel Barbery

Edoardo Pittalis [giornalista]
Pinocchio di Collodi
La Divina Commedia di Dante Alighieri

Fabio Bonso [regista-attore]
La fine del mondo e il paese delle meraviglie di Murakami Haruki
La polvere del mondo di Nicolas Bouvier
Il giovane Holden di Jerome D. Salinger

Diego Zandel [scrittore]
La teleferica misteriosa di A.F. Pessina
Il giardino Segreto di Frances Hodgson Burnett
Per chi suona la campana di Ernest Hemingway

Oreste Sabadin [musicista]
Le città invisibili di Italo Calvino
Perché leggere i classici di Italo Calvino

Renato Cecchetto [attore]
L’uomo che guardava passare i treni di Georges Simenon
Il birraio di Presto (ndr: e tutti gli altri) di Andrea Camilleri

Livio Vianello [attore]
La ricerca del giardino di Hector Bianciotti
Sette minuti dopo mezzanotte di P. Ness

Pier Michelatti [musicista]
Se questo è un uomo di Primo Levi
I peccati di Peyton Place di Marie Grace Metalious

Gualtiero Bertelli [cantautore]
(ndr: ai giovani lettori Bertelli suggerisce di non perdersi i classici d’avventura di):
Jules Verne, Emilio Salgari, Alexandre Dumas (padre e figlio)

Luca Klobas [attore]
Peter Pan di James Matthew Barrie
La Miglior Vita di Fulvio Tomizza
Delitto e Castigo di Fëdor Dostoevskij

Mariangela Galatea Vaglio [scrittrice-blogger]
Favole al Telefono di Gianni Rodari
Le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar
(ndr: noi aggiungiamo: Didone, per esempio e Socrate, per esempio di Mariangela Vaglio)

Massimo Palladino [scrittore]
Sulla strada di Jack Kerouack
Poesia in forma di rosa di Pier Paolo Pasolini
(Raccolte poetiche) di Emily Dickinson

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