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Gabiele Niola

Gabriele Niola

Sono un giornalista, critico cinematografico e videoludico freelance. Ho iniziato a scrivere negli anni dei blog e quando i blog sono diventate testate sono passato ad esse. Ho collaborato con alcune testate cartacee (Il Secolo XIX, La Repubblica, Il Mondo, Affari & Finanza, La Gazzetta Dello Sport) ma soprattutto con le migliori testate online di cinema e non. Sono stato per circa dieci anni critico di MyMovies.it, lo sono ora di BadTaste.it, scrivo dalla sua fondazione su Wired Italia (carta e online) e da qualche tempo su GQ. Da due anni sono corrispondente dall’Italia per Screen International e autore della trasmissione televisiva Splendor.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Prima ne facevo un altro di lavoro, in un’azienda, avevo iniziato da pochissimo e mi ero reso conto che qualsiasi cosa facessi era soggetta ad un lungo elenco di approvazioni da capi e capi dei capi. Approvazioni e continue modifiche fino a che non finiva e non somigliava per niente a quel che avevo pensato originariamente e mi dicevano “Bravo”. Parallelamente avevo capito che invece nel mondo del giornalismo la testata poteva anche essere la peggiore del mondo ma quel che scrivevo non lo toccava nessuno e aveva il mio nome. A prescindere dal posto in cui scrivevo potevo essere comunque io.
Ovviamente ha giocato molto il fatto che mentre lavoravo uscivo un po’ prima per tornare a casa e guardare film, ad un certo punto ho capito che forse era meglio mollare lì e unire i film e lo scrivere.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Freelance.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Durante l’università, quando andavo in biblioteca a studiare.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo di libero accesso a fonti di conoscenza.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Che ogni utente è uguale all’altro e ha i medesimi diritti dell’altro.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Impossibile dirlo. Cose di scuola, sicuramente odiate.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“La conquista dell’inutile” di Werner Herzog.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Revolutionary Road” di Richard Yates.

9. Leggere fa bene? E perché?
Non necessariamente fa bene. Può fare malissimo. Dipende dal libro. Se fa bene lo fa come può far bene la musica o il cinema.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Gli ebook levano qualcosa al piacere della lettura?
No.

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Michele Zanetti sarà ospite della Biblioteca di Spinea mercoledì 29 novembre 2017 alle ore 20,45 per presentare la sua raccolta di racconti “Ombre del passato. Storie di uomini e lupi”.

Michele Zanetti fotoCAMPAGNA

Sono di origine ferrarese e sono nato nel 1947. Nel 1966 ho conseguito il diploma di perito industriale. Sono appassionato “genetico” di Scienze Naturali e sono autore di alcuni volumi su temi naturalistici. Tra questi “Boschi e alberi della Pianura veneta orientale” (1985), “Flora notevole della Pianura veneta orientale” (1986), “Il fosso, il salice, la siepe” (1988), “Il bosco Olmè di Cessalto” (1989), “Il Piave, fiume vivente” (1995). Ho collaborato alla redazione di importanti volumi scientifico divulgativi, tra cui “Laguna di Venezia” (1995), “Sile” (1999), “Piave” (2001), “Tagliamento” (2006).
Mi occupo, inoltre, di didattica delle scienze naturali ed ho svolto una intensa attività di formazione e di divulgazione rivolta ai docenti. Sono autore o coautore di alcuni volumi-guida ad aree di grande interesse naturalistico, quali la Laguna di Venezia, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, il Parco Nazionale del Pollino, il Parco Naturale Regionale delle Dolomiti d’Ampezzo e il Monte Baldo.
Tra le mie opere di narrativa figurano “Storie d’acqua. Racconti di fiume e di laguna”, “Il segreto della Val di Nebbia”. Otto racconti di montagna, il romanzo “La ballata di Temi” (2015) e il volume di racconti “Ombre dal passato. Storie di uomini e lupi”.
Sono presidente e socio fondatore dell’Associazione Naturalistica Sandonatese.

