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Chiara Tangredi

Chiara Tangredi

Chiara Tangredi è originaria di Montesarchio (BN).
Ha pubblicato la silloge poetica “Sono come il coccodrillo: piango sul latte versato” (2013) e il testo teatrale “Il giorno in cui mi capitò di morire” (Adiaphora Edizioni, 2015).

Collabora con la rivista InStoria e la testata giornalistica IlTaburno.it.
Nel triennio 2015-2017 ha preso parte ad alcune campagne di scavo archeologico a Velia (Ascea, Salerno), Cuma (Napoli), località Masseria Grasso (Benevento).

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Scrivere per me è un modo di stare al mondo, di osservare e raccontare la realtà, una forma di comunicazione, un atto di testimonianza, memoria.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Stratigrafica.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
La Biblioteca di Alessandria. Alle elementari la maestra ci parlò di questa grande biblioteca dell’antichità. Realizzata in età ellenistica ad Alessandria d’Egitto per volontà dei Tolomei. Di fama internazionale per il numero elevatissimo di volumi conservati e per le personalità che la frequentavano. Finì distrutta. L’evento che ne decretò la fine resta imprecisato. Sono state individuate diverse circostanze in cui è possibile si sia verificata la distruzione parziale o totale della biblioteca: a partire dall’incendio del 48 a.C. durante la spedizione di Giulio Cesare in Egitto, fino alla conquista araba del 642 d.C. Quale che fu la causa non cambiarono gli effetti. La fatica di tanta gente operosa impegnata a scrivere e tramandare andò perduta per sempre. All’epoca non sapevo definire esattamente ciò che provavo. Mi assaliva un insidioso horror vacui, terrore del vuoto.

4. Come definiresti la biblioteca?
Luogo di incontro. Andare in biblioteca significa andare incontro ai libri. Là dove si incontrano i libri si finisce per incontrare anche gli uomini.

5. Cosa ti piace di più di una biblioteca?
I libri.

6. Qual è stato il primo libro che hai letto?
“Il cane delle Fiandre” di Ouida.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Rispondere è davvero difficile. E’ come avere cinque fratelli e ti si chiede: «A chi vuoi bene di più?».

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Più che un libro specifico consiglierei la lettura. Leggere ciò che si preferisce e sperimentare.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere ha lo stesso significato di visualizzare il messaggio dell’amica o dell’amico, i post sui social. E’ comunicare: trasmettere informazioni da persona a persona. La riduzione delle distanze passa attraverso le tecnologie, il cellulare, i social e attraverso il libro.
Leggere è connettersi con l’altro presente nel libro: gente di altri luoghi, di altre epoche. In questo è anche un atto conservativo. Preserva, trasmette ciò che altrimenti andrebbe dimenticato.
Leggere è interagire con l’altro esterno al libro. Confrontarsi su quanto si è letto estende il processo comunicativo.
Leggere induce alla riflessione. Sicché è anche un connettersi con il proprio sé.
Per queste ragioni, se virale descrive il processo di diffusione tramite i nuovi mezzi di comunicazione, definirei vitale la diffusione che passa attraverso il libro.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Nessuna.

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Il giorno in cui mi capitò di morire Adiaphora Ed, 2015

 

[Grazie ad Adiaphora Edizioni per la collaborazione]

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Anna Maria Carpi

Anna Maria Carpi

Anna Maria Carpi è nata a Milano, da madre emiliana e padre di origine irlandese. Ha studiato lingue e letterature straniere alla Statale di Milano. Ha vissuto a più riprese a Bonn, a Berlino e a Mosca. Ha insegnato letteratura tedesca all’Università di Macerata (1968-80) e alla Ca’ Foscari di Venezia (1980-2009).
È autrice di un diario inedito di 15.000 pagine e di studi su Kleist, Th.Mann, Handke e sulla poesia tedesca del ‘900. Per le sue traduzioni dalla poesia tedesca (Nietzsche lirico, Benn, Celan, Enzensberger, H.Mueller, Gruenbein, Krueger) ha ricevuto nel 2012 il Premio nazionale per la traduzione. Nel settembre 2015 si è aggiudicata il Premio Città di Sant’Elpidio a Mare, per la miglior traduzione italiana della poesia straniera.
È membro delle giurie del Premio Monselice e del Premio internazionale Wuerth di Stoccarda e dal 2013 dell’Akademie der Sprache und der Dichtung di Darmstadt.
Nel 2014 ha ricevuto il Premio Carducci alla carriera.

Anna Maria Carpi sarà ospite della Biblioteca di Spinea, insieme ad Anna Toscano, venerdì 16 marzo 2018 alle ore 18,00 con il reading poetico “Poesia respiro del quotidiano”.

Visita il sito di Anna Maria Carpi.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Ho scelto d’insegnare all’università perché mi pareva che mi lasciasse tanta libertà per scrivere, che era la mia vocazione.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
L’aggettivo che definisce la mia attività è l’abusato “creativo” ma non ne trovo altro.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Il mio primo ricordo della biblioteca è quello dell’Università Cattolica, vicino a casa mia ed efficiente.

4. Come definiresti la biblioteca?
La biblioteca è un doppio piacere, ti concentri su ciò che t’interessa ma non sei solo, gli altri, gli a me “cari altri”, come dico spesso nelle mie poesie, stanno facendo la stessa cosa.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Vedi la risposta numero 4.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Ho letto “La famiglia pesciolini” di Jolanda Colombini Monti, con le illustrazioni di Mariapia Franzoni.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“Infanzia” di Lev Tolstoj.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Gli consiglierei di leggere molto i russi, da Cechov a Tolstoj a Bulgakov, sono profondi, vitali e immediati.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere, leggere, la parola fa riflettere più dell’immagine, dopo tutto è con questa che comunichiamo con gli altri.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
E i giornali?
Anche questi bisogna leggerli senza perderci troppo tempo. Consiglio “La lettura” abbinato alla Repubblica che di per sé non mi piace più. Troppa roba. Bisogna che un giovane lettore si scelga un proprio cammino secondo le sue inclinazioni.

Anna Toscano, lettura alla libreria Bocca Milano, foto di Anna Pavone

Anna Toscano, lettura alla libreria Bocca di Milano – Foto di Anna Pavone

Ho cercato tutta la vita di non stare troppo distante dai libri, dalla lettura, dalla parola scritta, dall’esercizio della scrittura; intendo dire che nei molti lavori che ho fatto ho sempre tentato di non stare troppo lontana dalle mie passioni, da ciò che avevo studiato all’università. Così attraversando diversi mestieri sono stata talvolta aggrappata con un braccio alla letteratura, talvolta dentro fino al collo.
Ho sempre cercato al contempo di non smettere mai di studiare, di trovare l’opportunità di approfondire o conoscere punti di vista, discipline, modi di applicare il sapere, mondi, attraverso corsi di studio istituzionali o percorsi personali.
Ho scelto di vivere a Venezia, città in cui son arrivata per studiare alla Facoltà di Lettere, per il forte amore che mi lega a pietra, acqua e masegni, e poi è l’unica città che mi consente di andarmene anche per lunghi periodi e tornare con la stessa passione.
Da molti anni insegno Lingua Italiana a Ca’ Foscari, in questa sede mi occupo anche dell’insegnamento della lingua per il web e la lingua del lavoro, ho insegnato Didattica delle Lingue all’Università di Udine, e collaboro con altre facoltà.
Scrivo per riviste online e cartacee, tra le altre il Sole24ore e doppiozero, sono iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti. Ho insegnato e insegno in alcune scuole di scrittura in tutta Italia, collaborato come editor con case editrici. Oggi, oltre al mio lavoro con la lingua italiana, ciò che mi appassiona di più è lavorare sulla scrittura di alcune grandi scrittrici, come Goliarda Sapienza, Magda Szabò e altre: su di loro ho scritto dei saggi, rintracciabili anche su doppiozero, e dei brevi testi sulla loro poetica (Venerdì in Versi, per la testata La Rivista Intelligente).
Il confronto con lo studio della parola scritta è stato anche un confronto orale, con spettacoli in teatro ed esperienze radiofoniche. Amo molto e pratico la fotografia, in special modo quella analogica in bianco e nero.
Scrivo in versi, ho pubblicato 5 raccolte “Una telefonata di mattina”, La Vita Felice 2016, preceduta da “Doso la polvere”, 2012 – poesie sono rintracciabili in riviste e antologie; scrivo in prosa, soprattutto racconti, pubblicati in varie sedi; scrivo saggi scientifici di linguistica, glottodidattica, sociolinguistica; scrivo articoli; curo libri e li introduco.