Visita il sito di Michele Zanetti.
Il sito del centro didattico naturalistico Il Pendolino.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Sono un pensionato, ma il lavoro della mia vita, quello di guardacaccia provinciale, l’ho scelto per l’interesse che provavo per tutte le espressioni della Natura. Per essere in ambiente quotidianamente, insomma.

2. Qual è l’amichele zanettiggettivo che meglio definisce la tua attività?
Interessante.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Risale alla scuola elementare, quella di metà anni Cinquanta. Quella di un altro secolo e di un’altra epoca, anche se il ricordo rimane vivo.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un giacimento di cultura, di esperienze e di emozioni, tradotti in parole e a disposizione di tutti.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La ricchezza di opportunità di conoscere e l’atmosfera assorta che la pervade.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Questo sinceramente non lo ricordo, ma potrebbe essere stato una delle avventure di Sandokan di Emilio Salgari.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Impossibile ricordarne uno in particolare, dato che ciascuno mi ha riservato descrizioni spesso indimenticabili. Ricordo tuttavia “Storia di un italiano” di Ippolito Nievo, che leggemmo a scuola e che mi ispirava una nostalgia struggente per un mondo che più non esisteva. Sensazione che ho ritrovato poi tornando nei luoghi della mia infanzia a distanza di decenni.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Difficile dare consigli, ma gli proporrei senz’altro di imparare a viaggiare con la fantasia, accompagnato dalle parole di un buon libro d’avventura. Per esempio “Il richiamo della foresta” di Jack London.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere è terapeutico. Per un primate culturale come l’uomo, i cui comportamenti e la cui cultura dipendono dai buoni insegnamenti ricevuti, leggere è indispensabile. Perché leggendo si conoscono il pensiero, le esperienze e le emozioni dei grandi pensatori e scrittori. Perché leggendo si può viaggiare con la fantasia nei quattro angoli del Pianeta; attività, quest’ultima, assai meno inquinante dei “grandi viaggi” reali.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Forse alla domanda: come hai saldato o tentato di saldare il debito verso gli autori che ti hanno affascinato?
La risposta, in questo caso, sarebbe stata: cercando di dare un piccolo contributo alla conoscenza e alle emozioni dei lettori e dunque scrivendo libri a mia volta.

 

 

 

 

 

 

 

 

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[SPECIALE MESTHRILLER 2017]

Nel 2017 Marco Buticchi ha pubblicato “La luce dell’impero” per Longanesi. Martedì 21 novembre alle ore 21,000 l’autore incontrerà il pubblico nella Biblioteca di Spinea nell’ambito della manifestazione MESTHRILLER.