Anna Toscano sarà ospite della Biblioteca di Spinea, insieme ad Anna Maria Carpi, venerdì 16 marzo 2018 alle ore 18,00 con il reading poetico “Poesia respiro del quotidiano”.

Visita il sito di Anna Toscano
La scheda di Anna Toscano nel sito dell’Università Ca’ Foscari di Venezia

 

1. Perché hai scelto il lavoro che fai?
Non è stata una vera scelta, bensì un incontro. Ho scelto però, tra i vari lavori che facevo allora, con tutte le mie forze di far diventare un incontro il lavoro della mia vita: studiando, approfondendo, pubblicando. Dico sempre che sono stata fortunata perché insegnare lingua italiana, sotto vari aspetti e da diversi punti di vista, è un lavoro che amo molto. Mi piace il contatto con gli studenti universitari, sempre motivati e pieni di energia.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Appassionante.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Una biblioteca per ragazzi in cui mi recavo quando ero alle medie. Avevo molti libri nella casa dove vivevo con i miei genitori, ma pochi titoli appassionanti per ragazzi. Ricordo che la biblioteca era una stanza grande e bassa, con delle librerie rosse e un odore di libri patinati. Spesso stavo lì a leggerli, altre volte me li portavo a casa.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo magico. Ora che sto rispondendo a queste domande è domenica pomeriggio e sono in una biblioteca. Spesso il sabato o la domenica li trascorro in una biblioteca della mia città, cambio spesso biblioteca, trovo la calma e la serenità necessaria per concentrarmi. Esser circondata da libri mi dà sempre l’impressione di un incontro, di un passaggio di bellezza, di conoscenza.

5. Cosa ti piace di più di una biblioteca?
La calma, il silenzio, la serenità tutti elementi che aiutano la concentrazione. Mi interessa poi come sono strutturate all’interno le biblioteche e come sono architettonicamente, spesso quando viaggio le vado a visitare. Mi piace poi molto il popolo delle biblioteche, persone di tutte le età per ore concentrate sui libri: una speranza per il futuro.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non lo ricordo, credo una quantità di libri per ragazzi. Il libro che mi ha dato la svolta però lo ricordo, in terza media presi dalla libreria di mio padre una raccolta di poesie di Giorgio Seferis, e fu subito amore per la grande poesia.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Per fortuna finché la memoria mi regge quasi tutti i libri che ho amato mi hanno lasciato un ricordo speciale, così tanto che ne ho fatto una rubrica per una testata online, la rubrica si chiama “Polaroid, l’immagine che resta di un libro”. Molti libri, inoltre, nascono da incontri con altre persone e altri creano incontri, amicizie, amori, passioni, vita insomma: i libri che si amano sono e creano sempre incontri speciali perché i libri sono condivisione.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane scrittore?
La mia lista consigli è lunghissima! Tuttavia penso che consigliare un libro sia come dare una medicina, la medicina o la vitamina giusta che serve a quella persona. Io stessa sono molto selettiva in quello che leggo, così penso che consigliare libri sia delicatissimo, e necessita di conoscere l’altro.

9. Leggere fa bene? E Perché?
Uso le parole di uno dei miei maestri, Alfonso Berardinelli: “La lettura è sia un piacere che un proposito di automiglioramento. Richiede un certo grado e capacità di introversione concentrata. È un modo per uscire da sé e dall’ambiente circostante, ma anche un modo per frequentare più consapevolmente 6 se stessi, il proprio ordine e disordine mentale. La lettura è tutto questo e chissà quante altre cose. È però soltanto uno dei modi in cui ci astraiamo, ci concentriamo, riflettiamo su quello che ci succede, acquisiamo conoscenze, ci procuriamo sollievo e distacco”.

10. A quale domanda avresti voluto rispondere?
Quanti libri leggi in un anno? Non capisco perché quando fanno le interviste su quanto leggano gli italiani non intervistino mai me! Alzerei le sorti di quei numeri.
Tra narrativa, libri di poesia, saggi, leggo tra i 50 e 60 libri all’anno. La quasi totalità in versione cartacea.

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“Una telefonata di mattina” – La Vita Felice, 2016

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Maurizio Dianese

È nato a San Donà di Piave, ma la famiglia si è trasferita nei primi anni sessanta a Mestre. Qui ha frequentato il Liceo Classico Franchetti e si è poi laureato in lettere e filosofia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dopo una collaborazione con il Secolo XIX di Genova e con l’Ora di Palermo, ha contribuito nei primi anni ’80 alla creazione dei servizi giornalistici di Radio7 e dell’allora nascente Televenezia e in seguito di Antennatre. A metà degli anni ’80 è stato al Mattino di Padova e poi alla Nuova Venezia, prima di passare al Gazzettino di Venezia, occupandosi di numerose inchieste sulla realtà locale.
Ha inaugurato e sviluppato una modalità di indagine sui fatti malavitosi del Nordest che mette insieme il punto di vista degli investigatori con le interpretazioni e le spiegazioni dei diretti interessati e cioè dei banditi, per offrire ai lettori un’informazione in presa diretta e il più possibile aderente alla realtà. Famose le interviste a Felice Maniero e a Silvano Maritan, due boss della malavita organizzata locale. Dianese è oggi il più autorevole esperto della malavita nel Nordest, è l’unico giornalista, infatti, che ha analizzato e seguito la nascita e lo sviluppo di quella che avrebbe acquisito grande notorietà come la “Mala del Brenta”, divenendone profondo conoscitore. Su questa materia ha collaborato con le principali reti televisive nazionali (Rai, LA7, Sky) a inchieste, reportage e nel 2012 ad un film-documentario sulla vita di Felice Maniero e sull’ascesa e caduta della Mala del Brenta. Sulla banda di Maniero ha scritto “Il bandito Felice Maniero” e “Malatempora”.
Si è occupato, attraverso un minuzioso lavoro di indagine, di vicende quali la formazione nel Nordest alla fine degli anni ’60 dei nuclei neofascisti, manodopera della “strategia della tensione”, che effettuarono attentati in tutto il territorio nazionale e ai quali si sono imputate le stragi di piazza Fontana a Milano e di piazza della Loggia a Brescia. Le ricerche e le indagini sui neofascisti veneziani sono confluite nel libro “La strage. Piazza Fontana, verità e memoria”, pubblicato con Gianfranco Bettin da Feltrinelli; ha seguito il primo grande processo all’industria italiana e multinazionale, che ad esse attribuì, con una storica sentenza nel 2001, la responsabilità diretta delle morti e delle malattie di centinaia di lavoratori nel più grande polo chimico nazionale, il Petrolchimico di Marghera. Anche questo lavoro di ricerca è confluito in un libro, “Petrolkiller”, edito da Feltrinelli e scritto ancora con Gianfranco Bettin.

Maurizio Dianese sarà ospite della Biblioteca di Spinea (VE) martedì 6 marzo 2018 ore 18:00 per presentare il suo libro “Nel nido delle Gazze ladre” (ed. Milieu, 2017)
L’autore dialogherà con il Procuratore aggiunto di Venezia Stefano Ancilotto.

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Per vocazione: interessarmi dei fatti degli altri mi sembrava divertente e poco faticoso. Non mi sono mai ricreduto sul divertente.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Bello. Il giornalista è il mestiere più bello del mondo. Purtroppo è anche quello che dà molto potere e nessuno ti insegna ad usarlo bene.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Mai vista una biblioteca prima dell’università. E allora si andava nella biblioteca comunale di via Miranese a Mestre, ma per studiare sui nostri libri. Era un luogo d’incontro, come la piazza, per capirci. I libri da leggere andavamo a comprarceli, più spesso a rubarli perché eravamo sempre senza soldi, nelle librerie che allora, per fortuna non avevano l’antitaccheggio.

4. Come definiresti la biblioteca?
Oggi un posto pieno di risposte per gente che non ha chiare le domande.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Una volta era il silenzio. Adesso anche.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Era un confanetto che mio padre regalò a tutti e tre i fratelli per Natale. Conteneva i racconti di Mark Twain e me li ricordo ancora, dalla Famosa rana saltatrice della contea di Calaveras, al Furto dell’elefante bianco, da Hucleberry Finn all’Uomo che corruppe Hadleyburg.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Tanti. Da “Delitto e castigo” di Fëdor Dostoevskij che ho letto più volte a “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez. Poi i libri sull’Olocausto e tanti libri di storia. Oltre ai gialli, ho una passione per i gialli. E i libri umoristici.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Tutti i libri di Tom Sharpe.