Marco-Buticchi

Marco Buticchi

«Scrivevo fin da quando ero bambino e la Storia, in particolare, mi ha sempre interessato enormemente. Se si riesamina la Storia con le moderne possibilità di ricerca si riescono a scoprire risvolti interessanti, lati oscuri e spesso inquietanti!» Questo il filo rosso che sembra legare i romanzi di Marco Buticchi.
Nel 1991 e nel 1992 ha pubblicato e distribuito a sue spese due romanzi: “Il Cuore del Profeta” e “L’ Ordine irreversibile”, ottenendo un inaspettato successo, paragonato alle ridotte possibilità di un editore improvvisato. Nel 1995 è decisivo l’incontro con l’editore Mario Spagnol. In un’intervista a un prestigioso settimanale Spagnol, scomparso nel 1999, diceva di aver girato il mondo per poi “pescare” un Buticchi sotto le finestre di casa. Nel 1997 esce il primo romanzo nella collana I Maestri dell’Avventura di Longanesi. “Le Pietre della Luna” ed è un successo con 250.000 copie vendute in Italia e all’estero.
Nel 1998 viene pubblicato nella stessa collana “Menorah” e il nuovo romanzo replica il successo del precedente. La titubanza esterofila del lettore italiano sembra vinta e si comincia a parlare di Marco Buticchi come lo scrittore italiano che riesce a contrastare lo strapotere anglosassone. “Profezia”, risale invece al Giugno del 2000. Le prime ventimila copie sono state vendute in una settimana e sono state realizzate tre edizioni nei primi due mesi per soddisfare la richiesta dei suoi estimatori.
“La Nave d’Oro” viene dato alle stampe nel 2003 e di nuovo conferma il gradimento del pubblico nei confronti di un autore che non manca la cadenza biennale dell’appuntamento con i suoi lettori.
“L’Anello dei Re” è pubblicato nel 2005 e, nel panorama italiano rappresenta un caso unico: il trend delle vendite dei romanzi di Marco Buticchi è in continua e progressiva crescita.
Alla luce delle continue richieste e conseguenti ristampe, ogni romanzo è oggi considerato un “Long Seller”, per un autore che ha ormai raggiunto l’incredibile traguardo del milione di copie vendute.
La chiave del successo di Buticchi risiede nel modo innovativo col quale intreccia nei suoi romanzi epoche storiche diverse, leggende, avventura, spionaggio, moderne tecnologie e misteri irrisolti in un periodo di tempo che copre secoli, documentando minuziosamente le epoche trattate. Marco Buticchi è il primo e unico autore italiano incluso nella prestigiosa collana di Longanesi I Maestri dell’Avventura (il massimo per chi ama il genere), insieme a calibri come Wilbur Smith, Patrick O’Brian e Clive Cussler.

Visita il sito di Marco Buticchi.
Vai alla Pagina Facebook di Marco Buticchi.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
‘Volli, sempre volli, fortissimamente volli…’. Senza scomodare Vittorio Alfieri, scrivere e leggere sono attività che mi hanno appassionato sin da bambino. Ogni volta che c’era da comporre la redazione del giornalino della scuola o di quello del servizio di leva, mi ci infilavano. Poi sono arrivate le prime collaborazioni con giornali e riviste e finalmente, negli anni ’80, mi sentii maturo per un romanzo. Dopo averlo completato, lo mandai a un editore amico, il quale mi rispose di far dell’altro. Non domo, pubblicai a mie spese e distribuii personalmente due romanzi autoprodotti. Uno di questi cadde nelle mani di quello che considero ancor oggi uno dei più grandi editori di ogni tempo in questo paese di poeti e naviganti: Mario Spagnol. E lì ogni mio sogno divenne realtà come nelle fiabe a lieto fine.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Sorprendente (nel senso che ciò che avviene tra le righe sorprende me stesso. E per fortuna: se così non fosse, come potrei pensare di sorprendere i lettori?)

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Il primo è il ricordo delle biblioteche delle elementari. C’era odore di scuola: gesso dei cancellini, corolle dei lapis temperati e profumo delle lavande dei grembiuli. Ma il vero ricordo è quello delle biblioteche universitarie e non si tratta di un ricordo culturalmente ‘edificante’. Di sottecchi si sbirciava la più carina del corso, intenta a digerire volumi di matematica finanziaria. E si rimaneva estasiati ad aspettare un sorriso. Le biblioteche erano un luogo di incontro di giovani, un posto sicuro dove maturavano amicizie, esperienze, nascevano amori e s’infiammavano cotte non corrisposte. Oltre, naturalmente, allo studio e alla lettura 😉

4. Come definiresti la biblioteca?
Sentendo quello che dicono le mie figlie le biblioteche universitarie, oggi, restano un luogo d’incontro e di esperienze. Loro sostengono che siano gli ambienti nei quali meglio riescono a studiare. E quando io ‘rimembro’ i miei tempi in cui ci si andava anche per ‘cuccare’, mi rispondono indignate: «Ma scherzi papà?». Sono convinto siano sincere perché i giovani d’oggi hanno un rapporto con lo studio e la concentrazione – nonostante le tentazioni tecnologiche – che noi non avevamo.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
I profumi, come ti dicevo: l’odore dei libri, della polvere che si accumula. E poi i rumori: il sommesso bisbiglio rispettoso e devoto, lo scaffale che scarrella, il libro che cade. E poi gli sguardi: le espressioni innamorate della lettura, gli sguardi interrogativi e disperati dello studente che proprio non riesce a decifrare il testo, la golosità del ricercatore quando trova la notizia che cercava.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Tralasciando le fiabe di cui ho ricordi ovattati, credo fosse un’avventura di “Sussi e Biribissi” di Paolo Lorenzini: uno spasso. Sarei curioso di rileggerlo oggi, trascorsi ormai i miei sessanta.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Ogni romanzo di Emilio Salgari rappresenta per me un ricordo speciale: ho viaggiato con la fantasia tra paludi putrescenti del Gange, mi sono commosso col pianto del Corsaro Nero, e ho impugnato un letale Kriss malese al fianco dei Tigrotti di Mompracem.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Qualsiasi libro che gli regali emozioni e sia capace di farlo viaggiare.

9. Leggere fa bene? E perché?
Perché ti costruisci da solo un mondo figlio della tua fantasia. Nessuno ti impone immagini da visionare. Provate a pensarci: anche senza ricorrere a dietrologie, ogni immagine che ci viene propinata è figlia della volontà di qualcuno che vuole farci vedere proprio quello. Chi scrive tratteggia, la fantasia del lettore delinea. Io la chiamo libertà di pensare.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Che cosa farai da grande?
Mi piacerebbe fare lo scrittore, ma so che è un sogno difficile da realizzare. Anzi, so che tra poco entrerà qualcuno dei miei con una tazza di caffelatte e dirà scuotendomi dolcemente: «Marco… svegliati. Smetti di sognare: è ora di andare a scuola.»
«Peccato», risponderò io stropicciandomi. «Stavo proprio facendo un bel sogno! Pensa, mamma, scrivevo romanzi d’avventura…».

Buticchi libro

La luce dell’Impero – Longanesi, 2017

 

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[SPECIALE MESTHRILLER 2017]

Nel 2017 Adriana Pannitteri ha pubblicato “Cronaca di un delitto annunciato” per L’Asino d’Oro edizioni . Martedì 21 novembre alle ore 18,30 l’autrice incontrerà il pubblico nella Biblioteca di Spinea nell’ambito della manifestazione MESTHRILLER.

AdrianaLIBRO

Adriana Pannitteri

Laureata in scienza politiche con indirizzo politico-internazionale e specializzata in materie politico-amministrative, è giornalista e lavora al tg1 Rai per il quale ha seguito come inviata i casi più scottanti di cronaca.
Ha lavorato per Raiuno nella rubrica “Italia sera”. Dal 2001 conduce i tg del mattino e nel 2010 ha condotto la trasmissione “Uno Mattina Estate”.
Dal 2009 al 2012 ha anche curato e condotto la rubrica del Tg1 “L’Intervista”, incontri con i personaggi della cultura e dello spettacolo in onda il lunedì e il venerdì alle 9 del mattino.
In precedenza aveva lavorato a “ La Discussione” e presso L’Ufficio Stampa del Campidoglio. Ha diretto il mensile “Esserci”.
Ha pubblicato diversi libri: “Madri assassine, diario da Castiglione delle Stiviere”, Alberto Gaffi editore 2006; “Vite sospese, eutanasia un diritto?”, Aliberti editore 2007; “La vita senza limiti” con Beppino Englaro, Rizzoli 2009; “La pazzia dimenticata, viaggio negli opg”, edizioni l’Asino d’oro 2013. Con il fotoreporter Giampiero Corelli ha pubblicato “Il vento negli occhi” (storie di donne soldato) e “Tempi diversi” (ritratti dalla clausura).
“Cronaca di un delitto annunciato”, edizioni L’Asino d’oro 2017, è il suo primo romanzo.
Attualmente lavora al tg1, conduce i tg del mattino ed è caposervizio nella redazione coordinamento.