9. Leggere fa bene?
E perché? Sottoscrivo quello che diceva Eco: “Con i libri vivi mille vite, non solo la tua”.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Saperlo!

Dianese nel nido gazze

Nel nido delle gazze ladre-Milieu, 2017

Renzo Brollo

Renzo Brollo

Sono nato a Gemona del Friuli (UD) nel dicembre del 1971. Sposato e con due figlie, dal 2009 faccio parte della redazione del sito Mangialibri. A causa e per merito di ciò mi ritengo un felice lettore compulsivo.
Per Cicorivolta Edizioni ho pubblicato una raccolta di racconti dal titolo “Racconti Bigami” (2006) e tre romanzi: “Se ti perdi tuo danno” (2007), “Mio fratello muore meglio” (2010), “Metalmeccanicomio” (2014). Per Edizioni della Sera è uscito il romanzo “La fuga Selvaggia” (2016). Per Bottega Errante nel 2017 ho pubblicato il romanzo “La montagna storta”. Dal racconto “Vicini di casa” contenuto in “Racconti Bigami” nel 2012 è stato tratto il film in lingua friulana “Visins di cjase” prodotto dalla Uponadream in collaborazione con Il teatrino del Rifo e Prospettiva T. Ho ottenuto anche buoni riconoscimenti partecipando ad alcuni concorsi nazionali. Finalista al Premio Teramo nel 2007, ho vinto il primo premio a Lama e Trama nel 2009, secondo classificato al concorso Leggimontagna 2016 e nell’agosto 2017 ho vinto, con il racconto “La scimmia”, il primo premio del concorso La Quara, organizzato dal comune di Borgotaro in provincia di Parma e in collaborazione con il Corriere della Sera.

[Renzo Brollo sarà ospite della Biblioteca di Spinea (VE) per presentare il suo libro “LA MONTAGNA STORTA” venerdì 2 marzo 2018 alle ore 20,45]

Leggi le recensioni di Renzo per Mangialibri

 

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Il motivo per il quale ho scelto di far parte della redazione di Mangialibri nasce fondamentalmente dalla mia passione, ormai compulsiva, per la lettura. Ho capito inoltre che la possibilità di leggere decine di libri di qualsiasi genere (infatti dalla redazione mi vengono inviati testi di narrativa, poesia, saggistica, fumetti, illustrazioni) mi avrebbe dato l’occasione, come scrittore, di conoscere e imparare molte cose che sono poi risultate utili, se non fondamentali, per la scrittura dei miei romanzi. Ho deciso cioè di non leggere testi scegliendo di soddisfare solo il mio personale gusto letterario, ma di sforzarmi di leggere qualsiasi cosa mi sarebbe stato inviato per migliorare e sviluppare una capacità critica obiettiva. In sostanza quindi, alla base della mia quasi decennale militanza nella redazione, c’è una curiosità di fondo che ho voluto rafforzare in questo modo. L’attività di scrittore si accompagna poi a un lavoro impiegatizio regolare che è frutto di un percorso scolastico e di altre esperienze lavorative.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Sempre riferendomi all’attività di redattore: stimolante. Riferendomi alla mia attività di scrittore, direi invece appagante.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Da ragazzino, quando mia sorella iniziò il suo lavoro presso la biblioteca comunale di Gemona, andavo ad aiutarla a catalogare i libri. Fu in quei momenti che mi innamorai dell’odore dei libri e mi appassionai alla lettura e, successivamente, alla scrittura.