Vai alla Pagina Facebook di Adriana.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Credo che il lavoro che scegli ci nasca dentro in maniera inconscia e si consolidi negli anni. Alla fine non potremmo fare un altro lavoro. Mi è sempre piaciuto scrivere storie e raccontare stati d’animo, soprattutto perché per farlo ci dobbiamo imporre un tempo, un modo nuovo, e usare un’angolazione diversa. Una riflessione, una visione delle cose che possa penetrare sotto la crosta delle apparenze.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Se il riferimento è alla mia principale attività, ovvero quella di giornalista, direi che l’aggettivo è “faticoso”. Fare giornalismo è impegnativo da tutti i punti di vista. E’ una continua sfida con se stessi. Potrei dire in generale la stessa cosa per la scrittura che è il pane del giornalismo. Ma dalla fatica nascono soddisfazioni che non credo si possano sperimentare altrove.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Forse la biblioteca scolastica, quella del liceo sperimentale che ho frequentato a Roma. Poi ricordo, negli anni successivi, la Biblioteca Nazionale dove andai a fare una ricerca su materiali relativi alla “concessione” del voto alle donne. Era una delle mie prime collaborazioni con una rivista specializzata. Setacciai quotidiani e riviste dell’epoca e rimasi in biblioteca per diversi giorni . Non esisteva internet o altro. Mi chiedevo quanta parte delle conoscenze del mondo fossero custodite all’interno di quelle mura.

4. Come definiresti la biblioteca?
Una biblioteca è la memoria, come dicevo prima, del mondo. Un luogo magico nel quale puoi stare in contatto con te stesso e con la conoscenza. Peccato che ce ne siano così poche e che il loro utilizzo sia diventato per molti sconosciuto.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Mi piace l’odore. Intendo dire l’odore dei libri e mi piacciono i volti delle persone intente a studiare. Il silenzio, la concentrazione. E’ un fascino particolare.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non credo di poter ricordare il primo libro che ho letto. Dovrei risalire, facendo un parallelo con la mia età, a “Piccole donne” e poi “Piccole donne crescono” di Louisa May Alcott e poi ancora ai libri di Emilio Salgari che ho davvero amato. Il panorama culturale italiano per una ragazza non offriva molto di più. Come tutti avrò letto, o qualcuno avrà letto per me da bambina le favole e talvolta le ho trovate estremamente paurose.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Il mio ricordo speciale è “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde. E’ uno dei primi libri credo della storia della letteratura in grado di esplorare il rapporto assai complesso con la propria immagine. Quando l’ho letto la prima volta non ne avevo colto tutte le potenzialità. Poi, quando ho iniziato anche a occuparmi di psichiatria (collaboro con la Netforpp, un network di psichiatri davvero interessanti) ho capito che il libro aveva un altro contenuto e che dentro c’era il rapporto tra l’immagine e il nostro inconscio.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Consiglierei un vecchio libro: “1984” di George Orwell. Non tanto per la scrittura quanto per l’intuizione relativa a una delle problematiche mai cancellate nella nostra società: il controllo del potere. Al suo interno c’è un’intuizione straordinaria raccontata in modo paradossale, quella della forza della scrittura e quindi dell’uso della parole che i regimi totalitari tentano di controllare. La coercizione, laddove esiste (penso alla Corea del nord dove non c’è libera circolazione delle idee) ma anche il conformismo di un certo pensiero unico anche nelle società che sembrano democratiche, sono malattie mai curate.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa bene perché ci riconcilia con noi stessi e perché ci costringe ad adottare il tempo della lettura e dell’approfondimento che ormai abbiamo quasi abbandonato. Leggiamo tutti troppo poco e quando lo facciamo siamo persino oppressi dal senso di colpa rispetto a tutte le altre cose che non facciamo. E’ incredibile. Si è perso il gusto della lettura e il valore della lettura.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Direi che quest’ultima domanda mi fa venire il mente il collega Marzullo con il suo “si faccia una domanda e si dia una risposta” che è ormai una sorta di tormentone. Alla fine ho scoperto che questo tormentone che suscitava ironia non era affatto insulso perché in una intervista c’è sempre una domanda che volevi fare e non hai fatto o una risposta che non hai dato. Ecco mi sarebbe piaciuto qualcosa tipo: ti senti più scrittrice o giornalista? Avrei risposto che spero di concretizzare nel tempo il mio essere davvero una scrittrice.