4. Come definiresti la biblioteca?
La immagino come viene descritta da Borges nel racconto “La biblioteca di Babele”. Un universo infinito di gallerie con dentro una quantità infinita di libri. Mi piacerebbe che fosse la vera casa dei cittadini, un luogo di ritrovo dove si va volentieri, anche se non sempre purtroppo è così. Molte amministrazioni sottovalutano la bellezza e l’utilità di questo luogo, riducendo al minimo essenziale i servizi e inserendo nella biblioteca personale che molte volte non ha nessuna passione per i libri e dunque nessuno stimolo a che la gente vada in biblioteca. Ma, per fortuna, ci sono anche meravigliose biblioteche, bibliotecarie e bibliotecari che amano il proprio lavoro e fanno di tutto per diffondere la cultura.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Il silenzio pieno di parole.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Se dovessi dire il primo libro in assoluto, direi “Bim bianco dall’orecchio nero” di Gavril Toriepolski, il primo libro per bambini che mia madre mi regalò e che fu una delusione. Penso però che il mio primo vero libro, quello della folgorazione, fu “Il signore degli anelli” di Tolkien.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Ce ne sono moltissimi, perché i buoni libri arrivano come i supereroi: nel momento del bisogno. Ma uno dei libri che negli ultimi anni ho amato di più è “La fisica della malinconia” di Georgi Gospodinov, Voland Edizioni. Un libro particolarissimo e che mi diede l’ispirazione per un romanzo che stavo scrivendo.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Se per giovane intendiamo un bambino sui dodici anni, io direi “I libri che divorarono mio padre” di Alfonso Cruz. Una storia fantastica e meravigliosa di un figlio che parte alla ricerca di suo padre ingoiato da un libro. Questo romanzo, adattissimo per i bambini, ha la capacità di raccontarti la grande letteratura in chiave semplice e appassionante. Per un adolescente consiglio invece il romanzo “Imperfetti” di Luigi Ballerini, Il castoro Edizioni. Un romanzo di fantascienza che mia figlia quattordicenne ha apprezzato e che ha poi passato a tutte le sue amiche. Per i giovani lettori amanti del thriller consiglio invece “I fiori sopra l’inferno” della mia concittadina Ilaria Tuti edito da Longanesi e di cui ora, e con merito, si parla.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa benissimo. Dovrebbe essere considerato un farmaco obbligatorio. Fa volare la fantasia, apre la mente, arricchisce il vocabolario, rende critici.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
La domanda che a volte mi fanno è: preferisci i libri cartacei o digitali? Avrei risposto che i cartacei non li abbandonerò mai, ma a volte apprezzo la comodità di quelli digitali che si possono portare ovunque in quantità enormi (sul mio lettore ne ho un centinaio per ora) approfittando di un dizionario interno sempre disponibile. La convivenza tra i due è possibile se non indispensabile.

Gabiele Niola

Gabriele Niola

Sono un giornalista, critico cinematografico e videoludico freelance. Ho iniziato a scrivere negli anni dei blog e quando i blog sono diventate testate sono passato ad esse. Ho collaborato con alcune testate cartacee (Il Secolo XIX, La Repubblica, Il Mondo, Affari & Finanza, La Gazzetta Dello Sport) ma soprattutto con le migliori testate online di cinema e non. Sono stato per circa dieci anni critico di MyMovies.it, lo sono ora di BadTaste.it, scrivo dalla sua fondazione su Wired Italia (carta e online) e da qualche tempo su GQ. Da due anni sono corrispondente dall’Italia per Screen International e autore della trasmissione televisiva Splendor.

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1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Prima ne facevo un altro di lavoro, in un’azienda, avevo iniziato da pochissimo e mi ero reso conto che qualsiasi cosa facessi era soggetta ad un lungo elenco di approvazioni da capi e capi dei capi. Approvazioni e continue modifiche fino a che non finiva e non somigliava per niente a quel che avevo pensato originariamente e mi dicevano “Bravo”. Parallelamente avevo capito che invece nel mondo del giornalismo la testata poteva anche essere la peggiore del mondo ma quel che scrivevo non lo toccava nessuno e aveva il mio nome. A prescindere dal posto in cui scrivevo potevo essere comunque io.
Ovviamente ha giocato molto il fatto che mentre lavoravo uscivo un po’ prima per tornare a casa e guardare film, ad un certo punto ho capito che forse era meglio mollare lì e unire i film e lo scrivere.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Freelance.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Durante l’università, quando andavo in biblioteca a studiare.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo di libero accesso a fonti di conoscenza.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Che ogni utente è uguale all’altro e ha i medesimi diritti dell’altro.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Impossibile dirlo. Cose di scuola, sicuramente odiate.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
“La conquista dell’inutile” di Werner Herzog.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
“Revolutionary Road” di Richard Yates.