Adriana Pannitteri libro

Cronaca di un delitto annunciato – L’Asino D’Oro edizioni, 2017

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[SPECIALE MESTHRILLER]

Nel 2017 Alessia Gazzola ha pubblicato “Arabesque” per Longanesi.
Martedì 14 novembre alle ore 18,30 l’autrice incontrerà il pubblico nella Biblioteca di Spinea nell’ambito della manifestazione MESTHRILLER.

Alessia Gazzola

Alessia Gazzola

Alessia Gazzola nella vita è medico legale.

“L’allieva” (Longanesi, 2011) è il suo primo romanzo, in cui sono raccontate le disavventure della giovane tirocinante Alice Allevi. La serie con protagonista Alice Allevi, best seller in patria, è stata tradotta in Germania, Francia, Spagna, Turchia, Polonia, Serbia e Giappone e adattata per il piccolo schermo dalla RAI.
Tra le altre sue opere ricordiamo “Sindrome da cuore in sospeso” (2012), “Un segreto non è per sempre” (2012), “Le ossa della principessa” (2014), “Una lunga estate crudele” (2015) e “Arabesque” (2017). Tutti i libri dell’autrice sono pubblicati in Italia da Longanesi.

Visita la pagina Facebook di Alessia Gazzola.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho scelto di fare il medico legale perché mi sembrava la professione adatta a me, ma da qualche tempo ormai mi dedico alla scrittura a tempo pieno, quindi posso dire di aver scelto di fare la scrittrice, e la ragione è semplice: mi dà gioia farlo.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Fortunata, perché è un privilegio poter scrivere e avere dei lettori che aspettano i miei libri.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
In prima media, per una ricerca scolastica su un monumento della mia città, Messina.

4. Come definiresti la biblioteca?
Uno spazio aperto e accogliente per tutti coloro che amano i libri. Mi piace molto portarci le mie figlie che si sentono libere di esplorare, toccare e scegliere i libri; mi fa piacere che loro stesse mi chiedano di andarci.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il profumo della carta e le copertine foderate con cura.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Che io mi ricordi, “Pinocchio” in un’edizione Disney.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Cime Tempestose” di Emily Brontë.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Dipende quanto giovane… per i più piccoli i libri della Lindgren e della Pitzorno, per gli adolescenti Jane Austen e Isabel Allende.

9. Leggere fa bene? E perché?
Perché non fa sentire mai soli.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
L’ultimo libro che ho preso in biblioteca: “Hedda Gabler” di Ibsen, quest’estate.

Alessia Gazzola copertina

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[SPECIALE MESTHRILLER]

Nel 2017 Enrico Pandiani ha pubblicato “Un giorno di festa” per Rizzoli .
Martedì 7 novembre alle ore 21,00 l’autore incontrerà il pubblico nella Biblioteca di Spinea nell’ambito della manifestazione MESTHRILLER.

Enrico Pandiani

Enrico Pandiani

Enrico Pandiani è nato a Torino nel 1956. Inizia la sua carriera di narratore scrivendo e disegnando storie a fumetti che pubblica sul Mago di Mondadori e sulla rivista Orient Express. Abbandonata la strada del fumetto inizia l’attività di grafico editoriale fondando con altri uno studio di comunicazione. Collabora per anni con il quotidiano La Stampa per il quale cura la parte infografica.
Da sempre attratto dalla letteratura di genere poliziesco continua a scrivere per passione.
Ha esordito nella narrativa nel 2009 con il romanzo “Les italiens” con il quale ha inaugurato la saga del commissario Jean Pierre Mordenti arrivata al settimo capitolo nel 2017 con “Un giorno di festa”.
Nel 2013 con “La donna di troppo” ha inziato una nuova serie con protagonista questa volta l’ex agente della Scientifica Zara Bosdaves.

Enrico Pandiani in Rizzoli.
Enrico Pandiani e Les Italiens.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
In realtà non considero scrivere il mio vero mestiere. Anche se l’ho fatto da sempre, da molto prima che mi pubblicassero il primo romanzo. Per me è più una forma di evasione, con una buona componente di infantilismo, perché quando scrivo sono all’interno del romanzo con i miei personaggi. Tuttavia, scrivere mi permette di dire la mia, di raccontare la mia visione del mondo, sapendo che un certo numero di persone leggeranno ciò che ho scritto e magari cambieranno le loro opinioni, oppure penseranno che ho torto marcio.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Potrebbe essere “ricerca”, perché è questo che fa, una persona che scrive, cerca di trovare nuove strade, nuove parole, modi differenti per poter comunicare con gli altri. Penso sia un mestiere nel quale non si finisce mai di imparare e nel quale c’è sempre qualcuno più bravo di te, che può insegnarti qualcosa.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Il mio primo ricordo non è quello di una biblioteca pubblica, ma piuttosto dell’immensa biblioteca di mio nonno. Era una stanza enorme, con scaffali di legno scuro che riempivano le pareti e arrivavano fino al soffitto, carichi di libri all’inverosimile. Metteva soggezione, ma allo stesso stimolava la curiosità e faceva venir voglia di leggere. La biblioteca vera e propria è arrivata dopo, ai tempi dello studio.

4. Come definiresti la biblioteca?
Una parrocchia laica, che raccoglie tutti coloro che hanno voglia di sapere. La biblioteca è come un tempio, incontrano altre persone come te, che amano lo studio e la lettura. È il luogo dove avvengono gli scambi più importanti e dove si formano le persone.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Mi piace il silenzio, l’odore, quella sensazione che puoi avere tutti i libri che vuoi, basta domandare. E mi piace vedere i miei romanzi usati fino all’inverosimile, come qualsiasi libro dovrebbe essere.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Ho un ricordo molto vago. Potrebbe essere stato “Caterina e altre storie” di Elsa Morante, di cui ho una sensazione vivida dei tempi dell’asilo. Ricordo le risate che ci facevamo in particolare su un’illustrazione contenuta nel libro. Ma potrebbe anche essere stato un romanzo di Emilio Salgari.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Senza dubbio “Lo straniero” di Albert Camus. Lo considero il romanzo che mi ha colpito di più, che mi ha dato di più. C’è tutta la storia dell’uomo, tra le sue pagine, la sua imperfezione e la sua fragilità. L’ho letto e riletto tante volte, in italiano e in francese, e lo rileggerò ancora.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Forse consiglierei “Il giovane Holden” di J. D. Salinger, perché è stato il romanzo che mi ha buttato nella vita vera, che, soprattutto, mi ha fatto venir voglia di averne una. Ma gli consiglierei di leggerlo nella vecchia traduzione, perché quella nuova, secondo me, lo spoglia di tutto il suo fascino.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere non fa solo bene, leggere fa crescere la società e l’individuo. Spalanca gli orizzonti, aiuta i rapporti, innaffia la curiosità. Una società che non legge è un organismo che implode, come succede nel nostro paese. Questo perché la lettura è conoscenza e la conoscenza dà consapevolezza, segna la via agli esseri umani.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Potrebbe essere una domanda sull’editoria italiana, su dove ci sta portando e perché. Ma credo che la risposta sarebbe troppo lunga e non interesserebbe a nessuno.

FirmaItaliensSix

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[SPECIALE MESTHRILLER 2017]

Nel 2017 Paola Barbato ha pubblicato il thriller “Non ti faccio niente” per edizioni Piemme. Martedì 7 novembre alle ore 18,30 l’autrice incontrerà il pubblico nella Biblioteca di Spinea nell’ambito della manifestazione MESTHRILLER.