9. Leggere fa bene? E perché?
Non necessariamente fa bene. Può fare malissimo. Dipende dal libro. Se fa bene lo fa come può far bene la musica o il cinema.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Gli ebook levano qualcosa al piacere della lettura?
No.

Michele Zanetti sarà ospite della Biblioteca di Spinea mercoledì 29 novembre 2017 alle ore 20,45 per presentare la sua raccolta di racconti “Ombre del passato. Storie di uomini e lupi”.

Michele Zanetti fotoCAMPAGNA

Sono di origine ferrarese e sono nato nel 1947. Nel 1966 ho conseguito il diploma di perito industriale. Sono appassionato “genetico” di Scienze Naturali e sono autore di alcuni volumi su temi naturalistici. Tra questi “Boschi e alberi della Pianura veneta orientale” (1985), “Flora notevole della Pianura veneta orientale” (1986), “Il fosso, il salice, la siepe” (1988), “Il bosco Olmè di Cessalto” (1989), “Il Piave, fiume vivente” (1995). Ho collaborato alla redazione di importanti volumi scientifico divulgativi, tra cui “Laguna di Venezia” (1995), “Sile” (1999), “Piave” (2001), “Tagliamento” (2006).
Mi occupo, inoltre, di didattica delle scienze naturali ed ho svolto una intensa attività di formazione e di divulgazione rivolta ai docenti. Sono autore o coautore di alcuni volumi-guida ad aree di grande interesse naturalistico, quali la Laguna di Venezia, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, il Parco Nazionale del Pollino, il Parco Naturale Regionale delle Dolomiti d’Ampezzo e il Monte Baldo.
Tra le mie opere di narrativa figurano “Storie d’acqua. Racconti di fiume e di laguna”, “Il segreto della Val di Nebbia”. Otto racconti di montagna, il romanzo “La ballata di Temi” (2015) e il volume di racconti “Ombre dal passato. Storie di uomini e lupi”.
Sono presidente e socio fondatore dell’Associazione Naturalistica Sandonatese.

Visita il sito di Michele Zanetti.
Il sito del centro didattico naturalistico Il Pendolino.

1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Sono un pensionato, ma il lavoro della mia vita, quello di guardacaccia provinciale, l’ho scelto per l’interesse che provavo per tutte le espressioni della Natura. Per essere in ambiente quotidianamente, insomma.

2. Qual è l’amichele zanettiggettivo che meglio definisce la tua attività?
Interessante.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Risale alla scuola elementare, quella di metà anni Cinquanta. Quella di un altro secolo e di un’altra epoca, anche se il ricordo rimane vivo.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un giacimento di cultura, di esperienze e di emozioni, tradotti in parole e a disposizione di tutti.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
La ricchezza di opportunità di conoscere e l’atmosfera assorta che la pervade.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Questo sinceramente non lo ricordo, ma potrebbe essere stato una delle avventure di Sandokan di Emilio Salgari.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Impossibile ricordarne uno in particolare, dato che ciascuno mi ha riservato descrizioni spesso indimenticabili. Ricordo tuttavia “Storia di un italiano” di Ippolito Nievo, che leggemmo a scuola e che mi ispirava una nostalgia struggente per un mondo che più non esisteva. Sensazione che ho ritrovato poi tornando nei luoghi della mia infanzia a distanza di decenni.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Difficile dare consigli, ma gli proporrei senz’altro di imparare a viaggiare con la fantasia, accompagnato dalle parole di un buon libro d’avventura. Per esempio “Il richiamo della foresta” di Jack London.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere è terapeutico. Per un primate culturale come l’uomo, i cui comportamenti e la cui cultura dipendono dai buoni insegnamenti ricevuti, leggere è indispensabile. Perché leggendo si conoscono il pensiero, le esperienze e le emozioni dei grandi pensatori e scrittori. Perché leggendo si può viaggiare con la fantasia nei quattro angoli del Pianeta; attività, quest’ultima, assai meno inquinante dei “grandi viaggi” reali.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Forse alla domanda: come hai saldato o tentato di saldare il debito verso gli autori che ti hanno affascinato?
La risposta, in questo caso, sarebbe stata: cercando di dare un piccolo contributo alla conoscenza e alle emozioni dei lettori e dunque scrivendo libri a mia volta.

 

 

 

 

 

 

 

 

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