Paola Barbato ph Massimo Mancini

Paola Barbato

Fino al 1996 non ho mai pensato che tutte le pagine che avevo scritto, tra fumetti, testi teatrali, autobiografie, diari, lettere, un romanzo completo e innumerevoli racconti, potessero diventare un lavoro. La vigilia di Natale una signora che aveva letto i miei scritti mi prese di petto e mi intimò di presentarli a varie case editrici. Nel gennaio 1997 girai tutta Milano con ventuno dattiloscritti dentro due zaini. Ne consegnai venti (la Rizzoli era troppo lontana da raggiungere). Invece di portarmi a casa il ventunesimo plico passai dalla Sergio Bonelli Editore e lo lasciai in portineria per la redazione di Dylan Dog, di cui ero lettrice.
Alcuni mesi dopo mi chiamò l’allora editor di Dylan Dog, Mauro Marcheselli, ora capo redattore centrale, per propormi di scrivere alcune pagine di sceneggiatura. Ne scrissi una intera e dopo qualche correzione Mauro approvò un soggetto che si trasformò nell’albetto di Groucho “Il cavaliere di sventura” allegato allo Speciale “La preda umana”. Era il 1998 e debuttavo come sceneggiatrice.
Il battesimo del fuoco avvenne l’anno dopo con l’albo numero 157, “Il sonno della ragione” e da allora faccio parte in maniera stabile dello staff dell’Indagatore dell’Incubo.
Nel frattempo non ho mai smesso di scrivere in prosa e nel 2005 decisi di pubblicare a puntate un romanzo su un sito di racconti. Tenevo anche un blog e lì avvennero due cose: conobbi il futuro padre delle mie figlie, Matteo Bussola, e Giuseppe Genna all’epoca alla Rizzoli (ironia della sorte) che si dichiarò interessato al mio romanzo.
Nel 2006 venne pubblicato per la BUR “Bilico”, nel 2008 “Mani Nude” per Rizzoli (che vinse il Premio Scerbanenco) e “Il filo rosso”, Rizzoli nel 2010.
Nel 2009 ho co-sceneggiato per la Filmmaster la fiction “Nel nome del male” con protagonista Fabrizio Bentivoglio, trasmessa da Sky nel giugno 2009 per la regia di Alex Infascelli.
Nel 2011 ho deciso di tentare un esperimento di fumetto sul web, spinta dalla curiosità di scoprire se una storia “romantica” in stile shojo manga, ma ambientata in Italia, potesse interessare il pubblico (cosa esclusa a priori dalle case editrici). E’ nata così la serie dal titolo “DAVVERO”.

Visita il sito di Paola Barbato.
Vai alla Pagina Facebook di Paola.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
E’ stato il mestiere a scegliere me, scrivere è sempre stato un fatto naturale, non avevo pensato a farne una professione, per me era il canale di comunicazione primario. Poi è avvenuto tutto un po’ per caso.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Liberatorio.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Mi ci portarono da piccola, forse a sei-sette anni. Ricordo una sorta di panico perché i libri erano troppi e non ero in grado di sceglierne uno.

4. Come definiresti la biblioteca?
Ho avuto modo di lavorarci per alcuni anni e la vedo come un approdo, un rifugio, un posto dove trovare tempi, spazi, pace. Mi ha sempre trasmesso molta serenità e senso del rispetto.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
L’accesso a tanti mondi diversi in maniera tutto sommato semplice.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non ne sono certissima, credo uno di Emilio Salgari passatomi da mio padre, forse “Il corsaro nero”.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Il treno del sole” di Renée Reggiani, letto in prima media. Mi colpì moltissimo non solo per la storia ma per come venivano strutturati i personaggi.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Indubbiamente la saga di “Harry Potter” di J.K. Rowling, che non è solo divertente ma anche scritta benissimo.

9. Leggere fa bene? E perché?
Consente di uscire dalla propria vita e viverne altre, nel bene e nel male, perché alle storie dei libri non si assiste, ci si entra dentro.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Mi piacerebbe che mi si chiedesse quale libro mi ha trascinato dentro maggiormente.

PaolaBarbato libro

Non ti faccio niente (Piemme, 2017)

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